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Tag: libertà

Un altro manifesto [sempre a Santa Maria del Soccorso]

Posted on 2024/04/26 by carmocippinelli

  

Foto di Adriano Pucciarelli su Unsplash

Non c’è più il manifesto di Lenin a Santa Maria del Soccorso. È stato strappato del tutto, fino agli ultimi brandelli. Per tre settimane il muro è rimasto “pulito” da ogni affissione.

Attorno al 15 del mese l’organizzazione italiana della Tendenza marxista internazionale ha provato ad attaccarvi due manifestini riguardo un’iniziativa che stavano promuovendo in quei giorni sulla lotta partigiana: uno è stato strappato e ne è rimasto uno solo. Ancora coraggiosamente attaccato al muro d’ingresso della fermata di Santa Maria del Soccorso.

È il giorno dopo il 25 aprile, in cui un lungo fiume di persone ha invaso le strade tra Villa Gordiani e Quarticciolo. È il giorno dopo la lieta marea.



In una delle due scuole in cui presto servizio quest’anno il ponte non è il 25 e il 26 aprile ma il 29 e 30, dunque mi incammino verso l’entrata della Metro B alle 7:30. Mentre cammino verso l’ingresso faccio un controllo delle cose toccandomi le varie tasche della giacca e dei pantaloni una dopo l’altra: moderna e attualizzata versione del tuca tuca di Raffaella Carrà. C’è tutto, anche la mascherina FFP2: per insegnare alla sezione ospedaliera serve ancora, nei reparti dell’ Umberto I è ancora obbligatoria. 

Finito il servizio torno indietro con pensieri e sguardi avvolti dalle pagine di Meneghello e dai racconti di Malo, ma purtroppo arriva il momento di scendere. Salgo le scale per riemergere alla luce del sole e noto sull’altro muro di destra, quello che dà verso l’uscita di Largo Viola, un altro manifesto. È scritto a vernice rossa e a caratteri cubitali: «W Mario Fiorentini».
Non c’è la firma: la scritta è rossa.
Mi fermo immobile, anche questa volta, oltre i cancelli dell’uscita della metro e resto a contemplare la scritta rossa qualche secondo. Non vedevo un manifesto per Mario Fiorentini da un po’ e vederne uno mi ha fatto respirare aria fina di montagna.

È proprio vero, penso, quello slogan che ci ripetiamo (benché ovunque
collocati, dispersi e divisi): quando muore un compagno o una compagna
ne nascono altri cento.
E vanno in giro ad affiggere i manifesti in ricordo di Mario Fiorentini.

Lo spirito di chi crede non si abbatte facilmente, come nella scena di Italiani brava gente in cui i nazisti e i fascisti, tedeschi e italiani occupanti le zone limitrofe al Don, stuzzicano un gruppo di civili russi facendo cantare loro L’Internazionale a mo’ di sfregio.
Ma loro l’hanno cantata davvero e quasi non si fermavano neanche coi colpi dei mitra tedeschi.

Sono teste dure, i comunisti.
Menomale.

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Le forze politiche alle Camere e le posizioni sul 41bis – Atlante Editoriale

Posted on 2023/02/09 by carmocippinelli
Le opposizioni depositano una mozione contro il sottosegretario Del Mastro Delle Vedove, lui si giustifica asserendo che non ha compiuto nulla di male e che quanto detto da Donzelli in aula non era sottoposto ad alcun segreto. Il Ministro Nordio parlerà il 14 febbraio alle Camere ma nel frattempo le opposizioni hanno trovato una unità – par di capire solamente burocratica e tattica – sulla questione che riguarderebbe i due esponenti di Fratelli d’Italia. Donzelli e Del Mastro Delle Vedove, stando alla cronaca politica di questi giorni, condividerebbero l’appartamento di Roma in cui vivrebbero entrambi, dunque quanto pronunciato in Aula da Donzelli sarebbe stato riferitogli dal collega di partito. Anche il Guardasigilli nell’informativa del 1 febbraio ha minimizzato e stabilito come quelle informazioni non sarebbero segrete né sia stato rivelato nulla di particolarmente scottante dal Vicepresidente del Copasir Donzelli (Fd’I). Riecheggiano le parole di Bruno Tabacci (Centro democratico – Partito democratico – Italia democratica e progressista) della scorsa settimana: 

