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Tag: paese

Famiglie al palo, lavoratori in sciopero. Il Governo è senza progetto

Posted on 2024/09/25 by carmocippinelli

Ci mancava la ripresa dell’affaire legato al caso di Pasquale Striano (Guardia di Finanza, ora agli arresti domiciliari) e al ministro della difesa Guido Crosetto. I fronti aperti dell’esecutivo rischiano di diventare troppi per una maggioranza che è tenuta insieme solamente dalla volontà di potenza del futuro presidenzialismo à la Meloni. Per carità: a tenere, tiene. Ma per quanto ancora l’interesse personale riuscirà ad essere un mastice vincente? Dal piano strutturale di bilancio (nomenclatura che va a sostituire la nota d’aggiornamento al documento di economia e finanza) ai livelli essenziali delle prestazioni (Lep), dagli equilibri internazionali al nuovo rapporto Inps, l’esecutivo ha molto da fare. Ma per ora la carta stampata (così come i telegiornali di prima serata) si concentra sulle speculazioni a tinte rosa del viaggio statunitense di Meloni. O comunque tendenti alla supposizione (spesso tendenti al gossip), più che alla concreta attività di governo.

Si dirà che a volte anche la cronaca politica ammantata di rosa (o da una patina di paillettes) possa portare con sé una o più notizie, ma d’altra parte sulla grande stampa nazionale le questioni sociali tendono ad essere travolte da affari personali (la vicenda Boccia-Sangiuliano è l’esempio che vale per tutti) o dalle interpretazioni che scaturirebbero dalla lettura di accadimenti internazionali. In questi giorni più che in altri. Il viaggio di Giorgia Meloni a New York ne è un esempio. Il Corriere della Sera di mercoledì 25 settembre [2024] suggerirebbe al lettore un retroscena geopolitico legato alla preferenza di partecipazione della presidente del consiglio italiana all’Atlantic Council in cui «Elon Musk le ha consegnato il premio Global Citizen Awards». «Ha snobbato per il secondo anno di seguito la cena di gala di Biden con Zelensky ospite d’onore. Ed è partita in anticipo, schivando la partecipazione in presenza al vertice organizzato dalla Casa Bianca a sostegno dell’Ucraina», citando Monica Guerzoni dal Corriere del 25 settembre. Nella sua nota Massimo Franco rincara: «Giorgia Meloni torna da New York con un premio prestigioso e una posizione politica più equidistante nelle elezioni presidenziali». E che non si dica che le cene non contino!

Ultima cena?
Del premio e della cena di gala non sanno che farsene, però, i lavoratori e le parti sociali di Stellantis (ex Fiat) che hanno indetto uno sciopero il 18 ottobre e che i soldi di quella giornata lavorativa li perderanno. Loro, a differenza di Meloni, non ritireranno alcun premio. Le federazioni metalmeccaniche dei tre sindacati confederali (Cgil, Cisl, Uil) torneranno a sfilare unite sulle medesime posizioni dopo circa trent’anni. «L’Europa, il Governo e Stellantis devono dare risposte», si legge nel comunicato congiunto delle tre organizzazioni, le quali chiedono «a Bruxelles e a Roma» l’approvazione di «un pacchetto straordinario di risorse per sostenere la transizione del settore attraverso investimenti in ricerca, sviluppo, progettazione, ammortizzatori sociali, formazione, riduzione dell’orario di lavoro, batterie e infrastrutture di ricarica». Investimenti che devono vedere «la partecipazione dei privati» a patto che siano concessi «alle aziende che garantiscano l’occupazione e il futuro degli stabilimenti».

Ma il Governo Meloni non ha una linea chiara a riguardo, eccezion fatta per la posizione di ritrattazione legata alla transizione energetica in sede europea. I sindacati chiedono garanzie ma al momento la dialettica è tutta sovrastrutturale e parrebbe di capire che se il Governo riuscisse a tenere la propria posizione a Bruxelles/Strasburgo, il risultato dovrebbe rappresentare positività per tutto il paese. Una sorta di beneficio a cascata (trickle-down) economico sociale che a ben vedere non si è mai verificato negli ultimi decenni.

Famiglie? Al momento solo annunci spot
«Il nodo cruciale è l’adattamento degli stipendi all’inflazione», risponde ad Atlante Paolo Moroni, responsabile della direzione politica dell’Associazione famiglie numerose. «Quello a cui stiamo assistendo è un peggioramento generalizzato della condizione familiare, specie per quel che riguarda il nostro ambito (le famiglie numerose). L’inflazione ha inciso moltissimo sui beni di prima necessità». Il cosiddetto carrello della spesa che proverbialmente si fa sempre più pesante: i nuclei familiari tutti hanno subito un impoverimento e l’aumento della voce dei beni di prima necessità nel bilancio domestico ne è un esempio.

«C’è stata una perdita del potere d’acquisto notevole: la leva fiscale-previdenziale non può da sola risolvere questa situazione, c’è bisogno anche di una [rinnovata] visione della contrattualistica del lavoro», ha aggiunto Moroni. Troppo precariato e salari bassi, specie tra gli under 35: lo dice anche il rapporto Inps.

Ma il Governo ancora una volta non sembra avere un progetto a lungo periodo: il tentativo di vendita di una quota del 15% di Poste Italiane ne è un esempio. Se la proverbiale, metaforica (e ormai lisa) coperta è sempre più corta, si prova a cedere un altro pezzo di Poste, ma poi si tornerà a maledire il momento in cui i soldi non basteranno e ci si dovrà inventare qualcos’altro che metta una pezza.
Sembra di rivedere Giulio Tremonti nell’imitazione interpretata da Corrado Guzzanti in cui il ministro – al fine di evitare il cetriolo globale – prova a vincere al flipper di un bar puntando i suoi ultimi centesimi di euro. Moneta mal digerita anche nella pronuncia del soggetto imitato. Solo che Guzzanti/Tremonti non riusciva mai a vincere e alla fine della scenetta veniva cacciato dal barista. E gli toccava stare fuori dalla porta.

