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Roma è una città diseguale: «bisogna cambiare il modello di sviluppo»
Perenne campagna elettorale e personalismo di pochi: i danni sono per tutti
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| Fonte foto: Il Fatto Quotidiano |
«Qualcosa sui rifiuti a Torre Angela. Come previsto, il ritorno dei cassonetti stradali, richiesto con una raccolta firme, molto parziale e sostenuto dai comitati di quartiere, tranne quello di Arcacci, non ha migliorato, anzi, il problema raccolta rifiuti. Prima, metà quartiere era servito malissimo e l’atra metà in modo buono. Da via Calimera a via dei coribanti, il porta a porta funzionava, dalla parrocchia a via casilina uno schifo immondo! Ora, da via Calimera a via Squinzano, funziona in modo molto buono, differenziato, tranne i disagi dovuti alle festività. Tutta la restante parte del quartiere uno schifo tremendo e tutto indifferenziato. Tanto che anche i sostenitori del ritorno dei cassonetti stradali cominciamo a pensare ad una manifestazione di protesta, era ora. Risultato: prima il 45/50% del quartiere, aveva una raccolta differenziata, oggi, il 70/ 75% ha una raccolta indifferenziata e peggiore di prima. Altro che chiusura di Rocca Cencia, uno stimolo per chi vuole solo ed unicamente incenerire. Ama non funziona, questo lo sapevamo e per questo già da 7/8 mesi chiedevamo una manifestazione pubblica, forte, di tutto il quartiere, insieme al municipio, per sollecitare un vigoroso intervento, verso le istituzioni competenti. Qualcuno, ha bocciato questa possibilià, ritenendola, in assemblea pubblica, pericolosa. Ora tornano sui loro passi, vogliono organizzare una manifestazione!!! Bene così! Un consiglio, non fatevi strumentalizzare da nessuna, dico nessuna forza partitica, non è buono!!!».
Come realizzare correttamente l’impasto per il cambio fra Metro C e Metro A a San Giovanni
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| fonte foto: fanpage |
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| foto 1 |
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| foto 2 |
«I mezzi dell'Atac fanno schifo», giusto. Il fatto è che sono mesi che viaggiano senza manutenzione
Il dito, la luna, il bus in fiamme, la Raggi, l'Atac e la privatizzazione taumaturgica.
Più pensavo ad un titolo e più non mi veniva in mente davvero nulla di costruttivo se non questo. Non sono mai stato un titolista, questo c’è da dirlo.
La storiella del tizio che indica la luna e lo stolto guarda il dito è applicata alla perfezione, confezionando un pacchetto di disinformazione, speculazione politica e ristrettezza di visione del reale consegnandola a chiunque (nel senso più totale del termine) che ne può porre e disporre come peggio crede.
La realtà, però, è un’altra. I bus vanno in fiamme perché la Corpa, azienda che si occupava della manutenzione dei bus di Atac, non s’è vista rinnovare l’appalto e ha licenziato i suoi dipendenti. Gli autobus di Atac viaggiano senza manutenzione. Questo è il fatto, ed è gravissimo che si stia speculando sul bus in fiamme per non dire che più di cento lavoratori che operavano nella manutenzione degli autobus hanno perso il lavoro (mansione utilissima, vien da sé la considerazione).
Il clima che si sta creando attorno alla presunta necessità di privatizzazione del trasporto pubblico è palese e la questione del bus in fiamme, trattata come è stato fatto dalla stampa italiana, ha finito per essere il più grande regalo alla campagna di Radicali Italiani per la «messa a gara del servizio di trasporto pubblico». Questo perché non si è posto un serio dibattito sulla questione di Atac, sulla sua gestione e sulle esternalizzazioni ma ponendo solo l’accento sul debito dell’azienda.
«Non eravamo solo uomini: eravamo uomini, compagni, amici e fratelli»

Mi si illuminano gli occhi: «Certo – rispondo – l’ho messa ormai un po’ di tempo fa.. Ce l’aveva anche lei?»
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«La metro l’aprono a settembre»
Settembre è ‘r mese in cui tutti se svejano, se cerca de fa cose e se programmano buoni propositi.
Però poi ariva ottobre e te sei reso conto che nun gliel’hai fatta, mentre te giri e te rigiri ariva Natale, e allora pensi «vabbè, co l’anno nuovo vedo de risolve sta cosa».
Però poi ariva gennaio ma sei stanco perché sei stato a magnà pe ‘n mese e te voi rilassa, giustamente.
Però ariva carnevale. «E che fai nu li lanci du coriandoli, nun te la magni na frappa?». E poi passa pure carnevale.
Poi, determinato, piji er toro pe le corna e dici: «vabbè basta, oh, so passati sei mesi, famola qualcosa»
e invece stai sotto botta pe l’allergia.
Tra no starnuto e n’altro s’è fatta Pasqua.
Pasqua, Liberazione, Primo Maggio: tra du mesi ce sta ‘a prova costume e ‘n cazzo, manco stavolta l’avemo aperta.
«Dai mo viè settembre. Ce ripensamo».