«La questione che è emersa nella giornata [di martedì 31 gennaio] è quella relativa all’utilizzo improprio di documenti che il ministro Nordio ha definito “sensibili” ma a me non risulta che a un deputato sia consentito di andare dal Capo di Gabinetto e prendere visione di documentazione di una certa natura e che riguardano un dipartimento così delicato». 

Quello che emerge, ha detto poi Tabacci a «Radio Radicale» è sia il Caso Cospito quanto il Caso Donzelli, che ora potremmo definire “Caso Donzelli-Del Mastro Delle Vedove”.
La questione legata al 41bis sembra tutt’altro che sopita, anzi: la Ministro del Turismo Santanché ha dichiarato, riprendendo la linea di Antonio Tajani nella conferenza stampa tenuta assieme a Piantedosi e Nordio nella mattina del 31 gennaio, come lo Stato sia sotto attacco. «C’è un attacco allo Stato e non al Governo e non possiamo cedere perché sarebbe un gravissimo errore per la sicurezza della nostra nazione», ha ribadito la Ministro a cui le ha fatto eco l’anch’egli ministro Salvini: «non si toccano leggi sotto minaccia, si parli di giustizia con una riforma e non con le polemiche», stando a quanto riportato dal quotidiano «Il Riformista» di martedì 7 febbraio.
Nei giorni scorsi Alfredo Cospito, tramite il suo avvocato Rossi Albertini, ha chiarito:«Non c’entro nulla con la mafia, voglio che venga cancellato il 41-bis per tutti perché è uno strumento che toglie le libertà fondamentali: ho visto mafiosi che sono anziani e malati, persone non più pericolose», precisando che l’opinione del suo assistito sono «individualiste, perché non c’è una organizzazione».

Ma quali sono le posizioni sul 41bis delle forze politiche presenti alle Camere?

Il dato che colpisce, quantomeno a parere di chi scrive, è che, stando dati aggiornati ad ottobre 2002, i detenuti al 41bis sono 728. La cifra fa sobbalzare: ci sono più detenuti al 41bis che parlamentari. Come si sono espressi i rappresentanti dei gruppi politici alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica?
La maggioranza lo ha ribadito più volte e i partiti che ne compongono la coalizione hanno affermato la propria contrarietà anche solo per una discussione riguardo l’istituto in oggetto. Tanto Fratelli d’Italia quanto la Lega si sono mostrate chiuse, come già riportato sopra. La presidente del consiglio dei ministri Meloni ha più volte sottolineato come non si debba trattare con mafiosi e violenti. Silvio Berlusconi (Forza Italia) ha chiarito la posizione del partito, comunque già espressa da Tajani: 

«La violenza politica in Italia non è un ricordo così lontano, ha inquinato la vita politica e la democrazia italiana fino a pochi anni fa. Lo Stato non può e non deve cedere ad alcun ricatto. Il 41 bis, che è uno strumento applicato in autonomia dalla magistratura contro criminali pericolosi e pluriomicidi, deve restare così».

Per il Partito Democratico ad esprimersi più duramente, ancorché unicamente, è stato il candidato alle primarie Stefano Bonaccini, nel corso dell’assemblea tenutasi domenica 5 febbraio al Lanificio di Pietralata di Roma: 

«Il 41bis non può essere messo in discussione: guai se dessimo l’idea di metterlo in discussione! Lo dice uno che viene da una regione che sul terrorismo ha pagato un conto salatissimo. La lotta alla mafia e nei confronti di ogni aggressione terroristica sono, per noi, due punti fermi su cui non si arretra neanche di un millimetro. Dopodiché, che tutti i detenuti abbiano diritto alle cure necessarie, è un principio di civiltà che nulla toglie alla lotta contro il crimine organizzato. […] Chi si è macchiato di crimini ne risponda. Ci poteva pensare prima». 

