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Tag: periferia

Un parco per Tina Costa

Posted on 2019/04/14 by carmocippinelli
Oggi è ufficialmente partita la campagna di raccolta firme per chiedere al Comune di Roma l’intitolazione del Parco di Via Celio Caldo (Torre Angela) a Tina Costa. 
La campagna è partita grazie all’iniziativa della sezione locale dell’ANPI ‘A. Nascimben’. 
È stato molto bello incontrare i parenti e i nipoti di Tina, estremamente soddisfatti dell’iniziativa della sezione della sua ANPI. Ogni volta che «la sezione di Tor bella monaca» chiamava, Tina rispondeva affermativamente. E non c’era volta in cui non raccontasse di nuovo del suo impegno per l’allora ottava circoscrizione con la giunta Petroselli.
Che dovesse quasi attraversare Roma per venire a Finocchio, Torre Maura o Torre Angela a lei poco interessava. L’importante è che ci fossero i compagni e le compagne e che si stesse organizzando un’iniziativa contro il fascismo, per la democrazia, per sensibilizzare giovani e meno giovani sui temi per cui lei aveva letteralmente impegnato la sua vita.
Abbiamo stretto mani, incontrato persone, ricevuto il sostegno di tanti: era davvero trascorso molto tempo dall’ultima volta in cui ho raccolto così tante firme in un così breve lasso di tempo (Giove pluvio non è stato clemente): correva l’anno 2011 e i banchetti erano quelli per il referendum sull’acqua.
In tanti ci hanno detto che stavamo facendo una cosa positiva. In barba a chi dice che ‘la sinistra ha abbandonato le periferie’: lo ha fatto il Partito Democratico, lo hanno fatto i politicanti che volevano essere rieletti ad ogni costo, tenendo in pugno solo le proverbiali mosche, lo hanno fatto le organizzazioni-stampella del centrosinistra e i comitati elettorali permanenti, mascherati da associazioni, ‘reti’ e quant’altro.
I compagni e le compagne hanno cercato di tenere botta in una situazione complicatissima, in cui il terreno da sotto i piedi franava, così come le organizzazioni a livello nazionale, e ci si sentiva sempre più soli nella propria attività. Un ripiegamento dal Tagliamento al Piave mentre l’esercito è sbandato.  Ma questa è un’altra storia.
Ultimamente e del tutto casualmente sono stato ritratto in due foto con Roberto Catracchia e, sempre in questi giorni, ho realizzato che sono passati circa 8 anni da quando abbiamo iniziato a militare insieme. 
È proprio vera la frase di quel tale che ha detto chi ha compagni non sarà mai solo. 

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L'Orchestra 6 Corde, orgoglio torremaurense

Posted on 2019/04/09 by carmocippinelli
In questi giorni riguardo Torre Maura se n’è sentita di ogni. Giorni di proteste razziste e di contromanifestazioni antifasciste. Per un attimo, vorrei esulare dall’attivismo per parlare pur brevemente dell’Orchestra 6 Corde. 
L’ensemble è formata da 12 ragazzi di Torre Maura e da poco ne sono parte anche io, anche se non sono proprio più un ragazzo dato che ho alzato la media d’età dei partecipanti. Sono ragazzi che lavorano, studiano, che il venerdì sera si vedono proprio in quella zona colpita dalle proteste dei fascisti accorsi da Pietralata e Tiburtino III per creare il caso mediatico. Io sono l’ultimo arrivato nell’orchestra, ma i ragazzi che vi partecipano vogliono suonare, creano aggregazione e cultura per loro e per chi gli sta attorno.
Il senso di questo breve post è che Torre Maura è quello che è: un quartiere che dovrebbe essere una piccola città ma che nel corso del tempo è tornato ad essere ‘borgata’ date le condizioni di disagio esponenzialmente superiori rispetto ad ogni altro fattore. Un quartiere che nonostante le criticità che ho precedentemente espresso, sa ancora mantenersi vivo. E questo è molto importante.

Il 27 aprile, ad ogni modo, suoniamo alla parrocchia di Via Walter Tobagi. Siateci!

