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Tag: deposito bagagli

L’articolo sulle fettuccine di Alfredo di Lelio “vola” a New York!

Posted on 2023/03/16 by carmocippinelli

Sembra uno scherzo e invece non lo è. L’articolo che ho pubblicato martedì 1 febbraio sulla storia delle “fettuccine” di Alfredo di Lelio, è stato pubblicato il 15 marzo sul quotidiano bilingue «La voce di New York».
E la cosa bella è che è tutto vero!

L’articolo è disponibile a questo link: https://lavocedinewyork.com/food/2023/03/15/388518/

Per lungo tempo in Italia si è pensato che le “fettuccine Alfredo” fossero italo-americane e nulla avessero a che fare con la genuina cucina italiana essendo frutto di travisamenti. Al piatto negli USA è stata addirittura dedicata una giornata: il 7 febbraio è il “National Fettuccine Alfredo day”.

Non è così: le fettuccine Alfredo erano e sono tipicamente italiane. Anzi, romane: nate dall’intuizione del ristoratore Alfredo Di Lelio nel 1908. Al 104 di Via della Scrofa a Roma, il nostro aveva aperto una piccolissima trattoria. Due ingredienti, doppio burro e parmigiano, e una mantecatura a dovere, le fettuccine divennero il piatto forte del locale. Vuole la storia che Di Lelio le propose per la prima volta alla moglie che soffriva d’inappetenza a seguito della nascita del figlio (Armando, ma per tutti Alfredo II). Ines, la moglie del ristoratore, ne rimase estasiata e suggerì al baffuto marito di inserirle nel menù.

Da quel momento il nome di Alfredo venne associato alle fettuccine, tanto che durante la seconda guerra mondiale persino il quotidiano di Milano («Corriere della Sera») dava conto ai propri lettori della riapertura al pubblico del locale:

«Il re delle fettuccine, Alfredo alla Scrofa, Roma, annunzia alla sua eletta clientela milanese che oggi 5 sett. [1937] riapre il suo ristorante con le sempre maestose fettuccine al doppio burro e i suoi insuperabili filetti di tacchino all’Alfredo».

In ventinove anni, da quel 1908 in cui tutto iniziò, la fama della trattoria al 104 di Via della Scrofa era già andata ben oltre la Capitale, evidentemente. Nello stesso periodo, più precisamente durante l’occupazione nazista d’Italia e della città di Roma, il locale subì una chiusura di tre mesi «per infrazioni annonarie», come riporta il quotidiano fascista «Giornale d’Italia» del 25 marzo 1944:

«È stata disposta la chiusura per mesi tre dei sottonotati esercizi di trattoria, sorpresi a somministrare pietanze prelibate, in contrasto con le vigenti norme di disciplina annonaria. […] Ristorante Alfredo, in Via della Scrofa, gestito da Mozzetti Giuseppe».

Un’altra testimonianza di quel periodo l’ha fornita Filippo Ceccarelli nel 2019 pubblicando sul quotidiano «La Repubblica» uno stralcio del “Ghiottone Errante” di Paolo Monelli (1935):

« “Compare il trattore, baffi e pancetta da domatore, impugnando posate d’oro; e si avvicina al piatto delle fettuccine. La musica tace, dopo un rullìo ammonitore che ha fatto ammutolire anche i clienti in giro. Il trattore sente intorno a sé un’aureola di sguardi. Alza la forchetta e cucchiaio in cielo, come per propiziarselo; poi li tuffa nelle paste, le sommuove con un moto rapido, matematico, il capo inclinato, il respiro trattenuto, il mignolo sospeso. Due camerieri, impalati, assistono sul soglio. Pesa intorno il silenzio. Finché la musica scoppia in allegro brio, il trattore ripartisce le porzioni, poi va a riporre le posate d’oro e scompare”. Riaccese le luci, Alfredo ricompariva tra gli applausi. Gli americani letteralmente impazzivano».

Posate d’oro che, stando a quanto raccontava lo stesso Di Lelio, gli erano state regalate da Douglas Fairbanks e Mary Pickford in quegli anni.

