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Tag: Blog/Post semiseri

“Donna cristiana: alza la testa!”. “Revuelta de mujeres en la Iglesia” convoca manifestazioni in tutto lo Stato spagnolo in vista dell’8 marzo

Posted on 2023/03/06 by carmocippinelli

Le cristiane cattoliche sono in agitazione in tutto lo Stato spagnolo. Nella giornata di ieri il movimento “Revuelta de mujeres en la Iglesia”
ha tenuto manifestazioni e presidi di fronte a luoghi di culto in
diverse città dello Stato, così come nelle regioni autonome (Paesi
Baschi e Catalogna su tutti) portando lo slogan: “Camminiamo insieme per l’uguaglianza e la dignità nella Chiesa“.

Secondo il quotidiano spagnolo «La Vanguardia» le donne scese in piazza intendono: «far sentire la propria voce [uno degli slogan era “alza tu voz”] e rivendicare il fatto che nella Chiesa delle origini il movimento di Gesù fosse egualitario» anche perché: «Gesù trasgrediva le regole e le norme di una società profondamente patriarcale».

Il movimento “Revuelta de mujeres“, dunque, sarà presente allo sciopero nonché alla manifestazione internazionale dell’8 marzo
e, per prepararsi a tale evento, è sceso in piazza congiuntamente nelle
città di Almería, Barcellona, Bilbao, Burgos, Ciutadella, Córdoba,
Granada, Huelva, Las Palmas, Logroño, Madrid, Oviedo, Salamanca,
Santander, Santiago de Compostela, Siviglia, Valencia e Vigo.

Cosa chiede il movimento?
Rispetto, diritti, dignità. Una Chiesa: «da
costruire e da immaginare» basata «sull’uguaglianza e sul rispetto
delle donne nei confronti degli uomini, in cui le donne siano
riconosciute come componenti attivi e in cui la responsabilità e i
“leader” non siano solo uomini; che rispetti l’identità e la diversità
sessuale»
. Così come viene rivendicata la volontà di costruire: «un’immagine di Dio che non sia solo esclusivamente maschile» e ancora viene rivendicato il diritto al sacerdozio «negato a causa del nostro corpo, sempre frutto di ‘sospetto’» e si chiede di smetterla con la visione «negativa della sessualità che crea sofferenza».

In esclusiva per «La Rinascita delle Torri» uno scatto del presidio svoltosi a Bilbao in cui è ben visibile lo striscione in euzkera e in castigliano: “Emakumeon matxinada elizan” cioè la traslitterazione del nome del movimento in lingua locale.

 
 

Pubblicato su “La Rinascita delle Torri”

Posted in Blog/Post semiseri, cattolica, chiesa, cristiani, femminismo, mujeres, revuelta, sacerdoziofemminile, spagnaTagged Blog/Post semiseri, cattolica, chiesa, cristiani, femminismo, mujeres, revuelta, sacerdoziofemminile, spagna

Né Schlein, né Meloni: prima di loro Aglietta (Partito radicale), D’Angeli (Sinistra Critica) ma anche Grazia Francescato (Verdi)

Posted on 2023/02/28 by carmocippinelli

Tra la Presidente del Consiglio dei Ministri e la nuova segretaria del Partito democratico c’è un abisso. Anzi, tre. Si chiamano Adelaide Aglietta, Flavia d’Angeli e Grazia Francescato.

« La sua carriera è stata rapidissima. È entrata nel Movimento per la liberazione della donna (Mld), è diventata segretaria regionale del Piemonte e da settembre è la vicesegretaria del partito. Alle elezioni del 20 giugno è stata la prima non eletta dei candidati radicali». 

Non è il 2023 ma è il 1976: un’altra Italia, un altro contesto politico internazionale e, con tutta evidenza, un’altra morale collettiva. 

Il «Corriere della Sera» di quel giorno, venerdì 5 novembre 1976, pone l’articolo (con foto) al centro di pagina 11: «Adelaide Aglietta è la prima donna segretaria di un partito».

L’articolo è stato scritto da Giovanni Russo e si legge ancora: 

«Prima di diventare radicale aveva sempre votato per il Partito socialista italiano (Psi), ma sempre meno convinta. Durante la battaglia per il referendum, si è avvicinata al partito radicale compiendo non solo una scelta politica ma ache una scelta di vita. Dice: “C’è stata così anche una mia crescita personale”». 

La conferenza stampa di presentazione quel giorno avvenne alla presenza di un contestato ma sempre leader del partito Marco Pannella e del vice segretario Gianfranco Spadaccia che Walter Tobagi avrebbe descritto come “il solito” al congresso dell’anno successivo in merito a una vicenda legata al finanziamento pubblico del gruppo parlamentare (ma non del Partito).

Tornando ai nostri giorni: dalla vittoria alle politiche di Meloni, alla scalata di Schlein, i quotidiani si sono sperticati in lodi tanto nei confronti dell’una quanto dell’altra esponente politica: la prima donna Presidente del consiglio dei ministri e leader di un’organizzazione politica e la prima donna segretaria di un partito di sinistra. 

Come detto prima, dunque, vale la pena ricordare che la primissima segretaria di partito si chiamava Adelaide Aglietta: nel 1976 successe a Gianfranco Spadaccia nella direzione del Partito radicale. All’età di 36 anni e con due figli (guai se allora le si fosse dato della “giovane ragazza” come più volte attribuito a Schlein nel corso dei notiziari televisivi e radiofonici) aveva ricevuto l’onore e l’onere di dirigere il Pr di Marco Pannella: «eletta all’unanimità meno un voto», riporta il pomeridiano «Corriere dell’informazione» del 4 novembre di quell’anno.

E ancora: nel 2008 è il momento di Flavia d’Angeli: portavoce di Sinistra Critica, organizzazione della sinistra trotskysta in vita fino al 2013 e tra le più attive della stagione della balcanizzazione della Rifondazione comunista post bertinottiana [1].
I grandi media avevano già preso ad ignorare le posizioni politiche non-mainstream, dunque di Flavia d’Angeli ci sono solamente dei “francobolli” apparsi su quotidiani nazionali, come quello apparso su «Repubblica» all’indomani delle elezioni del 2008 (quelle della “Sinistra Arcobaleno”): 

«Flavia D’ Angeli candidata premier, Franco Turigliatto capolista al Senato in tutte le regioni. Sinistra Critica, il movimento politico trotzkista, ha deciso di indicare una donna per Palazzo Chigi. La D’Angeli ha 34 anni, è laureata in lettere ed è stata impegnata nei movimenti studenteschi e in quelli anti-globalizzazione. Ha ricoperto l’ incarico di coordinatrice dei giovani di Rifondazione comunista a Genova nel 2001 e al Forum sociale di Firenze nel 2002. Dopo l’uscita di Sinistra critica da Rifondazione si è licenziata dal partito e ora è insegnante precaria di materie umanistiche».

Ancora una
C’è spazio per un’altra donna ancora: si tratta di Grazia Francescato. Eletta portavoce della Federazione dei Verdi durante la fase di transizione del partito, diviso tra il cammino in autonomia e il percorso con Sinistra ecologia libertà [un po’ di articoli su quegli anni, dal 2009 al 2011 e sulle conseguenze che ha avuto in quell’area li trovate qui: https://sostienepiccinelli.blogspot.com/search?q=Sinistra+ecologia+libert%C3%A0].

