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Categoria: polpettoni

Tra lo ius soli e il testamento biologico c'è di mezzo la realpolitik

Posted on 2017/12/24 by carmocippinelli
foto tratta da «Kathimerini.gr»
Articolo pubblicato su Pressenza

Quanto fatto dall’esecutivo Gentiloni su Ius Soli e testamento biologico rientra pienamente nella logica della realpolitik, quasi applicata leggendo un manuale, se mai ce ne fosse uno. 

Il Governo e il Segretario del Partito Democratico, per mesi, sono su tutti i giornali, emittenti televisive e radiofoniche affermando che lo Ius Soli è un diritto di civiltà, che molte nazioni lo posseggono già, che è ingiusto soprattutto a livello umano non concedere la cittadinanza ad un ragazzo nato in Italia. Giusto un mese fa, in novembre nell’ambito della Direzione del partito, Renzi dichiarava: «Non è che facciamo lo ius soli per fare l’accordo con Mdp. Lo facciamo perché “un diritto è un diritto”, senza scambiarlo in un accordo di coalizione. Cercheremo di farlo, senza creare alcuna difficoltà alla chiusura ordinata della legislatura, rispettando ciò che il governo e la coalizione vorranno fare, non pensiamo siano temi su cui fare l’accordo». 
Senza contare quel che dichiarava il Primo Ministro Gentiloni in giugno alla festa del quotidiano «Repubblica»: «È arrivato il tempo di considerare questi bambini come cittadini italiani. Mi auguro che succeda in fretta, già nelle prossime settimane, perché è un atto doveroso di civiltà». E ancora: «C’è una parte del Parlamento e dell’opinione pubblica italiana che è diffidente. Ma non bisogna avere paura. Chi acquisisce la cittadinanza ottiene i diritti ma ne abbraccia anche i doveri. Non bisogna lasciare spazio all’idea che con questa decisione noi sottovalutiamo l’importanza della nostra cultura o identità e proprio per questo abbiamo la forza di aprirci e di estendere la cittadinanza a tanti bambini che ne hanno il diritto». 

Il Pd  aveva necessità di ostentare all’elettorato e alla stampa amica un buon biglietto da visita per le prossime elezioni politiche: da un lato Radicali Italiani e dall’altra la triade Psi/Verdi/CentroDemocratico, o Area Civica, che dir si voglia. A questi ultimi, cioè alla neonata lista “Insieme” (quella col ramoscello d’ulivo poi tolto e modificato perché poteva dare adito a fraintendimenti ormai già avviati), la legge sul testamento biologico andava bene tanto quanto ai primi: l’accordo con Radicali Italiani, però, non può saltare: in ballo, infatti, c’era e c’è la lista della Bonino e del sottosegretario Della Vedova (+Europa). Raggruppamento e personaggio politico (il primo) che «infiniti lutti addusse ai radicali», stando a quanto accade fra di loro, sia italiani (RI) che transnazionali (PRNTT). 

È stato più che mai opportuno approvare uno e ostentare per mesi l’altro fino a farlo arrivare ad un “binario morto” come quello della sua non approvazione al Senato, tuttavia, sarà usato come promessa elettorale per “continuare il programma di governo”. 
La mossa è stata realizzata semplicemente al fine di rafforzare in senso lib-dem la coalizione, dando una patina di centrosinistra post-ulivista al tutto, superflua quanto necessaria agli occhi degli elettori: chi si straccia le vesti di fronte a cotale manifestazione patente di realpolitik, affermando magari che “il Governo ha perso la sua occasione per approvare una legge di civiltà!”, tuonando che questa o quella parte politica era presente in aula votando a favore della norma, fa un torto a se stesso e alla propria intelligenza, dando prova di non conoscere minimamente i meccanismi che regolano la politica pre-elettorale. 
Il regalo di Natale dell’Esecutivo è servito: la campagna elettorale sarà la più strumentale mai svoltasi e fingerà di mostrare contrapposti degli schieramenti sostanzialmente identici o “uguali”, per citare la lista dei due presidenti: la Boldrini, infatti, sarà candidata in LEU insieme a Pietro Grasso. Cercando, magari, un accordo col Pd una volta che la maggioranza non si sarà trovata.
Posted in #iussoli, Blog, gentili, pd, politiche, polpettoni, renzi