Da parte dell’altra candidata alle primarie del Partito Democratico, Elly Schlein, non risulta sia stato detto alcunché.
Secondo Giuseppe Conte (Movimento 5 stelle): 

«Non permetteremo mai che si tocchi il 41 bis, è uno strumento importante data anche la la caratteristica delle formazioni terroristiche, mafiose. Per quanto riguarda Cospito: si tratta di una valutazione che va rimessa alle autorità competenti, le quali devono tener conto anche della dignità della persona e delle sue condizioni di salute».

Le dichiarazioni, riportate da «LaPresse» dell’ex presidente del consiglio dei ministri sono state rese ai giornalisti lunedì 6 febbraio a Monza, nel corso dell’iniziativa del partito per le elezioni regionali in Lombardia.
Il Deputato Riccardo Magi, da parte sua, in quota +Europa/Radicali Italiani, ha dichiarato a «Radio Radicale» [1]: 

«Sono stato l’unico ad aver preso la parola, dopo l’informativa di Nordio alla Camera [1 febbraio], riguardo la incompatibilità del 41bis con la nostra Costituzione per i rilievi che la stessa Corte Costituzionali ha prodotto negli anni» 

così come per quanto prodotto dalle istituzioni europee.
Per quel che riguarda il gruppo composto da Verdi/EuropaVerde e Sinistra Italiana (Alleanza Verdi Sinistra) tutto sembra tacere, fatta eccezione per la senatrice Ilaria Cucchi: 

«[…] Fermiamoci tutti a pensare Alfredo Cospito come essere umano e non come simbolo. Alfredo Cospito non ha compiuto né ispirato, fino a prova contraria, quegli attentati che dimostrano solo di volergli del male. Alfredo Cospito non è un boss mafioso e, volenti o nolenti, non ha ucciso nessuno. Costringerlo all’ergastolo ostativo del regime 41 bis è stata, a mio avviso, una palese forzatura ed un errore colossale. Se così non fosse ora non ne staremmo parlando tanto. Le sentenze vanno rispettate ma sono soggette al diritto di critica. Mentre Alfredo Cospito è diventato oggetto di speculazione politica e tema di scontro di idee diverse sul modo di intendere la Giustizia in questo Paese, ciò che più conta, la sua vita, se ne sta volando via. Il ‘bla bla bla’ è diventato oramai assordante».

La Senatrice sembra essere stata l’unica ad aver spezzato la continuità di dichiarazioni che sovrapponevano anarchici e mafiosi, ponendoli sul medesimo piano e attribuendo agli uni e agli altri le stesse finalità e intenzioni.
A tal proposito, vale la pena segnalare l’opinione del politologo Paolo Pombeni che, in un articolo sul «Messaggero» di sabato 6 febbraio avrebbe paragonato l’anarchico Cospito (e l’anarchismo in generale) alla criminalità organizzata:

«[…] Attualmente la mafia in quanto tale non sembra più interessata alle dimostrazioni esasperate di violenza contro lo Stato come era caratteristica dei corleonesi. Uno “scontro a fuoco” e a tutto campo con lo Stato nuocerebbe ai suoi affari che sembra non essere disposta a mettere a rischio per difendere i vecchi capi in carcere. Bisogna dunque affidarsi a qualcuno che si crede possa “incendiare” l’ordine pubblico facendo leva su quanto rimane in varie frange del paese della stagione di una certa contestazione: quella che vedeva e vede dappertutto violenza di stato, militarizzazione contro le libertà individuali, repressione di chi non accetta le regole “borghesi”. Sono componenti marginali, ma che ancora esistono in una società inquieta, affamata di proteste nichiliste, che vuole solo gesti eclatanti e non accetta un lavoro duro per superare le indubbie difficoltà di questa fase storica».