«Con trecento voti su 507 delegati, Grazia Francescato è stata eletta
nuovo presidente dei Verdi. Prende il posto, dopo un regno durato sette
anni, di Alfonso Pecoraro Scanio che si era dimesso dopo il disastro del
voto di aprile [Sinistra arcobaleno]. La votazione a scrutinio segreto ha chiuso nei fatti un
congresso pieno di tensioni, attese e che doveva regolare conti in
sospeso». 

È quanto raccontava Claudia Fusani su «Repubblica» il 19 luglio 2008, in cui la giornalista (ora al «Riformista») dava conto dei rispettivi congressi del Partito dei comunisti italiani (Pdci) e della formazione ecologista, uscite con le ossa rotte dopo le politiche di quell’anno. 

Curioso il dato che viene citato da Fusani nell’articolo:

«Nella sua mozione raccoglie l’anima più radicale del partito, da Paolo
Cento a Loredana de Petris, da Gianfranco Bettin a Angelo Bonelli
(molto fischiato). Quello di Francescato è un mandato di continuità
con la vecchia presidenza e anche un mandato ponte, fino alle Europee.
Per vedere cosa succede a sinistra dopo le macerie del voto di aprile». 

[1] La conferenza nazionale del 2013 si divise in due documenti contrapposti con pari sostenitori e si decise per lo scioglimento. Ne nacquero due organizzazioni: Solidarietà Internazionalista (gruppo d’Angeli) e Sinistra Anticapitalista (Gruppo Turigliatto), il secondo è tutt’ora attivo e ha fatto campagna elettorale per Unione popolare alle elezioni politiche del 2022.

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Un appello dal Liceo D’Assisi in solidarietà con gli studenti di Firenze e con la DS Savino

Posted on 2023/02/25 by carmocippinelli

Quello che segue è un appello che parte dai docenti precari del Liceo ‘Francesco d’Assisi’ di Roma (Centocelle). Nessuno ha mosso un dito, ci siamo mossi noi.  

Per una scuola contro l’indifferenza

L’attacco verbale del Ministro Valditara nei confronti della D.S. Annalisa Savino (Liceo ‘Da Vinci’ di Firenze), la quale ha esposto alla sua comunità i fatti accaduti al Liceo ‘Michelangiolo’, non è passato inosservato: il ministro ha parlato di parole inopportune e di «strumentalizzazione» e anche di evitare che una eccessiva politicizzazione entri nelle scuole.

Noi, però, sappiamo bene che la politicizzazione è molto presente all’interno delle scuole italiane. ‘Noi’ docenti, ‘noi’ personale ATA, ‘noi’ studenti, insomma, la comunità scolastica tutta, è al corrente di quel che significa.

Se dovessimo limitarci alla propaganda ideologica, basterebbe citare la lettera inviata dal Ministro riguardo l’anniversario della caduta del Muro di Berlino in cui vengono pronunciate una serie di ‘ingenuità storiche’ chiamando la comunità scolastica all’unione attorno alla giornata della libertà, parlando di «festa della liberaldemocrazia», sebbene poi venga affermato come sia un sistema «imperfetto e “non privo di contraddizioni».

Quelle stesse contraddizioni che fanno investire migliaia di euro a debito per la digitalizzazione scolastica, in ossequio col Pnrr, senza pre-occuparsi di un reale investimento riguardo le immissioni in ruolo, percorsi certi (e non salti ad ostacoli) per l’abilitazione del personale docente, continuità didattica, ristrutturazione di plessi scolastici che crollano per ‘fatalità’.

Quelle stesse contraddizioni che hanno visto i sindacati confederali presenti nelle scuole non indire nemmeno un minuto di sciopero o, quantomeno, iniziative in solidarietà con quanto accaduto.

Noi docenti dell’L.S.S. ‘Francesco d’Assisi’ di Roma, firmatarie e firmatari di queste righe, vogliamo esprimere piena solidarietà agli studenti aggrediti a Firenze davanti al ‘Liceo classico Michelangiolo’ e alla dirigente Annalisa Savino del ‘Leonardo da Vinci’, attaccata pubblicamente dal Ministro Valditara per aver scritto una lettera aperta in cui, richiamando i principi della nostra Carta costituzionale, ha condannato una violenza di chiaro stampo squadrista.
Invitiamo i colleghi e le colleghe a leggere la lettera della D.S. Annalisa Savino nelle proprie classi durante le lezioni della prossima settimana, a sostenere e promuovere iniziative di solidarietà.

Firme

Docenti
Del Vecchio Giovanni
Massetti Noemi
Piccinelli Marco

Rigamonti Manuela

Pacione Dolores

Chiaraluce Diego

Marsili Manuela

Attili Tiziana
Flamigni Enrico

De Angelis Enrico

Perna Luigi

Lavatore Maria 
Claudi Stefania

A.T.A.
Santoro Fabiana

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I guai della “sinistra liberale” dopo le elezioni regionali – Atlante Editoriale

Posted on 2023/02/16 by carmocippinelli

Più che le percentuali relative a candidati presidente e a liste collegate, sono quelle relative all’astensione – stavolta – a farla da padrone nei commenti e nella settimana politica che ci stiamo lasciando alle spalle. Nel Lazio l’astensione arriva al 37,1% e in Lombardia vola al 41,7%.

Se in altre fasi politiche si sarebbe detto che l’eccessiva proposta politica agli occhi dell’elettore avrebbe indotto il comportamento d’astensione in quanto gli elettori sarebbero stati impossibilitati ad operare una scelta reale, stavolta il discorso è tutt’altro. I due schieramenti di centrodestra e centrosinistra si sono popolati di ben più liste che nelle altre tornate elettorali, mostrandosi volenterosi di assorbire tutto il potenziale dei votanti di ogni singola lista che avrebbe potuto rappresentare un’alterità ai due poli contrapposti. Secondo Livio Gigliuto, vicepresidente dell’Istituto Piepoli, parte del Consorzio Opinio: 

«L’astensione ha varie ragioni: Si è votato da poco, pesa la debolezza dei candidati e c’è pure l’“effetto Sanremo”, perché nell’ultima settimana, quella decisiva per la scelta dell’elettore, si è parlato solo di quello»[1].

Sarà “l’effetto Sanremo” come ha definito Gigliuto al «Corriere della Sera», ma sarà anche (o forse soprattutto?) il fatto che al momento non vengono prese in considerazione dalla stampa “mainstream” e dalla comunicazione politica tout court posizioni che siano radicalmente alternative.

“Tutto okay: è colpa degli altri”

Secondo Arturo Scotto (Mdp-Articolo1), intervistato da «Radio Radicale» bisogna tener conto di almeno tre valutazioni per interpretare la complessità del voto regionale: 

«la prima è quella che riguarda il dato enorme dell’astensione che ci dice come sia presente sia una progressiva “secessione” dei ceti popolari nei confronti della democrazia. Successivamente, il tema che riguarda il centrosinistra è come riprendere il cammino per recuperare i voti perduti. E poi [c’è da dire che] l’astensione cresce perché sei diviso. Terzo punto: chiunque abbia prodotto una frattura (Giuseppe Conte nel Lazio, Moratti-Calenda-Renzi in Lombardia) paga un prezzo: la domanda che viene dal campo largo, che è più largo dell’alleanza, è la richiesta di un’opposizione». 