La notorietà (del) dissidente

Posted on 2017/12/15 by carmocippinelli

La letteratura è piena di libri di racconti di storia contemporanea, di questa o quella persona residente in un paese che ha vissuto un periodo cruciale che ne ha segnato la storia. È facile imbattersi in  pubblicazioni di narrazioni in prima persona in una fiera del libro come «Più Libri Più Liberi», è facile imbattersi in volumi di racconti di sopravvissuti di quel giovane scappato dal dittatore x/y.

In questi volumi, spesso, il comunismo viene sovrapposto ai regimi nazifascisti e il punto cardine sono, ovviamente, le libertà sociali e individuali: nel nazifascismo sono state negate mentre spesso si sente dire, per un principio di sovrapposizione ma anche di separazione e paragone fra i due (insovrapponibili) sistemi, che nel socialismo si sarebbe dovuta sdoganare qualsiasi libertà, specie quelle individuali (i cosiddetti diritti civili), anziché quelle che riguardano la totalità della popolazione.
Il racconto la fa da padrone, il vissuto personale è il reale vettore di emozioni e sensazioni che deve poter essere trasmesso al lettore il quale, aderendo allo scritto, legge e ritiene reali le peripezie del tale che ha vissuto l’esperienza in questione senza analizzare nulla di quel che è il contorno storico (a esempio) di quel vissuto. 
Parlare negativamente della società socialista, del comunismo in generale, facendo parlare o scrivere quel dissidente o quel libero cittadino a cui niente importava della vita sociale del suo paese fino a quando se n’è andato da esso, è una moda che non è mai tramontata nei paesi occidentali, fin da quando il socialismo ha preso piede nel ‘900. La sostanza del discorso si riduce nella narrazione mitica dell’andare oltre la frontiera: impossibile da varcare nei paesi socialisti. 
Molta filmografia e svariata letteratura, a riguardo, hanno sminuito tale processo mitico di migrazione dal paese socialista, a partire da «GoodBye Lenin!»: Alex, abitante ad Est, varca la frontiera e si trova a vedere, assieme ad altri, un film porno che oggi non oseremmo classificare come tale ma decisamente kitsch e dannatamente ilare (il frame mostrava la classica “oversize” che si imbrattava di panna). Il capannello di tedeschi orientali era, come si percepisce dal video, basito e incuriosito di fronte a siffatta manifestazione pornografica.

Ma torniamo al punto. Far dire alle categorie di cui sopra (dissidente o liberocittadìno) che l’Albania, la DDR, l’Unione Sovietica erano degli inferni in terra porta con sé un mucchio di intenti denigratori e polemici, ancorché vagamente ingigantiti nella loro volontà di mera destrutturazione dell’altro: fanno molta notizia e sta tornando anche molto di moda il filone “dissidenza/contrarietà”, proprio nell’Europa del XXI secolo che sta riscoprendo il fascismo e il nazismo; proprio negli abitanti dei vari paesi che compongono l’UE che si scoprono pro-liberali e apparentemente neutri, in difesa del più bieco status quo, nei confronti del mercato, fino a essere benevoli nei confronti dell’ultraliberismo, perché «tanto questo è quello che ci tocca».

