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Tag: fissazioni

Fuorigioco batte individualismo 2 a 1

Posted on 2022/11/22 by carmocippinelli

Mi ero ripromesso di non guardare nemmeno un minuto di partite del Mondiale che si sta svolgendo in Qatar in questi giorni: fattori di principio me lo imponevano (lo fanno tutt’ora), così come lo avrei fatto in ossequio alla campagna di boicottaggio internazionale, a cui la Borgata Gordiani (e altre realtà di calcio popolare in Italia) ha aderito e ne è promotrice.
Stamattina, tuttavia, nel lavoro mattutino del giorno di riposo infrasettimanale (per chi, come me, ha lezione il sabato), sono stato colpito dalla quantità di meme, sfottò, prese in giro nei confronti dell’Albiceleste comparse a dozzine sulle reti sociali. Aveva appena pareggiato l’Arabia Saudita.

Al 48′, neanche una manciata di minuti dal fischio della ripresa, l’Arabia Saudita trova il gol con Saleh Al-Sheihri, ventinovenne in forza all’Al-Hilal.
Decido di collegarmi per vedere il resto del gioco: l’assurdità del parziale lo impone (così come assurdi i tredici [!!!] minuti di recupero concessi)
Passano cinque minuti e l’Arabia Saudita raddoppia con un gran tiro di Salem Al-Dossari.
Caporetto totale per l’Argentina: pressing costante e venti minuti di trinceramento saudita nella propria trequarti di campo. L’assedio dell’Argentina, in realtà, non porta a nulla se non ad un tentato pareggio sventato dall’intervento provvidenziale di Al-Sharani sulla linea di porta al 91′.
Subito dopo aver sbrigato il lavoro arretrato, ho avuto modo di recuperare la visione del primo tempo: l’Arabia Saudita ha ingabbiato l’Argentina semplicemente col fuorigioco. La squadra di Scaloni ci è caduta almeno quattro volte nel corso del solo primo tempo, fase del gioco in cui i suoi undici stavano pure conducendo per 1 a 0 grazie al rigore trasformato da Messi. 
Non sto dicendo che l’Arabia Saudita abbia giocato un bel calcio, sebbene sia del tutto soggettivo giudicare il gioco di una squadra, tantopiù se è una rappresentativa nazionale; sebbene, poi, i due gol segnati siano stati davvero molto belli da vedere.
La questione che balza agli occhi con tutta evidenza è la seguente: il calcio individualistico occidentale basato sull’uno, sul guizzo di Messi, sullo scavetto di Martinez e sulle preziosissime individualità, vale poco se di fronte ha una compagine organizzata. Può essere anche la Marosticense o l’Atletico Gallo Colbordolo.
I giocatori sauditi portano con sé nomi sconosciuti al pubblico occidentale ma ben noti nelle competizioni asiatiche e nei paesi limitrofi. Noti o meno, sono riusciti ad ingabbiare Messi e i suoi, portando a casa tre punti pesantissimi. Il merito è, senza dubbio, dell’allenatore Renard: nella sua carriera ha allenato più rappresentative nazionali africane che clubs, ha avuto modo di portare al trionfo la Costa d’Avorio e l’Angola. Uno che il calcio africano lo conosce, così come quello asiatico, avendo allenato nella massima serie del Vietnam. 

Uno che sa come, a volte, le cose semplici e il gioco costruito con poche indicazioni, seppur elementari, fa la differenza: come per la trappola del fuorigioco. 
Commentatori e penne illustri del giornalismo sportivo (Nanni Moretti, ora pro nobis) hanno iniziato a scrivere come l’Argentina sia crollata di fronte ad una squadra di sconosciuti con un gioco discutibile e quasi da terza categoria. 

La prima sorpresa dei Mondiali in Qatar è la vittoria dell’Arabia Saudita sull’Argentina. Messi trasforma il rigore del momentaneo vantaggio e scompare dal campo. Gli ruba la scena il numero 10 avversario, lo sconosciuto Al Dawsri, che segna il gol-capolavoro del 2 a 1 finale pic.twitter.com/DYPIeLneFf

— Tg3 (@Tg3web) November 22, 2022

Siamo, però, alle solite: il calcio non è l’individuo all’interno della squadra ma è il collettivo che lo compone; è l’adrenalina del pareggio contro una grande squadra quando sai di essere decisamente più scarso e che ti fa giocare sopra le righe.
È il lancio lungo del portiere, è il palla lunga e pedalare, è il campo di terra battuta e il ripensamento sulle sostituzioni. È la rosa di sconosciuti e la trappola del fuorigioco. È la terza categoria, in sostanza. 
Che torna e riemerge carsicamente ogniqualvolta si verifica un crollo dostoevskiano delle grandi squadre o delle rappresentative nazionali. Perché, davvero, il calcio che piace è tutto finto. 

