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Tag: Blog/Post semiseri

L'Orchestra 6 Corde, orgoglio torremaurense

Posted on 2019/04/09 by carmocippinelli
In questi giorni riguardo Torre Maura se n’è sentita di ogni. Giorni di proteste razziste e di contromanifestazioni antifasciste. Per un attimo, vorrei esulare dall’attivismo per parlare pur brevemente dell’Orchestra 6 Corde. 
L’ensemble è formata da 12 ragazzi di Torre Maura e da poco ne sono parte anche io, anche se non sono proprio più un ragazzo dato che ho alzato la media d’età dei partecipanti. Sono ragazzi che lavorano, studiano, che il venerdì sera si vedono proprio in quella zona colpita dalle proteste dei fascisti accorsi da Pietralata e Tiburtino III per creare il caso mediatico. Io sono l’ultimo arrivato nell’orchestra, ma i ragazzi che vi partecipano vogliono suonare, creano aggregazione e cultura per loro e per chi gli sta attorno.
Il senso di questo breve post è che Torre Maura è quello che è: un quartiere che dovrebbe essere una piccola città ma che nel corso del tempo è tornato ad essere ‘borgata’ date le condizioni di disagio esponenzialmente superiori rispetto ad ogni altro fattore. Un quartiere che nonostante le criticità che ho precedentemente espresso, sa ancora mantenersi vivo. E questo è molto importante.

Il 27 aprile, ad ogni modo, suoniamo alla parrocchia di Via Walter Tobagi. Siateci!

L’orchestra al completo – con anche i 4 allievi più piccoli – al termine del concerto per la festa della parrocchia di Via Walter Tobagi

Posted in Blog/Post semiseri, cultura, musica, Orchestra 6 Corde, periferia, Torre MauraTagged Blog/Post semiseri, cultura, musica, Orchestra 6 Corde, periferia, torre maura

Gli antifascisti a Torre Maura.