Deliziosa la testimonianza che Paul Hofmann affida al «New York Times» il 1 novembre 1981, raccontando l’epifania di un suo amico con le “fettuccine Alfredo” in una Roma di metà anni ‘40 e in un’Italia uscita devastata dalla seconda guerra mondiale:

«Ricordo di aver portato un amico britannico da “Alfredo” a metà degli anni ’40, quando a Londra il cibo era ancora scarso e scialbo e tutti in Europa sembravano piuttosto magri. [Egli] Si tuffò con stupore nelle fettuccine e dopo le prime cucchiaiate mi chiese con un’espressione sconcertata: “Senti, vecchio mio, chi ha davvero vinto la guerra?”. 
Le tagliatelle gialle grondanti di burro erano diventate un simbolo invidiato del “miracolo italiano” della rapida ripresa postbellica. Allora non eravamo a conoscenza del colesterolo».
Negli anni ‘50 il locale di Via della Scrofa viene venduto, nel ‘59 Alfredo I scompare e tutt’ora il ristorante “Il vero Alfredo” si trova nella sede di Piazza Augusto Imperatore, 30. Ma, come ebbe a dire lo stesso Hofmann nell’articolo:

«A complicare la confusione, ci sono almeno altri due Alfredo a Roma. Le buone fettuccine Alfredo, o fettuccine alla romana, che ormai sono più o meno la stessa cosa, si possono mangiare ogni giorno in almeno 50 ristoranti della città».

Tutt’ora, in effetti, esistono due “Alfredo” a Roma: uno al 30 di Piazza Augusto Imperatore e l’altro al 104 di Via della Scrofa. Entrambi, ovviamente, rivendicano la paternità del piatto e le posate dorate: chi per lignaggio e fama, chi per conoscenza culinaria.

 
 
La foto a corredo dell’articolo è tratta dal medesimo link della pubblicazione su ‘La voce di New York’ e raffigura Alfred Hitchcock con Alfredo di Lelio. La foto appartiene all’agenzia Ansa ©.
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Un voto critico a Lula contro Bolsonaro [la posizione dei trotskysti brasiliani – Quartainternazionale.it]

Posted on 2022/10/19 by carmocippinelli

Come si posiziona la sinistra trotskysta del Brasile di fronte al secondo turno che vede Lula contrapposto a Bolsonaro? Traduzione della posizione assunta dalla Corrente socialista dei lavoratori (Cst) – tendenza radicale del Partito socialismo e libertà (Psol), componente della Uit-Qi (Unione internazionale dei lavoratori – Quarta internazionale).


Il primo turno si è concluso con il duo Lula/Alckmin [quest’ultimo candidato alla vicepresidenza e membro del Partito socialista brasiliano ndt] al primo posto con il 48,4% (57 milioni di voti) e con Bolsonaro al secondo posto attestatosi al 43,2% (51 milioni). La pressione al “voto utile” c’è stata e ha concentrato il 91,6% dell’elettorato, sgretolando le opzioni di candidature alternative alla presidenza: Simone Tebet (Movimento democratico brasiliano, 4%), Ciro Gomes (Partito democratico lavorista, 3%) e altri partiti inferiori all’1% (Partito nuovo, Unione, Partito laburista brasiliano e Democrazia cristiana).
In questa polarizzazione, anche le candidature di Unione Popolare, Partito comunista brasiliano e del Polo Socialista Rivoluzionario sono scese sotto l’1%.
Si terrà un secondo turno, dunque: la classe lavoratrice e i settori popolari dovranno riflettere su questa nuova tornata elettorale [di “spareggio” ndt]. 
È necessario sconfiggere il progetto [di] Bolsonaro. L’estrema destra è responsabile di quasi 700.000 morti [a causa della questione legata allo scandalo vaccini che ha coinvolto il presidente uscente Bolsonaro ndt], del taglio degli stipendi, della privatizzazione di Eletrobrás, della riforma delle pensioni, dell’avanzata delle miniere nelle terre indigene, dei tagli ai fondi e dell’aumento dei crimini contro le donne, comunità nere e LGBTQIA+. 
Noi della Corrente socialista dei lavoratori (Cst) saremo tra le fila di coloro che vorranno porre fine a questo progetto genocida.
Non crediamo che l’ampio fronte Lula/Alckmin sia una soluzione per la classe lavoratrice e per i settori popolari, tuttavia in questo secondo turno la Corrente socialista dei lavoratori chiede un voto per Lula al fine di sconfiggere il neofascista Bolsonaro.