Traspare, dalle parole di Scotto, quella volontà mai sopita dalle parti del centrosinistra post veltroniano: la contrapposizione all’americana di due poli elettoralmente contrapposti, idealmente non dissimili, moralmente sovrapponibili.
Se la colpa per Carlo Calenda è dell’elettorato che non ha saputo cogliere quel che il binomio “Azione-Italia Viva”:

«Se le elettrici e gli elettori delle Regionali non si sono resi conto, che le persone e le proposte del Terzo Polo sono le migliori, serie e fattibili, la colpa non è nostra», 

per Cacciari la miopia dei gruppi dirigenti del centrosinistra è ai limiti della realtà: 

« […] Va a votare un italiano su tre di quelli che ne hanno diritto. E di fronte a un tale disastro se ne escono fuori dicendo ‘guarda che bravi siamo stati abbiamo preso un voto in più dei 5Stelle’. È da darsi i pizzicotti perché uno non ci crede» [2].

Il cocomero è già guasto

All’interno del centrosinistra le cose non sembrano andare meglio, anzi. La lista denominata “Alleanza Verdi Sinistra” che ha guadagnato un posto in consiglio regionale a Milano e ha costituito i gruppi comuni tra Verdi/EuropaVerde e Sinistra Italiana alle Camere, pare essere stata già messa alla prova non tanto dai risultati quanto dalle frazioni interne.
Il 6 febbraio [2023] i consiglieri di Sinistra civica ecologista in Assemblea Capitolina (Luparelli e Cicculli) hanno dichiarato di proseguire con l’intesa con il gruppo di Europa Verde, annunciando la propria partecipazione a “Verdi e Sinistra”. Stesso nome, in apparenza, stesso carattere ma diverse combinazioni cromatiche: Sinistra Italiana sarebbe stata assente e al suo posto si sarebbe sostituita con Possibile di Civati. “Verdi e Sinistra” nel Lazio ha puntato fortemente sul candidato Claudio Marotta, unico eletto della lista, già esponente del Csoa La Strada e già attivista del movimento per il diritto all’abitare del gruppo “Action”: una candidatura , ad ogni modo, che non ha mai nascosto il legame a doppio filo con il Partito democratico, dato il rapporto personale e lavorativo che Massimiliano Smeriglio e Claudio Marotta hanno intrattenuto positivamente nel corso degli anni. Il gruppo “Verdi e sinistra” dunque dovrà superare lo scoglio dei cinque anni a Via della Pisana, provando a tenere a bada le sirene del Partito democratico.
Due eletti, dunque, ma con liste simili e non uguali: progetti dissimili e finalità sovrapponibili ma che suggeriscono un principio di dibattito tutt’altro che positivo tra Verdi/EuropaVerde e Sinistra Italiana. La lista “Polo progressista”, promossa dalla federazione romana di Sinistra Italiana in alleanza alla candidata del Movimento 5 Stelle Donatella Bianchi, ha riscosso meno dei voti che ci si poteva aspettare, attestandosi a una consigliera eletta (Alessandra Zeppieri) e fermandosi a 18.727 voti. Secondo Nicola Fratoianni: 

«Sarebbe urgente una riflessione e fare chiarezza su che progetto si propone all’Italia. […] Ma noi non abbiamo alcuna intenzione di continuare questo gioco. Faremo una riflessione vera su come rafforzare “Alleanza Verdi e Sinistra” e chiederemo che l’intero campo progressista costruisca un progetto di società da proporre ai cittadini. Della competizione tra i partiti del centro-sinistra – come dimostra il doloroso dato del l’astensionismo – non importa a nessuno se poi non si è in grado di vincere contro la destra». 

L’alleanza Bonelli-Fratoianni non sembra essere messa in discussione ma lo spettro di ‘certi spettri antichi’, cioè che finisca tutto come fu per “Sinistra ecologia libertà”, è dietro l’angolo.

I guai della sinistra liberale

L’altra faccia della medaglia, ma sempre in alleanza al centrosinistra, è la inevitabile crisi della cosiddetta sinistra liberale o “radicale”. La lista comune “+Europa/Radicali italiani/Volt” non arriva neanche a 15.000 voti, mentre alla precedente tornata aveva oltrepassato quota 50.000, forte anche del supporto di Emma Bonino in quella campagna elettorale. La differenziazione di posizioni tra i gruppi della ex galassia radicale, lo scollamento tra il gruppo di Marco Cappato e la definitiva rottura con il Prntt di un lustro fa, non ha giovato al partito liberaldemocratico che si è andato ri-costruendo.
La battuta di arresto dopo il fine settimana elettorale non ha scalfito, tuttavia, le intenzioni del gruppo dirigente di Via Bargoni: 
«[…] Il nostro impegno in questa tornata elettorale non è stato premiato dagli elettori e abbiamo perso le due postazioni in Lazio e Lombardia ricoperte dai nostri consiglieri uscenti Alessandro Capriccioli (Lazio) e Michele Uselli (Lombardia) che, in questi 5 anni nei due Consigli regionali, hanno fatto un ottimo lavoro, spesso misconosciuto. 
Li ringraziamo per l’impegno e la passione che hanno messo in questi anni – realizzando quanto sappiamo, e cioè che anche un solo radicale nelle istituzioni può fare la differenza – e soprattutto per quello che hanno messo in questa campagna elettorale, difficilissima e con un’informazione totalmente appiattita sui facili vincitori. […] Ma non aver raggiunto l’obiettivo di avere degli eletti non ci fa cambiare strada. A differenza di altri, i Radicali fanno e creano politica, sempre, dentro e fuori dal palazzo».
Insomma, tutto scorre. L’importante è saper cogliere i risultati che arrivano. E se non arrivano, basta continuare sulla stessa strada e non deviare di un millimetro la rotta. Senza autocritica.

Note

[1] Renato Benedetto, In cinque mesi spariti 3 milioni di voti. FdI primo quasi ovunque, «Corriere della Sera» mercoledì 15 febbraio 2023.
[2] Umberto de Giovannangeli, “Giusto criticare la guerra, ma se lo faii scattano gli anatemi” , «Il Riformista», 15 febbraio 2023.
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XLI

Posted on 2023/02/11 by carmocippinelli
Qualunque sarà l’epilogo di questa terribile vicenda, rimarrà indelebile la macchia per cui gran parte della classe dirigente, della politica e dei relativi apparati, dell’opinione pubblica e della stampa tutta (ad eccezione di pochi casi isolati(ssimi) ha colpevolmente accomunato anarchia e mafia. 
“Ideologia”, dicono, “Dio ce ne scampi dall’ideologia che non fa analizzare e leggere i fatti con cognizione di causa e con pregiudizi!”. Eppure chi ha condannato aprioristicamente, chi ha giudicato prima ancora dei giudici, chi ha diffuso notizie che non doveva diffondere, chi ha sovrapposto eversione criminale con idee e metodi che non condivideva è ideologia.
L’ideologia della protervia e della superiorità. L’ideologia dell’egoismo. 
L’ideologia del pensiero unico della “società libera”.

