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Tag: Evo Morales

«Esiste un piano Usa per spaccare il Mas dall’interno», ma è Morales ad aver cominciato

Posted on 2024/08/18 by carmocippinelli
Il comizio di Evo Morales a Caranavi | 17 agosto 2024 | Fonte: pagina Facebook Evo Morales Ayma

«Le informazioni trapelate dall’ambasciata Usa in Bolivia mostrano chiaramente che esiste un piano per la ri-colonizzazione del nostro paese. E questo sarebbe possibile andando alla rottura del Mas per cercare di candidare un outsider alle prossime elezioni per conto del Mas».
Evo Morales, Presidente del Mas-Ipsp e autoproclamatosi candidato del partito per le elezioni del 2025, legge pubblicamente un documento «siglato il 18 aprile dall’ambasciata degli Usa in Bolivia», ha assicurato, nel corso della manifestazione di ieri [17 agosto 2024] a Caranavi (piccola cittadina nella regione de las yungas a nord est di La Paz).

«Stanno cercando di spaccare il Mas per prendersi il litio e le terre rare del nostro paese, hermanos», dice Morales leggendo il documento  e arringando la folla ammutolita in religioso silenzio. «Eso nunca, Evo! [Questo non succederà mai, Evo!]», urla qualcuno: la tensione si rompe fragorosamente in un applauso in sostegno a Morales. Il discorso continua e si conclude in una festa nella cittadina yungeña.

Dopo le tensioni verificatesi nel partito a seguito dell’annuncio della sua candidatura, nonché dopo aver di fatto – spaccato in due il Mas tra evisti (tendenza di sostenitori e fedelissimi di Evo Morales) e arcisti (tendenza di sostenitori del Presidente boliviano Luis Arce Catacora e del vicepresidente David Choquehuanca), Morales sembra aver preso in mano la situazione e sta calando tutti gli assi che ha in mano.

Un candidato outsider?
Questa sarebbe la rivelazione resa da Evo Morales mentre parlava dal palco allestito per la manifestazione svoltasi a Caranavi. L’obiettivo dei gringos sarebbe il medesimo di sempre: appropriarsi delle ricchezze della Bolivia, specie nella fase attuale in cui l’occidente politico ha sempre maggior necessità non già di idrocarburi, quanto di terre rare e litio. Materie di cui la Bolivia è indubbiamente molto ricca.

Un candidato terzo che non proverrebbe dalle fila del Mas sarebbe il colpo di teatro «dell’impero nord americano», nonché di parti della borghesia boliviana: dopo il tentato golpe che ha coinvolto settori deviati dell’esercito e dello Stato maggiore boliviano, gli Usa – sostiene Morales – si starebbero preparando a «spaccare il Mas dall’interno».

Chi spacca cosa?
Uno scenario di intromissione nel processo elettorale di un paese sudamericano non rappresenta, nei fatti, una novità per la politica internazionale. Non serve riesumare la dottrina Monroe nella sua riformulazione rooosveltiana (così come pure ha ricordato Morales dal palco di Caranavi), basti pensare ai colpi di stato palesemente eterodiretti dagli Usa nella regione. Il golpe nei confronti della prima vittoria di Hugo Chavez in Venezuela, per rimanere nei primi anni del nuovo millennio, ne fu un chiaro esempio.

Sebbene sia del tutto plausibile, tuttavia la spaccatura del Mas non sarebbe da imputare a nessun altro se non a Evo Morales stesso.

Ad ottobre dello scorso anno [2023], Evo Morales ha tentato il colpo di mano sul Mas, di cui è tutt’ora Presidente, come già ricordato (la carica giuridicamente più importante) convocandone la parte del partito a lui fedele in un congresso-farsa nel dipartimento di Cochabamba, nella cittadina di Lauca Ñ e da lì è cominciata a venir giù la metaforica e proverbiale slavina. Il partito si è spaccato e ora esistono due Mas che sono letteralmente l’uno contro l’altro.

Il comizio di Evo Morales a Caranavi | 17 agosto 2024 | Fonte: pagina Facebook Evo Morales Ayma.
Il comizio di Evo Morales a Caranavi | 17 agosto 2024 | Fonte: pagina Facebook Evo Morales Ayma.

