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Tag: capitalismo transnazionale

Profitti per pochi, disuguaglianza crescente e “autonomia nel 2023” – Atlante Editoriale

Posted on 2023/01/19 by carmocippinelli

“Disuguitalia”: un’Italia in cui le disuguaglianze crescono sempre di più. L’analisi prodotta da Oxfam nel nuovo rapporto intitolato “La disuguaglianza non conosce crisi” [1] presentato all’apertura del “World economic forum” di Davos fotografa un’Italia che sta procedendo sul binario dell’aumento delle disuguaglianze: 

«La riduzione delle disuguaglianze rappresenta un tema cui nessun governo ha finora attribuito centralità d’azione, il tema si è trovato ridimensionato (relegato, in molti casi, alla mera retorica) nell’ultima campagna elettorale e la nuova stagione politica si sta contraddistinguendo più per il riconoscimento e la premialità di contesti ed individui che sono già avvantaggiati che per una lotta determinata contro meccanismi iniqui (ed inefficienti) che accentuano i divari e le fratture sociali, minando la coesione e svilendo il nostro patto di cittadinanza».

Nel rapporto, Oxfam chiede al governo che:
«gli interventi di sostegno alle famiglie contro l’aumento dei prezzi devono essere ulteriormente ricalibrati per migliorare l’effetto compensativo per i nuclei familiari con capacità di spesa minore», che vadano protette «le retribuzioni reali per tutelare le condizioni di vita dei lavoratori e gruppi sociali più poveri» al fine di stimolare «nuovi accordi tra le parti sociali volti a ridefinire sistemi più efficaci di indicizzazione dei salari ai prezzi» e, infine, «di indicizzare all’inflazione il reddito-soglia per l’accesso al Reddito di cittadinanza (Rdc)». 

L’attacco dell’esecutivo al Reddito di cittadinanza è grandemente noto, così come la narrazione che la maggioranza di Governo ha diffuso già da quando era “minoranza” (a cui per la verità si affiancava la voce del Partito democratico) fornendo alla popolazione un’immagine stereotipata e distorta del percettore del beneficio.
L’Oxfam, a tal proposito, rincara la dose: 

«Il Governo deve fare un passo indietro sul regime transitorio del RDC previsto per il 2023 e garantire l’erogazione del sussidio per tutte le mensilità spettanti a tutti i beneficiari dell’istituto, rinunciando a un approccio categoriale che vede nell’impossibilità di lavorare e non nella condizione di bisogno il titolo d’accesso alla misura». 

Non solo: 

«va reso più equo, per quanto attiene ai criteri di accesso alla misura e all’entità del sussidio erogato e più efficiente con particolare riguardo alla riduzione dell’elevata aliquota marginale che grava sui beneficiari che già lavorano o iniziano a lavorare». 

Greedflaction
Non solo disuguaglianze ma anche “inflazione da avidità”, in inglese: “greedflaction”.
È uno dei neologismi dell’umanità che naviga nella crisi economica da un ventennio: 
«I profitti societari mostrano una tendenza al rialzo da decenni. Prima della pandemia, le aziende di Global Fortune 500 [2] avevano aumentato i propri profitti del 156% in un decennio, dagli 820 miliardi di dollari nel 2009 ai 2.100 miliardi di dollari nel 2019. Oggi i profitti, in particolari settori dell’economia, stanno raggiungendo livelli sempre più elevati, contribuendo alla crisi del caro-vita». 
Per intenderci: l’inflazione non si verifica solo quando “la domanda supera l’offerta” conseguente aumento dei prezzi, ma anche perché 

«le imprese stanno scaricando sui consumatori l’aumento dei costi dei beni intermedi; stanno capitalizzando sulla crisi usandola come giustificazione per imporre prezzi più alti». 