L’orchestra al completo – con anche i 4 allievi più piccoli – al termine del concerto per la festa della parrocchia di Via Walter Tobagi

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Gli antifascisti a Torre Maura.

Posted on 2019/04/08 by carmocippinelli
Foto di Andrea Guerrizio
Porto due bandiere con me usandole come alpenstock sull’asfalto: entro nella Chiesa di Sant’Agostino per guadagnare tempo e trovarmi già in Via Tobagi. Una macchina parcheggia di fronte a me, l’autista si sporge dal finestrino e mi fa: «ao, scusa, ndo se passa pe’ la manifestazione?» e io «aspè: quale te serve delle due?», cercando di ridacchiare sotto i baffi per capire a quali dei due presidi facesse riferimento. 
Ride anche lui e, insieme, pure il passeggero che viaggiava sul sedile a fianco: «quella bona, no quell’altra». Ci sciogliamo dalla tensione e gli dico che è meglio se lascia la macchina dove la sta parcheggiando, può proseguire a piedi: «non è distante, anzi». Sono nato, cresciuto, pasciuto a Torre Maura e mai mi sarei aspettato di vederla blindata in quel modo: più dei giorni scorsi, ovviamente. 
I primi giorni di aprile sono stati molto pesanti per Torre Maura e per chi ci abita. 
I fatti sono, ormai, noti a tutti e non vale la pena tornarci su se non per considerazioni a margine (per chi volesse: https://sostienepiccinelli.blogspot.com/2019/04/sui-fatti-di-torre-maura.html;
https://sostienepiccinelli.blogspot.com/2019/04/torre-maura-atto-terzo.html)
Il presidio, poi divenuto corteo fino alla fermata della Metro C, ha rappresentato un segnale positivissimo per un quartiere sfibrato e stremato e ha visto una partecipazione ragguardevole di organizzazioni sociali e politiche. 
È stato un bel momento per tutti, per me soprattutto che mai avrei immaginato di sfilare in corteo lungo strade che percorro quotidianamente in macchina o a piedi.
La questione periferia
Che ci sia una questione legata alle periferie è fuor d’ogni dubbio. Questa manifestazione, se non pone le basi per una piattaforma comune di rivendicazione dei quartieri del Municipio VI tutto e di dignità degli abitanti del quartiere in primis, verrà ricordata solamente per il fatto d’essere stata una bella passeggiata sotto un sole primaverile a cui tutta la stampa (locale, nazionale, internazionale) ha dato risalto perché tenutasi ad un isolato di distanza dal presidio di Casapound. Certo, hanno sfilato personaggi con cui non prenderei neanche un caffè e da cui politicamente sono sideralmente distante: Emanuele Fiano, Matteo Orfini, Marco Furfaro. Tanto per non fare nomi. Costoro sicuramente non si saranno accorti che Via Tobagi presentava voragini in cui si poteva inciampare anche percorrendola a piedi, non solo con la macchina, così come non si saranno accorti del topo morto a Via dei colombi, poco distante da Via Tobagi. E sicuramente quand’anche l’avessero notato, avrebbero detto che la colpa è dell’amministrazione Raggi. Che è pur vero, ma è come se il Partito Democratico e il centrodestra (Forza Italia, Fd’I-AN, La Destra) non abbiano avuto occasione di governare città, municipi, provincia e regione nel corso degli ultimi 25 anni. 
In questa occasione, poi, le malelingue si sono sprecate, s’è detto che un corteo senza un’avanguardia nel quartiere non serve a nulla; che è solo una passeggiata; verrà gente che non sarà di Torre Maura ma portata tutta da fuori.
Sinceramente, queste critiche sono da rispedire al mittente o, più infantilmente, con lo specchio riflesso di quando si giocava all’asilo e si diceva “facciamo che” immaginando le situazioni più strampalate. 
I torremaurensi c’ernao ed erano la maggior parte del corteo. Aggiungo: è scesa in piazza gente che non sapeva neanche come sia fatto un corteo, dunque – a maggior ragione – è stata un’occasione importantissima. In secondo luogo, la solidarietà, sia essa internazionalista, sia essa torremaurense è da accogliere e da approvare senza condizioni, specie se si tratta di una dimostrazione mai avvenuta in un quartiere che è ostaggio di qualsiasi disagio ed esclusione sociale. 
È ovvio, ribadisco a costo di essere più pedante di quanto non sia, che i problemi di Torre Maura rimangono così come quelli di tutti i quartieri di periferia e di tutte le borgate “ad est” del Raccordo, questo deve spronare una partecipazione e un attivismo di chi è già un punto di riferimento politico-sociale nell’illuminare quelle situazioni.
p.s. Ovviamente, non poteva essere altrimenti, appena arrivati a Piazzale delle paradisee, la stampa ha fatto a gara ad intervistare i vari Fiano, Orfini, Stefàno, Furfaro etc. Tra l’altro, piccola frecciatina, Furfaro, ora nella Direzione del Pd, può dire finalmente di contare qualcosa dopo aver tentato la qualunque per avere un incarico (in Sel, Altra Europa, SI etc) non riuscendo mai in nessuna circostanza. Il Partito democratico non solo non ha aderito alla manifestazione ma i pochi presenti sono arrivati con la coda fra le gambe, le bandiere le hanno lasciate a casa e quei quattro deputati che sono arrivati lo hanno fatto a titolo personale. Come di norma accade, la stampa si è fiondata su 4 persone anziché sulla moltitudine di gente normale che c’era e che voleva scendere in piazza per ribadire il proprio antifascismo o, come ho anche sentito, per scoprirsi antifascista. 
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Sui fatti di Torre Maura