Casus belli
Si aggiunga la questione della cosiddetta auto-proroga dei giudici: il Presidente Arce sostiene la proroga dei giudici di quella che in Italia chiameremmo Corte Costituzionale e che invaliderebbe la candidatura di Morales alle presidenziali. Non essendosi ancora tenuta la votazione popolare che sostituisca i membri decaduti a dicembre 2023, il Governo li ha prorogati de facto.
Evo ha mostrato i muscoli e ha proceduto con i suoi mezzi: blocchi stradali in tutto il paese. Dal 22 gennaio a metà febbraio [2024] i sostenitori di Morales (che guida la sua corrente dal fortino di Cochabamba) hanno paralizzato le principali strade e autostrade del paese, in particolare l’arteria Oruro-La Paz, attuando blocchi stradali, interrompendo commerci, trasporti pubblici e privati. Secondo Gary Rodriguez, portavoce dell’Ibce (l’Istituto boliviano per il commercio estero), in quei giorni «l’economia boliviana ha perso circa 75 milioni di dollari al giorno». Ma la faccenda non si è conclusa neanche in quel caso.
Se Morales ha convocato il congresso ad ottobre [2023], riconvocandone poi un secondo nel marzo [2024] (chiamato ampliado), Arce ha risposto chiamando l’assemblea congressuale a El Alto nel mese di maggio. Per l’amministrazione e la burocrazia boliviana, però, nessuna delle convocazioni è giuridicamente valida: nessuna delle assemblee è stata riconosciuta come propria del Mas così come nessuna ha avuto il placet per la registrazione del nuovo statuto che entrambe le parti hanno riscritto in separata sede.
Nel corso di questo braccio di ferro politico si è inserita la divisione all’interno di ogni singola organizzazione sindacale, sociale e interculturale che orbita attorno al partito, tanto che il 2 marzo il grande incontro (in aymara: Jach’a Tantachawi) tenutosi a Oruro e promosso dal Conamaq (il consiglio nazionale delle popolazioni indigene del Qullasuyo) è terminato a pugni e sediate, con tanto di intervento della forza pubblica. E sì che l’organizzazione doveva scegliere un nuovo rappresentante tra due entrambi del Mas. Manco a dire ci fossero davvero esponenti outsider o della destra.
I rapporti tra le due ali del Mas sono andati deteriorandosi sempre di più quando ad inizio giugno [2024] il presidente del Senato Andronico (Mas, vicino a Morales), in sostituzione al presidente assente e al vice Choquehuanca in missione all’estero, ha fatto in modo di far approvare la destituzione dei componenti del tribunale che invaliderebbero la candidatura di Evo nel corso di una seduta parlamentare. Le elezioni popolari non sono state, tuttavia, ancora indette e la proroga dei giudici continua ad esserci de facto. L’azione di Andronico non ha fatto altro che inasprire ancora di più le parti in lotta nel Mas e nella società boliviana.

E ora?
Forse dopo il tentato golpe ai danni della presidenza di Luis Arce Catacora, la Bolivia dovrà davvero fare i conti con il peso specifico dell’autocandidato Evo Morales. In questi mesi (quasi una gestazione) la società boliviana si è atomizzata ed è stata polverizzata a tal punto che risulta verosimilmente impensabile che le due parti in lotta all’interno del Mas possano siglare un accordo di tregua, sedendosi pacificamente attorno ad un tavolo per concludere delle trattative.
E i candidati alle elezioni del 2025 continuano a essere due: Evo Morales e Luis Arce.

Pubblicato su La Rinascita – delle Torri

Posted in Blog, polpettoniTagged ayma, aymara, bolivia, catacora, Choquehuanca, evo, Evo Morales, litio, lucho, Luis Arce, Mas, morales, radio kawsachun coca, sinistra, socialismo, terre rare

Due congressi sono meglio di uno. Continua lo scontro interno al Mas tra Arce e Morales

Posted on 2024/03/17 by carmocippinelli

Foto di Snowscat su Unsplash

«Abbiamo provato a chiedere la convocazione al Presidente del partito, lo abbiamo supplicato, perfino. Non c’è stato verso». A parlare è Lucio Quispe, segretario esecutivo della Cstcb, la Confederazione Sindacale dei lavoratori contadini della Bolivia (Confederación sindical de trabajadores campesinos de Bolivia). Il presidente di cui parla il leader sindacale è Evo Morales e il partito è, chiaramente, il Mas, di cui Quispe è dirigente ma della parte fedele a Luis (Lucho) Arce e a David Choquehuanca, ovvero le due figure più importanti del paese (presidente e vice).
La parte arcista convocherà il decimo congresso mentre a ottobre gli evisti hanno convocato… il decimo congresso!