Quello che segue è uno stralcio di un articolo pubblicato su «Il Riformista» che aggiorna delle condizioni di salute del detenuto Alfredo Cospito – 11/02/2023, ore 19:18 – https://www.ilriformista.it/alfredo-cospito-trasferito-in-ospedale-rifiuta-anche-gli-integratori-pesa-71-chili-e-a-rischio-edema-cerebrale-343353/

Alfredo Cospito è stato trasferito dal centro clinico del carcere di Opera al reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano. Da quanto si è appreso da ambienti carcerari e giudiziari milanesi, per l’esponente anarchico, che si trova al 41 bis e che sta portando avanti lo sciopero della fame da quasi 4 mesi, si è reso necessario il ricovero ospedaliero in quanto, oltre al cibo, si rifiuta di assumere anche gli integratori. A stabilire il trasferimento in una delle camere riservate ai detenuti in 41 bis dell’ospedale sono stati i medici dopo averlo visitato. A disporre il suo trasferimento è stato il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Secondo quanto riportato dall’Ansa, Alfredo Cospito pesa 71 chili ed è a rischio di edema cerebrale e aritmie cardiache potenzialmente fatali. E’ quanto ha riferito il medico di parte all’avvocato Flavio Rossi Albertini dopo la visita effettuata in carcere oggi a Opera. L’anarchico, in base a quanto aggiunge il medico, “è determinato ad andare avanti con la protesta. E’ lucido e cammina sulle proprie gambe”. Il consulente ha definito le condizioni “serie”. “I parametri tengono ma basta poco perché la situazione precipiti senza dei segni particolari di allarme” preventivo, ha aggiunto.
“Ho preso visione della cartella clinica, la situazione da un punto di vista fisico è di importante debilitazione ma è presente a se stesso, lucido e determinato”. E’ quanto ha detto ai microfoni della Rai Andrea Crosignani, medico scelto dalla difesa dell’anarchico Alfredo Cospito in sciopero della fame, dopo averlo visitato in carcere a Opera. “La debilitazione unita alla determinazione purtroppo non è un buon segno”, ha aggiunto.
“Alfredo mi sembra determinato ad andare avanti sulla sua protesta. Anche se ho cercato di convincerlo a riprendere il potassio per ridurre il rischio di queste aritmie”. Lo ha detto Andrea Crosignani, medico scelto dalla difesa dell’anarchico Alfredo Cospito in sciopero della fame, dopo averlo visitato in carcere a Opera. Il detenuto è “senz’altro lucido. Dal punto di vista generale l’ho trovato ancora in condizioni accettabili – ha aggiunto -. E’ arrivato da me camminando. Diciamo che è una situazione complessivamente seria, che anche se i parametri vitali tengono ma quando si arriva a questa situazione ci vuole veramente, veramente poco, perché la situazione precipiti. Perché in questi casi la situazione precipita senza che ci siano dei segni particolari di allarme. Ho parlato con la cardiologa che mi ha segnalato un possibile rischio di aritmie fatali”.
Intanto continua la mobilitazione in piazza per Cospito che è “un elemento di grande attenzione” ma non soltanto con riferimento agli episodi delle ultime settimane perché “è un’attenzione continua e abbastanza risalente nel tempo”, ha detto il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al termine del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. “Il fenomeno – ha dichiarato – è oggetto delle nostre attenzioni qui come altrove. Torino non sta vivendo una situazione diversa rispetto ad altre parti del Paese”.
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“Che ha detto professò?”

Posted on 2023/02/02 by carmocippinelli

Ogni tanto quando spiego e la classe è svogliata, tramortita dall’ora precedente, semplicemente apatica, mi sembra di essere come Riccardo Pazzaglia in “Così parlò Bellavista”. È tutto un tentare di prendere appunti, senza davvero mai riuscirci: al tentativo manca l’intenzione. Si susseguono domande di pur volenterose studentesse, armate di matita HB, che tentano di stare al passo di quello che dici e invece finisce che ti interrompono 6-7 volte per la stessa cosa. 

Un po’ come quella scena del “Cavalluccio rosso” del film di De Crescenzo. 
“Dottò, scusate, ma che è successo?”
“Che è successo…? Dunque, io tengo un nipote”. E ricominciava dal principio per una serie infinita di volte e ogni volta aggiungeva particolari sempre più violenti, in un climax di invenzione e teatralità, nonché di recrudescenza, tra il riso dei presenti che lo invitavano a ripetere la storia facendo dire a uno che fingeva di non aver capito la storia dottò, scusate, ma che è successo? Un po’ come quando, alla terza/quarta volta che ripeti una cosa, c’è sempre lo studente che alza la mano e ti dice: “Che ha detto professò?”.
“Non è possibile! Non è possibile più: è una giungla, avete presente il film “Giungla d’asfalto”? È tale e quale! è tale e quale!
Le guardie non ci sono, si vedono solo per fare le multe, poi spariscono; lo Stato è ASSENTE: lo Stato è assente, non è possibile vivere. Una persona per bene quando esce ‘a matina, sapete per avere un poco…un poco…un poco poco di sicurezza per strada che deve fare? Dovrebbe uscire con una pistola qua, come a Tom Mix. Vo’ ricurdate a Tom Mix?”

“Dottò, scusate, ma che è successo?”

“Che è successo? E che è successo…dunque io tengo un nipote che si chiama Geppino, figlio di mia sorella separata, che è stata sfortunata con il marito… Stamattina è la nascita sua, ho detto: Geppì, bello dello zio, vuoi un regalo per questa nascita? Lui ha detto: voglio un cavalluccio… Dice, però ha precisato: lo voglio rosso! Io quasi come se avessi avuto un presentimento, ho detto: Geppì, bello dd’o zio, ma per forza rosso deve essere il cavalluccio? Per forza rosso! Mi dovete credere ho girato tutto il mercato, tutto il Rione Mercato, non si trova un cavalluccio rosso”
“Nientemeno?”
“Nun si trova! Tant’è vero che quando io l’ho visto… guardate l’ho visto …questo è l’ultimo cavalluccio che si fa a Napoli, nun se fà cchiù, … dopo devono venire dal Giappone… talmente dall’emozione, che io ho pigliato, ho fermato la macchina e… non capivo più niente… e l’ho lasciata aperta… Questo, debbo riconoscere…”
“E vuje lasciate a machina aperta c’ tutti sti ladri ca stann’ n gir?”
“Nooo, ma io…, ma io… l’ho lasciata aperta per un minuto, perché tenevo un occhio al cavalluccio e un occhio alla macchina. Infatti ho visto questo giovane criminale che entrava dentro alla macchina… allora ho capito il pericolo, no? Ho scostato la signora, è vero?”

“EHEE HO SCOSTATO! VOI M’ AVETE BUTTATO PER ARIA!! SE NON ERA PER STU GIOVANOTTO CCA MI MANTENEVA, M’AVEVEVATE’ BUTTATO LUNGA LUNGA A TERRA!”

“È stato proprio così, è stato! Se non ci stavo io la signora andava certamente per terra” 
“Vabbè, insomma, allontanavo la signora e sono corso verso la macchina mi sono tuffato dentro alla macchina e l’ho acchiappato per le cosce a questo giovane criminale ed io tiravo e lui tirava avete presente il capitone? Faceva come il capitone. A un certo momento, mi è sfuggito dalle mani e forse non è stato è stata la Madonna del Carmine, perché, guardate, se io lo acchiappavo, con queste stesse mani, guardate, io oggi l’avrei ucciso!
“NOOOO! NOOOOOO E che vi inguaiavate?!”
“No, io oggi l’avrei ucciso…l’avrei ucciso!”