Posted on 2019/04/08 by carmocippinelli
Foto di Andrea Guerrizio
Porto due bandiere con me usandole come alpenstock sull’asfalto: entro nella Chiesa di Sant’Agostino per guadagnare tempo e trovarmi già in Via Tobagi. Una macchina parcheggia di fronte a me, l’autista si sporge dal finestrino e mi fa: «ao, scusa, ndo se passa pe’ la manifestazione?» e io «aspè: quale te serve delle due?», cercando di ridacchiare sotto i baffi per capire a quali dei due presidi facesse riferimento. 
Ride anche lui e, insieme, pure il passeggero che viaggiava sul sedile a fianco: «quella bona, no quell’altra». Ci sciogliamo dalla tensione e gli dico che è meglio se lascia la macchina dove la sta parcheggiando, può proseguire a piedi: «non è distante, anzi». Sono nato, cresciuto, pasciuto a Torre Maura e mai mi sarei aspettato di vederla blindata in quel modo: più dei giorni scorsi, ovviamente. 
I primi giorni di aprile sono stati molto pesanti per Torre Maura e per chi ci abita. 
I fatti sono, ormai, noti a tutti e non vale la pena tornarci su se non per considerazioni a margine (per chi volesse: https://sostienepiccinelli.blogspot.com/2019/04/sui-fatti-di-torre-maura.html;
https://sostienepiccinelli.blogspot.com/2019/04/torre-maura-atto-terzo.html)
Il presidio, poi divenuto corteo fino alla fermata della Metro C, ha rappresentato un segnale positivissimo per un quartiere sfibrato e stremato e ha visto una partecipazione ragguardevole di organizzazioni sociali e politiche. 
È stato un bel momento per tutti, per me soprattutto che mai avrei immaginato di sfilare in corteo lungo strade che percorro quotidianamente in macchina o a piedi.
La questione periferia
Che ci sia una questione legata alle periferie è fuor d’ogni dubbio. Questa manifestazione, se non pone le basi per una piattaforma comune di rivendicazione dei quartieri del Municipio VI tutto e di dignità degli abitanti del quartiere in primis, verrà ricordata solamente per il fatto d’essere stata una bella passeggiata sotto un sole primaverile a cui tutta la stampa (locale, nazionale, internazionale) ha dato risalto perché tenutasi ad un isolato di distanza dal presidio di Casapound. Certo, hanno sfilato personaggi con cui non prenderei neanche un caffè e da cui politicamente sono sideralmente distante: Emanuele Fiano, Matteo Orfini, Marco Furfaro. Tanto per non fare nomi. Costoro sicuramente non si saranno accorti che Via Tobagi presentava voragini in cui si poteva inciampare anche percorrendola a piedi, non solo con la macchina, così come non si saranno accorti del topo morto a Via dei colombi, poco distante da Via Tobagi. E sicuramente quand’anche l’avessero notato, avrebbero detto che la colpa è dell’amministrazione Raggi. Che è pur vero, ma è come se il Partito Democratico e il centrodestra (Forza Italia, Fd’I-AN, La Destra) non abbiano avuto occasione di governare città, municipi, provincia e regione nel corso degli ultimi 25 anni. 
In questa occasione, poi, le malelingue si sono sprecate, s’è detto che un corteo senza un’avanguardia nel quartiere non serve a nulla; che è solo una passeggiata; verrà gente che non sarà di Torre Maura ma portata tutta da fuori.
Sinceramente, queste critiche sono da rispedire al mittente o, più infantilmente, con lo specchio riflesso di quando si giocava all’asilo e si diceva “facciamo che” immaginando le situazioni più strampalate. 
I torremaurensi c’ernao ed erano la maggior parte del corteo. Aggiungo: è scesa in piazza gente che non sapeva neanche come sia fatto un corteo, dunque – a maggior ragione – è stata un’occasione importantissima. In secondo luogo, la solidarietà, sia essa internazionalista, sia essa torremaurense è da accogliere e da approvare senza condizioni, specie se si tratta di una dimostrazione mai avvenuta in un quartiere che è ostaggio di qualsiasi disagio ed esclusione sociale. 
È ovvio, ribadisco a costo di essere più pedante di quanto non sia, che i problemi di Torre Maura rimangono così come quelli di tutti i quartieri di periferia e di tutte le borgate “ad est” del Raccordo, questo deve spronare una partecipazione e un attivismo di chi è già un punto di riferimento politico-sociale nell’illuminare quelle situazioni.
p.s. Ovviamente, non poteva essere altrimenti, appena arrivati a Piazzale delle paradisee, la stampa ha fatto a gara ad intervistare i vari Fiano, Orfini, Stefàno, Furfaro etc. Tra l’altro, piccola frecciatina, Furfaro, ora nella Direzione del Pd, può dire finalmente di contare qualcosa dopo aver tentato la qualunque per avere un incarico (in Sel, Altra Europa, SI etc) non riuscendo mai in nessuna circostanza. Il Partito democratico non solo non ha aderito alla manifestazione ma i pochi presenti sono arrivati con la coda fra le gambe, le bandiere le hanno lasciate a casa e quei quattro deputati che sono arrivati lo hanno fatto a titolo personale. Come di norma accade, la stampa si è fiondata su 4 persone anziché sulla moltitudine di gente normale che c’era e che voleva scendere in piazza per ribadire il proprio antifascismo o, come ho anche sentito, per scoprirsi antifascista. 
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Ciao Tina Costa, ragazzina di 95 anni