Mostrare una letteratura dissidente rende chiaro alle nuove generazioni improbabili punti di contatto tra il nazifascismo e il comunismo. Chi fa questi paragoni, magari a livello accademico, è ben consapevole del fatto che l’unico fine delle società nazifasciste fosse quello dello sterminio del diverso e delle razze inferiori fino al dominio della pura razza ariana mentre quello del comunismo era tutt’altro (si tralascia qui il dato dei molti prigionieri politici, migranti e non, rifugiatisi proprio in URSS nel periodo post bellico): la dittatura del proletariato, un’espressione terribile ad orecchie nate nel nuovo millennio ma che in realtà si traduce nel «governo della maggioranza», in cui la produzione la decide chi lavora, cioè il ribaltamento del paradigma dell’attuale. 

Sia quel che sia (Sea lo que sea, come direbbero gli spagnoli), la cultura comunista viene demonizzata a prescindere, per il semplice fatto che l’alterità deve essere percepita come positiva o negativa a 360°. Dunque non esiste analisi che tenga, se si prova ad analizzare le positività o le storture del sistema socialista, è sbagliato e stop. Tertium non datur. Per non parlare di chi “argomenta”: «è un’idea vecchia», come se il liberismo fosse “giovane”! 
E sì che la propaganda occidentale anticomunista è stata a volte più violenta del così tanto infernale comunismo, si pensi al maccartismo che ha prodotto centinaia di omicidi e uccisioni sommarie negli Stati Uniti, per non parlare della restrizione delle libertà che ne è conseguita (PC USA e Trade unions fuori legge, alla faccia della società che tutela ogni forma di espressione e di pensiero). 
Ma tant’è. Il resoconto cronachistico del «racconto quel che vedo» specie se condito dai non detti e da pregiudizi di qualsiasi tipo, da particolari macabri o iperbolici sulla terribile realtà del paese da cui il fuggitivo scappa, è decisamente di moda.

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Prima come tragedia, poi come farsa

Posted on 2017/12/14 by carmocippinelli
Dal 2006 al 2017 ci passa poco tempo, 11 anni. In termini politici in realtà è un’era geologica. Nel primo pomeriggio di oggi, il Partito Socialista italiano, via post su Facebook, pubblica il nuovo simbolo della lista comune fra Area Civica (una mascherata per nascondere Centro Democratico, partito di Bruno Tabacci che prese lo 0,5% nel 2013 ma che riuscì ad eleggere dei deputati a causa della legge elettorale) e la Federazione dei Verdi.
Alla domanda: «cosa potrebbe fare Renzi per ostentare lo scalpo del centrosinistra da consegnare ai giornalisti?», la risposta è stata quella fornita da un grafico un po’ maldestro il quale ha messo insieme il simbolo dell’Ulivo con tanto di ramoscello, un blu oltremare che fa sempre pro-Europa e un puntino rosso sopra la “i” che fa sinistra. Come il salmone il 24 dicembre: fa Natale.

Anche se, subito, mi è tornato alla mente quest’altro simbolo: la lista unica di Consumatori uniti, Pdci e Verdi. Un’era politica fa: lista “Con l’Unione” del 2006, presentata al Senato.

Una vasta gamma di posizioni sbagliate giustificate malissimo dai sostenitori delle due liste, col solo obiettivo del Parlamento. Col risultato che il secondo simbolo, quello con Psi/Verdi/AreaCivica è decisamente più farsesco del già ilare precursore Pdci/Verdi/Consumatori. È il caso di dire che la storia prima si manifesta come tragedia e infine come farsa: solo che in questo caso si hanno due farse che si contrappongono. 

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Le «vere “fake news”», quelle che generano guerra

Posted on 2017/12/13 by carmocippinelli
Hugo Chavez nel celebre «Discurso en la lluvia»
Articolo pubblicato su Pressenza.