Cosa sta succedendo?

Ad ottobre dello scorso anno [2023], Evo Morales ha tentato il colpo di mano sul Mas, di cui è stato fondatore, più volte candidato e di cui ora ricopre la carica giuridicamente più importante: ha convocato la parte del partito a lui fedele in un congresso-farsa nel dipartimento di Cochabamba, nella cittadina di Lauca Ñ e da lì è cominciata a venir giù la metaforica e proverbiale slavina. La motivazione di tale gesto? Semplice: ricevere l’investitura per le prossime elezioni presidenziali del 2025.
La legge non glielo consentirebbe, ma il partito ha appoggiato la campagna “Evo2025“.
O meglio: la parte del Mas a lui vicina.
Prima del colpo di mano di Lauca Ñ, Morales ha pensato bene di accettare la rielezione a presidente della federazione di produttori di coca, la Seis federaciones del Tropico de Cochabamba. Forte del supporto ricevuto, Evo ha cominciato la sua battaglia fuori e dentro il Mas, spaccando partito e paese.

La convocazione degli arcistas
L’11 marzo le fazioni del Mas nonché di movimenti, sindacati, organizzazioni sociali e associazioni vicine a Lucho y David (Arce e Choquehuanca), hanno convocato «il X congresso ufficiale del Mas che si terrà dal 3 al 5 maggio nella città di El Alto».
Di per sé non sarebbe un evento straordinario, ma lo diventa nel momento in cui Morales, da presidente del partito, non ha concesso il placet per poter far svolgere l’assemblea alla parte amica-nemica, dello stesso partito ma ostile. Pare che la richiesta fosse stata inoltrata già a gennaio. Una parte talmente ostile che, spesso, gli eventi nazionali di confederazioni e organizzazioni (che di fatto sono una propaggine del Mas) finiscono a sediate, cazzotti e con interventi della forza pubblica per sedare le due parti in lotta (fisica). La “lotta libera” si è verificata anche alla Camera dei Deputati della Bolivia, provocando lo sdegno di gran parte della stampa boliviana, così come di tutta l’Americalatina.

Ma Evo non potrebbe candidarsi
C’è da dire che Tribunale supremo elettorale ha invalidato l’assemblea congressuale degli evisti a Lauca Ñ (ottobre 2023) ma ha dovuto comunque riconoscere la continuità giuridica del mandato di Morales alla guida del Mas: non essendo stato cambiato lo statuto, l’ex presidente è ancora rappresentante del partito.

Questo complica le cose. I deputati evisti alla Camera rispondono a braccia conserte e deridendo la convocazione arcista che si terrà a El Alto: «Il congresso non avrà la legalità né il riconoscimento da parte delle organizzazioni che fanno parte del Mas ma solo dalla “truppa” di Luis Arce», ha tuonato un deputato evista che (tanto per complicare le cose) si chiama Hector Arce. 
«Non vogliamo perdere lo strumento politico» – ha dichiarato Lucio Quispe  a «Los Tiempos» – «strumento che ci è costato lotta, sangue e lutti: Morales si sta  comportando in modo molto capriccioso e la convocazione del Congresso a El Alto è perfettamente legale».

Cosa dice la legge?
La normativa boliviana stabilisce che le organizzazioni politiche debbano rinnovare le loro cariche direttive entro il 7 maggio. Se dei cambiamenti dovessero intercorrere successivamente, il Tse potrebbe non ammettere quella forza politica alle elezioni. 

«Ci stanno boicottando»
Il Presidente Arce, da parte sua, ha più volte ribadito come gli evisti sono da considerarsi dei boicottatori. Per tutta risposta Morales ha convocato nuovamente i suoi a Cuatro Cañadas e ha espulso, con un documento ufficiale, Lucho y David.
«Ci sono senatori e deputati che difendono gli interessi del popolo boliviano e si oppongono ai gruppi di opposizione centristi [Comunidad ciudadana su tutti] e della parte evista.  Costoro non vogliono che miglioriamo le condizioni per il popolo: non ci fanno lavorare e ci boicottano», ha tuonato Arce alla cerimonia d’inizio dei lavori per la costruzione di un ospedale pubblico a Santa Cruz.
«Verrà il momento in cui verranno a chiedere i voti», ha sentenziato Arce e riferendosi chiaramente ad Evo Morales e ai suoi, «quando si arriverà a quella fase, saprete distinguere chi ha lavorato e lavorerà per la Bolivia con chi vi chiede solo il voto e l’appoggio per i propri candidati».