L’autonomia è “a tanto così”
Nonostante tutto, il dibattito politico ruota attorno alla cattura di Matteo Messina Denaro e alle frizioni che si stanno verificando nella maggioranza. Strumentali, beninteso: battute di Silvio Berlusconi a parte e “affermazioni forti” del ministro Sangiuliano riguardo un Dante Alighieri “destrorso”. Le conseguenze della Legge di bilancio sembrano essere scomparse dai radar politici e quel che si intende, tra le righe della grande stampa nazionale e dalle dichiarazioni incrociate di esponenti politici, è che il governo ha bisogno di fiducia. Parlamentare e da parte dei mercati, s’intende.
Certo è che, al momento, con l’approssimarsi delle elezioni regionali cominciano a riemergere anche quelle che sono le momentanee tensioni del centrodestra e le conseguenze delle dichiarazioni da campagna elettorale. Un esempio su tutte: l’autonomia. Indipendenza no, sovranità nemmeno, dunque tornare al concetto di “autonomia” sembra essere vitale per la Lega. Anzi, va indicata una data certa: nel 2023. Parossismo all’ennesima potenza, Matteo Salvini sembra esserne più che convinto [3]: 

«dopo 30 anni di battaglie, grazie ad un centrodestra serio e compatto al governo e alla presenza importante della Lega, l’autonomia sarà realtà nel 2023».

Ieri l’abolizione della povertà, oggi l’autonomia ma sicuramente «del doman non v’è certezza».
Note:
[1] Pubblicato il 16/01/2023 visibile a questo link Report-OXFAM_La-disuguaglianza-non-conosce-crisi_final.pdf (oxfamitalia.org).
[2] Global Fortune 500 è una classifica delle 500 – per l’appunto – aziende più potenti a livello globale. La “potenza” è misurata nel fatturato delle stesse. Nella top ten ci sono Walmart, Amazon, Apple, Wolkswagen ma anche Sudi Aramco, Sinopec Group. La classifica completa è visibile qui: https://fortune.com/ranking/global500/2022/search/
[3] Dichiarazione rilasciata nel corso della conferenza stampa di presentazione dei candidati della Lega per le prossime regionali del 12 e 13 febbraio.

Pubblicato su Atlante Editoriale: https://www.atlanteditoriale.com/it/macrotracce/it-profitti-per-pochi-disuguaglianza-crescente-e-autonomia-nel-2023/

Posted in anticapitalismo, Atlanteditoriale, capitalismo, capitalismo transnazionale, davos, disuguaglianza, oxfamTagged anticapitalismo, Atlanteditoriale, capitalismo, capitalismo transnazionale, davos, disuguaglianza, oxfam

Prima gli sfruttati: per una nazione umana universale contro il capitalismo transnazionale [un pippone]

Posted on 2018/08/07 by carmocippinelli

Morti dodici lavoratori contadini, braccianti: sfruttati. A sinistra sono state molte le voci che hanno dichiarato come sia terribile il numero di «lavoratori immigrati» che sale vertiginosamente: il punto non è che  siano immigrati ma che siano stati sfruttati nel lavoro e nella loro condizione umana conseguente. 

La mancanza della politica
Nel giro di due campagne elettorali nazionali, il dibattito politico è scaduto e non poco. Le posizioni della desertificazione prodotta dal blocco antiberlusconiano degli anni ’90 si sta manifestando con tutta la sua violenza e realtà agli occhi di nuove generazioni di comunisti, socialisti (magari anche inconsapevoli di esserlo) i quali percepiscono solo confusione e mancanza di direzione in un’area politica egemonica fino al recente passato. Il concetto della trasformazione politica della società in senso socialista s’è via via perso a seguito della primazìa dell’interesse personale (o locale) su quello generale. Le rivendicazioni della sinistra in Italia sono percepite come un kaleidoscopio di questioni locali a cui manca una visione globale: l’adagio del pensare globale, agire locale è stato interpretato parzialmente e opportunisticamente da movimenti cosiddetti civici, urbani, passando per centri sociali e reti sociali il cui unico interesse era l’agire locale per un pugno di notorietà in questo o quel consiglio comunale, grazie alla sponda che veniva fatta loro dal consigliere dissidente di turno, sia esso della fu Sel o del Pd. 