Più di 100.000 presenze, questi i numeri da capogiro diramati dall’AIE in un comunicato a conclusione di «Più Libri Più Liberi», la fiera della piccola e media editoria che si è svolta a Roma dal 6 al 10 dicembre. Tantissimi gli incontri i dibattiti e gli stands a disposizione di chi ha deciso di arrivare alla nuova sede della rassegna, ovvero, il “Convention Center La Nuvola”.
Tra i molti dibattiti, uno in particolare ha attirato l’attenzione di «Pressenza»: «Propaganda di guerra, informazione di pace», promosso dalla Editrice Sankara e a cui hanno partecipato Marinella Correggia, Luciano del Castillo e Giulietto Chiesa.
«Pressenza», dunque, ha intervistato la Correggia a margine della presentazione del suo libro «El Presidente de la Paz» dedicato alla figura di Hugo Chavez e al suo ruolo antimperialista, internazionalista, ecosocialista, pacifista. Il volume, tuttavia, non si soffermava “solamente” sulla figura di Hugo Chavez ma analizzava il fenomeno delle «vere “fake news”», quelle che generano guerra (da qui il titolo del dibattito) come, ad esempio, la provetta sventolata da Colin Powell all’ONU che scatenò la guerra contro Saddam Hussein.
Venezuela e “fake news”, in questi ultimi tempi, potrebbe essere il titolo di un dibattito, di un saggio e anche di una conferenza, per quanto s’è scritto e per quanto è stato pubblicato dalla stampa italiana. A proposito di “fake news” sul Venezuela, il governo di Maduro come sta contrastando questo fenomeno?
«Il Venezuela sta cercando in tutti i modi, attraverso “Mision Verdad”, di sbugiardare ogni fake news sul conto del paese bolivariano: proprio in questi giorni hanno cercato di risalire alle fonti della disinformazione sul Venezuela. Fonti, manco a dirlo, statunitensi. La cosa buffa è che in Italia un politico molto in vista, di cui non faccio il nome data la campagna elettorale imminente, ha detto che “Ultimamente il Venezuela sta finanziando dei siti che alimentano fake news”, in realtà è esattamente il contrario, è per questo che ha istituito la “Mision Verdad” ed è folle questa confusione creata ad hoc».

Che idea ti sei fatta del servizio delle «Iene» sul Venezuela?
«Beh, una modella tira molto, televisivamente parlando. C’è però da dire una cosa. Conosco molte persone residenti in Venezuela, anche italiani: loro in primis non nascondono la crisi economica, né alcuni errori economici commessi dal Governo, però sono ferocemente contro questo tipo di opposizione. Non per nulla anche i Venezuelani, ultimamente, alle elezioni Regionali, non danno retta alla Mud perché sanno in che mani si metterebbero. Sanno, infatti, che tornerebbero indietro all’epoca dei «cazerolazos» cileni. Per fortuna «Le iene» non possono influenzare l’elettorato venezuelano».

Per approfondire: «L’opposizione brucia le persone in piazza, l’Unione Europea la premia» 


Anche perché, involontariamente, «Le iene»  hanno mostrato come siano i quartieri alti ad aver protestato in questi anni, facendo vedere persone contrarie per i costi troppo alti dei Big Mac mentre giravano su un Suv costosissimo…
«Sì anche in quest’ultimo anno è stato così, ovvero sono stati i quartieri alti a “ribellarsi”: non per niente quando l’opposizione bruciava vive le persone, le immagini le abbiamo viste tutti, i soccorsi non arrivavano perché questa o quella municipalità era in mano alla Mud, dunque non facevano arrivare soccorsi neanche ai feriti. Per tornare al discorso delle “mancanze”…»

…Medicine, supermercati, s’è visto di tutto, in questi anni.
«Anche la carta igienica! C’è del vero, certo, ma a monte di tutto questo c’è una forte guerra economica ed essa agisce su molti livelli»

La distribuzione delle materie prime, dei generi alimentari e dei beni da trovare in un supermercato, ad esempio, è affidata ad aziende private, corretto?
«Esatto! Purtroppo, anche se l’idea di Chavez era quella di nazionalizzare e creare le comunas delegando a livello locale la produzione, tutt’ora l’economia in gran parte è in mano privata. Ed è questa, forse, la più grande debolezza e critica che si può fare al Venezuela. Ci sono stati degli esempi di espropri, positivi, tuttavia sono solo episodi che non rappresentano la totalità della questione venezuelana. L’approvvigionamento può essere “tagliato” in qualsiasi modo: ci sono accaparramenti, immagazzinamenti clandestini: un meccanismo di destabilizzazione che parte dai settori privati e questo contribuisce a creare le condizioni favorevoli all’opposizione».