Per chi volesse rivedere la partita, qui c’è il link della Rai. Però poi basta Mondiali.

https://www.raiplay.it/video/2022/11/Mondiali-di-calcio-Qatar-2022—Argentina-Arabia-Saudita-la-sintesi—22-11-2022-393a355e-fec3-4487-a13c-2d344f56dbc9.html

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Groenlandia, un Paese che non conosciamo

Posted on 2019/09/07 by carmocippinelli

La Groenlandia 51° stato americano? Lo stato con il più alto tasso di
suicidi al mondo interessa agli Usa per le sue materie prime. Ma i primi
ministri, danese e groenlandese, chiudono la porta: “Non siamo in
vendita”

I sostenitori di Trump fanno già sul serio: hanno dato alle
stampe una maglietta raffigurante tutti i 51 Stati degli Stati Uniti
d’America. Già, uno in più: la Groenlandia. I Repubblicani non
scherzano: esortano il Presidente Donald Trump ad usare la notizia
dell’estate come argomento per la campagna elettorale. È bene, tuttavia,
fare un passo indietro. Ferragosto, il «Wall Street Journal» riporta una dichiarazione del Presidente americano Donald Trump
in cui ammette di voler presentare un’offerta al Governo danese per
l’acquisto della Groenlandia. La data della proposta sarebbe stata
fissata nel corso del mese di settembre, momento in cui era già in
programma l’incontro bilaterale Danimarca-Usa. L’affermazione – riporta
il «WSJ» – è stata pronunciata agli assistenti di Trump «con diversi
gradi di serietà». Il rischio boutade estiva era dietro
l’angolo, tuttavia la notizia ha fatto il giro di tutti i giornali e
portali d’informazione del Mondo, tale è stata la sua portata: l’America
vuole mettere mano al portafoglio per comprare l’isola più grande della
Terra, così come fece – d’altra parte – Henry Truman nel 1946 compiendo
il primo passo e formulando un’offerta per l’acquisto della
Groenlandia.

La Groenlandia, Donald Trump a parte, fa gola agli
Stati Uniti da diversi anni perché in una posizione strategica per
l’area, per le materie prime di cui è ricca, così come – probabilmente –
colma di petrolio e gas naturale. E poi, ancora, per lo zinco, il
carbone, il rame. Senza contare il fatto che gli Usa posseggono già una
base militare a Thule. Qualora l’isola dovesse diventare, davvero, il
51esimo stato americano le basi militari prolifererebbero verosimilmente
in tutto il territorio groenlandese.

La parola contraria (groenlandese e danese)
«Non
siamo in vendita», così la Primo ministro danese Mette Frederiksen (in
quota socialdemocratica) ha chiuso le porte a Trump ma, dopo aver
respinto duramente la proposta americana, il funambolico presidente
repubblicano ha annullato l’incontro previsto per settembre. Come a
dire: niente vendita della Groenlandia? Allora non abbiamo niente da dirci.

Contrarietà
e diniego sono arrivati anche dalla parte groenlandese della politica,
in regime di autogoverno ma formalmente appartenente alla corona danese e
rappresentata – per questo – al Folketing (Parlamento danese): il Primo ministro Kim Kielsen (Siumut
– socialdemocrazia groenlandese) ha fermamente risposto che la
Groenlandia è un paese indipendente, sovrano e che non ha costo perché
non sul mercato, così come la sinistra indipendentista rappresentata dal
partito Inuit Ataqitigiit, seconda organizzazione politica del paese.

La questione sociale: i suicidi
La
Groenlandia possiede un primato non molto edificante: è il primo paese
al mondo per quanto riguarda i suicidi: il tasso annuale è di 100
persone per 100.000 abitanti che decidono di farla finita.  Persino il
Giappone possiede un tasso più basso (51 per 100.000) nonostante abbia
documentata un’«epidemia suicida» specialmente tra gli adolescenti.