Una sorta di grimaldello anarchico.
Quantomeno audace.
Pubblicato su Atlante Editoriale
  
https://www.atlanteditoriale.com/it/macrotracce/41-bis-e-le-posizioni-politiche/ 
Note
[1] La dichiarazione resa all’emittente radiofonica radicale è stata a seguito dell’articolo apparso sul «Fatto Quotidiano» sulla visita a Cospito di parlamentari del Partito democratico nel carcere di Sassari.
Posted in 41bis, anarchici, Atlanteditoriale, carcereduro, carceri, Cospito, costrizione, ergastolo, galera, libertà, mafiaTagged 41bis, anarchici, Atlanteditoriale, carcereduro, carceri, Cospito, costrizione, ergastolo, galera, libertà, mafia

Libertà di stampa in Italia, il monopolio del Capitale *

Posted on 2019/12/14 by carmocippinelli
La notizia è del 30 novembre [2019]: John Elkann starebbe tentando la scalata nel gruppo Gedi.  La Cir group spa (Compagnie industriali riunite), holding della famiglia De Benedetti, ha confermato: «Ci sono in corso discussioni con Exor [la holding lussemburghese degli Agnelli-Elkann] per una possibile operazione di riassetto», oppure come ha scritto «Repubblica», quotidiano di punta del gruppo, «la holding Cir è in trattativa con Exor per vendere la quota di controllo di Gedi». Senza contare il fatto che John Elkann è già vice presidente del gruppo.
Le vicende familiari di due lignaggi del tutto rilevanti del capitalismo italiano si riflettono sulle sorti dell’informazione nazionale.
Non c’è ancora nulla di certo, se non una fase di profonda interlocuzione tra le parti, cominciata – a quanto pare – a causa di litigi familiari dei De Benedetti. Secondo la ricostruzione del «Messaggero», oltre al tentativo di scalata degli Agnelli-Elkann ci sarebbe anche l’interesse di più parti ma non confermate, come il fondo Peninsula di Luca Cordero di Montezemolo e Flavio Cattaneo, così come del gruppo che fa capo a Vincent Bolloré, a cui si rimanda all’articolo del 2017 di Marta Gatti pubblicato sulla rivista «Nigrizia».Gigante-Gedi: tre quotidiani e un crogiolo di testate
Numeri e nomi a parte, il Gruppo Gedi ed Exor hanno rispettivamente confermato il reciproco interesse nella fase di interlocuzione in atto e, se dovesse andare in porto l’acquisizione del gruppo, si parlerebbe di una scalata della Giovanni Agnelli BV già azionista per il 6,9% di Gedi. Al momento, come riportato da «Repubblica» in un articolo del 29 novembre [2019], il capitale ordinario della società è così suddiviso: «Cir 43,78% (pari al 45,753% della quota sul capitale volante), Exor 5,992% (pari al 6,262 della quota volante)».
Il gruppo editoriale in oggetto, tuttavia, non è solo «Repubblica», «La Stampa» e «Il Secolo XIX», che di per sé rappresenterebbe una fetta imponente dell’informazione, o come si è soliti dire in questi decenni disgraziati, del “mercato dell’informazione”. Rappresenta, tuttavia, anche una porzione imponente del flusso di notizie (senza calcolare tutti gli inserti dei quotidiani prima citati) che passano attraverso i giornali e periodici a diffusione nazionale e a pubblicazione settimanale, mensile o bimestrale, quali: «Il Tirreno», «Il messaggero» (Udine), «Il Piccolo» (Trieste) , «La Provincia» (Pavia), «Il Mattino» (Padova), «La Gazzetta di Mantova», «La Nuova Ferrara,», «La Nuova Venezia», «Il Corriere delle Alpi» (Belluno), «La Sentinella» (Ivrea), «La Tribuna» di Treviso, «La gazzetta di Modena», la «Gazzetta di Reggio» (Reggio Emilia)»; «L’Espresso», «National Geographic», «Mind», «Limes» «Le Scienze», «MicroMega», «Travellers» passando per le testate nazionali digitali come «Huffington Post Italia», «Mashable Italia», «Business Insider» e il portale «Kataweb» e senza contare le emittenti radiofoniche (Deejay, Capital, m2O). Un impero dell’informazione che può vantare 648,7 milioni di euro di ricavi.
 