Quali sono le risposte della popolazione a tutto questo?
«Ci sono delle esperienze simili ai nostri “acquisti solidali” o GAS: dei gruppi di distribuzione centralizzata a domicilio, i CLAP (Los Comités Locales de Abastecimiento y Producción). I CLAP sono nati per fare in modo che le persone vadano nei supermercati e non trovino nulla: viene consegnato alle persone, dunque, un cesto di base di alimenti e di beni di prima necessità. Ci sono, poi, dei tentativi di produzioni locali che cercano di uscire dalla “monocoltura del Petrolio”, che è un grosso problema. Chavez lo diceva sempre nei suoi discorsi e nei suoi interventi alla Nazione».

Lo scrivi anche nel libro: il petrolio va bene «por ahora», ma poi?
«Esattamente. Già molti anni fa, infatti, il Governo bolivariano aveva distribuito lampadine per il risparmio energetico, veniva fornito un finanziamento per l’installazione di pannelli solari, dunque i tentativi ci sono stati e ci sono. Certo, la guerra economica non aiuta…»

In conclusione, un’ultima battuta sul ruolo della «informazione di pace».
«In un certo senso sento di dover fare il possibile per smentire quello che di negativo viene detto sul Venezuela, perché la politica internazionale di quel Paese è sempre stata rivolta alla pace. Hanno tentato di tutto in ambito internazionale: nel 2011 erano stati gli unici ad opporsi alla guerra in Libia (insieme a Cuba); in sede Onu si sono sempre opposti a qualsiasi intervento militare solamente Cuba, Venezuela e Nicaragua. È normale che un politico cerchi di fare il possibile in patria, cercando di dare da mangiare alla gente sperando di essere rieletto, ma quando questo impegno tracima e sfocia nell’internazionalismo credo che sia decisamente nobile: gli altri popoli non potranno mai eleggerti!».

Il Venezuela, come Cuba, non ha mai inviato contingenti militari ad invadere altri paesi…
«Mai. Anzi, hanno inviato “contingenti di medici”. Trovo che la politica estera di pace sia un qualcosa di nobile che ci deve far rendere grazie, come pacifisti, a questi popoli. Dobbiamo tanto di cappello a questo “asse della pace”, dato che purtroppo facciamo parte dell’“asse della guerra”».

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Calcio e Martello al Sally Brown