Secondo
Bodil Karlshøj Poulsen, direttore del centro di salute pubblica
groenlandese: «Ogni giovane abitante conosce un amico o un parente che
si è suicidato». La modernità è stata la causa della depressione e della
disperazione groenlandese: tra il 1900 e il 1960 i dati relativi ai
suicidi erano davvero bassi e decidevano di togliersi la vita solo 0,3
persone su 100.000. Dal 1970 tutto cambia e si arriva al picco del 1986
in cui la cittadina simbolo dei suicidi divenne Sarfannguaq,
con soli 150 residenti. Poulsen ha riferito in un’intervista al portale
statunitense «Slate» come dagli anni ‘70 in poi la depressione sia
cresciuta enormemente nella popolazione groenlandese: «La cura? Non
l’abbiamo, ma lo sport ha un impatto positivo enorme». Sia il calcio che
la pallamano, infatti, sono considerati sport nazionali e le strutture
per praticare queste discipline migliorano di anno in anno, così come la
qualità e i risultati internazionali, soprattutto per quel che riguarda
la pallamano, dal momento che la Fifa stenta a riconoscere la
Groenlandia come nazionale.

I rispettivi governi (danese e groenlandese), tuttavia, da anni studiano la questione e dal 2013 è stato avviato un piano di 6 anni per sensibilizzare gli abitanti tutti sul tema, intervenire con atti concreti e attuare misure di prevenzione.

La Casa Rossa: l’esempio di Robert Peroni a Tasiilaq
Robert
Peroni, italiano altoatesino, da circa 40 anni ha deciso di andare a
vivere in Groenlandia, nella parte più depressa e svantaggiata del
Paese, ovvero quella rivolta ad est. Oriente e occidente della
Groenlandia rappresentano mondi completamente diversi, sebbene
appartengano alla stessa entità nazionale e statale: nella parte
occidentale, più riparata dalle correnti glaciali, è presente la
capitale Nuuk, sede universitaria internazionale, e tutte le maggiori
cittadine in cui è possibile trovare un impiego lavorativo. La parte
orientale è legata alla caccia e alla pesca, dunque ancora seminomade.

Nella
cittadina di Tasiilaq, che conta poco più di 1.800 abitanti, Robert
Peroni ha aperto la ‘Casa Rossa’, uno spazio aperto in cui sì fare
turismo nelle stagioni in cui c’è più afflusso di gente da ogni parte
del Mondo, ma anche un luogo in cui 

«tutte le persone del posto possono
trovare riparo, un pasto caldo senza bisogno di pagare e in cui trovare
un po’ di quiete perché spesso si ubriacano e la loro abitazione non
diventa più ‘tranquilla’ come dovrebbe essere».

Oltre ad essere
esploratore, alpinista e – ora – guida turistica, Robert Peroni ha
scritto tre libri tutti per Sperling&Kupfer («I colori del
ghiaccio», «Dove il vento grida più forte», «In quei giorni di
tempesta») in cui racconta la sua permanenza e il rapporto sempre più
intimo che ha avuto con gli inuit nel corso degli anni.

L’alcolismo
e la disoccupazione sono fattori con cui gli abitanti di Tasiilaq
devono sempre più fare i conti, Peroni a più riprese ha avuto modo di
prendersela con Greenpeace e organismi internazionali che piacciono
molto agli occidentali perché difendono gli animali (in questo caso la
foca) ma che non hanno il polso della situazione groenlandese: «per loro
sono solo un italiano pazzo»
, ha detto anni fa a Pierfrancesco
Diliberto (Pif), che era andato ad incontrarlo a Tasiilaq per conto di Mtv e della sua trasmissione «Il Testimone».

In
questa fase storica i groenlandesi «hanno paura del futuro: non esiste
nella loro lingua una parola per poter parlare del futuro»
, ha più volte
detto Peroni. 

«Noi – ha affermato – parliamo  sempre del ”dopo”, del
”futuro” ma loro no, anzi, hanno paura di quello che accadrà: l’uomo
bianco (in lingua locale, il kalaallisut, qattunaa
, in
senso dispregiativo), gli ha tolto tutto perfino l’orgoglio di
cacciare», 

dal momento che l’occidente

 «ha impedito loro di sostentarsi
con la foca e la balena, nonostante abbiano quote severissime e regole
molto dure per il rispetto degli animali»,
 

al contrario di quel che
avviene in altri paesi come il Giappone che cacciano in maniera
scriteriata i cetacei non per sostentarsi ma per scopi commerciali.

