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Tag: manovra

007 – Meloni missione austerità

Posted on 2024/10/29 by carmocippinelli

«L’Italia è tornata attrattiva per i grandi investimenti. Abbiamo conquistato nuovi mercati e scalato la classifica dell’export, salendo al quarto posto e scavalcando prima la Corea del Sud e poi il Giappone». Il messaggio inviato lunedì 28 ottobre [2024] all’assemblea dell’Unione degli industriali di Torino dalla Presidente del Consiglio dei Ministri parla chiaro: l’Italia a guida Meloni sta crescendo economicamente e socialmente parlando. Anche se, come ha ricordato la leader di Fratelli d’Italia all’evento-intervista [24 ottobre 2024] per gli ottanta anni del quotidiano Il Tempo: «Siamo in una fase economica non facile e le risorse sono poche».
Lo schema è semplice: Meloni vorrebbe accreditarsi meriti agli occhi della pubblica opinione riguardo la congiuntura «non facile» e la possibilità che l’uscita da tale fase sia possibile da destra. Pubblica opinione rappresentata, va detto, da una cerchia sempre più ristretta date le contrazioni periodiche della vendita di quotidiani e periodici, nonché degli ascolti televisivi di programmi d’informazione di prima serata.

«Abbiamo fatto una manovra che ricalca il lavoro delle precedenti due: in due anni di Governo ne abbiamo approvato già tre. Appena siamo arrivati al Governo abbiamo abbiamo varato la prima manovra e la strategia è sempre la stessa», ha ricordato Meloni nel corso della cerimonia romana del 24 ottobre.

Banche?
Stavolta però è diverso: dalle parti dell’esecutivo si è più volte detto che la manovra la ‘pagheranno le banche’, provando a soffiare sul tema della disaffezione generale che c’è nel Paese nei confronti degli istituti bancari, perlomeno quelli più grandi. La narrazione che viene presa in considerazione è quella dei sacrifici da affrontare come paese unito e dal rinnovato spirito nazionale, grazie al Governo Meloni. Narrazione, appunto. E anche in questo c’è un però significativo, che contraddice il punto in questione e va a distruggere la narrazione: «i 3,5 miliardi (in due anni) annunciati come “contributo” al Paese da parte del sistema bancario» non rappresentano «né una tassazione sugli extra-profitti realizzati nel biennio scorso (oltre 100 miliardi), né un prelievo “una tantum”, ma semplicemente un’anticipazione sulle future imposte, con esborso finale pari a zero per le banche coinvolte», ha affermato Marco Bersani, coordinatore di Attac Italia.

Tagli netti, zero investimenti
Nessun mistero, in effetti, per quel che è stato detto da più quotidiani italiani nel corso della settimana appena trascorsa: la sanità è il settore maggiormente colpito dai tagli e ignorato da sostegni di ci pure avrebbe estrema necessità. Non c’è novità in questo perché il Governo Meloni, avendo sottoscritto un piano di rientro del debito in 7 anni in sede europea, come Atlante aveva già ricordato, si trova con le proverbiali mani legate.
Detto in altre parole: se è presente una procedura di infrazione con l’Unione Europea per eccesso di deficit, superiore al 3% del Prodotto interno lordo (Pil), i tagli non possono che essere netti e spietati: «un taglio [costante] tra i 12 e i 13 miliardi all’anno», ricordava Bersani nell’intervista già citata.

A ciò si aggiunga lo scontro tra le associazioni dei comuni italiani che vede da una parte l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e dall’altra la Lega Ali (Lega autonomie locali): la prima approva e plaude alla manovra, la seconda condanna il taglio lineare ai servizi. Lo scontro tradisce una carsica frizione politica: la prima associazione è presieduta da un componente in quota Forza Italia, la seconda ha tra gli esponenti il sindaco di Roma Gualtieri (già ministro dell’economia durante il periodo del lockdown).

Non c’è crescita, a ben vedere, se si strutturano leggi di bilancio che non prevedono investimenti a lungo termine se non provvedimenti una tantum cari a qualsiasi governo che voglia far presa facile e immediata su un elettorato sempre più fluido e disilluso nei confronti della manifestazione della democrazia rappresentativa, così per come ha avuto modo di mostrarsi nell’ultimo trentennio.