Posted on 2019/03/20 by carmocippinelli

Tina Costa è venuta a mancare oggi.
Personalmente ho un ricordo molto tenero di Tina. Quando insieme a Gianmarco abbiamo deciso di fondare la sezione Anpi in VI Municipio, ricordo che Tina mi telefonò, gli aveva dato il numero Gianni, uno dei compagni più attivi della sezione.
Mi aveva detto che era «Tina Costa, la Vice Presidente Vicaria dell’Anpi» e che «era enormemente felice che ci fosse l’Anpi nell’ottava circoscrizione» e che fosse animata da giovani.
Abbiamo trascorso buona parte della mattinata a parlare dell’amministrazione Petroselli, del suo incarico alla Usl, «na volta se chiamava così». Poi ci siamo salutati e mi ha detto di organizzare qualcosa, magari con le scuole, a lei avrebbe fatto molto piacere. E così abbiamo iniziato ad organizzare incontri con gli studenti delle scuole medie di Borghesiana e Finocchio, insieme alla Biblioteca Collina della Pace. Con la Direttrice, Paola Tinchitella, in una prima occasione in cui è stata invitata, le abbiamo regalato dei fiori. Era molto contenta, ci siamo anche fatti una foto.
Poi, l’ho riaccompagnata a casa, sulla Laurentina. Avevo ancora la macchina vecchia, la Y, tre porte e non proprio comoda per una persona in là con gli anni. Ma lei, come se niente fosse, scende agilmente dalla macchina, prende la via di casa e inizia a salire una rampa molto ripida, di quelle da “box condominiali”. Abbasso il finestrino: «Tina, ma non era meglio che t’accompagnavo un po’ più vicino a casa?». E lei, per tutta risposta, mi disse: «Ao, ma mica c’ho bisogno della sedia a rotelle, io, eh! Quando ce n’avrò bisogno, allora me ce porterete!».
Ecco. Tina Costa, a 93 anni suonati, pochi mesi fa non ha voluto rinunciare ad esserci, come ha sempre fatto quando l’Anpi del VI Municipio “chiamava”, per la manifestazione che abbiamo organizzato a Torre Angela.
Tempra d’acciaio.
Grazie, per tutto.

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Buon viaggio (primo), compagno Pasqualino

Posted on 2019/02/09 by carmocippinelli
Pasqualino.  Per me era il musicista e compagno Pasqualino, per altri il professor Ubaldini, come ho scoperto da Eros. Era il suo professore al Giovanni XXIII.
Pasqualino è venuto a mancare oggi. È partito, oggi. L’ho conosciuto grazie a Davide con cui suonava nel progetto Migala.
Quel gruppo per me rappresentava qualcosa di concreto e tangibile nella pratica musicale alternativa, il suono che creavano era davvero diverso rispetto a tutto quello che orbitava, e tutt’ora gira, attorno alla scena popolare e indipendente italiana. I Migala sono gruppo con cui ho avuto l’onore di suonare prima e dopo i concerti e con cui ho avuto il piacere di condividere momenti molto piacevoli della mia vita, in un momento in cui questa mi volgeva le spalle e sembrava essermi ostile. Davide si divideva fra i Migala e il quartetto/trio con me, Elena e Chiara. Una volta, in un concerto a Frascati, mi sono portato la pipa e avevo iniziato ad accendermela: ci siamo conosciuti meglio così, con Pasqualino, ragionando e parlando amabilmente dei tabacchi aromatizzati da usare per la pipa.
Chi lo conosce lo sa: suonava, davvero, qualsiasi legno che avesse delle corde e nel farlo era davvero stupefacente e irraggiungibile.
Quando con Gianmarco (nel 2015) avevamo formalmente fondato la sezione Anpi del VI Municipio (A. Nascimben), mi aveva contattato personalmente per prendersi la tessera, per raccontarmi delle cose sulla sua famiglia e per confrontarsi con me su alcune notizie riguardo la Guerra di Liberazione nel nostro quadrante. Abbiamo preso quell’appuntamento come fisso da quel giorno in cui decise di tornare ad iscriversi all’Anpi. Mi aveva detto che sperava, un giorno, si formasse la sezione dei partigiani d’Italia nel suo, nostro, municipio.
Ogni anno, infatti, dal 2015, ci vedevamo da Vitti per rinnovare la tessera, parlare, fumare assieme. Prima che fosse ricoverato, gli avevo proposto di musicare i “Discorsi da bar” a cui s’era appassionato: mi aveva detto che aveva già in mente qualcosa di “surreale” a supporto della voce. Non so davvero cosa potesse produrre per quei botta e risposta del tutto irragionevoli, ma sono sicuro che il risultato sarebbe stato insuperabile.
Assieme ai Migala aveva composto una canzone che amavo particolarmente e che qualcuno, in una giornata così triste come quella di oggi, gli ha dedicato postandola sul suo profilo Facebook: Viaggio primo (*).
Buon viaggio, anzi, come amavi dire tu:
Suerte!
(*) Scrivo questa postilla necessaria, sebbene abbia già pubblicato questo breve scritto. Viaggio primo, per me, era ed è tutt’ora, una canzone stupenda. Subito dopo aver ascoltato il disco dei Migala, confessai a Pasqualino e Davide che Viaggio primo fosse la canzone che mi era piaciuta più di tutte le altre. Pasqualino aveva sorriso e subito dopo si era messo a raccontare la storia di quel brano, lasciando tradire origini lontane nella sua produzione musicale. Certe volte, quando tornavo a casa da qualche suonata, da Piazza Vittorio o dopo aver suonato con Davide e Chiara: entravo in macchina, mi accendevo un sigaro e spingevo il disco sul tasto play. Nel lettore della macchina, della vecchia Ypsilon, c’era spazio per un solo disco, per molti mesi ho lasciato quello dei Migala e per svariate volte ho riascoltato, a ripetizione, quel viaggio primo, intriso di nostalgia. O, meglio, na partenza, nu ritornu, na speranza.
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I "no-name" e Faber [per il ventennale]