Posted in AtlanteditorialeTagged crisi, famiglie, Governo, inflazione, lavoratori, meloni, paese, paese reale, progetto, sciopero

Fitto c’è, Meloni esulta. Ma il paese reale langue

Posted on 2024/09/19 by carmocippinelli

Una vittoria. O, almeno, per i canoni dell’esecutivo Meloni una netta vittoria. E no, non stiamo parlando della contrarietà della Presidente del Consiglio dei ministri all’utilizzo di missili a lungo raggio contro la Russia, cui pure la dichiarazione condita da avverbi e da intercalari (“chiaramente”, “ovviamente”, “semplicemente”), farebbe presagire ad un prendere tempo rispetto alla reale posizione che dovrà assumere il governo italiano.
Stiamo parlando della nomina di Raffaele Fitto a vicepresidente esecutivo della Commissione Europea: all’italiano andrà il compito di «gestire i fondi del Pnrr insieme a Valdis Dombrovskis». Mancava l’ultimo nome e nella calcistica zona cesarini c’è stato l’accordo che ha sancito l’ingresso dell’unico componente Ecr (Conservatori e riformisti europei, gruppo a cui appartiene Fratelli d’Italia) nella Commissione. Il ministro italiano avrà anche la delega ai fondi di coesione e alle riforme. La lunga fase dialettica tra le due presidenti, Ursula Von der Leyen e Giorgia Meloni, si è conclusa con l’accoglimento da parte della prima al nome di Raffaele Fitto.

In questi giorni politica e stampa sembrano aver archiviato il caso Boccia-Sangiuliano proiettandosi sulla questione della composizione della nuova Commissione Europea, nuovamente a guida Von der Leyen (Partito popolare europeo). La maggioranza esulta e il governo plaude alla vittoria nettissima che sarebbe stata percepita come tale da tutta l’Italia, tuttavia il sistema-Paese (come si sarebbe detto un decennio fa) non beneficerà effettivamente della nomina di Fitto a Bruxelles/Strasburgo.
«Andiamo al dunque: al di là delle funzioni di coordinamento dei vicepresidenti che, per l’esperienza che ho io, sono chiacchiere e distintivo. Senza chiacchiere e distintivo avevamo Gentiloni all’economia. Adesso con chiacchiere e distintivo abbiamo “coesione e riforme”», a dichiararlo è stato Pier Luigi Bersani, componente della direzione nazionale del Partito democratico, nel corso della serata di ieri [17 settembre 2024], durante la trasmissione DiMartedì, condotta da Giovanni Floris. Chiacchiere e distintivo. E ora il dibattito – o quel che potrebbe definirsi tale – si è avviluppato sulla questione delle votazioni conseguenti: «Su Gentiloni cinque anni fa esprimemmo parere favorevole anche su indicazione dell’allora presidente di Ecr [Raffaele] Fitto. Confidiamo in un atteggiamento responsabile da parte della sinistra. Poi sta a loro. Certo, risponderanno del loro voto davanti al popolo italiano», tuona Nicola Procaccini al Corriere della Sera di ieri, 18 settembre [2024]. Come se il popolo italiano fosse davvero realmente consapevolmente informato su quanto accade a Bruxelles/Strasburgo, una delle istituzioni più blindate al mondo (con tanti saluti alla trasparenza e all’accessibilità pubblica). Ma le dichiarazioni roboanti sulla stampa lasciano il tempo che trovano, Italia od Europa che sia. Nel Belpaese i quotidiani ne sono la testimonianza concreta: non c’è una dichiarazione che sia di lungo respiro o che porti con sé un poco di dibattito che vada oltre l’immanenza di questo o quel fatto. Solo due giorni fa [16 settembre 2024], a proposito di gruppi e composizioni parlamentari, La Verità, attraverso la penna di Federico Novella, pubblicava un’intervista a tutta pagina ad Enrico Costa (deputato, già ministro negli esecutivi Renzi e Gentiloni). L’ex ministro ribadiva di aver lasciato Azione ma di non aver intenzione di ritornare in Forza Italia: «Non c’è nulla di ufficiale, farò le mie riflessioni. Ma con Forza Italia ho sempre avuto un confronto costruttivo». Neanche 48 ore dopo ed Enrico Costa effettua ufficialmente il ritorno nella formazione fondata da Silvio Berlusconi.

Nonostante la conquista ottenuta a Bruxelles/Strasburgo, il paese (quello vero, non quello dei comunicati stampa) langue. Non bastano gli annunci roboanti della Presidente Meloni all’assemblea di Confindustria riguardo l’occupazione («mai così tanti italiani avevano lavorato dall’Unità d’Italia oggi») talmente alti da non avere un termine di paragone: un esercito di decine di migliaia di insegnanti precari vincitori di concorso, abilitati e in attesa di abilitarsi (ovvero idonei dei nuovi concorsi Pnrr) sono in attesa di una cattedra e un’altra morte sul lavoro si aggiunge al già imponente numero di decessi. Stavolta si è trattato di un operaio di 34 anni che ha perso la vita schiacciato da una pressa in una fabbrica del varesotto, assunto non direttamente dall’azienda ma da «una cooperativa». Ma forse per il governo non conta: l’operaio era “solo” un uomo nato in Marocco. Non era mica italiano.

Posted in AtlanteditorialeTagged commissione, fitto, Governo, italia, meloni, paese, prima pagina, Ue, von der leyen

Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

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