È possibile offrire varie opinioni di una situazione in essere come la legge di bilancio ma la concretezza del fatto in sé è impietosa: si tratta di austerità. Meloni attacca i detrattori del Governo di destra-centro portando i numeri di investimenti alla sanità e i dati relativi all’occupazione, ma la parzialità dei numeri non consegna un quadro completo della situazione sfaccettata dello Stivale e il Paese reale vorrebbe solo stabilità e un sistema-Italia che possa funzionare, a prescindere dalle oscillazioni della borsa. Il piano per la crescita dell’Italia non è altro che la reiterata prosecuzione di quanto accade dal Governo Monti: i mercati approvano, l’occupazione sale (quella precaria, mal pagata, instabile), i bonus crescono di numero ad ogni anno solare, i voti salgono (perlomeno la percentuale di chi va a votare). Va tutto bene: basta saper scegliere con cura la pillola da ingerire.

Articolo pubblicato su Atlante Editoriale www.atlanteditoriale.com/austerita-meloni-non-cambia-la-linea-di-draghi-e-di-monti

Posted in Atlanteditoriale, BlogTagged austerità, bilancio, centrodestra, destra, manovra, meloni

Scrivere è lecito, approfondire è diabolico

Posted on 2018/12/21 by carmocippinelli

Un fantasma si aggira per  l’Italia: quello della demonizzazione e criminalizzazione del comunismo. Nonché della sua citazione a sproposito per far passare un messaggio del tutto distorto a chi legge o ascolta.

La Stampa

«[…] A furia di gridare al fascismo abbiamo trascurato quella romantica vena stalinista [del Governo]», 

lo scrive, alla fine del suo articolo, il giornalista Mattia Feltri su ‘La stampa’ di oggi a proposito della legge cosiddetta “Spazzacorrotti” dell’esecutivo. 
A leggere i quotidiani di oggi, o ascoltarli dalla voce radiofonica di un giornalista, ci vuole del fegato e il perché è presto detto: tanto per quel che riguarda il cosiddetto “Dl Spazzacorrotti” quanto per la manovra di bilancio, è tutto un “dàgli all’untore”. Ma l’untore, in questo caso è diverso dal solito: il comunismo. 
L’articolo di Feltri paragona il Dl ad alcune leggi del codice penale sovietico, evocando “Arcipelago Gulag”, citando purghe staliniane e nomi in parallelo alla legge leghista-grillina.
Aleksandr Solzenicyn è un evergreen valido per tutte le stagioni per straparlare di comunismo, Unione Sovietica, Stalin et similia.
Non che le due cose c’entrino molto (il Governo M5S/Lega e l’Urss di Stalin) ma agli occhi e alle orecchie di un popolo che non legge, non studia, non sa ca(r)pire quel che succede attorno ad esso, fa sempre molto effetto citare esempi di altre epoche, anche ravvicinate, che la maggior parte dell’opinione pubblica non coglie neanche più. Nè, tantomeno, possiede gli anticorpi per destrutturare una narrazione sbagliata a causa dello smantellamento del sistema scolastico e universitario, in particolar modo per quel che riguarda gli studi storici e umanistici. Revisionismo strisciante.

Il Giornale

Lamberto Dini, poi, interviene affidando le sue parole in via privata ad Augusto Minzolini, il quale, abbandonando da tempo il nom de plume Yoda, riporta le poche ma significative righe dell’ex Primo Ministro, sul ‘Giornale’:

«La manovra è ridicola. I mercati faranno giustizia. Quando a gennaio non si riusciranno a vendere i 40 miliardi di titoli di Stato necessari per pagare stipendi e pensioni, voglio vedere cosa diranno questi signori. Addirittura hanno messo nel mirino i pensionati: bloccare l’indicizzazione a gente che prende 1.500 euro al mese! Roba da matti! È una tassa. Un esproprio. È una legge di bilancio da rifondazione comunista, da Pci, senza però l’intelligenza dei comunisti».

Tralasciando per un secondo l’esprorio comunista, personalmente mi pare grave la questione delle cifre posta dall’ex Presidente del Consiglio dei Ministri: “i mercati faranno giustizia” e ancora “vendita dei titoli di Stato necessari per pagare stipendi e pensioni”. Tutto è una Spa, persino i pensionati, a loro insaputa, aspettano il gong dell’inizio della seduta a Wall Street per sapere se possono andare all’Ufficio Postale o all’Impese (Inps, nel gergo periferico romano).


Il carico da 11 alle parole di Dini, sempre scorrendo l’articolo uscito oggi a firma di Minzolini, lo mette Primo di Nicola, giornalista e senatore grillino:

«Abbiamo fatto quello che il Pci e Rifondazione comunista non hanno mai avuto il coraggio di fare, redistribuendo ricchezza».