Posted in americalatina, Bolivia, elezioni, Evo Morales, Luis Arce, Mas, Pacto de Unidad, politica, SudAmericaTagged americalatina, bolivia, elezioni, Evo Morales, Luis Arce, Mas, Pacto de Unidad, politica, SudAmerica

Bolivia: Morales si ricandida alla presidenza e spacca il Mas mentre “retrocede in Serie B” (o forse no)

Posted on 2024/01/03 by carmocippinelli
Evo Morales si ricandiderà per le elezioni presidenziali in Bolivia: sarà la quinta campagna elettorale che affronterà a quattro anni dalle accuse di brogli (2019) che hanno causato (e continuano a provocare) divisioni profondissime tanto nell’opinione pubblica quanto nel paese a tutti i livelli.


«Evo2025»: il Mas si sdoppia e diventa maggioranza e opposizione
Il 3 ottobre [2023] il Mas-Ipsp1, partito politico al governo in Bolivia e di cui Morales è presidente, si è riunito per il decimo congresso nella cittadina di Lauca Eñe, nel dipartimento di Cochabamba, là dove l’ex presidente dello Stato Plurinazionale si sente più al sicuro e dove la sua influenza è maggiore. Tutto sembra essere cambiato da quando la nona assemblea congressuale, convocata nel marzo di quest’anno, aveva visto anche la partecipazione di Luis Arce (vice di Morales e ad oggi Presidente boliviano) e di David Choquehuanca (vicepresidente). Al congresso di Lauca Eñe, però, non c’è stata traccia delle due figure più importanti dello Stato nonché membri del partito.
L’assise congressuale ha ratificato nuovamente la leadership di Morales e ne ha proposto la ricandidatura alle presidenziali del 2025: sebbene a seguito di un teatrale tentativo di riluttanza, l’ex presidente ha subito accettato la proposta, formalizzando immantinente lo slogan «Evo2025». Una parte del Mas non ha riconosciuto l’assemblea di Lauca Eñe: è la tendenza arcista, cioè vicina al Presidente del Paese Luis Arce. La lotta intestina al Mas non è solo un fattore che andrebbe a determinare poteri interni ed equilibri del partito ma riflette la spaccatura dell’intero paese. Un sondaggio pubblicato dal quotidiano boliviano «El Diario» il 21 dicembre [2023] ratifica la situazione di gran caos interna (ed esterna) al Mas: il partito di governo è anche principale strumento dell’opposizione. La frangia evista (vicina a Morales) è considerata dalla popolazione presa in esame dallo studio come elemento d’opposizione al governo, prima ancora delle altre organizzazioni politiche centriste, di destra e anti-Mas.

«Più della metà della popolazione – scrive «El Diario» – vede nell’ala evista l’opposizione principale alla presidenza di Arce, molto più dei movimenti di Santa Cruz2 e delle opposizioni Comunidad ciudadana e Creemos»3. Secondo lo studio «realizzato da Diagnosis, durante quest’anno [2023], l’idea che l’ala evista venisse considerata dalla popolazione come la principale opposizione ad Arce si è rafforzata nel corso del tempo consolidandosi a seguito del congresso di Lauca Eñe».

Un partito che è maggioranza e opposizione all’interno e fuori di sé. Ma la burocrazia boliviana non la pensa come l’ala evista: il 22 novembre il Tribunale supremo per gli affari elettorali (Tse) ha invalidato la procedura che ha portato la rielezione di Morales al congresso di Lauca Eñe. L’ex presidente ha risposto presentando ricorso, vincendolo. Il Tribunale ha incassato il colpo: pur invalidando formalmente la procedura d’elezione del congresso, in punta di diritto, non ha potuto non riconoscere Morales come leader e presidente del Mas. La partita con la giustizia è terminata uno a uno ma Evo non è stato scalfito e, anzi, ha utilizzato a suo favore l’episodio per la campagna elettorale.

