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Categoria: Discorsi da bar

«Nun me po’ nterogà domani?»

Posted on 2024/06/05 by carmocippinelli


Foto di Stefan Spassov su Unsplash

Dice: «Quindi oggi non me ‘nteroga? »
Dico: «Caro *** devo già interrogare cinque persone che il penultimo giorno di scuola si sono rese conto di essere insufficienti: non c’è troppo tempo, non credi?»
Dice: «C’è sempre domani»
Dico: «I voti però li devo inserire oggi» 
Dice: «Quindi lei domani nun lavora?»
Dico: «Certo che lavoro e tu domani verrai a scuola»
Dice: «Eh ma se nun me nterroga che ce vengo a fa»
Dico: «Perché comunque conta come assenza»
Dice: «Quindi lei lavora sempre tranne l’ultimo giorno de scola?»
Dico: «Io lavoro sempre, o ti è risultato diversamente? A me pare che so più le volte che non sei venuto a scuola de quelle quando c’eri. Come la mettemo?»
Dice: «Vabbè ma quindi se io me voglio fa interroga domani? L’altri prof ce nterogano»
Dico: «Okay: domani è l’ultimo giorno, però, caro ***»
Dice: «Vabbè io comunque oggi me giustifico»

Posted in alberghiero, casilino, Discorsi da bar, interrogazioni, italiano, prenestino, scientifico, scienzeumane, scuola, storia, tecnico, torremaura, torsapienza, turisticoTagged alberghiero, casilino, Discorsi da bar, interrogazioni, italiano, prenestino, scientifico, scienzeumane, scuola, storia, tecnico, torremaura, torsapienza, turistico

Ma non se po’ arrotondà? – Discorsi da bar

Posted on 2023/05/18 by carmocippinelli

Dice: «Quindi professò possiamo sta tranquilli st’estate?»
Dico: «Eh vediamo»
Dice: «In che senso scusi? Non è 5 e qualcosa di media?»
Dico: «Eh tocca vedè quant’è sto “e qualcosa”»
Dice: «Eh tipo cinquevirgolaventi»
Dico: «Io qua leggo cinquevirgolazeroquattro».
Dice: «Vabbè»
Dico: «È cinque»
Dice: «Ma non se po’ arrotondà, professò?»
Dico: «Ma certo, possiamo fa cinquevirgolazerocinque»
Dice: «Ma che vordì?»
Dico: «Eh, vordì che c’ha 5.»
Dice: «Ma io avevo capito che i professori potevano arotondà n po’»
Dico: «Eh, sì, ma no i miracoli»
Dice: «Quindi sta a mette r debito?»
Dico: «Quindi io sto lasciando 5 per il consiglio finale, poi si vedrà»
Dice: «Quindi nii posso fa i bijetti pe l’aereo pe tutti e quattro?»
Dico: «Io aspetterei»
Dice: «Ma non se po’ proprio arrotondà, eh?»
Dico: «E certo, l’avemo già fatto: cinquevirgolazerocinque, o no?»

Posted in Discorsi da bar, scuolaTagged Discorsi da bar, scuola

La parte giusta della storia, “no professò?” – Discorsi da bar

Posted on 2022/12/16 by carmocippinelli

I colloqui pomeridiani. I colloqui pomeridiani rappresentano un affresco enorme sulle famiglie, sulle abitudini dei genitori e dei ragazzi. Puoi ca(r)pire di tutto anche solo in 5 minuti di colloquio: da come si vestono i genitori, se dei due ne arriva solo uno o una, se hanno curato i dettagli esteriori per l’incontro verbale – ancorché fugace – con te: ci sono una miriade di dettagli da notare. Per la prima volta dall’altra parte della barricata, vedo i volti degli alunni e delle alunne nei tratti somatici dei genitori e viceversa: era come se ci fossimo già incontrati.
Anche i dialoghi, spesso, sembra di averli già sentiti, come quel genitore che – ad un certo punto -vorrebbe dibattere con te riguardo la natura dell’insegnamento della storia, sottintendendo che lui una parte l’ha presa. Che però è quella sbagliata della storia, anche se lui ritiene sia giusta proprio perché osteggiata. Però senza esplicitazioni: sorrisi sornioni e sguardi condiscono il tutto.
Menomale che mi ero appena tolto la kefiah dal collo…

