Quindi ci sono state discussioni fra Prc/Pap/DeMagistris/Frattaglie? Ma non mi dire!
Categoria: sinistra
"La risposta è dentro di te. E però è sbagliata". Ancora sul referendum dell'11 novembre
La questione che più mi turba, politicamente, psicologicamente e socialmente, è la totale indifferenza della sinistra (dalle associazioni ai partiti, ai compagni ovunque collocati) nei confronti dell’attacco del capitale e delle sue forze politiche di riferimento al trasporto pubblico romano. Detta in altre parole: nessuna organizzazione “a sinistra” sta comprendendo la portata del referendum radicale sulla “messa a gara del servizio di trasporto pubblico”. Eccezion fatta per alcune sparute iniziative di base (questa, questa e quest’altra) a sinistra si pensa a tutt’altro e, qualora si dovesse prendere posizione sul tema, lo si fa piuttosto male. Prendendo in prestito le parole di QueeloGuzzanti: la risposta è dentro i compagni, e però è sbagliata.
Uscire dal discorso di contrapposizione fra lavoratori e utenti è quanto mai necessario: i primi nell’immaginario collettivo sono coalizzati contro i secondi che, però, soffrono l’odissea quotidiana del trasporto pubblico. I lavoratori non stanno dalla parte opposta degli utenti e dei pendolari (o dei (s)cittadini come piace dire oggi) e non devono prendersela con i macchinisti/autisti perché “ti chiudono le porte in faccia”. Tuttavia, le campagne mediatiche e della grande editoria hanno fatto proprio in modo che accadesse questo, un po’ come profetizzato dalla celebre frase pronunciata da Malcom X: «Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono».
Questo complica le cose? Assolutamente sì, ma non deve distogliere, a mio modestissimo modo di vedere, cioè quello di un signor nessuno, il problema principale: la difesa del diritto ad un trasporto di qualità, all’altezza della Capitale di uno Stato e – soprattutto – che sia pubblico. La domanda del piccolo paragrafo (difendere chi?) è volutamente provocatoria dal momento che, essendo un abbonato Atac e un utilizzatore quotidiano del servizio metropolitano, mi sono imbattuto in un volantino affisso alla fermata di Cinecittà in cui ho letto a carattere più consistente delle altre scritte questa cosa qui: “Contro la privatizzazione – Difendere Atac”.
Comunicazione infelice.
In quanto a comunicazione, non me ne vogliano i compagni ovunque collocati, abbiamo dei passi enormi da fare: in questo periodo, fra scale mobili che crollano, passeggeri fermi sotto terra due ore a causa della Metro C (nuova, già vecchia), fermate della Metro A con infiltrazioni e secchi per raccogliere l’acqua, dire “difendiamo Atac” si traduce in un suicidio politico senza precedenti. L’elettore, sbandato dopo anni di berlusconismo, renzsismo, opportunismo cronico e vigliacco a sinistra, pensiero unico dominante, legge “difendiamo Atac” e interpreta “ecco la stronzata del secolo, magari privatizzano tutto”. Un voto perso. Anzi, guadagnato dal fronte del “sì” senza che costoro abbiano mosso un dito. Geniale. Il volantino, di cui non ho notato la firma (mea culpa) e da quale organizzazione fosse sostenuto, mi sembra completamente tutto subalterno ideologicamente alla logica della “ricapitalizzazione” di un’azienda che non ne ha affatto bisogno, dato che avrebbe necessità di una rifondazione completa.
C’è poi chi, in ordine sparso, ripropone temi superati, come quello dell’audit sul debito di Atac, soprattutto da parte di settori “autonomi” e del sindacato di base che alle ultime elezioni ha sostenuto Virginia Raggi nella corsa alle elezioni comunali (Carovana delle periferie docet) perché prometteva un “audit sul debito di Roma” (e non infierisco su costoro con commenti triviali anche se ce ne sarebbe bisogno).
Bisogna dire di difendere il trasporto pubblico, gli utenti e i lavoratori, ma certamente non Atac. Quello che si dovrebbe dire da una certa parte politica è che l’azienda municipalizzata conta fin troppi dirigenti e fin troppo pochi lavoratori; che le giunte (di centrodestra, di centrosinistra) non hanno mosso un dito per far fronte a questa questione e, anzi, ne hanno aggravato enormemente la situazione.
Difendere, in ultima analisi, il trasporto pubblico per far sì che sia realmente tale, non “lo status quo” in sé di Atac.
Mi sfugge, ma evidentemente non riesco a cogliere la profondità della proposta, da dove deriverebbe il possibile vantaggio della scommessa pascaliana del “vabbè, proviamo” riguardo i mezzi pubblici.
A Roma il privato esiste già e dal 2000 gestisce più del 20% delle linee periferiche e ultraperiferiche dando, spesso, il peggio di sé, ancora di più di Atac (e ce ne vuole!).
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| fonte foto: Roma Today – Linea 543 gestita da Roma Tpl |
Prima gli sfruttati: per una nazione umana universale contro il capitalismo transnazionale [un pippone]
Morti dodici lavoratori contadini, braccianti: sfruttati. A sinistra sono state molte le voci che hanno dichiarato come sia terribile il numero di «lavoratori immigrati» che sale vertiginosamente: il punto non è che siano immigrati ma che siano stati sfruttati nel lavoro e nella loro condizione umana conseguente.