La
Casa Rossa serve a creare un ponte:

«Bisogna sostenere la popolazione
locale in preda alla depressione, all’alcolismo e di qualcosa che non
conoscono ma che temono; parliamo di quello che potremmo fare molto
spesso e l’importante è essergli vicini e capire le ragioni di un popolo
pacifico, che non conosce la guerra e lo sfruttamento tra simili».

Certo
è che, come ha sostenuto lo stesso Robert Peroni a Tv2000:  

«Gli inuit
dovranno necessariamente imparare dall’uomo bianco e dalle sue usanze
nonostante egli non abbia affatto ragione»
. 

Pena la scomparsa di una
cultura millenaria.

Pubblicato sulla sezione Tuttogreen de La Stampa il 7 dicembre 2019 [aggiornato il 25 novembre 2019]: https://www.lastampa.it/tuttogreen/2019/09/07/news/groenlandia-un-paese-che-non-conosciamo-1.37413836/

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In Groenlandia si gioca [solo] a ferragosto

Posted on 2018/08/25 by carmocippinelli
Un momento della finale fra B-67 e N-48.
Foto di Dida Heilmann

Il campionato groenlandese, iniziato il 12 agosto e terminato il 19 dello stesso mese, verrà ricordato certamente per la sua brevità, ma il GM2018 (così si chiama) ha incoronato vincitrice la squadra di Nuuk che detiene più vittorie delle altre: il B-67. I biancazzurri della capitale groenlandese, infatti, hanno all’attivo ben 13 vittorie stagionali. Nella scorsa edizione il B-67 ha visto sfumare il titolo in finale contro l’IT-79, squadra anch’essa di Nuuk, la quale ha soffiato la vittoria alla Juventus del calcio groenlandese – si parva licet – solo ai rigori.


L’ultima frontiera del football
Il campionato di calcio è strutturato in tre fasi: locale, regionale e “nazionale” (ma è più corretto chiamarla “finale”), quest’ultima divide le squadre in due gruppi (A, B), solitamente non più di 12. Le fasi locali si svolgono prima della settimana di ferragosto, momento clou del GM. La fase finale si gioca su un campo solo, quello di Nuuk, recentemente rimesso a nuovo e in erba sintetica, fino a qualche anno fa in terra battuta. Ma che nessuno t(r)emi: il romanticismo del campionato più “a nord” del Pianeta Terra non è stato affatto minato dalla colonizzazione del verde artificiale: gli spalti sono sempre i soliti, ovvero, la partita la si guarda dalle rocce, liberamente, senza pagare nulla.

Foto di Dida G. Heilmann

Lo stesso campo fotografato da Dida Heilmann nella finale, qualche anno fa nella partita fra G-44 e FCM si presentava così:

Per comprendere pienamente quel che significa il calcio groenlandese bisogna saper astrarsi dalla quotidianità del calcio milionario, degli stadi vuoti, di pay-tv, dei giocatori considerati vecchi alle soglie dei trent’anni: i limiti di età in Groenlandia, semplicemente, non esistono. Quest’anno infatti, in una partita fra K-45 e N-48 si sono affrontati il più vecchio e il più giovane calciatore del campionato: Jonas ‘Kidi’ Hansen e Nemo Thomsen, segnando l’uno il gol della bandiera gol e l’altro una tripletta, in una partita che ha avuto ben pco da dire, terminando 1-13 per il N-48 (Nagdlunguak della città di Ilulissat), compagine arrivata in finale e sconfitta per 2 a 0 dal B-67.
A sinistra Jonas Hansen (47 anni), a destra Nemo Thomsen (14)
fonte foto: NBU – Nuuk Boldspil Union
Jonas Hansen, il più vecchio, ha 47 anni e 357 giorni mentre Nemo Thomsen, il più giovane ne ha da poco compiuti 14: due mondi a confronto, sebbene provenienti dallo stesso Paese, dato che Hansen gioca per la polisportiva del suo paese da sempre (Qasigiannguit, insediamento della Baia di Disko che conta poco più di mille anime) e, nonostante il blasone del Nagdlunguaq, per il Kugsak-45 l’importante era essere presente alla fase finale. Il titolo torna al B-67 e l’allenatore vola in Svezia La vittoria finale del campionato è tornata alla squadra biancazzurra di Nuuk, che ha sconfitto il Nagdlunguaq di Ilulissat in finale, relegando al terzo posto l’IT-79, vincitrice lo scorso anno. 
Il calcio groenlandese vola in Svezia!
La notorietà della squadra groenlandese, per la prima volta, ha suscitato interesse all’estero, tanto che l’allenatore volerà in Svezia: «Tekle Ghebrelul, lascia il club e si trasferisce in Svezia», lo assicura «Sermitsiaq», quotidiano groenlandese/danese, «nelle prossime due stagioni sarà in prima linea all’Örebro futsal club, squara della Serie A svedese. “Non è stata una decisione facile lasciare il B-67, ma il tempo è maturo per provare qualcosa di nuovo: sono stato in Svezia a vedere le strutture [dell’ Örebro ndt] e sono rimasto molto soddisfatto di quello che ho visto. Forse è anche buono per il B-67, che avrà possibilità di provare qualche nuovo percorso”, ha detto Tekle Ghebrelul».
A questo link https://www.youtube.com/watch?v=402S5t0WYZY&list=PLFC2546CC82E9E93F potrete rivedere le partite della fase finale trasmesse dall’emittente locale KNR e riprese da OtherFootball, canale che raccomando di seguire ai nicchisti come il sottoscritto. 
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Aputsiaq Birch nella “hall of fame” del calcio groenlandese