Dice: «O sSudio daa sSoria è quello, poi, no professò? * Che poi a sSoria a fanno sempr’ivincitori, no professò?»
Dico: «Cioè?»
Dice: «Eh, ch’aa scrivono quelli che vincono, no professò?»
Dico: «Ma non è sempre detto, eh» [provo a prendere le verifiche fra le mani così da mostrare la mia volontà di deviare il dibattito]
Dice: «E come no, no professò?»
Dico: «Eh, ma mica è sempre detto»
Dice: «Eh ma ce sSanno certe epoche sSoriche che a fanno chi vincono eh, no professò?»
Dico: «Eh, oddio, secondo me no»
Dice: «Vabbè, ma è che n certe fasi n se capisce nemmeno, eh, no professò?»
Dico: «Vabbè, comunque, per tornare a parlà dei voti di suo figlio…»
Dice: «Eh ma pure qua, io sarei p’abbolilli sti voti, metterei i ggiudizZi, no professò?»
Dico: «E qui apriremmo un dibattito infinito»
Dice: «Tipo: n’America mettono i voti A, B, C, D etc, no professò?»
Dico: «Che nfatti è sbagliato»

Pietrificato dalla mia contrarietà nei confronti della pedagogia statunitense, strabuzza un po’ gli occhi e non parla più. Forse sono stato troppo duro…

* qui, l’interlocutore fa compiere un ampio gesto alle braccia e alle mani. I palmi li rivolge verso l’alto e, da che prima erano allontanati all’altezza delle spalle, ora sono congiunti come quando ti facevano recitare il Padre nostro alla recita di Natale. Se non ve l’hanno fatto fare, evidentemente non avevate Suor Monica come preside inossidabile del vostro I.C.

Posted in Discorsi da barTagged Discorsi da bar

Devono annà là [o anche «protestassero a casa loro»] – Discorsi da bar

Posted on 2022/09/30 by carmocippinelli

Dice: «A me queste che protestano dall’Italia mica me convincono tanto, eh»
Dico: «Non ho capito»
Dice: «Scusa, eh: sei iraniana?»
Dico: «Eh»
Dice: «Se sei iraniana vordì che devi annà a protestà ar paese tuo, mica qua»
Dico: «Ma magari sarà nata qua»
Dice: «Eh ma se rivendichi l’origine iraniana, vai a protestà là»
Dico: «Sì, ma se starà qua ce sta n motivo, no?»
Dice: «E quale sarebbe?»
Dico: «Magari – faccio un esempio, eh – c’avrà provvedimenti pendenti perché ha già protestato ar paese suo, o se n’è dovuta andà proprio perché – faccio un altro esempio – partecipava a organizzazioni che non so ammesse ar paese suo. Le variabili so tante, eh»
Dice: «E so tutte sbajate»
Dico: «Eh?»
Dice: «N’è che so tutti rifugiati quelli che stanno qua, eh. Allora mo so tutti rifugiati!»
Dico: «Ma l’Iran c’ha avuto na storia particolare: so tanti quelli che se ne so andati per motivi» politici nel corso dell’anni, quindi come fai a dì che devono tornà là e manifestà là, è n discorso che c’ha poco senso»
Dice: «E ‘nvece ce n’ha ‘n sacco de senso, scusame, eh»
Dico: «Quindi, famme capì, se io volessi annà a manifesta pe dì “cessate il fuoco” nel conflitto russo-ucraino dovrei andà sulla linea del fronte a manifestà?»
Dice: «Sur fronte magari no, però o ‘n Russia o n’Ucraina: se lo fai da qua è troppo facile: so tutti boni a protesta da qua»
Dico: «Ma che stai a dì? Quindi uno che non vole la guerra in Afghanistan deve annà a Baghdad a protestà?»
Dice: «Eh»

Posted in Discorsi da barTagged Discorsi da bar

Tra 26 e 65 anni se po’ pure morì (di lavoro e di burocrazia, s’intende)

Posted on 2022/09/29 by carmocippinelli

Stazione Anagnina. Esterno sera. Reputo le 16:00 un buon momento (in realtà era l’unico possibile) per andare a presentare la documentazione per la richiesta d’abbonamento annuale agevolato di Atac. Pare che c’è pure il bonus governativo. Facciamo ‘sto tentativo.

Il lungo serpente che si mostra ai miei occhi è lunghissimo: le persone in coda arrivano fin quasi all’ingresso del parcheggio multipiano (i romani hanno colto il riferimento). Ci sono, tuttavia, due persone che, in piedi, assistono le anime perse in cerca di risposte. Stanno tutti col foglio del bonus governativo in mano.
Per capirci: il bonus eroga fino a un massimo di 60€, l’abbonamento annuale costa 250€. 