La mancanza della politica
Nel giro di due campagne elettorali nazionali, il dibattito politico è scaduto e non poco. Le posizioni della desertificazione prodotta dal blocco antiberlusconiano degli anni ’90 si sta manifestando con tutta la sua violenza e realtà agli occhi di nuove generazioni di comunisti, socialisti (magari anche inconsapevoli di esserlo) i quali percepiscono solo confusione e mancanza di direzione in un’area politica egemonica fino al recente passato. Il concetto della trasformazione politica della società in senso socialista s’è via via perso a seguito della primazìa dell’interesse personale (o locale) su quello generale. Le rivendicazioni della sinistra in Italia sono percepite come un kaleidoscopio di questioni locali a cui manca una visione globale: l’adagio del pensare globale, agire locale è stato interpretato parzialmente e opportunisticamente da movimenti cosiddetti civici, urbani, passando per centri sociali e reti sociali il cui unico interesse era l’agire locale per un pugno di notorietà in questo o quel consiglio comunale, grazie alla sponda che veniva fatta loro dal consigliere dissidente di turno, sia esso della fu Sel o del Pd.
Prima gli sfruttati di tutti i paesi, per una nazione umana universale contro il capitalismo trasnazionale.
Bangladesh: proteste a seguito dell’uccisione di Shahjahan Bachchu
L’11 giugno 2018 è stato ucciso Shahjahan Bachchu nel villaggio di Kakaldi, nei pressi di Dacca, capitale del Bangladesh. Promotore del secolarismo, era scrittore, attivista e dirigente del Partito Comunista bengalese ed editore progressista: era a capo della casa editrice Bishakha Prokashoni. Non è la prima volta che in Bangladesh si uccidono editori, scrittori o letterati, come ha riportato ‘India Today’: «Non si tratta del primo episodio di attacchi e uccisioni di blogger, scrittori o editori del Bangladesh. Circa tre anni fa un altro editore, Faisal Arefin Dipon, proprietario di Jagjit Prakashan, fu assassinato. Il 31 ottobre 2015, Dipon è stato ucciso nel suo ufficio al Super Market di Shahbagh Aziz, dopo aver pubblicato il libro del blogger Abhijit Roy. Abhijeet, poi, è stato ucciso in un attentato terroristico nel febbraio dello stesso anno. Dopo Avijit, i blogger Niladri Niloy, Ananta Bijay Das e l’attivista digitale Wasikur Babu sono stati oggetto di atti di pirateria da parte di terroristi».
Roma segna il passo: la soluzione per la sinistra è il centro sinistra (e non è una battuta triste, purtroppo).
In Groenandia si discute la nuova Costituzione. IA: «Sia inclusiva»
Il gruppo parlamentare dell’organizzazione di sinistra indipendentista Inuit Ataqatigiit (Comunità inuit) ha nominato Debora Kleist come nuovo membro della Commissione Costituzionale. Da tempo, infatti, la Camera groenlandese (Inatsisartut) ha creato un’apposita commissione per redigere una nuova Costituzione e l’IA sta lavorando alacremente affinché essa dia un risultato inclusivo e non esclusivo.
«Non vediamo l’ora di continuare il lavoro in Commissione Costituzionale: un popolo libero è un popolo in cui tutti gli individui hanno una libertà interiore e vivono liberi da pregiudizi, dalla discriminazione e dall’oppressione», si legge in una nota redatta dal partito. «Il fatto che ci debba essere “spazio per tutti” è un principio cardine: l’IA l’ha posto con la massima attenzione e priorità nell’agenda dei lavori della Commissione» che lavorerà alla stesura della nuova Costituzione. La Carta fondamentale «deve includere i diritti civili e politici di tutti i cittadini».
«Per noi – continua la nota – è fondamentale che tutti quelli che si identificano come groenlandesi siano riconosciuti come tali, tuttavia allo tesso tempo dobbiamo essere all’altezza dei nostri obblighi verso le minoranze. In altre parole: dobbiamo essere inclusivi e non esclusivi e questo vale per quel che riguarda ogni identità culturale (lingua, etnia etc), abbiamo bisogno di tutti».
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| Il logo dell’Inuit Ataqatigiit (Comunità Inuit) |
L’Inuit Ataqatigiit continuerà a lavorare intensamente in Commissione Costituzionale affinché si portino avanti questi valori: «il lavoro per la redazione della Carta Fondamentale deve unire il Paese e il popolo, non dividerlo».
L’Inuit Ataqatigiit e le elezioni: «Non promettiamo nulla, valuteremo a urne chiuse»
L’IA è un’organizzazione politica di sinistra radicale, indipendentista, che ha visto crescere i propri consensi strappandoli ai socialdemocratici di Siumut (partito affiliato alla socialdemocrazia danese) e con cui recentemente ha stipulato un accordo di Governo: alle elezioni parlamentari del 2014 ha ottenuto il 33,3% dei voti, mantenendosi sulle stesse cifre della precedente tornata elettorale. Nell’autunno del 2018, con tutta probabilità, si terranno le elezioni parlamentari in Groenlandia e la presidente dell’IA Sara Olsvig ha smentito le voci di una coalizione elettorale con i socialdemocratici di Siumut: «Non voglio rifiutare o promettere nulla a riguardo. Vediamo quel che esce dalle urne e quali opportunità si presenteranno successivamente», ha dichiarato a riguardo la Olsvig all’agenzia KNR, spiegando che per l’IA è importante mantenere la stabilità e la leadership nel Paese affermando come il partito abbia «contribuito a garantire una direzione chiara nella guida della Groenlandia».