“Scusate, ma che è successo?”

“Che è successo? Dunque, io tengo un nipote, che oggi è la nascita sua, è il figlio di mia sorella separata dal marito è stata sfortunata, no?! Allora stamattina io ho detto Geppì, bello dello zio, che cosa vuoi per questa tua nascita? Dice, voglio un cavalluccio! Tanto che io quando ho sentito questa cosa del cavalluccio mi sono commosso. Perché in questo mondo crudele, in questo mondo infame per cui, in cui, perfino le creature,no? Vogliono chisti giochi, comm’ si chiamano, i giochi nevrotici,’e giochi si chiaman’ giochi di guerra, war games [prounciato var games] Perfino.. quello cosa voleva quest’anima di cosa. M’ha cercato: ‘un cavalluccio’ Mi sono commosso, mi dovete credere; mi sono commosso! Cinque volte mi hanno rubato la radio, non ci crederete. Sopra all’assicurazione mi schifano Ha capito che mi hanno detto al commissariato? Ma voi perché ci tenete tanto a sentire la radio? Ecco lo Stato: assente!… perché chill’ pigliano ’e mannan nientedimeno a fare gli arresti domiciliari nelle loro ville di chi sta a Sorrento. Ma a Sorrento ci vaco pur’io! Se facessero come l’Ayatollah… ZAC, la vera democrazia! Questa è la vera democrazia!”

“Scusate, ma che è successo?”

“Che è successo? Dunque, oggi è la nascita di mio nipote Geppino. È il figlio della mia sorella separata. A un certo momento ho detto: Geppì, che vuoi per il tuo genetliaco? Dice un cavalluccio? Un cavalluccio rosso. Mò cavallucci rossi non se ne trovano a Napoli, per cui quando, dopo aver girato per tutto il mercato, ho visto il cavalluccio rosso e purtroppo ho lasciato la macchina aperta”
“E vuje lasciate a machina aperta e vi lamentate di tutti sti mariuoli che ci stanno in giro?” 
“Noo, ma io stev con un occhio al cavalluccio e un occhio alla macchina. Tant’è vero che ho visto questo giovane delinquente che entrava dentro e mi sono buttato per cercare. Ho pigliato la signora, l’ho scostata, è vero signora?”
“Scostato? Vuj m’aveete buttato per aria! Si nun foss stat per stu giovanott tanto carino e gentile m’avess mantenuto, io avess carut n terr lunga lunga” 
“È proprio così: una questione di centimetri: l’ho presa al volo la signora” 
“Vabbè… al volo, al volo.. insomma io sono entrato nella macchina e l’ho acchiappato per la coscia a questo delinquente, no? E non lo mollavo, e lui tirava dall’altra parte ed io lo tiravo di qua ad un certo momento… Sapete il capitone? Mi è sfuggito di mano proprio: forse è stata la Madonna del Carmine, perché se io lo trovavo, lo pigliavo sotto le mie mani, ve lo giuro proprio su mio nipote Geppino, guardate io sono una persona perbene, eppure con queste mani l’avrei ucciso!
“EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEH”
“L’avrei ucciso: sì, sì!”
Poi la scena virava in una critica, dunque l’intera scenetta aveva un doppio intento dolce-amaro:
“Dottò nell’incidente di prima, nella vostra macchina, il ragazzo ha perso la collanina d’oro. Un ricordo di sua madre: se col vostro permesso se la può andà a piglià. Vai ciccì… Ca ta pigl la collanin, ca o ddottor è cosa nostra!”
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Alfredo di Lelio: Roma, le fettuccine, l’occupazione nazifascista, gli Usa

Posted on 2023/02/01 by carmocippinelli

Lo spunto da cui sono partito per la scrittura di questo articolo è stata la diffusione dell’ormai tradizionale festa annuale al ristorante “Il vero Alfredo” di Piazza Augusto Imperatore. Il 7 febbraio negli Usa è il “National Fettuccine Alfredo day“, cercare per credere, e i discendenti di Alfredo di Lelio celebrano ogni anno la fama internazionale delle ormai celeberrime fettuccine. Abbiamo toccato il 114° anniversario.

Alzi la mano chi non ne ha mai sentito parlare. Per un motivo o per un altro, ma praticamente grazie al vettore internet che lo ha reso noto al mondo, buona parte degli abitanti dello Stivale è venuta a conoscenza  che negli Stati uniti d’America uno dei piatti maggiormente considerati italiani sono le “fettuccine Alfredo”. Panna, formaggio, burro: stop. Questi gli ingredienti. Gli Usa, da parte loro, hanno condito – metaforicamente e non – il piatto con verdure e carni d’ogni tipo ma comunque considerando sempre che l’origine del piatto fosse tipicamente italiana. 

Una vulgata diffusa grazie alla rete ha fatto sì che venisse dichiarato quel piatto del tutto americano, completamente statunitense, frutto di travisamenti della cucina italiana. 

Non è così. La realtà è stata presto ristabilita e articoli, post, pubblicazioni d’ogni genere hanno riportato la bollicina della livella “in paro”. Squilibri evitati: le fettuccine Alfredo erano e sono tipicamente italiane. Anzi, romane: nate dall’intuizione del ristoratore Alfredo di Lelio nel 1908. Al 104 Via della scrofa il nostro aveva aperto una piccolissima trattoria. Mantecate a dovere, le fettuccine divennero il piatto forte del locale. Prima di essere servite, così vuole la – ormai – leggenda, di Lelio le propose (non prima di rivolgere una preghiera a Sant’Anna, protettrice delle partorienti) alla moglie che soffriva d’inappetenza a seguito della nascita del figlio (Armando, ma per tutti Alfredo II). Ines, moglie del ristoratore, ne rimase estasiata e suggerì al baffuto marito di inserirle nel menù.

Nel 1937 anche il quotidiano di Milano per eccellenza, il «Corriere della sera» [1], dava conto ai suoi lettori della riapertura al pubblico del locale:

«Il re delle fettuccine, Alfredo alla Scrofa, Roma, annunzia alla sua eletta clientela milanese che oggi 5 sett. [1937] riapre il suo ristorante con le sempre maestose fettuccine al doppio burro e i suoi insuperabili filetti di tacchino all’Alfredo».

In ventinove anni la fama della trattoria al 104 di Via della Scrofa era già andata ben oltre la Capitale, pare evidente di capire. 

La chiusura durante l’occupazione nazista
La Prima era stata superata, la Seconda, invece, entra nel vivo del Paese: l’Italia è in guerra da quattro anni e sebbene Roma sia stata dichiarata “città aperta” i nazisti la utilizzano e ne sfruttano le sue consolari come se nessun accordo fosse mai stato siglato. La guerra a Roma era già ben presente e dopo l’8 settembre viene resa più che manifesta: i combattimenti alla Piramide Cestia fanno emergere che si poteva stare dall’una o dall’altra parte. Non esistevano le zone d’ombra o “di mezzo”. Nel ’44, insomma, Roma era una città incandescente: quella che doveva essere la Capitale delle retrovie in cui mandare l’esercito occupante a riposo (i fronti erano quelli di Cassino e Anzio) era costantemente in ebollizione. Roma era la città in cui il 24 marzo del ’44 un pugno di soldati dei Gap attaccheranno il battaglione dell’esercito nazista “Bozen” a Via Rasella, da cui poi scaturirà la rappresaglia dei “10 italiani per un tedesco”, cioè le Fosse Ardeatine.