Posted on 2017/12/04 by carmocippinelli
Ieri (3/12/17) siamo stati al Sally Brown per presentare Calcio e Martello. Bella Serata e bella gente: partecipazione e attenzione e, soprattutto, si cercava di capire come mai due persone nate a distanza di 10 anni l’una dall’altra (1982 e 1992) si siano messe a scrivere un compendio sul calcio socialista non avendo mai vissuto nel socialismo, né avendo visto all’opera i campioni di cui parlavano. 
Quando si parla di socialismo, inevitabilmente, si fa riferimento ad un sistema economico, sociale e politico completamente diverso da quello in cui viviamo ora, tuttavia lo si fa con una buona dose di pregiudizi e luoghi comuni. Si parla di violenze, di nefandezze e di un sistema imperfetto, come se per un qualche assurdo motivo il socialismo dovesse essere il paradiso in terra contrapposto all’inferno del capitalismo. O meglio che il socialismo debba esserlo (o debba esserlo stato) a prescindere, data la pervicacia dei suoi sostenitori. Ma (come direbbe mia madre) «l’uomo è sempre l’uomo», dunque il sistema politico può aver avuto delle storture, anche giganti, ma ciò non toglie che il socialismo ha rappresentato, realmente, un’alternativa tangibile al capitalismo e ai suoi sfaceli in nome del mercato e del profitto, dello sfruttamento dell’uomo nei confronti di un altro uomo.
Credenze popolari, luoghi comuni e propaganda, insomma, che si sono riversate (e continuano a farlo) nell’ambito calcistico: gli undici della DDR erano considerati seconde linee dell’atletica leggera e, dato che il calcio nel Campo Socialista veniva considerato inferiore alle discipline olimpiche, i calciatori erano automaticamente più scarsi e più che dilettanti. Dilettanti al quadrato, in un sistema che non concepiva i calciatori srapagati e fenomeni mediatici come ora: si poteva «venire applauditi negli stadi per fare quel che si ama», come diceva Yashin. Tutta un’altra storia. 
Quando affrontiamo la tematica del socialismo nell’ambito delle presentazioni del libro, dunque, ci teniamo sempre a sottolineare delle cose che abbiamo a cuore: documentandoci sulle storie, sugli uomini e sulle vicende che hanno segnato (nel bene o nel male) il calcio nell’URSS e nei paesi del Patto di Varsavia, si scopre che la stampa occidentale ha distorto 8 vicende su 10. Tutto questo ha fatto in modo che ne venissero esaltate 2, proprio quelle in cui il calcio socialista non aveva proprio dato il meglio di sé, come accadde a Streltsov. 
Wikipedia, in modo molto british: «Una leggenda metropolitana
italiana che ha avuto molto credito sulla stampa,
riferì come il calciatore nordcoreano fosse un dentista»
Non significa, da parte nostra, non dare credito a quelle due storie, tutt’altro: significa considerare quelle due negative ma anche dare spazio a quelle otto di cui non si ha (mai) notizia. O se ne ha avuto contezza in modo distorto: Pak Doo-Ik non era un dentista, ad esempio, eppure ancora oggi c’è chi crede che l’Italia sia stata eliminata dalla Nord Corea a causa di un dentista. 
Ecco, questo è quello che abbiamo fatto e che siamo stati stra-felici che sia stato apprezzato dai presenti al Sally Brown. 

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Dichiarazioni infelici: «una spada!»

Posted on 2017/11/20 by carmocippinelli
Tra le dichiarazioni più infelici del Millennio, c’è quella di Fabio Rampelli (in quota Fratelli d’Italia) a margine del ballottaggio di Ostia. L’uomo dice, in sostanza, che il Movimento 5 Stelle è andato bene: «una spada!», ironizzando sul cognome del clan noto ai più a seguito dei recenti fatti di cronaca, insinuando che il M5S avesse beneficiato dei voti del clan nella giornata di ieri. Vorrei scrivere qualcosa in più a riguardo, considerazioni che ora vagano nel mare del brainstorming, ma per il momento meglio tacere. Forse tra un po’, su Pressenza. 
Che poi, Rampelli e i cugini di Francia, farebbero bene a tacere: Tor Bella Monaca parla da sé, la chiusura della campagna elettorale a via dell’Archeologia, anche. 
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Le lacrime di coccodrillo dell'Italia

Posted on 2017/11/14 by carmocippinelli
C’è chi si lamenta, anche molto, per l’uscita dell’Italia dai Mondiali. Dicono che avrebbero meritato, che la nazionale aveva dato tutto in questa partita, che avevano voglia di vincere. 
Una sola cosa è sufficiente a far luce, oggettivamente, su tutte e tre le giuste motivazioni che portano costoro. È vero: l’Italia ha dato tutto, ha giocato da sola nella metà campo svedese. Ma, c’è un ma. 
Il ‘compagno idiota’
Chi non sta più al liceo si ricorderà le interrogazioni di latino e greco. Si ricorderà, sono sicuro, dei compagni costantemente impreparati nel corso dell’anno che tentavano disperatamente di dare il massimo all’ultima interrogazione in pieno giugno: mentre tutti preparavano i gavettoni, c’era lui, il tizio che prendeva sempre 3, che stava sui libri. 