Posted on 2019/01/12 by carmocippinelli
Finite le scuole medie mi sono iscritto al liceo classico di Tor Pignattara, l’Immanuel Kant (che non è er Chent con cui venivamo bullizzati nella pronuncia da compagni e amici frequentanti, magari, gli istituti tecnici o gli atipici licei scientifici tecnologici). 
Sono e sempre sarò un pesce fuor d’acqua, ma nel passaggio fra medie e liceo lo ero ancora di più: di me stesso non conoscevo nulla, dunque figuriamoci di quello che mi accadeva intorno: una terra sconosciuta o giù di lì. Hic sunt leones. Una cosa, però, la conoscevo di me: volevo suonare la chitarra elettrica, possibilmente grattando il più possibile le sue corde e facendo uscire da una leggiadra e blues Stratocaster bianca, il suono più tombale, gracchiante, distorto e rauco che quel povero strumento poteva sostenere. Mi piacevano i Kiss. E già questo potrebbe dirla lunga sui miei gusti musicali di allora, così come si potrebbero esprimere dubbi circa la mia sanità mentale (perplessità tutt’ora valide) riguardo quanto allungassi la lingua cercando di imitare quella di Gene Simmons. Poi ho scoperto gli Slipknot, i Megadeth, i Motorhead e la voce di Lemmy, gli Slayer, i Death, gli Anthrax, gli Hyades, i System of a Down. Per fortuna un ragazzo, Alessandro, mi fece dono di un altro ascolto che mi folgorò altrettanto, ma solo dopo il periodo metallaro: il prog rock. Dunque i Genesis, Van der graaf generator, Le orme, TheDoors, i Gong!
Ma solo grazie ai Metallica ho conosciuto Valentino, Ivano, Marco e Valerio. Con loro ho iniziato a suonare le cover dei Metallica: ci chiamavamo Ekthra. 
Le passioni giovanili, tuttavia, sono difficili da conciliare con lo studio del liceo classico, specialmente con la mole di lavoro del ginnasio: in quinta ginnasio mi bocciarono, a causa di una mia manifesta idiozia che consisteva in ignorare tutto quello che, in realtà, avrei dovuto svolgere e compiere. 
Continuavo a grattare sulle corde e poco mi importava del resto: no life ‘till leather: we’re gonna kick some ass tonight!
Andavo in giro con le felpe dei gruppi, le compravo scegliendone – tra le tante – le più truculente. Quando cambiai scuola e andai al Benedetto da Norcia, secondo tentativo di quinta ginnasio, per una ragazza di un’altra sezione (Giulia) ero semplicemente il tizio con la felpa degli Slayer: ignorava come mi chiamassi ma sapeva che esistevo, in un certo qual modo. A volte mi mettevo anche lo smalto nero alle unghie. La matita attorno agli occhi no: ci ho provato qualche volta ma i tentativi furono davvero miseri, borchie sì, ma non troppe.
Da bravo stronzo qual ero (perché le cose bisogna dirle) non studiavo un cavolo e in quarta ginnasio sono passato perché i professori, avendo visto che c’erano degli elementi più gravi di me da bocciare, mi hanno graziato, ma in quinta non c’è stato appello.