RCS: l’occhio del Cairo
Andando ad esaminare gli azionisti di un altro colosso dell’informazione italiana, che da anni si contende il primato con Gedi, notiamo che l’azionista di maggioranza è Urbano Cairo col 59,831%, seguito da Mediobanca e da Diego Della Valle (rispettivamente aventi il 9,930% e il 7,624%), non meno importanti gli ultimi due azionisti: Unipol (4,891%) e la China National Chemical Corporation (4,732%). Il gruppo Rcs, tuttavia, rappresenta anche un colosso transnazionale detenendo «El Mundo», «Expansiòn» e «Marca» così come gestendo le seguenti pubblicazioni quotidiane a diffusione nazionale e digitale: «Corriere della Sera» (con relativi inserti «Economia», «La Lettura», «Corriere Salute», «Corriere Innovazione» e la Tv Corriere Tv),«Diritti e risposte», «La Gazzetta dellSport», «Buone notizie», «Il rumore della memoria» e il portale di Milena Gabanelli «Dataroom».
Le testate locali che fanno capo al gruppo sono: «corriere di Bergamo», «Corriere di Bologna», «Corriere di Brescia», «Corriere Fiorentino», «Corriere Milano», «Corriere Roma», «Corriere del Mezzogiorno», «Corriere Torino», «Corriere Veneto» senza contare i periodici cartacei e digitali (a cui si rimanda al link per evitare un lungo elenco che non porterebbe a molto).
Ultimo dato di rilevante importante, l’apertura della casa editrice Solferino, parte del gruppo stesso, ça va sans dire.
Se ci limitassimo a prendere in esame solamente i casi più grandi dei gruppi industriali legati all’informazione, ci si renderebbe presto conto che la libertà d’informazione è del tutto legata al profitto e ad interessi che tutto concernono tranne quello che dovrebbe guidare un quotidiano o un periodico. Fornire, cioè, una lettura di quel che accade, dare una propria interpretazione sui fatti, fornire la base per la formazione di una propria opinione in lettori che non sempre sono “addetti ai lavori” di quel che accade nelle stanze della politica o dei retroscena legati a questo o quel personaggio politico e avviare un dibattito che sia il più aperto e scevro dalle posizioni da “tifoseria” di questi ultimi venti/trent’anni.
La funzione della carta stampata è, nel corso degli anni, diventata del tutto altra rispetto a come la si intendeva negli anni ’80 o ’90, o come poteva essere quella di partito, quando questi non erano semplicemente dei comitati elettorali permanenti e attenti solo alla mediaticità del piatto di pasta mangiato dal leader su instagram o della foto con il tenero asinello postata su Facebook. Di fronte alla volontà di soppressione del finanziamento pubblico all’editoria, che certamente ha generato casi tutt’altro che onorevoli riguardo il suo utilizzo, l’informazione dell’Italia del 2000 rappresenta il prodotto della transnazionalizzazione delle imprese che traggono profitto dall’informazione e che gestiscono quotidiani e periodici in base all’utile che ne ricavano.
I giornali diventano, così, delle veline che molto spesso riempiono le proprie pagine di retroscena e di interviste ben calibrate a personaggi in cerca di ribalta o che devono porre in essere il proprio pensiero in articoli che spesso non arrivano al concetto e si limitano a rimanere sulla superficie delle cose. Il pensiero diventa unico ed è quello del capitalismo e dei suoi alfieri. Con buona pace di Giorgia Meloni che ritiene come il pensiero unico sia quello Lgbt. Il quotidiano resta un vettore di notizie le quali debbono, necessariamente, possedere notiziabilità altrimenti non presentano alcun margine di interesse da parte di chi la pubblica. E se non possiede interesse (leggi: possibile ritorno di profitto) per chi la pubblica, automaticamente non è da proporre al lettore. L’interesse delle aziende transnazionali ad avere un proprio gruppo editoriale sta nel fatto che, più o meno, i maggiori gruppi industriali di ogni paese hanno un legame con il mondo dell’informazione: la compenetrazione tra aziende, holding, banche, società assicurative e quant’altro, rende estremamente complicato il districarsi del lettore tra le pagine dei giornali e tra le notizie proposte: discernere la veridicità dei fatti con quanto accaduto nella realtà, formarsi un’opinione che non sia già nell’alveo di quelle già pre-confezionate dai quotidiani nazionali (e anche locali, come abbiamo visto) è molto complicato, per non dire impossibile.
L’interconnessione degli interessi dei gruppi industriali nel creare profitto là dove ci dovrebbe essere un interesse pubblico sovrasta qualsiasi buona intenzione, di cui la strada del capitalismo (non già del proverbiale inferno) è lastricatissima: le grandi acquisizioni da parte di aziende transnazionali od holdings rappresentano il volto più spietato della distorsione delle coscienze nel nostro paese. Non più formazione, bensì aprioristica distorsione. A questo si affiancherebbe il dibattito relativo al ruolo del giornalista, stante la situazione attuale, ma questa è un’altra storia.