Lui, che aveva fatto i gavettoni tutto l’anno, era costretto ad apprendere l’intero programma in manco 48 ore. Il discorso che faceva, più o meno, era:  «Vabbè, io a chimica faccio schifo, e vabbè me pijo er debito; matematica manco la tocco, e vabbè me pijo er debito; greco e latino insieme non le posso tené sinò me bocciano. A una de ste due devo pijà 6». 

Come se in una stagione di 3, il 6 a fine anno rappresenti il momento del riscatto, la fase finale a cui cui la prof, meravigliata, gli dice: «Bravo, grande, ottimo: pijate sti tre debiti e levate da davanti che non te posso vedè». Salvo poi che quella prof non venga mandata via: quel tizio ce l’avrà almeno per un altro anno (se sta al ginnasio), altrimenti altri due. 
Ovviamente il tizio, nella stragrande maggioranza dei casi, veniva bocciato.
Poteva anche succedere che venisse rimandato a settembre con chimica, matematica e greco ma poi a settembre non aveva scampo.
«O mùthos delòi»
L’Italia, dopo un anno di nulla, cerca di riscattarsi all’ultima partita. Non succede nulla (o meglio, succede tutto!), viene eliminata: piange e si dispera. Lacrime di coccodrillo e niente più. 
Pianti e disperazioni come quel compagno idiota del liceo che per tutto l’anno scolastico ti implorava perché doveva copiare le tue frasi e le tue versioni, dato che la sera prima non aveva fatto nulla. Pianti e disperazioni di uno che vuole riscattarsi e dare il tutto per tutto in una sola giornata, in una sola partita. Ma è evidentemente impossibile che accada.
È impossibile che il compagno di liceo riesca a memorizzare tutto il programma in poco tempo, così come è stato impossibile vincere contro la Svezia basando il proprio gioco con i cross spioventi dalle fasce. Roba che il più basso degli svedesi è alto 170 cm.
«Dai, prof, se me fa passà, non me vede più e nun dice che so na disgrazia, dai».
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Qualcuno ha davvero chiesto a Pochesci cosa pensasse riguardo la Nazionale?

Posted on 2017/11/13 by carmocippinelli
In rete è diventato virale un video del Pocheschi-Nazionale in cui, con fare da übermensch, si diletta in argomentazioni che vanno rubricate nella massima in voga nelle banlieu romane di chi mena pe primo mena du vorte. Dice: «nun semo più boni a menà», «semo diventati parolini», «ce menano e piagnemo», «ne’e primavere ci sSanno tutti sSra(g)nieri (*)» e affermazioni d’un’arditissima audacia quali: «na vorta eravamo boni a menà». Le argomentazioni sono tipiche di quelle di un fascista che vuole far leva sul sentimento nazionale per dare una patina di legittimità al suo discorso arrogante («si usciamo perdemo noi, perdete voi cciornalisSi, perde l’Italia»). Il sentimento “patriottico” è, in tal caso, spesso connesso alle vicende calcistiche degli undici in maglia azzurra che riaffiora a fasi alterne, anche se per la stampa nazionale, come il CorSera, è solo indice di uno che, allenando a TBM, ha «le spalle robuste». (!) Come dire: «dai, è ovvio che me freghi il portafoglio, sei di Scampia», frenologia portami via (come sempre, i Simpson sono un riferimento a riguardo). 
Indubbiamente baciato dalla sorte e da una fortunata serie di eventi, ha avuto un’improvvisa ascesa dalla Serie D alla Serie B grazie all’operazione Unicusano/Ternana.
Mi sfugge, tuttavia, un piccolo particolare: qualcuno ha chiesto davvero un’opinione a Pochesci riguardo la Nazionale? Si sentiva il bisogno del suo sfogo?
[La domanda è retorica, obviously. La risposta sarebbe un secco no].
(*) Pochesci sa bene, in ogni caso, il sistema di reclutamento di giocatori stranieri, la speculazione e tutto ciò che gira intorno a tale mercato, specie nelle giovanili di Roma e Lazio. Il caso Minala della Vigor Perconti accenderà una lampadina sopra la testa dei più. E, come disse Peppino in Totò, Peppino e la mala femmina, «ho detto tutto».
P.s. Il Pochesci, rischia il deferimento. 
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Dissidenza