Posted on 2019/04/03 by carmocippinelli
Uno dei cassonetti dati alle fiamme – fonte: Repubblica.it

Il fatto
La notizia è la seguente: circa 60 (sessanta) persone d’etnia rom dovranno essere trasferite da Via Toraldo (Torre Angela) a Via dei Codirossoni (Torre Maura), ad accoglierli ci sarà la struttura della ex clinica adibita a centro d’accoglienza da svariati anni. Perché il trasferimento? Perché, come riporta ‘La Repubblica’: «la vecchia struttura che li ospitava, in Via Toraldo, andava chiusa perché il proprietario doveva rientrare in possesso dei locali». 

Si potrebbe finire già qui e invece è successo un cosiddetto parapiglia di intensità e consistenza, fortunatamente, di gran lunga minore rispetto al caso di Via Morandi del 2014. 
Le condizioni politiche, sociali, culturali dell’intero e disgraziato Paese si riflettono su ognuna delle sue periferie, siano esse reali quanto metaforiche e la notizia di un fatto che potrebbe cadere nel giro di qualche ora si trasforma in caso mediatico nazionale: Torre Maura e l’Isveur iniziano ad essere sulla penna e sulla tastiera di ogni cronista. Ma, guai, che essi si siano minimamente sforzati di dire che la condizione di disagio degli abitanti di Torre Maura non è causata dal Centro di Via dei Codirossoni ma da un insieme di questioni che affondano le radici in problemi ben più ampi: disoccupazione, alcolismo, dispersione scolastica e princìpi di analfabetismo. 
Le modalità della protesta “dei (s)cittadini” (circa 30 – trenta) dell’Isveur è rimbalzata su tutti i mezzi di comunicazione nazionali a causa di questo gesto, ripreso dal ‘Corriere della Sera’ che ha fatto scalpore tanto per la propria simbolicità quanto per l’intrinseca cattiveria del gesto. Non parlo di violenza, che pure è evidente, quanto di intrinseca cattiveria perché mi sembra decisamente più appropriato:
Il cibo portato per il Centro di Via dei Codirossoni viene buttato a terra, pestato e calciato in segno di disprezzo nei confronti di persone d’etnia rom che – vox populi vox Dei – rubacchiano e provocano tensione e paura all’interno della comunità cittadina, quale essa sia. Non solo residenti, anche organizzazioni politiche neofasciste hanno risposto alla chiamata dello spontaneismo situazionista xenofobo accorrendo da quartieri limitrofi. L’occasione fa l’uomo fascio, bisogna pur comprenderli.
Dal video girato da Veronica Altimari di ‘Roma Today‘ è possibile notare che alle proteste dei residenti ha partecipato una buona fetta di delinquenti del quartiere, gli stessi che poi hanno incendiato i cassonetti e rovesciato gli stessi in strada. 
La conclusione (?) e il punto politico della vicenda
Questo il comunicato di Roma Capitale, prontamente pubblicato su Facebook dal consigliere Gianfranco Gasparutto di Torre Maura in quota Partito Democratico: «In merito al trasferimento di circa 60 persone rom dalla struttura di Via Toraldo a quella di Via dei Codirossoni, l’Ufficio Speciale Rom Sinti e Caminanti ha deciso di operare la ricollocazione delle persone presenti nella struttura presso altri centri d’accoglienza per persone fragili su tutto il territorio romano. Le operazioni saranno curate dalla Sala operativa sociale a partire da domani [oggi] mattina 3 aprile e si concluderanno nell’arco di 7 giorni». 
Gianfranco, che conosco personalmente, non è una cattiva persona: tutt’altro. Tuttavia pur di continuare ad essere eletto accetta supinamente logiche che gli sono estranee, e questo non gli fa affatto onore, il suo commento è stato questo:

La questione soddisfa le richiesta dei cittadini. Dice. Tutti a casa, tutti contenti, togliere le barricate ché tanto quelle 60 (sessanta) saranno ricollocate altrove.
Cittadini e residenti giacobini che in realtà, come detto prima, data la loro posizione sociale di delinquenti non temevano tanto la situazione di avere dirimpettai che rubano, quanto piuttosto avevano il timore gli togliessero lo status.
Battua (amara) a parte, stamattina da Via dei Colombi si sentono le sirene della polizia andare verso l’Isveur, già dalle 10:00 è iniziata la dislocazione dei 60.
La periferia continuerà ad essere tale, il disagio seguiterà ad essere lo stesso, il Policlinico Casilino (una volta struttura pubblica) è sempre privato e i trasporti sono quelli che sono. Però i 60 (sessanta) l’avemo mannati via.

Contenti voi.

Le foto di Roberto Proietto, fotoreporter, riguardo i fatti di Via dei Codirossoni

foto ©RProietto

foto ©RProietto

foto ©RProietto

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Posted in accoglienza, borgata, periferia, polpettoni, solidarietà, Torre MauraTagged accoglienza, borgata, periferia, polpettoni, solidarietà, torre maura

«Non eravamo solo uomini: eravamo uomini, compagni, amici e fratelli»

Posted on 2017/08/07 by carmocippinelli
Foto di Sebastian Bjune su Unsplash
Mi capita sempre più spesso, negli ultimi tempi, di prendere la Metro C, nonostante sia sostanzialmente inutile o prossima all’inutilità. Lo scambio con l’autobus 51, in ogni caso, non è poi così malvagio, in attesa che diventi utile e che incroci la linea A a San Giovanni.
Mi metto le cuffie, salgo a Torre Maura. Isolarmi dai discorsi che sento sulla metro, nonostante siano d’ispirazione notevole per Discorsi da bar, ultimamente mi infastidiscono.
Salgo sul treno in direzione Lodi e procedo verso i vagoni iniziali e mi siedo tra un signore anziano e una signora anch’ella con cuffie ben salde dentro le orecchie. Il signore a fianco a me legge un giornale, uno di quelli che danno sui mezzi di trasporto. La musica mi ovatta e mi esclude tutto il mondo circostante ma quel signore alla mia sinistra vuole parlare con me: vedo che mi rivolge la parola, dunque mi levo prima una e poi l’altra cuffia. «Posso farle una domanda? Scusi. 
La disturbo?», dice cortese. L’accento, i denti d’oro tradivano una provenienza est europea, forse ucraino, pensavo inizialmente. «Certo, mi dica, non mi disturba». Il tizio indica col grosso indice della mano destra il minuscolo distintivo che ho attaccato sullo zaino ormai dal 5º ginnasio: «quel distintivo ce l’avevo anche io tanto tempo fa. È quello del Komsomol, sa cos’è?».