Il Principe De Curtis, al secolo Totò, avrebbe commentato con un caustico alla faccia del bicarbonato di sodio.

A tutto questo si pone anche un problema di modus operandi professionale: si citano (a sproposito, ma vabbè) Rifondazione comunista e il Pci e, dunque il giornalista moderno, che crede nell’Europa, nell’abbattimento delle frontiere, nella generazione Erasmus e simili, non interpella un esponente del Prc o del defunto Pci. Al contrario, Yoda (pardon, Minzolini) riporta le parole «dei discedenti di Rifondazione Comunista», ovvero, una senatrice di Liberi e Uguali: Loredana de Petris.

Si provi ad immaginare il contrario, cioè che si fosse proceduto affibbiando negativamente la paternità della legge di bilancio al Partito Democratico. Il giornalista moderno, post-ideologico e con simpatie lib-dem, andrebbe a intervistare un ex Pd?  Si immagini se fosse davvero accaduto questo: cioè che in un articolo sulla manovra si interpellava, non bonariamente, il Pd e che il giornalista in questione intervistasse – che so – Nico Stumpo, ora in Leu (che, tra parentesi, neanche esiste più, ma questa è un’altra storia).
Il post indignato di Renzi, indignato perché non l’avevano preso in considerazione e perché la stampa aveva preferito un ex-dem, sarebbe stato quotato all’1.5: vittoria certa per qualsiasi scommettitore.
Così come il tweet di Maurizio Martina. Muzio Scevola avrebbe ancora due mani.

“Se solo si potesse…”
Che la classe dirigente italiana stesse mostrando da tempo il suo vero volto, è fuor d’ogni dubbio; che la classe politica menta sapendo di farlo di fronte all’assetto sovranazionale dell’Ue e delle politiche comunitarie è altrettanto vero: lo stiamo vivendo sulla nostra pelle, non c’è giorno che trascorra senza una (u-n-a) dichiarazione tremebonda e incendiaria contro l’Ue da parte di Lega e M5S, salvo poi trattare su qualsiasi cosa come un Gentiloni o un Renzi qualsiasi e prendere per il naso sui decimali un elettorato che, al contrario, crede che sia una roba rivoluzionaria rientrare nei trattati europei. Anche se, a sto punto, bastava il Pd.
Che i giornalisti, infine, stiano dando il peggio di sé da un trentennio a questa parte, anche questo, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti. Tutte e tre le categorie stanno ancora al grado ‘zero’ dell’analisi, del dibattito e dell’approfondimento, questioni necessarie a tutte e tre le figure in questione per il proprio lavoro. Tuttavia, dopo aver ascoltato dalla voce di Massimo Bordin i giornali di oggi, c’è da dire che da quelle tre figure sopramenzionate non si cava davvero un ragno da un buco.
Secondo costoro i totalitarismi pari sono: nazista, fascista, comunista. E d’altra parte poco importa che quest’ultimo ha distrutto il nazifascismo in Europa.
Se potessero, scriverebbero che, in fondo, Hitler e Stalin sarebbero stati amicissimi, d’altra parte c’è il famigerato patto Molotov-Ribbentropp che riprova l’amicizia dei due regimi.
Peccato che quel patto poco c’entra con l’alleanza “per spartirsi la Polonia” tra Germania e Russia Sovietica: è uno dei più grandi falsi dell’era post-ideologica, del revisionismo e dello smantellamento dell’insegnamento della storia in tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado. A riguardo – per coloro che vorranno – si potrà ascoltare dalla viva voce di Alessandro Barbero (video in basso dal minuto 46:10), le motivazioni di quel patto e del perché è un falso considerarlo così com’è stato fatto in Italia (in particolar modo) tanto dalla comunità scientifica quanto dall’informazione (fossi in voi il video me lo vedrei tutto):

E siccome, spesso e volentieri, tra elettori di sinistra, compagni variamente collocati, si tende a dire “ma forse ce la meritiamo questa situazione”, pensando ai loro trascorsi, alla loro età e all’inanità delle organizzazioni che hanno preceduto la situazione attuale, per una volta vorrei dire l’esatto contrario: parlate per voi. 

Anzi, aggiungerei, poveri noi.
Posted in comunismo, Governo, M5S, manovra, polpettoni, spazzacorrotti, stampaTagged comunismo, Governo, M5S, manovra, polpettoni, spazzacorrotti, stampa

Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

Un sogno per la Borgata Gordiani!

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