«Una campagna sporca»
«Se il tribunale si è messo il cappio da solo non può essere un nostro problema – era stata la risposta alla decisione del Tse giunta dal Pacto de unidad4 – con chi si allea con la destra e con chi sta tradendo il Paese, non ci sarà nessun dialogo».
Non c’è né rimedio né soluzione a breve termine: il Mas è diviso e Morales sta interpretando il suo ruolo in opposizione a quello della presidenza Arce-Choquehuanca: «Mi hanno convinto a candidarmi», ha dichiarato l’ex presidente nel corso della sua rubrica alla radio del Tropico «Kawsachun Coca»5. «Mi hanno “costretto” perché la gente lo vuole ma anche perché la destra e il governo sono contro di me: sarà una dura battaglia per la democrazia e non ci fermeremo ora».


Anche i cocaleros stanno con Morales ma…
«L’assemblea ha ratificato l’appoggio alla candidatura presidenziale dell’unico candidato del Mas: Evo Morales», a parlare è Julio Salazar ai microfoni di «Red Uno»6, al termine della sedicesima assemblea della confederazione dei produttori di foglie di coca, la “Seis federaciones del Tropico de Cochabamba”.
Salazar, che nel corso del congresso dei cocaleros era presidente dei lavori dell’assemblea, mentre rilascia queste dichiarazioni ha dietro di sé un delegato: entrambi hanno le guance gonfie di foglie di coca e ne succhiano i liquidi di tanto in tanto. I cocaleros non riconosceranno più il governo di Luis Arce e del vicepresidente Choquehuanca. Secondo Salazar non c’è altro candidato alle elezioni del 2025 se non Evo Morales: chi non sosterrà la sua candidatura «si pone al di fuori del Mas». Il sostegno della “Seis federaciones” a Evo è totale tanto che il nuovo leader dell’organizzazione è proprio l’ex presidente, riconfermato nel ruolo di rappresentante politico al termine dell’assemblea. C’è chi parla di “tradimento nei confronti del progetto politico del Mas-Ipsp”, chi di “necessità di espulsione di Arce e Choquehuanca dal partito”, c’è chi sostiene che Presidente e Vice presidente si stiano alleando con la destra.

Il punto è che Morales potrebbe non essere candidabile. L’articolo 168 della Costituzione dello Stato Plurinazionale di Bolivia parla della durata quinquennale del mandato presidenziale e vicepresidenziale aggiungendo che entrambi «possono essere rieletti una sola volta su base continuativa»7. La formulazione della norma, sibillina quanto basta, può essere interpretata in maniera duplice: la tendenza evista sostiene che il loro candidato può essere serenamente rieletto, dal momento che si parla di «base continuativa»; gli arcistas sostengono che la candidatura di Evo sarà una forzatura alla Costituzione; le destre e i partiti centristi gridano già al golpe.

Morales “retrocede” (calcisticamente parlando)
Se Evo sta ora tentando di tornare nell’agone politico boliviano da protagonista, fino a settembre la sua ambizione era tutta calcistica.

Nella serie A boliviana milita il Palmaflor, club di cui Morales è presidente dal 2022. L’Atletico Palmaflor del Tropico (questo il nome esteso) è espressione diretta della “Seis federaciones” e Evo aveva colto la proverbiale palla al balzo per poter arrivare a contare nelle stanze della lega calcio. In agosto scoppia uno dei più estesi e capillari casi di calcio scommesse e corruzione sportiva legati alla massima serie boliviana e Morales ha iniziato ad accusare i suoi giocatori asserendo che ci fossero «alcuni che “giocano al ribasso”: ho delle informazioni e non tutti sono corretti»8, moralmente parlando. Le dichiarazioni giunsero a margine di una partita di Coppa persa, l’ennesima da parte del Palmaflor, contro il Blooming. A parte le “antiche” ruggini tra le squadre in questione, che hanno disputato una gara di calcio di tre tempi per la prima volta nella storia con 42 minuti e 11 secondi di recupero, Morales aveva – di fatto – scoperchiato il mitologico “Vaso di Pandora”.