Mi si illuminano gli occhi: «Certo – rispondo – l’ho messa ormai un po’ di tempo fa.. Ce l’aveva anche lei?»

Emblema del Komsomol
«Beh sì, tutti facevano parte del Komsomol: l’organizzazione liceale comunista. I più piccoli erano.. Come si dice… Figli di Ottobre “Oktoberskaja”, poi i Pionieri i “Pionerskaja” e poi c’era il Komsomol. Facevamo un sacco di cose e ne apprendevamo altrettante. Era un bel periodo. Ero comunista, tutti lo erano..» e le sue rughe sul volto facevano trasparire un poco di amarezza e di tristezza per “com’erano andate le cose”. Le fermate passano veloci una dopo l’altra, dobbiamo andare entrambi al capolinea, parliamo ora del più e del meno: mi indica il giornale che sta sfogliando polemizzando: «Sei giornalista? A proposito di giornali: qui questo giornale si fa bello perché dice sono aumentati i controlli sui mezzi pubblici e che ci sono molte più multe per chi non paga, ma come si fa a scrivere così? Io non ho mai visto un controllore e se ci sono, certo, magari qualche multa la faranno anche ma poi vengono pagate? E certo, non vengono scritti questi dati».
Scendiamo a Lodi, gli tendo la mano per presentarmi: Valentino, lo pronuncia all’italiana.
«È studente?», continuando a darmi del lei. «Sì, studente universitario», faccio io.
«Auguri, buona fortuna – dice – anch’io ero studente universitario, mi sono laureato e sono diventato preside di un liceo» ma dal 2000 è qui in Italia e ha fatto i più disparati mestieri, muratore in primis, come tanti dell’est Europa prima e dopo di lui.
Mi chiede di cosa mi occupassi, gli rispondo che mi occupavo anche di sport e che recentemente ho scritto un libro con un collega che parlava di Yashin e del calcio nel comunismo.
«Yashin…», gli occhi si illuminano. «Quello era calcio.. ma quello di adesso ti sembra calcio? A me sembra uno schifo..».

Gli indico dove si prende il 51, autobus che devo prendere anch’io per andare alla conferenza dove sono stato incaricato d’andare. Ci mettiamo a parlare di Chechov, Dostoevskij, Gogol e dopo un momento di silenzio, mi fa: «Sai cos’è che rendeva saldo, stabile, vivo, il comunismo? Non come qui, questa società… come si chiama.. capitalismo!», dice dopo un secondo di incertezza.
«La convinzione che rendeva saldo il sistema, che era realtà, era che l’uomo, nei confronti di un altro uomo, era compagno, amico e fratello. Quando c’era il comunismo da me, in Moldavia, ci dicevano che nel capitalismo l’uomo era lupo per un altro uomo (homo homini lupus) e, davvero, non riuscivo a comprendere questa frase. Ora è dal 2000 che sono qui e ho capito perfettamente».
«Certo – ormai è un fiume in piena – dopo la caduta del comunismo la gente si diceva che era felice ma chi lo era? Era felice era solo quella che prima aveva soldi e doveva – per forza di cose – mettere al servizio del paese quello che aveva. Io ero molto triste, sinceramente. Guadagnavo poco, quando lavoravo, però prendevo dei soldi. Avevo anche borsa di studio e casa, da studente. Tutto. I giovani qui non hanno nulla».
Scende dal 51 e lo saluto rammaricandomi un poco: «Do svidanija, tovarich», scandisce scendendo lo scalino, «spero di rivederti presto! Auguri per tutto».
E se ne va.
Il socialismo era davvero come l’universo: in espansione.
Posted in polpettoniTagged comunismo, komsomol, leninismo, marxismo, metro c, moldavia, periferia, Roma, romania, russia, socialismo, unione sovietica

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Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

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