Sì, okay, ma le fettuccine?
Tra le pagine di “Morte a Roma” di Robert Katz viene riportato che i componenti del Gap, il giorno precedente l’attacco di Via Rasella, erano andati a rifocillarsi alla trattoria Dreher in Piazza Santi Apostoli. C’era il razionamento ma quel giorno [23 febbraio] si era sparsa la voce che sul menù era presente la carne:

«Poteva essere di cavallo o di cane; ma era carne, e nessuno si poneva questo problema. La razione normale era poco più dii un boccone al mese. C’era, però, anche il mercato nero, dove si trovava la carne a mille lire al kg.; prezzo che soltanto i “pariolini” potevano permettersi. I ristoranti […] talvolta violavano le norme del razionamento […] Quando venivano sorpresi andavano incontro a delle sanzioni. Quel giorno la polizia di Caruso [il questore fascista di Roma] aveva chiuso parecchie trattorie per infrazioni al razionamento; fra questi, Alfredo alla Scrofa».

La fonte di Katz è il fascista «Giornale d’Italia»: 

«È stata disposta la chiusura per mesi tre dei sottonotati esercizi di trattoria, sorpresi a somministrare pietanze prelibate, in contrasto con le vigenti norme di disciplina annonaria. Ristorante Alfredo, in Via della Scrofa, gestito da Mozzetti Giuseppe». 

L’articolo è del 25 marzo 1944 e l’elenco prosegue coi nomi dei vari ristoratori sanzionati con la chiusura. Nessuna menzione, ovviamente, sul giornale fascista dell’attacco a Via Rasella. Sarà poi «Il Messaggero» a dare la notizia dell’eccidio conseguente la cui chiusura del comunicato trasmesso è diventata tristemente nota: «L’ordine è già stato eseguito».
Più recentemente
Un articolo di Filippo Ceccarelli, pubblicato il 4 febbraio del 2019 da «Repubblica» rintraccia una citazione del piatto nel “Ghiottone errante” (Paolo Monelli) datato 1935: 

«”Compare il trattore, baffi e pancetta da domatore, impugnando posate d’oro; e si avvicina al piatto delle fettuccine.
La musica tace, dopo un rullio ammonitore che ha fatto ammutolire anche i clienti in giro. Il trattore sente intorno a sé un’aureola di sguardi. Alza la forchetta e cucchiaio in cielo, come per propiziarselo; poi li tuffa nelle paste, le sommuove con un moto rapido, matematico, il capo inclinato, il respiro trattenuto, il mignolo sospeso. Due camerieri, impalati, assistono al soglio. Pesa intorno il silenzio. Finché la musica scoppia in allegro brio, il trattore ripartisce le porzioni, poi va a riporre le posate d’oro e scompare”. Riaccese le luci, Alfredo ricompariva tra gli applausi. Gli americani letteralmente impazzivano».

Da perdere così tanto la testa che ogni 7 febbraio celebrano il “National Fettuccine Alfredo day“, cercare per credere.

A proposito di Stati uniti: «Allora non eravamo a conoscenza del colesterolo»
Nel 1981 il «New York Times» [4] pubblica un delizioso articolo a riguardo: 

«Gli stranieri che visitano Roma continuano a chiedere le “fettuccine Alfredo” e alcuni ristoranti molto frequentati dai turisti continuano a indicare il piatto in questo modo, ma la gente del posto preferisce chiamarlo con il vecchio nome di “fettuccine alla romana”. È una delle specialità di pasta più allettanti e allo stesso tempo più semplici.

Ciò che Alfredo ha fatto alle tagliatelle all’uovo è stato renderle più ricche, ricoprendole con una salsa a base di panna e burro [5]. Negli anni di magra subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando Alfredo era all’apice della sua fama, una tale profusione di calorie sembrava sensazionale, quasi peccaminosa.

Ricordo di aver portato un amico britannico da “Alfredo” a metà degli anni ’40, quando a Londra il cibo era ancora scarso e scialbo e tutti in Europa sembravano piuttosto magri. [Egli] Si tuffò con stupore nelle fettuccine e dopo le prime cucchiaiate mi chiese con un’espressione sconcertata: “Senti, vecchio mio, chi ha davvero vinto la guerra?”. Le tagliatelle gialle grondanti di burro erano diventate un simbolo invidiato del “miracolo italiano” della rapida ripresa postbellica. Allora non eravamo a conoscenza del colesterolo».

L’articolo prosegue: 

«Le fettuccine cremose ci erano state servite con un tocco di classe da Alfredo di Lelio in persona [6], il geniale proprietario della “Trattoria Alfredo” al 104 di Via della Scrofa, vicino al fiume Tevere. I rigogliosi baffi rossicci di Alfredo erano da tempo un piccolo punto di riferimento romano. Presto sarebbe andato in pensione, ma non per molto. L’Anno Santo del 1950 si avvicinava e il giubileo della Chiesa cattolica romana prometteva di portare nella Città Eterna pellegrini e turisti desiderosi non solo di elevazione spirituale ma anche di cibo, possibilmente fettuccine.

I promotori convinsero il signor Di Lelio a tornare dalla pensione e a contribuire con il suo nome, le sue ricette e la sua presenza ispiratrice a un ristorante. Dopo aver venduto il vecchio locale di Via della Scrofa, con tanto di foto di ospiti famosi appese alle pareti, fu aperto un nuovo “Alfredo” in un edificio moderno e mussoliniano al numero 30 di Piazza Augusto Imperatore, di fronte alle rovine del mausoleo dell’imperatore Augusto.

Il locale divenne subito un successo per l’Anno Santo. Alfredo, ormai settantenne, si comportava da “imperatore delle tagliatelle”, si rivolgeva agli ospiti americani con una delle poche frasi in inglese che conosceva: “verrry good!”. – e riempiva i loro piatti di fettuccine. Usava un cucchiaio e una forchetta placcati d’oro che, a suo dire, gli erano stati regalati da Douglas Fairbanks e Mary Pickford negli anni Trenta. Un cucchiaio e una forchetta d’oro c’erano – e ci sono ancora – anche nel suo vecchio locale in Via della Scrofa. Entrambi i ristoranti rivendicano le posate originali Fairbanks-Pickford.

Alfredo morì nel 1959 e suo figlio, Armando di Lelio, ormai in là con gli anni, è ancora responsabile del ristorante di Piazza Augusto Imperatore come Alfredo II. I suoi ospiti sono prevalentemente stranieri. Anche la trattoria di via della Scrofa è ancora fiorente. A complicare la confusione, ci sono almeno altri due Alfredo a Roma.

Le buone fettuccine Alfredo, o fettuccine alla romana, che ormai sono più o meno la stessa cosa, si possono mangiare ogni giorno in almeno 50 ristoranti della città».