Dietro, front: andare in galera senza passare dal via, non ritirate le banconote se ci passate e col cavolo che vi tirate fuori dalla prigione con il cartoncino arancione degli imprevisti. 
Manco per il cacchio. 
Dunque, ecco, ho continuato a suonare nonostante gli Ekthra stessero già perdendo pezzi e linfa vitale, poi scemata nel giro di poco tempo come quasi tutti i gruppi giovanili, pieni di ardori, entusiastica adolescenza, irrequietezza altrettanto dovuta dall’età.
In quegli anni, però non mi ricordo come entrammo in contatto, conobbi Domenico, compagno di classe di Valentino, il batterista degli Ekthra. Voleva iniziare a suonare delle canzoni di Fabrizio de André e aveva bisogno di uno che suonasse la chitarra con lui. Detto, fatto: iniziammo a suonare. La sua somiglianza con De Andrè in quanto a voce, timbro e vestiario era impressionante da lasciar basito chiunque.
Valentino, nei primi piani del gruppo, doveva suonare la batteria, ma le chitarre classiche con la tempra di un seguace di Dave Lombardo, c’entrano poco. Suonavamo una volta qui, una volta lì; una volta a casa mia, l’altra a casa di Domenico.
Qualche volta affittavamo anche una sala prove e ci capitava spesso di andare a Tor Bella Monaca, all’Ex Fienile, tuttavia successivamente ci spostammo a Quarticciolo. Durante una delle prove all’Ex Fienile Domenico pronunciò una frase che rimase negli annales (basta che nun finimo sui verbales – citazione che solo i due in questione capiranno) ammonendo Valentino perché pestava troppo sul rullante: «La tua presenza deve essere eterea, come un t’oh! guarda cosa c’è nell’aria!». 
Passano i mesi, il gruppo si struttura molto meglio fino a diventare, sostanzialmente una riedizione degli Ekthra: Domenico, Ivano, io, Valentino con l’aggiunta di Valerio, un mio compagno di classe, alla batteria. Valentino si era riadattato a suonare il basso e la cosa aveva davvero del comico, dato che lui, un basso, non l’aveva mai suonato. I primi tempi, per scherzare, usava una bacchetta al posto del plettro. Suonavamo bene: il primo concerto lo facemmo a San Lorenzo in un locale/associazione che si chiamava Sotto casa di Andrea anche se non andò proprio benissimo e il gruppo non era quello con Valentino bassista. C’è da dire che una certa fama iniziammo ad acquisirla nei concerti di Natale e fine anno scolastico. Ad ogni concerto miglioravamo negli arrangiamenti e nell’esecuzione: iniziavamo ad avere un discreto pubblico e un certo numero di sostenitori. Poi venne il 25 aprile, credo, del 2011. L’Associazione K.A.N.T. riuscì a mettere in piedi una manifestazione sulla main street di Tor Pignattara, alla Marranella. Palco, fonici, casse, amplificatori con testata, soundcheck. Cose serie, insomma. Inizia Domenico da solo, seduto come De André davanti al microfono, con lo stesso ciuffo e le gambe accavallate:
La bella ch’è addormentata
ha un nome che fa paura:
libertà libertà libertà.
Un giudice – no-name