Stante il quadro disarmante per cui alla politica s’è sostituito il tifo: non si è più ideologicamente da una parte o dall’altra ma si è circostanzialmente e momentaneamente da una parte o dall’altra, emarginando l’altro della parte opposta, salvo poi trovarsi a “barricate invariate” l’uno e l’altro su un’altra questione; la soluzione è la politica con la P maiuscola che agisce e pensa, applicare la teoria e la prassi gramsciana, in altre parole. Il quadro della percezione della sinistra, in Italia, tuttavia, è quello per cui un’area che, evidentemente, è andata sfibrandosi a causa di narcisismi, opportunismi personali e politici dal 1989  ad oggi (passando per la rifondazione comunista, i comunisti italiani e i cartelli elettorali a cui nessuno dava il minimo credito). Un’area politica che ha fatto prevalere su di essa il correntismo e che ha prodotto non più un’immaginario da costruire e da opporre a quello dominante ma opportunismo politico e narcisismo di dirigenti. 
Dirigenti che, a riguardo, si sono preoccupati del tentativo costante del mantenimento del loro ruolo mediante questa o quella tornata elettorale e a cui non è seguita la formazione e la creazione di un’altra classe dirigente. 

Apres moi, le deluge
La classe dirigente della sinistra comunista in Italia ha assunto la frase “dopo di me, il diluvio” trasportandola e facendola propria nell’agire quotidiano di ogni organizzazione politica all’interno dell’are appena denominata. Un esempio? La quasi totalità dei “giovani dirigenti” del Partito dei comunisti italiani ora è inquadrata nelle file del Pd o Liberi e uguali (dopo essere passati per Sel). La formazione delle classi dirigenti, nell’ambito delle organizzazioni della sinistra in Italia, trattavasi in estrema sintesi di un gruppo di accoliti che accettava pedissequamente il politicismo e gli opportunismi del segretario di turno, devastando una comunità umana e politica, provocando lotte intestine e interessi di parte fra comunisti, socialisti, anticapitalisti etc. 

La gerarchia
Nel quadro disarmante prima espresso, in cui da una parte il neo-fascismo sta riemergendo istituzionalmente grazie alla sponda leghista e grillina, il deserto politico della sinistra comunista, socialista, anticapitalista in Italia almeno su questo non deve avere tentennamenti: non esiste alcuna gerarchia tra sfruttati. Non esiste alcun “prima gli italiani”. Gli sfruttati non hanno nazione. Battersi per la trasformazione del mondo in senso socialista significa, anzitutto, combattere chi sta organizzando la crociata della gerarchia degli sfruttati: Mario di Termoli, disoccupato, per costoro, avrebbe più diritto ad essere “salvato” di Muhammad di Bamako (Mali), che magari vive sempre a Termoli e lavora in un’azienda casearia di quelle parti.
Un’organizzazione che si batte per il superamento del capitalismo, deve far sì che si ricostruiscano gli anticorpi all’interno della propria comunità, in senso stretto. Dopodiché, dovrà (ri)aprirsi all’esterno, contestualmente a quest’azione, dovrà formare dirigenza politica (i famosi quadri) facendo in modo che essi non solo “pensino” ma militino, fattivamente, nelle loro realtà e attività quotidiane, secondo le proprie possibilità. 

Prima gli sfruttati di tutti i paesi, per una nazione umana universale contro il capitalismo trasnazionale.  
Posted in anticapitalismo, capitalismo transnazionale, pipponi, polpettoni, sinistraTagged anticapitalismo, capitalismo transnazionale, pipponi, polpettoni, sinistra2 Comments

Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

Un sogno per la Borgata Gordiani!

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