Contro Bolsonaro chiediamo il voto critico per la lista di Lula!

Fin dai primi giorni [della presidenza di Bolsonaro ndt] siamo nelle lotte del movimento di massa “Fora Bolsonaro!”, denunciando il suo progetto ultrareazionario nelle strade e in ogni momento elettorale. A partire dalla Cst, cioè la tendenza radicale del Psol, abbiamo costruito il Polo socialista rivoluzionario e siamo stati attivi nella campagna operaia [per le presidenziali] di Vera Lucia [appartenente al Pstu], promuovendo candidati operai e giovani. 
Lo abbiamo fatto perché la conciliazione di classe proposta candidatura Lula/Alckmin non propone di abrogare la riforma delle pensioni o i tetti di spesa o la riforma del lavoro e tutti i profondi attacchi ai poveri e ai lavoratori [perpetrati dal governo Bolsonaro]. 
Le alleanze e la conciliazione di classe sono già state provate al governo e non hanno funzionato. Allo stesso tempo non hanno aiutato a condurre una radicale opposizione in piazza nel movimento “Fora Bolsonaro!”.
Siamo certi che manterranno un governo incapace di confrontarsi con le multinazionali, coi miliardari e gli uomini d’affari che ci sfruttano e ci tolgono i diritti; l’agrobusiness è un nemico dei senza terra e degli indigeni e che blocca i cambiamenti che i lavoratori e i giovani vogliono nelle loro vite.
Constatiamo che l’ampio fronte, discutendo di nuove “riforme amministrative”, voglia smantellare la pubblica amministrazione.
Saremo in piazza, impegnati in ogni luogo di lavoro, studio e casa, a militare contro ogni voto in favore di Bolsonaro per togliere l’estrema destra dal governo. Senza rinunciare alla nostra indipendenza politica, con il nostro profilo, chiamiamo a votare contro Bolsonaro attraverso il voto critico per la lista di Lula in questo secondo turno.

La politica delle alleanze con i padroni ha generato confusione

Il secondo turno, insieme ai risultati del progetto di Bolsonaro in determinati stati, ha lasciato molti lavoratori e giovani con una certa frustrazione.
Sarà necessario valutare i risultati nel loro insieme e definire azioni collettive per riprendere la campagna per sconfiggere Bolsonaro in questo secondo turno.
Bisogna riconoscere che l’ampio fronte di Lula/Alckmin e le direzione del Partito dei lavoratori (Pt), del Partito socialismo e libertà (Psol), di Rete sostenibilità (Rede), del Partito socialista brasiliano (Psb) e del Partito comunista del Brasile (PCdoB) hanno trasformato la possibilità di vincere al primo turno in un obiettivo assoluto e questo ha deluso molti compagni. 

Ma la verità è che Bolsonaro ha perso il primo turno a causa dell’usura del progetto di estrema destra, finendo al secondo posto, a differenza del 2018 quando vinse al primo turno con ampio vantaggio. Il sentimento di frustrazione di cui sopra è stato espresso da più parti all’inizio del lunedì in cui sono iniziati ad arrivare i voti: Bolsonaro ha comunque un buon numero di voti alla Camera e al Senato, così come per le vittorie del Partito Nuovo nello stato di Minas Gerais al primo turno. 
Con tutta evidenza, la nuova tattica di politica di alleanza coi padroni da parte di Lula ha disarmato lavoratori e giovani con la sua campagna “pace e amore” al fine di creare l’illusione che il 2 ottobre fosse il giorno per “essere di nuovo felici”. 
Una nuova espressione di questo malcontento è stato il saluto di Lula che si congratula con “tutti gli eletti, indipendentemente dal partito di appartenenza” (1). 
Non possiamo congratularci con nessun bolsonarista. La conciliazione delle classi genera confusione e disorientamento. 
È un fattore che critichiamo per organizzare al meglio il “girone di ritorno” contro Bolsonaro.