Dico: «Scusi, avrei bisogno di sapere se posso rientrare nel regime agevolato per gli abbonamenti»
Dice: «Ce l’hai l’Isee?»
*mostro il documento*
Dice: «Quant’anni c’hai?»
Dico: «Trenta»
Dice: «Eeeeh allora niente.»
Dico: «In che senso?»
Dice: «L’aggggevolazione se po’ fa solo se sei sSudente fino ai 26 anni, co quella cifra de Isee.»
Dico: «Ma io ce n’ho 30»
Dice: «Eeeeh non se po’ fa. Però ce sSanno altre aggggevolazioni»
Dico: «Tipo?»
Dice: «Over 65»
Dico: «Eh ma io c’ho trent’anni»
Dice: «Ma perché lo stai a fa co Atac?»
Dico: «Abito a Roma: ho bisogno dell’abbonamento dei mezzi di Roma. Perché?»
Dice: «Perché si tu o fai su r sito d’a regione Lazio poi chiede l’aggggevolazione »
Dico: «Quindi non devo chiedere ad Atac un agevolazione per gli abbonamenti di Atac ma devo inoltrarte la domanda alla Regione?»
Dice: «Seh.»
Dico: «E invece per il bonus governativo?»
Dice: «Quello è pe’ quello [l’abbonamento] mensile»
Dico: «Ma non è da 60€?»
Dice: «Eh»
Dico: «E l’abbonamento mensile ne costa meno»
Dice: «Eh boh»
Dico: «Eh *annuisco in segno di “okay, vabbè, e mo che devo fa? come pago? ndo vado? me devo fa davero tutta sta fila?“
Dice: «Eh?»
Dico: «No, dicevo: poi il pagamento come avviene? Devo tornare qui? Posso utilizzare lo Spid o mandare una posta certificata, mi dica lei
Dice: «Eh prima te loggi co er Spid sur sito d’a Regione, poi devi annà ar municipio a fatta convalidà er vàusce che te manda»
Dico: «Ma se me loggo co lo Spid c’ha poco senso che vada de persona ar municipio
Dice: «Eeeeh»

Posted in Blog/Post semiseri, Discorsi da barTagged Blog/Post semiseri, Discorsi da bar

«Ci ssa ir popolo»

Posted on 2021/07/26 by carmocippinelli

La mattina del 26 luglio di questo 2021 che a volte sembra aver fretta di arrivare a compimento, altre volte sembra sempre statico e immobile nella fissità dei giorni che ciclicamente scorrono, il cielo era pieno di nubi addensate con tonalità da scala di grigi.