Il 30 agosto il Presidente della Federcalcio boliviana Fernando Costa riunisce una conferenza stampa a Santa Cruz denunciando – ma senza fare nomi – una ramificazione piuttosto articolata di corruttela alla base del calcio boliviano. Stando al quotidiano del vicino Perù «La Repùblica» il presidente Costa avrebbe denunciato «tangenti e partite truccate» dietro cui si sarebbe nascosta «una rete di corruzione composta da dirigenti, ex dirigenti, calciatori e arbitri». In Europa «El Paìs» ha parlato apertamente di «terremoto nel calcio boliviano»9. Il giorno successivo Erwin Romero, presidente della Federazione sindacale dei calciatori professionisti boliviani (Fabol), si è lasciato andare in una dichiarazione che ha fatto molto discutere: «Un paio di anni fa pensavamo di aver toccato il fondo: pensavamo di non poter andare peggio e invece nulla è impossibile e ora siamo molto peggio di prima. È di dominio pubblico che il narcotraffico ha trafitto il nostro calcio e la stessa federazione ha denunciato l’esistenza di possibili reti di scommesse illegali e partite truccate»10. Possibili, ma ancora non certe.

Il campionato s’è interrotto – de iure e de facto – a metà agosto e solo l’intervento della Conmebol lo ha fatto ripartire ad inizio ottobre dando la possibilità di terminare il girone di clausura. Morales, indicando l’armadio degli scheletri ma senza fare nomi, sperava di riuscire a ottenere una posizione di riguardo nella querelle che si era avviata per il rinnovamento della federcalcio boliviana. Ne è uscito a mani vuote, anzi: uno dei più grandi scandali calcistici dell’ultimo ventennio è ancora ben lontano dall’essere risolto e Costa ha aggiunto – al termine del campionato – che sarà convocato un congresso straordinario della federazione per «varare un piano di ristrutturazione del calcio boliviano». Chissà che non si metta finalmente mano alla struttura del professionismo: il Palmaflor, ad esempio, è retrocesso ma la Bolivia è l’unico paese latinoamericano a non prevedere una Serie B.
Chissà che Evo non presenti ricorso anche per continuare a rimanere in Serie A. 

NOTE:

1L’acronimo sta per: «Movimento per il socialismo – Strumento politico per la sovranità dei popoli» (Movimiento al socialismo – Instrumento politico por la soberania de los pueblos).

2Santa Cruz è considerata, storicamente, la città capofila dell’opposizione a Evo Morales sin dalla sua prima presidenza.

3Redacción, Ala “evista” es vista como principal opositora, por encima de cívicos cruceños, 21 dicembre 2023, «El Diario», <https://www.eldiario.net/portal/2023/12/21/ala-evista-es-vista-como-principal-opositora-por-encima-de-civicos-crucenos/>.

4Organizzazione confederata di realtà sindacali e sociali del Paese vicine al Mas e, in modo specifico, a Evo Morales.

5Redacción, Evo Morales confirma a su candidatura, 24 settembre 2023, «Rtve.es», <https://www.rtve.es/noticias/20230924/evo-morales-confirma-su-candidatura-a-elecciones-2025-bolivia-han-obligado/2456710.shtml>.

6Milen Graciela Saavedra Rodriguez, Seis Federaciones del Trópico ratifican a Evo como su presidente, 28 novembre 2023, «Red Uno», <https://www.reduno.com.bo/noticias/seis-federaciones-del-tropico-ratifican-a-evo-como-su-presidente-20231128173459>.

7Articolo 166 della Costituzione dello Stato Plurinazionale di Bolivia: <http://www.planificacion.gob.bo/uploads/marco-legal/nueva_constitucion_politica_del_estado.pdf>.

8https://www.lostiempos.com/deportes/futbol/20230815/evo-crisis-palmaflor-no-todos-futbolistas-son-buenos-algunos-negocian-abajo ma anche https://www.opinion.com.bo/articulo/deportes/palmaflor-evo-admite-fallas-dice-que-ano-era-aprender-proximo-van-ver-nuestro-club/20230815141030917346.html

9Ferdinando Molina, Terremoto en el futbol boliviano, 9 settembre 2023, «El Pais», <https://elpais.com/america/2023-09-09/terremoto-en-el-futbol-boliviano-por-denuncias-de-corrupcion.html>.

10Redaccion, Fabol habla de narcotrafico en nuestro futbol, <https://www.eldiario.net/portal/2023/09/15/fabol-habla-de-narcotrafico-en-nuestro-futbol/>.

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Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

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