Posted on 2018/03/19 by carmocippinelli

 

Il difensore centrale della B-67 entra, a pieno titolo, nella hall of fame
della squadra e del calcio groenlandese. «Grande visione di gioco e
controllo della palla, anche in situazoni di pressione», viene definito
così dallo staff della B-67. Perché entra di diritto nella storia del
club biancoblu? Perché ha raggiunto 148 partite in prima squadra fra il
2003 e il 2017, segnando 8 gol e diventando «uomo partita» per ben 10
volte.
Per prima squadra, si intende, ovviamente quella di calcio a 11 outdoor dato che in Groenlandia si gioca indoor per
quasi tutto l’anno praticando calcio a 11, a
5, handball (pallamano) e altri sport: solo per tre mesi l’anno il clima
consente di disputare partite all’esterno e di imbastire il GM
Championship, la massima (unica) serie groenlandese di calcio,
precedentemente anche sponsorizzata dalla Coca-Cola. I campi da gioco
sono tutti in terra battuta eccetto due, quello di Nuuk e uno a
Qaqortoq, come descritto dal «Guardian» nel 2014: «negli anni recenti
il calcio groenlandese ha compiuto un balzo in avanti, grazie al campo
in erba sintetica di Qaqortoq. La nazionale partecipa agli “Islands
Games” sin dal 1989»
. Nell’ultima edizione del campionato,
vinto inaspettatamente dall’IT-79 proprio sulla B-67, le finali si sono
disputate nel nuovo campo sintetico di Nuuk.
Il campionato di calcio a 11 outdoor è strutturato in tre fasi:
locale, regionale e finale, quest’ultima raggruppa due gironi, due
gruppi di 6 squadre, le due prime in classifica si contenderanno la
vittoria del campionato stesso. Non esistono spalti nel
campionato groenlandese e si può osservare la partita dalle imponenti
rocce al lato del campo e capita, in alcuni “impianti” di alcune
cittadine più piccole, che il pallone finisca in acqua.

Il campo di Nuuk prima del manto sintetico (fino al 2016)

Posted in calcio groenlandese, fissazioni, groenlandiaTagged calcio groenlandese, fissazioni, groenlandia

In Groenlandia si gioca (indoor) anche in inverno quando fuori fa… -16°!

Posted on 2018/02/23 by carmocippinelli
Foto © Leiff Josefsen – «Sermitsiaq»

A Nuuk è andata in scena la Polar Seafood
Cup, una coppa di futsal indoor a cui partecipano calciatori e
calciatrici di categorie giovanili (U17, U15, U13), compresi i piccoli
U9 della B-67 di Nuuk di quest’anno: arrivati quarti avendo fronteggiato
i ragazzi più grandi nel girone. 