Gli uffici del municipio VI fanno pendant con il clima esteriore, nonostante la mano di giallo e arancione che è stata data internamente e – a tratti – esteriormente per volontà della nuova consiliatura pentastellata.
Le nuove regole che dispongono il flusso dei visitatori devono tener conto del Covid e, dunque, ci sono delle transenne di metallo amovibili disposte a serpentina così da deviare l’ingente numero di convenuti, al fine di smistarli primariamente presso questo, quello o l’altro ufficio ancora. Nessuna delle norme preventivate dal legislatore è – come sembra ovvio – rispettata. Prodromi di risse tra coppie di giovani torbellamonacensi, tatuati dalla testa ai piedi e con prole al seguito, con l’unico incaricato del municipio che fa quel che può di fronte alla massa disordinata supplicante arrogantemente informazioni ogniqualvolta il tipo abbassa gli occhi. Una trentina di persone, di cui quindici cercavano insistentemente l’incrocio con lo sguardo dell’incaricato municipale: chi alza un dito, chi si sporge più del dovuto, chi «Doo solo chiede n’informazione, capo», chi – ancora – si mette in fila e vede che le persone gli passano davanti, dicendo all’umano che ha oltrepassato la convenzione della sequenza ordinata di persone denominata “indiana” chissà perché: «Scusi, c’è una fila». Mai commettere quest’errore. Se il locale è ostile c’è caso che la questione degeneri in un: «Ma nu lo vedi che ce sta r delirio, essi bono, no», un’affermazione posta come fosse una domanda retorica alla quale, di norma, seguirebbe un alterco. 
«Ho bisogno di un certificato d’iscrizione alle liste elettorali», una volta toccato a me sembra che abbia già  raggiunto l’obiettivo. 
«Primo piano, ma devi richiedere al gabbiotto A», perentorio, mi fa passare. Ogni volta che vado per qualche ufficio del Municipio ci sono una serie di questioni che mi attraversano le vene e le budella, generalmente le patologie che iniziano a manifestarsi sono le seguenti: orticaria, ulcera, asma, colpo apoplettico. 
Gabbiotto A. Interno giorno. 
«Salve, buongiorno, avrei bisogno di un certificato d’iscrizione alle liste elettorali».
Il dipendente comunale è un calvo signore di mezz’età, robusto e muscoloso: «Eh mo vedemo, io n ce l’ho i numeri», ridacchia mentre batte le dita sullo schermo a risposta digitale delle prenotazioni, altrimenti noto come touchscreen. 
«Eh, e come famo?», provo a fare in modo che l’impossibile diventi possibile, la potenza si trasformi in atto. 
«E mo vedemo. Pe’ chi te candidi?».  Se il discorso si mette in questi termini, la questione è evidentemente spigolosa: qualsiasi risposta tu dia, in un modo o nell’altro, è sbagliata. Si susseguono attimi di silenzio e risolini, incalza: «Pe’ chi te candidi, dai». Sudo freddo, non voglio rivelare niente perché so già che mi immetterei in discussioni assurde e senza senso ma come fare a mentire? A me me se legge in fronte se sto a dì na cazzata, penso, manco a copià le versioni ero capace. Posso far finta di fare il tipo distaccato che risponde con finto umorismo, quel tipo di persona che vuole crearsi un’aura attorno a sé, dunque rispondendo con una domanda: «Secondo te?», ma non sarei in grado di sostenere il dopo. 
Ci provo: «Secondo te?», rispondo veramente così. 
Lui: «Sei der Piddì, già t’ho capito». E con la mano sinistra rivolta verso il cielo, non già invocante la Preghiera del Padre per rimettere a lui i peccati e i debiti ai debitori, muove il palmo in senso gravitazionale squadrandomi con l’arto: «Giusto der piddì».
«No, guarda, ste cose non me le dici», dico io provando a scherzare. La situazione s’è già bella che compromessa: è su un piano inclinato di negatività e nefandezze verbali potenziali.
«E allora chi?»
Tento il tutto per tutto: «Partito comunista dei lavoratori».
Il dialogo che segue lo riporterò interamente nella sua scansione originale come fosse uno dei “Discorsi da bar” che scrivevo qualche anno fa. 
Dice: «Ancora co r comunismo, ma n c’è mai ssato n’Itaglia»
Dico: «Eh, allora è bene provacce, no?»
Dice: «Ma se, ma che stai a fa»
Dico: «Vabbè lo posso pijà sto certificato?»
Dice: «Ammazza ammazza, sete tutti uguali»
Dico: «Sete, chi?»
Dice: «Tutti»
Dico: «Lo pijo qua sto certificato?»
Dice: «E mo c’annamo» *qui inizia una situazione molto peculiare: l’addetto si muove tra gli sportelli come uno del cartello di Medellin in attesa di una risposta che deve essere data dai sottoposti: è il suo ambiente.
Dico: «Grazie»
Dice: «Ma che, ma inutile che tanto sete uguali ai fascisti»
Dico: «Ecco, magari anche basta co ste cazzate, dì quello che te pare ma ste cose no»
Dice: «Guarda che io ho sSudiato, ‘e basi sSoriche so quelle, so le stesse: de base sete identici»
Dico: «No guarda damme sto certificato e stamo a posto ma non semo la stessa cosa»
Dice: «O sete, o sete»
Dico: «Guarda non è la stessa cosa. Portame a sto sportello, fa r favore»
Dice: «Ti ci sSo portando. Comunque è a sSessa cosa a me me piacevano quanno ci sSavano i politici che ci sSava ir popolo che era ascortato e seguito»
Dico: «Tipo?»
Dice: «Armirante, Berlinguer che se odiavano ma se mettevano insieme perché ci ssa ir popolo»
Dico: «Che poi non hanno mai sancito un’alleanza come tu dici, però vabbè, dimo che va bene: è questo lo sportello?», faccio per dileguarmi
Dice: «Tu ti sei vaccinato?!», così a bruciapelo.
Tremo.
Dico: «Si, certo»
Dice: «Bene, è una tua libbera scerta ma non vedo perché mi si debba imporre anche a me che sono sano»
Dico: «Si fa proprio per essere sani»
Dice: «Io sono sano e nu vojo imposizioni, è na cosa fatta apposta per dividerci e dividere tra chi si è vaccinato e chi no: io nu la trovo corretta»
Dico: «Vabbè, comunque è questo qua lo sportello, no?!»
Dice: «Se, se, solo che devi aspettà n po’». 
Esco da Via Cambellotti con due certificati e un principio d’ulcera. Ma almeno riesco a tornare in macchina. Certo, fuori piove, ma anche negli uffici mi pare grandinasse. Metaforicamente, s’intende. 
Posted in Discorsi da bar, Uncategorized

«La Metro C? L’ha fatta Mussolini!»