Per questo critichiamo le manifestazioni convocate riguardo lo “straordinario patrimonio dei nostri governi”, rivendicando i governi 2003/2006 che riuniscono persone che sostengono il PT, ma non dialogano con i lavoratori e i giovani che hanno subito gli effetti della crisi del governo Dilma
Coloro che non hanno votato per Lula/Alckmin criticano i governi del PT e del PSDB: questi governi non erano le meraviglie di cui s’è parlato in campagna elettorale
Proprio per questo il cosiddetto “acchiappavoti” preparato dagli artisti [la canzone di appello al voto per Lula è diventata virale sui social brasiliani] ha sbagliato a puntare esclusivamente sull’ottenere il “voto utile” dei candidati del Partito democratico lavorista e del Movimento democratico brasiliano senza preoccuparsi del fatto che si stesse parlando di elettori indifferenti al discorso di questa campagna, il cui obiettivo era esclusivamente democratico o l’esaltazione di governi passati (una linea che Geraldo Alckmin [Psb] ha ribadito al raduno avvenuto sull’Avenida Paulista). 

Sapere questo è importante per evitare di imporre smobilitazioni e accordi al vertice con i partiti più di destra e con i cosiddetti uomini d’affari “democratici”, molti dei quali hanno sostenuto Bolsonaro nel 2018. Esempi di questi uomini d’affari sono: il presidente di Fiesp, Josué Gomes; l’imprenditore Abilio Diniz, di Peninsula; Benjamin Steinbruch, del CSN; Flávio Rocha, di Riachuelo; Henrique Viana, fondatore del sito web Bolsonarista Brasil Paralelo; Michael Klein, di Casas Bahia; Marta Cachola, di BTG Pactual; Luiz Carlos Trabuco Cappi, di Bradesco. 
Non possiamo permettere ai padroni e ai loro rappresentanti di bloccare i nostri programmi in questo secondo turno. Insieme alla lotta contro l’autoritarismo, dobbiamo includere la difesa dei salari, per la difesa della sanità, per la difesa della cassa integrazione contro i miliardari e i banchieri.

Organizzare una “partecipazione” con le parole d’ordine della classe lavoratrice e degli oppressi

Per iniziare la battaglia elettorale del secondo turno dobbiamo conoscere e considerare bene il nemico. Da quanto abbiamo visto nella nostra campagna nelle fabbriche, negli stabilimenti e nelle regioni proletarie, il bolsonarismo ha fatto e sta facendo demagogia con programmi sensibili ai lavoratori: per aumentare i propri voti parlano di “aiuti al Brasile”, di abbassare i prezzi dei carburanti e mentono sul fatto che distribuiranno posti di lavoro e che la corruzione sia finita. 

Cioè a dire: mentre continuano con la loro propaganda ultra-reazionaria contro le agende femministe, nere e LGBTQIA+, parlano – con il loro pregiudizio ultra-reazionario – di questioni assai delicate. Parlando di reddito minimo, inflazione, occupazione e contro la corruzione, riescono a trascinare alcuni settori oltre lo zoccolo duro bolsonarista. 
È essenziale capire che questa questione integra anche il voto (totalmente sbagliato) per Bolsonaro: è importante [capirlo] per combatterli e impedire a più lavoratori e giovani di votare per il bolsonarismo (si pensi a chi ha votato per le organizzazioni di centro o socialdemocratiche al primo turno) e cercando di togliere parte dei loro voti. Con le parole d’ordine della classe lavoratrice e dei settori popolari, volantinando, informando, pubblicizzando sulle reti sociali e facendo agitazione nelle grandi manifestazioni di lavoratori e studentesche, chiamiamo al voto contro Bolsonaro e al voto critico per la lista 13.

Traduzione a cura di Marco Piccinelli e visibile sul sito Quartainternazionale.it

(1) L’alleanza di Lula è piuttosto ampia ed comprende: 

• “Federazione Brasile Speranza” (composta dal Partito dei lavoratori [Pt], dal Partito comunista di Brasile [PcdoB] e dal Partito verde [Pv]) 
• Il Partito socialista brasiliano [Psb] 
• La federazione tra Partito socialismo e libertà [Psol] e Rete sostenibilità [Rede] 
• Il movimento Solidarietà 
• Il movimento Avanti 
• Il movimento Agire 
• Il Partito repubblicano dell’ordine sociale [Pros]

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Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

Un sogno per la Borgata Gordiani!

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