 
Oltre il campionato di futsal, in questi giorni a Nuuk si è tenuta la
Polar Seafood Cup. Tutti e tre i club partecipanti, B-67, GSS e N-48
hanno conquistato delle medaglie nel torneo che si è tenuto a Nuuk in
questi giorni di Febbraio. «Molti bambini e adolescenti partecipanti
hanno disputato, oltre alla coppa, anche partite di campionato nel fine
settimana [organizzato dalla Nuuk Boldspil Union nda]», ha dichiarato
Finn Meinel, allenatore della B-67 a «Sermitsiaq», testata bilingue
danese/groenlandese.Per la categoria
Under 11 (U11) hanno partecipato tre squadre della B-67 e due della GSS:
la squadra biancoblu si è aggiudicata sia oro che bronzo lasciando ai
giallorossi della GSS l’argento. Non solo U11: la squadra Under 9 della
B-67, infatti, ha partecipato il torneo fronteggiando giocatori più
grandi e guadagnando un ottimo 4° posto nel girone
 
Sorprendente vittoria nella U13 
La squadra U13 della GSS ha sorprendentemente vinto in finale contro la
compagine favorita dell’N-48: la squadra di Ilulissat era riuscita a
raggiungere la fase finale nonostante la sconfitta con la B-67 nel corso
del campionato. La squadra di Ilulissat non ce l’ha fatta e contro i
giallorossi è caduta completamente nella parte finale della gara.
La GSS aveva raggiunto la fase finale a seguito della partita vinta
contro la B-67: «Regin Thomsen ha giocato molto bene, insieme ai suoi
compagni Ringsted e Berthelsen», ha dichiarato Finn Meinel. 
 
B-67 Ragazze imbattute 
La compagine Under 17 femminile biancoblu è rimasta imbattuta per tutta
la durata del torneo: le ragazze hanno messo a ferro e fuoco il torneo
vincendo ogni gara e aggiudicandosi l’oro. Il secondo posto è toccato
all’IT-79.
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In Groenandia si discute la nuova Costituzione. IA: «Sia inclusiva»

Posted on 2018/02/06 by carmocippinelli
Il gruppo parlamentare dell’organizzazione di sinistra indipendentista Inuit Ataqatigiit (Comunità inuit) ha nominato Debora Kleist come nuovo membro della Commissione Costituzionale. Da tempo, infatti, la Camera groenlandese (Inatsisartut) ha creato un’apposita commissione per redigere una nuova Costituzione e l’IA sta lavorando alacremente affinché essa dia un risultato inclusivo e non esclusivo.

«Non vediamo l’ora di continuare il lavoro in Commissione Costituzionale: un popolo libero è un popolo in cui tutti gli individui hanno una libertà interiore e vivono liberi da pregiudizi, dalla discriminazione e dall’oppressione», si legge in una nota redatta dal partito. «Il fatto che ci debba essere “spazio per tutti” è un principio cardine: l’IA l’ha posto con la massima attenzione e priorità nell’agenda dei lavori della Commissione» che lavorerà alla stesura della nuova Costituzione. La Carta fondamentale «deve includere i diritti civili e politici di tutti i cittadini».

«Per noi – continua la nota – è fondamentale che tutti quelli che si identificano come groenlandesi siano riconosciuti come tali, tuttavia allo tesso tempo dobbiamo essere all’altezza dei nostri obblighi verso le minoranze. In altre parole: dobbiamo essere inclusivi e non esclusivi e questo vale per quel che riguarda ogni identità culturale (lingua, etnia etc), abbiamo bisogno di tutti».

Il logo dell’Inuit Ataqatigiit 
(Comunità Inuit)

L’Inuit Ataqatigiit continuerà a lavorare intensamente in Commissione Costituzionale affinché si portino avanti questi valori: «il lavoro per la redazione della Carta Fondamentale deve unire il Paese e il popolo, non dividerlo».

L’Inuit Ataqatigiit e le elezioni: «Non promettiamo nulla, valuteremo a urne chiuse» 

L’IA è un’organizzazione politica di sinistra radicale, indipendentista,  che ha visto crescere i propri consensi strappandoli ai socialdemocratici di Siumut (partito affiliato alla socialdemocrazia danese) e con cui recentemente ha stipulato un accordo di Governo: alle elezioni parlamentari del 2014 ha ottenuto il 33,3% dei voti, mantenendosi sulle stesse cifre della precedente tornata elettorale. Nell’autunno del 2018, con tutta probabilità, si terranno le elezioni parlamentari in Groenlandia e la presidente dell’IA Sara Olsvig ha smentito le voci di una coalizione elettorale con i socialdemocratici di Siumut: «Non voglio rifiutare o promettere nulla a riguardo. Vediamo quel che esce dalle urne e quali opportunità si presenteranno successivamente», ha dichiarato a riguardo la Olsvig all’agenzia KNR, spiegando che per l’IA è importante mantenere la stabilità e la leadership nel Paese affermando come il partito abbia «contribuito a garantire una direzione chiara nella guida della Groenlandia».

Articolo tratto da Pressenza
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«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

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