La gente inizia ad applaudire. E così arrivano Un giudice, Volta la Carta, La guerra di Piero, Il Bombarolo, Il testamento di Tito, Bocca di rosa, Andrea, arrangiate sostituendo violini e altri strumenti con la forza di tre chitarre, il carattere di Ivano negli arrangiamenti e l’estro di Domenico, mentre avevamo le spalle coperte da Valerio, precisissimo metronomo. Un giudice la suonavamo stando tutti seduti sul bordo del palco, tranne Ivano che suonava sulla sedia dove poco prima c’era Domenico.

Poi finisce tutto e, davvero, chiesero il bis. Mi ricordo che ci mettemmo a ridere guardandoci negli occhi e ognuno cercando il viso e l’espressione dell’altro. 
Eravamo quelli che suonavano De André. Anche se per quel giorno fummo i no-name ma non per scelta: Domenico, semplicemente, disse che ci chiamavamo così perché non avevamo mai affrontato la questione del nome. Quando ci disse che ci avrebbero annunciato dal palco con il nome no-name ci prese la ridarella. Ma forse era una risata isterica pre-concerto.
E questo è tutto quello che ho da dire su questa faccenda.
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La difference o «dei punti di riferimento»

Posted on 2018/07/28 by carmocippinelli
street art in un palazzo di Nuuk – fonte:
thefourthcontinent.com
Arrivo a casa dopo una giornata di lavoro. Prendo la macchina parcheggiata sulla main street di Torre Maura. Apro lo sportello e, mentre sto per salire in macchina, con la coda dell’occhio vedo uscire in strada, dal condominio in cui vive, la Vice Presidente del Senato della Repubblica, denominata senatrUce da più parti nella precedente legislatura, nomignolo che le è stato affibbiato sia per la sua veemenza con cui interveniva in aula, sia per il suo eloquio non propriamente dei Parioli, diciamo così. La Vice Presidente esce e chiacchiera con un ragazzino che avrebbe potuto esserle figlio o nipote, ma non è mia intenzione aprire una trattazione su questo. Il punto è che la Vice presidente stava uscendo di casa e stava imboccando la strada principale del suo quartiere e, pur se incontrava gente, non veniva salutata da nessuno. Le persone che passavano attorno a lei erano sostanzialmente indifferenti e sembravano non riconoscerla affatto. Torre Maura, in fondo, è un paesone: tutti conoscono più o meno tutti e non sempre dalle vie del quartiere esce fuori un Vice Presidente del Senato o un Senatore, anzi.
In un attimo, mentre la guardavo andare oltre per la Colombiskij Prospekt, ho pensato per un attimo a coloro i quali, in tempi non sospetti, si lasciarono andare in arditi paragoni circa la composizione del M5S. Nel contenitore pentastellato c’era chi ci vedeva davvero di tutto, ma chi mi colpì di più fu chi asseriva fermamente che il M5S poteva essere considerato una forza di massa paragonabile al Partito Comunista Italiano. C’era anche chi affermava come fosse un «movimento di (s)cittadini», quindi sano a prescindere per il semplice fatto che non vi fossero strutture etc. Ho ripensato al paragone M5S/PCI, nonostante le fondamenta di quest’equazione fossero poco salde fin dall’inizio, e mi è venuto istintivo paragonare quella scena di vita quotidiana della Senatrice a Enrico Berlinguer fuori dai cancelli di Mirafiori o a Sandro Pertini, nella celebre foto in cui girava senza scorta. 

Due giganti, senz’ombra di dubbio, e certamente il paragone non reggerebbe. Ma, per tutta risposta, non sta in piedi neanche l’equazione M5S=partito di massa, è piuttosto evidente. E poi, così come la Senatrice Taverna, anche Pertini e Berlinguer, prima di essere stati Presidente della Repubblica e Segretario del Partito Comunista Italiano erano due persone.
Persone che per l’area politica che hanno rappresentato erano senz’altro dei punti di riferimento.
Ecco, ripensando al fatto che la Vice Presidente del Senato della Repubblica non fosse fermata da nessuno per le strade del suo quartiere, ho iniziato ragionare sulla mancanza di punti di riferimento, tutto sommato evidente, per coloro che hanno ritenuto di affidare la propria fiducia all’organizzazione politica risultata la più votata nel Paese, nonostante si tratti di un elettorato fluido e non di un “corpo compatto” come poteva essere nella così declamata Prima Repubblica. 
Il fatto è successo qualche giorno fa e avevo pensato di buttare giù una riflessione simile a caldo. Rimuginandoci un po’ su decisi che forse stavo seriamente perdendo tempo, tuttavia il paragone mi ronzava in testa da giorni e alla fin fine ho ceduto alle pressioni della (pur poca) materia grigia presente.
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Una vita da Emma Bonino (feat. Lo Stato Sociale)

Posted on 2018/03/21 by carmocippinelli
E fai la radicale,
la parlamentare,
la pacifista, 
ma vai in Kosovo in mimetica.
Perché lo fai?

E fai la democratica,
la liberale,
sei liberista
ma hai compassione dei poveri.

E fai la candidata, 
l’extraparlamentare,
prendi lo 0,1% ma sei Ministro lo stesso.

Perché lo fai?
Perché non te ne vai?  

Unavitainvacanzaunavecchiacheballanientenuovocheavanza etc etc..

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Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

Un sogno per la Borgata Gordiani!

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