Lo scritto di Hoffmann prosegue con un riferimento alla tipologia di fettuccine e alla larghezza delle stesse, così come passa in rassegna tutte le avversità che prova(va)no i romani verso la pasta non “fatta in casa”. I tempi cambiano rapidamente. 
Cosa c’entra però la duchessa nel titolo dell’articolo?
La risposta ce la dà Hofmann stesso: 

«Secondo una storia, il piatto fu servito per la prima volta nel palazzo ducale di Ferrara nel 1501 quando Lucrezia Borgia, la bellissima figlia di Papa Alessandro VI, fece il suo ingresso come sposa di Alfonso d’Este. Il colore dorato delle tagliatelle all’uovo voleva essere un omaggio ai suoi capelli biondi.

L’omaggio culinario, tra l’altro, fu di buon auspicio. Dopo gli anni burrascosi trascorsi a Roma e i due precedenti matrimoni, Lucrezia divenne un’apprezzata duchessa di Ferrara, presiedendo una brillante corte rinascimentale con Ludovico Ariosto come laureato poeta. Come l'”Orlando Furioso” di Ariosto, anche le fettuccine conquistarono tutta l’Italia e continuano a essere particolarmente apprezzate a Roma».

E siccome, per parafrasare il giornalista americano, a complicare le cose gli italiani sono bravissimi, a Roma da decenni esistono ben due “Alfredo”: uno al 30 di Augusto Imperatore, l’altro al 104 di Via della Scrofa.
Entrambi, ovviamente, rivendicano la paternità del piatto: chi per lignaggio e fama, chi per conoscenza culinaria. 

La foto a corredo dell’articolo, a grandezza naturale e senza ritagli, è stata condivisa dalla pagina Facebook del Ristorante “Il vero Alfredo”. Alfredo I, qui, con Gina Lollobrigida.

Non è riportata con certezza la data,
tuttavia la scritta in basso a destra riporta: “Alfredo all’Augusto”, dunque sicuramente sarà da intendersi nel primo decennio degli anni ’50 del ‘900.

Note

[1] s.n.; Echi di cronaca, 5 settembre 1937, «Corriere della Sera».
[2] Robert Katz, Morte a Roma, p.52, Editori Riuniti, 1996 [V edizione], Roma.
[3] s.n., Chiusura di trattorie per infrazioni annonarie, 25 marzo 1944, «Giornale d’Italia».
[4]Paul Hofmann, Fettuccine – a dish fit for a duchess, 1 novembre 1981, «New York Times».
[5] L’articolo ci suggerisce come già negli anni ’80 la ricetta possa aver subito mutamenti. Che siano cambiamenti adoperati dallo stesso ristoratore italiano o dagli statunitensi, o da parte della comunità italo-americana, non lo sappiamo.
[6] Alfredo morirà nel 1959. Si segnala il necrologio del «Corriere della Sera»: 

«È morto stamane all’età di 76 anni il “re delle fettuccine” Alfredo di Lelio. Figlio di un trattore trasteverino, aveva aperto nel 1907 quel ristorante in Via della Scrofa che doveva farlo divenire celebre nel periodo tra le due guerre. Espertissimo nel preparare le specialità della cucina romanesca, impose all’attenzione dei più illustri ospiti stranieri le sue fettuccine, preparate con un procedimento personale. Uomini politici, ambasciatori, artisti, attori del teatro e del cinema frequentarono il suo locale. Moltissime celebrità gli lasciarono una fotografia con dedica in segno di simpatia. Furono Mary Pickford e Douglas Fairbanks a donargli nel 1927 quelle posate d’oro con le quali serviva personalmente le fettuccine ai clienti di maggior riguardo. Durante l’ultima guerra, cedette ad altri il suo locale portando con sé solo le posate d’oro, il suo “scettro” come amava chiamarle., ma nel 1947 aprì un nuovo ristorante nei pressi dell’Augusteo».

Redazione, Si è spento a Roma “Alfredo” il “re delle fettuccine”, 31 marzo 1959, «Corriere della Sera».
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Per Lorenzo Parelli [contro l’alternanza scuola-lavoro]

Posted on 2023/01/14 by carmocippinelli

Dallo scorso anno, da quando si verificò l’ennesima morte di un ragazzo nel percorso di alternanza scuola-lavoro, nelle tracce dei temi che propongo alle classi ho deciso che avrei inserito  a tempo indeterminato (al contrario del mio contratto) la questione del Pcto (ex Asl) e della vicenda di Lorenzo Parelli.

Fino a quando si continuerà con l’assurdità dello sfruttamento di manodopera scolastica a-salariata, fino a quando si parlerà della necessità di far emergere “lo spirito d’imprenditorialità di ogni studente”, fino a quando si parlerà di scuola attraverso frasi fatte e stereotipi, fino ad allora ogni anno ci sarà una traccia per ricordare Lorenzo Parelli e la sua assurda morte a 18 anni. 
Di seguito, la traccia che propongo agli studenti.
Il 22 gennaio 2022 Lorenzo Parelli, studente di 18 anni di Udine, è morto mentre svolgeva l’ultimo giorno di tirocinio-stage presso un’azienda siderurgica di zona. La notizia si è propagata attraverso tutti i media e sulla gran parte di canali informativi nazionali: condanna unanime nei confronti dell’azienda e della questione di evidente lavoro senza sicurezza.
Nei giorni successivi all’accaduto s’è sviluppato anche un dibattito riguardo la necessità dell’obbligo, per studentesse e studenti, di svolgere un certo numero di ore di Alternanza Scuola-Lavoro, così come imposto dalla legge del 107/2015 (cosiddetta “Buona Scuola”).
A tal proposito lo storico Alessandro Barbero, docente presso l’Università del Piemonte Orientale, due anni fa ha avuto modo di dire: 

«[…] Il grande movimento di democratizzazione della scuola che ha voluto l’istruzione e l’inclusione per tutte le classi sociali (cioè la possibilità di andare a studiare senza sapere a cosa servirà “dopo” quel particolare argomento di quella disciplina) ha dato una spinta enorme all’uguaglianza e alla parità tra tutti per evitare che si andasse a lavorare anziché studiare da minorenni. Imparando a conoscere anzitempo sofferenza, privazione della propria età di vita, sfruttamento, così come è successo ai nostri nonni o ai nostri padri.
Tutti, per farla breve, avrebbero dovuto studiare e diventare “studenti” nel verso senso della parola, senza l’obbligo o il ricatto di dover lavorare perché le misere condizioni di partenza della propria famiglia non avrebbero consentito l’accesso agli studi ai figli. A partire da un certo momento storico, nell’era del post-ideologico (con la caduta del Muro di Berlino, la dissoluzione sovietica del 1991 etc), s’è iniziato a mettere politicamente in discussione alcune questioni relative all’insegnamento e alla scuola in generale: “in fondo il latino non serve”: era utile quando a scuola c’erano solo padroni ed élite, ora non è più utile; “il libro di testo allo stesso modo è superato”: tanto c’è internet, e via dicendo. S’è arrivati a dire che, in fondo, i ragazzi nati negli anni ’80 e ’90 sono stati dei privilegiati: hanno passato tutta la loro adolescenza a studiare senza fare un giorno di lavoro e non posseggono risorse spendibili nel “mercato del lavoro”. Impostando il discorso in questo modo non se ne esce facilmente, così viene estratta dal cilindro l’idea che per essere studente non serve studiare perché bisogna anche saper fare: dimostrare di fare qualcosa realmente e non solo riuscire ad applicarsi su teorie e manuali. In altre parole: bisogna che i ragazzi tornino a lavorare, ecco “l’alternanza”: perché se tu fai qualcosa adesso è bene che ti metta da subito in testa di utilizzare quelle cose che stai imparando per il “dopo”». 