Posted on 2019/07/09 by carmocippinelli

Dice: «Ao ma guarda che questa qua, sta metro, l’ha fatta Mussolini, eh»
Dico: “Se, ‘a metro c?»
Dice: «Avoja, stava già n preparazione quando c’era Mussolini!»
Dico: «Ma dimme te»
Dice: «E te sto a di»
Dico: «Io mica o sapevo. Certo che QVANNO CIERA LVI»
Dice: «Eeeeeh! Ma calcola che questa era quella che annava a Fiuggi»
Dico: «Aspe ma quello n’era er trenino?»
Dice: «Eh o so ma questa che è? A stessa cosa, no! L’hanno torta da sopra e l’hanno ficcata sotto»
Dico: «E l’aveva fatta Mussolini»
Dice: «E certo, l’infrastruttura quella era e questa è rimasta»
Dico: «Lineare, proprio»

Posted in Discorsi da bar

«Ma perché, è no stato ‘a Corea?»

Posted on 2019/06/13 by carmocippinelli

Dice: «Ma che me stai a dì?»

E dice: «Te giuro, mica sto a cazzarà»

Dice: «Ma che me rappresenta?»

E dice: «Ao, e mica te sto a dì na cazzata: esiste»

Dice: «Com’è che se chiama?»

E dice: «Corea, zì: Corea. N’hai m’hai sentito n cazzo de telegiornale?»
Dice: «Ma sì, te pare, me dev’esse sfuggito. Corea… Te giuro n me dice gnente, Ma ndo sta?»

E dice: «Che?»

Dice: «Sta Corea, ndo sta?»

E dice: «Tra a Cina e ‘r Giappone, se stanno sempre a pijà a pizze»

Dice: «Cor Giappone?»

E dice: «Ma no! Co la Cina»

Dice: «Ma pensa te»

E dice: «E te sto a dì»

Dice: «Ma da quant’è che se stanno a pijà a pizze? Ma dici che se stanno a sparà?»

E dice: «No è che ogni tanto ce sta er ciccione, coreano, che butta n missile e allora la Cina je risponne ma so scaramucce, n’è che se mettono a pijasse a pistolettate sur serio»

Dice: «Ma dimme te. Ao te giuro n sapevo gnente»

E dice: «Eh perché nu ssudi. Tipo, de Honk Hong che stanno a baccajà e fa macello pe strada o sapevi?»
Dice: «Sta sempre la vicino»

E dice: «Eeeeh più o meno»

 

Il seguente discorso, di natura evidentemente geopolitica, è stato udito da chi scrive e chi cura il blog in un bar di Torre Maura il 13/06/2019 ed è stato riportato nella sua interezza.

Posted in Discorsi da bar

L’unico politico vero è Renzi – Discorsi da bar

Posted on 2018/08/30 by carmocippinelli

Dice: «Io a sentì Sarvini, te giuro, me sento male»

Dico: «A chi o dici..»

Dice: «Che poi ce sta na pochezza, vojo dì, manco a dì che dice cose sensate, no? Sai, dicesse cose che uno je po’ dì ao hai detto na stronzata je se ribatterebbe, invece è popo stupido»

Dico: «E che ce devi fa, l’hanno votato..»

Dice: «Eh o so, però pure coso, mo ce se mette pure Vertroni. Me sembra fori tempo, n so se me spiego. Ce sta l’unico politico che doveva andà avanti e l’hanno cassato, mo zitti tutti»

Dico: «Eh?»