* Articolo pubblicato sul sito del Partito comunista dei lavoratori https://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=6335

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Bangladesh: proteste a seguito dell’uccisione di Shahjahan Bachchu

Posted on 2018/06/19 by carmocippinelli
Articolo pubblicato su Pressenza


L’11 giugno 2018 è stato ucciso Shahjahan Bachchu nel villaggio di Kakaldi, nei pressi di Dacca, capitale del Bangladesh. Promotore del secolarismo, era scrittore, attivista e dirigente del Partito Comunista bengalese ed editore progressista: era a capo della casa editrice Bishakha Prokashoni. Non è la prima volta che in Bangladesh si uccidono editori, scrittori o letterati, come ha riportato ‘India Today’: «Non si tratta del primo episodio di attacchi e uccisioni di blogger, scrittori o editori del Bangladesh. Circa tre anni fa un altro editore, Faisal Arefin Dipon, proprietario di Jagjit Prakashan, fu assassinato. Il 31 ottobre 2015, Dipon è stato ucciso nel suo ufficio al Super Market di Shahbagh Aziz, dopo aver pubblicato il libro del blogger Abhijit Roy. Abhijeet, poi, è stato ucciso in un attentato terroristico nel febbraio dello stesso anno. Dopo Avijit, i blogger Niladri Niloy, Ananta Bijay Das e l’attivista digitale Wasikur Babu sono stati oggetto di atti di pirateria da parte di terroristi».

Il Partito Comunista, a seguito dell’uccisione di un suo esponente di primo piano, è sceso in piazza denunciando il «terrorismo di Stato», così come dichiarato nel corso della manifestazione dal Segretario Generale Shah Alam: «Così l’illegalità ha portato il paese alla disperazione: il Governo, anziché reprimere i terroristi, li alimenta: questo è terrorismo di Stato. L’uccisione di Shahjahan Bachchu ha messo in luce l’estremo deterioramento della situazione dell’ordine pubblico nel paese. Contro il terrorismo e la reazione, l’antiterrorismo creerà un forte movimento contro l’inazione del Governo».
Cordoglio e invito a far piena luce sull’accaduto è arrivato anche dal mondo istituzionale: la Direttrice generale dell’UNESCO, Audrey Azoulay nei giorni scorsi [15/06/2018 ndr] ha diramato una nota di condanna dell’assassinio dell’editore di libri e riviste Shahjahan Bachchu: «Condanno l’uccisione di Shahjahan Bachchu: l’assassinio di persone che stimolano un dibattito creativo è una perdita per la società nel suo insieme e chiedo alle autorità di non risparmiare sforzi per processare i responsabili di questo crimine»
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Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

Un sogno per la Borgata Gordiani!

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