Ragiona sul fatto accaduto e sulle parole del prof. Barbero esprimendo un tuo parere in un articolo d’opinione.
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La vita incasinata [ma bellissima]

Posted on 2023/01/09 by carmocippinelli
Questo dagherrotipo raffigura un insegnante precario al mattino, un giornalista al pomeriggio ma anche di notte, in attesa di intervistare il primo statunitense che abbia mai giocato (e segnato) nel campionato sovietico di calcio.
L’americano che scelse “i rubli al posto dei dollari”, che si sposò con Ekaterina Alexandrovna (modella), nonostante poi vissero insieme negli Usa: «mi chiese di sposarlo ma pensavo stesse scherzando», avrebbe poi detto a “Sports monday”. 
Il centravanti in questione si chiama Dale Mulholland e insieme a Fabio ne avevamo già parlato in “Calcio e martello – storie e uomini del calcio socialista”. Dal 2017 ad oggi ho provato a mettermi in contatto con lui e, finalmente, ce l’ho fatta con l’inizio del nuovo anno. Ha parlato due ore e mi ha mostrato tutti i suoi memorabilia sovietici.
Seguirà un’intervista per «Atlante» su quanto (troppo!) mi ha raccontato, ma intanto leggetevi quello che scrivevamo su di lui dopo l’uscita del libro.
Per chi ancora non avesse letto Calcio e martello, può rimediare cliccando sull’immagine e ordinarne una copia 🙂
Ho ancora i compiti da correggere, le lezioni da preparare, le ripetizioni pomeridiane da confermare.
Però ho intervistato Mulholland.
Ma si fa tutto.

At least I try.

Tratto dal personalissimo archivio piccinelliano. Anno Domini 2017

Dale Mulholland, come gli aficionados del nostro piccolo “Calcio e Martello” ormai sanno a menadito, è stato un calciatore statunitense in forza agli Orlando Lions che, prima del crollo dell’URSS, andò a giocare con la Lokomotiv Mosca. Il quotidiano La Repubblica del 4 marzo 1990 scriveva così:
«Anche il calcio dà il suo piccolo contributo alla distensione tra Usa e Urss. Un calciatore statunitense, Dale Mulholland, ha firmato un contratto con una squadra sovietica. Ha scelto i rubli anziché i dollari […] Non parla il russo, ma ha detto che prenderà lezioni non appena arriverà a Mosca. Non si sa quanto guadagnerà». 
Mulholland aveva più volte cercato un contatto con la controparte socialista ma prima per il rifiuto degli stessi americani, poi per quello del Goskomsport non si era riusciti a trovare un accordo accettabile fra le parti. 
L’idea dello scambio vene soltanto in seguito, dopo svariate pressioni di Mulholland, come riporta il New York Times dell’epoca: 

«Mulholland, who played for the University of Puget Sound before turning pro, said he had spent four years prodding American and Soviet officials to make his dream come true». 

Tradotto: Mulholland, che ha giocato per l’Università di Puget Sound prima di diventare professionista, ha dichiarato di aver trascorso gli ultimi 4 anni incoraggiando i funzionari americani e sovietici per far sì che il suo sogno divenisse realtà». Ovvero, Mulholland voleva (grassetto, corsivo e sottolineato) andare a giocare nel massimo campionato sovietico: 
«La Russia per me rappresenta la storia, una cultura che stiamo cercando di scoprire, l’architettura, il balletto», aveva dichiarato il nostro, venendo anche ripreso da Repubblica. 
Ma se La Repubblica parlava di un altro passo verso la distensione tra gli Stati, il NYT lo stesso giorno del sopra citato articolo del quotidiano italiano, dedicava un misero francobollo al passaggio del giocatore di Tacoma al campionato socialista. 
La sua presenza fu, dobbiamo dirlo, quasi evanescente: dieci presenze e un gol, prima che tutto crollò. Tutto, cioè, l’Unione Sovietica.
Le Repubbliche Socialiste caddero senza che fu sparso sangue e che venisse sparato un colpo, questa è la retorica più (ab)usata dagli storici.
Ma di questo, a Dale Mulholland, non importò molto: rimase in Russia e in Europa orientale per poi tornare negli States con la moglie Ekaterina Alexandrovna.
Oggi, forma allenatori e giovani calciatori tra Usa e Indonesia.
 Dale Mulholland con la Lokomotiv Mosca. La capigliatura sovietica anni ’80 c’era tutta. 
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Il Sud Africa e la nuova umanità

Posted on 2023/01/04 by carmocippinelli

Molti studenti, conosciuti in questi pur pochi anni di insegnamento (4), hanno come mito, come faro della propria esistenza il modo di vivere, di pensare e di relazionarsi di Cristiano Ronaldo. 

È uno sfacciato, un arrogante che sa di valere e di contare molto più degli altri (anche se poi, magari, neanche è troppo vero) e questa cosa fa letteralmente impazzire tutti i ragazzi dai 14 ai 18 anni.
Studiare non serve se si hanno capacità di investire in criptovalute o se si riesce a sfondare nel calcio: discorsi come questi iniziano ad essere quasi ordinari perché sono intimamente connessi, secondo loro.
Alcuni di loro non hanno bene in mente cosa significhi “criptovaluta” o “mercato azionario”, sanno solo che possono farlo perché hanno l’account del padre o della madre. 
Nell’ultima conferenza stampa, Cristiano Ronaldo ha detto di essere «molto contento di essere venuto a giocare in Sud Africa», nonostante l’Al-Nassr sia una società calcistica dell’Arabia Saudita, dunque non propriamente Africa.
“Ma co tutti i soRdi che c’ha che je frega de dì che sta n Sud Africa”, mi sembra già di sentire l’eco degli studenti che fanno spallucce all’ennesimo sfoggio di ignoranza, condita da superbia, del loro beniamino. E per cui la stampa non ha fatto neanche un “plissè”, come cantava Jannacci. 
Hanno ragione, eh, per carità: uno che guadagna tutti quei soldi, di problemi non se ne fa neanche mezzo. 
Il punto è che – specie nell’educazione – va fornita una prospettiva completamente diversa rispetto a quella dominante: se tutto il proprio obiettivo è quello del “soldo”, indotto dalla vita (e certe volte dalle famiglie!), dallo sport, dalla stampa, dal mondo circostante in generale, la scuola superiore è solo una misera transizione – più o meno infelice – di quello che poi la proiezione del mio ego riuscirà a compiere nel mondo reale.
A maggior superbia, più grande sarà la sconfitta.
Ma dobbiamo davvero rassegnarci all’impossibilità della costruzione della nuova umanità?
La risposta è, ovviamente, no.
Longo lo cammino, come la meta: grande!
 

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«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

Un sogno per la Borgata Gordiani!

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