Dice: «L’unico politico che ce sta mo è Renzi, mettila come te pare»

Dico: «Oddio…»

Dice: «Beh ao i dati parlano chiaro: i precari l’ha stabilizzati, i concorsi ce stanno, fa n po’ te»

Dico: «Zì, non te vorei delude ma non è proprio così»

Dice: «Ao io guardo l’Istat, si tu c’hai artri parametri dimmelo che ne parlamo»

Dico: «Senti, io c’ho categorie politiche molto infime da poté affibbià a Renzi, però si te le dico te ncazzi»

Dice: «E perché sei ideologico, guardi le cose co r fumo all’occhi»

Dico: «Ma sarà pure, però non me sembra che sia stato sto granché. A me me sembra che sia stato n’imbecille»

Dice: «Guarda che Renzi ha fatto più cose in mille giorni che l’altri in dumijardi»

Dico: «Vabbè ma che c’entra, pure io si faccio dumila chilometri ar giorno so dì de poté guidà ma mica so n pilota. Se faccio na gara co Schumacher sempre na pippa rimango, n so se me spiego»
Dice: «È là che sbaji, perché c’hai ‘a bava alla bocca: devi esse meno ideologico e più ideale»
Dico: «Ma io so tanto ideologico quanto ideale è pe questo che Renzi me sta sui cojoni»

Dice: «Eh ma perché c’hai 26 anni, se ce n’avessi na sessantina apprezzeresti quello che ha fatto»
Dico: «Lo apprezzo talmente tanto che ho votato tutt’altro»

Dice: «È popo pe’ quelli come te che perdemo: te disperdi i voti»

Dico: «Aridaje.. Non se finisce più..»

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Berlusconi ha creato agiatezza (e Mussolini ha bonificato Borgata Finocchio) – Discorsi da bar

Posted on 2018/04/17 by carmocippinelli

Dice: «Io o so che te voti cinque stelle, è pure comprensibile, eh, però non te devi mai dimenticà che Berlusconi ha creato agiatezza»

Dico: «Agiatezza?»

Dice: «Agiatezza, agiatezza. Ogni tre anni te faceva n condono, c’avevi l’assegni familiari, te nasceva n fijo te davano i soldi a pioggia»

Dico: «Non me pare che fosse andata così, però, eh»

Dice: «Ma perché te hai vissuto la parte finale del berlusconismo. Berlusconi ha creato benessere pure nelle borgate su a casilina»
Dico: «Te sei sicuro eh?»

Dice: «Ao ma te pare normale che uno co n’azienda c’ha Equitalia che te punta i mitra su a schiena»
Dico: «Che c’entra però co “l’agiatezza berlusconiana”?»

Dice: «C’entra, c’entra. Ao io annavo n banca regalavo cinque mijoni ar direttore e me faceva er mutuo. Ma che è sta stronzata d’a busta paga?»

Dico: «Eh….»

Dice: «E’ che te, too ripeto, hai vissuto la parte finale de sta roba. Che poi è caduto pe’ n vizio suo personale, ma io so sicuro che se te metto n microfono h24 e lo do alla ragazza tua lei te molla perché scopre cose che de te nun sa»

Dico: «Mah, secondo me se romperebbe solo er cazzo a sentì quello che dico co altra gente. So n tipo noioso. E comunque non è che Berlusconi è caduto pe’ i vizi sua, ma lasciamo perde.»

Dice: «Eh vabbè, però, intanto er Pd c’ha rovinato…»

Dico: «…con cui ha governato Berlusconi»

Dice: «Ma n ce provà, dai, quelli so tutti comunisti»

Dico: «Eh?»

Dice: «Er Pd»

Dico: «Mbè?»

Dice: «So comunisti»

Dico: «Guarda avrò visto pure l’ultima parte de st’agiatezza e non posso comprende i discorsi che fai (dimo così) ma hai detto na stronzata»

Dice: «E allora che so?»

Dico: «Di certo non comunisti»

Dice: «Ma dai, so tutti quelli, non so mai cambiati»

Dico: «Renzi quindi è comunista?»

Dice: «So sempre i stessi, fidete»

Dico: «Eh sì, eh. So popo uguali.»

Dice: «Cambia prospettiva, comunque, too dice uno che c’ha l’anni che c’ha: te studi, studi, studi, ma i libri li scrivono ggente de sinistra. L’editori so de sinistra, è normale che te raccontano ‘e favole»

Dico: «Eh?»

Dice: «Ao, qua non pe’ di gnente ma Mussolini qua ha bonificato tutto»

Dico: Ah, pure borgata Finocchio?! Ammazza n portento sto Mussolini!»

Dice: «Ma se te te leggi quee favole è normale che credi alle cazzate no?»

Dico: «Io credo alle cazzate, eh?»

Dice: «Ao: la bonifica pontina ha dato lavoro a 3/4 de poveracci sparsi pe l’Italia…»

Dico: «…deportati dar Veneto, a pijasse a malaria, prigionieri politici, come no! L’agiatezza ao…»

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