Posted on 2017/11/07 by carmocippinelli
La foto me l’ha scattata un’attivista di borgata finocchio, dell’associazione Collina della Pace. Ha detto  che l’avrebbe chiamata Dissidenza, così per scherzo. Ma in realtà neanche più di tanto: portare una bandiera della pace a fianco ad un monumento dei caduti militari è certo dissidenza. 
Sono stato molto felice d’aver partecipato alla contromanifestazione del 4 novembre a Finocchio: i ragazzi erano attenti e chiedevano, interagivano, ponevano domande. Sperando non si guastino nel corso degli anni: le scuole medie sono un momento complicatissimo, di crescita impetuosa e di inconsapevolezza di se stessi e del mondo.

Poche righe, più avanti scriverò qualcosa in più sul contro 4 novembre.

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Venezuela: l'opposizione brucia le persone in piazza, l'UE la premia

Posted on 2017/10/27 by carmocippinelli
Ieri ho appreso che l’opposizione venezuelana verrà insignita del premio Sakharov «per i diritti umani» ( su cui già ci sarebbe da dire ampiamente sulla sua assegnazione e sul ‘premio farsa’ che è) il 13 dicembre presso la sede di Strasburgo dell’Europarlamento.
Non ci ho pensato su, e ci ho scritto due righe per Pressenza: questo il link https://www.pressenza.com/it/2017/10/lipocrisia-dellue-e-la-retorica-anti-venezuelana-il-13-dicembre-premio-allopposizione-democratica/
A tal proposito, l’intervento dell’Eurodeputato di Izquierda Unida Javier Couso in poco più di due minuti, destruttura ogni singola menzogna sul Venezuela. Il video è in spagnolo ma l’ho tradotto (non è così incomprensibile quel che dice).
«Curiosa dittatura, quella del Venezuela, in cui si può entrare ed uscire liberamente dal Paese per criticare il Governo. Mi ricordo del franchismo, sono nato ai tempi della dittatura fascista spagnola e gli oppositori quando uscivano dal Paese venivano carcerati, fucilati e torturati. A migliaia.
Curiosa dittatura, quella del Venezuela, in cui si sono tenute 20 elezioni nel corso di 18 anni (2 perse dal Governo).
Curiosa dittatura, quella del Venezuela, in cui ci sono partiti legali.
Curiosa dittatura, quella del Venezuela, in cui ci sono mezzi di comunicazione (privati ndt) che criticano il Governo.
Curiosa dittatura, quella del Venezuela, in cui in un potere nazionale come il CNE (Consiglio Nazionale elettorale ndt) l’opposizione celebra le sue primarie (prima di quelle farsa svoltesi in strada in cui c’è stata prova del voto drogato ndt).
Penso che quello che si verifica dal 2002 è un tentativo di destituire il Governo con la forza.È un atto gravissimo, dato che si invoca la delegittimazione e il rovesciamento del governo e si incita alla violenza i sostenitori di tale sovversione. 

Sono proprio rammaricato che questo signore (parlamentare europeo indicato da Couso probabilmente e verosimilmente di schieramento avverso al GUE ndt) non condanni la distruzione dei trasporti pubblici, l’utilizzo di minori nelle strade, la devastazione dei camion che portavano il cibo oil rogo pubblico di persone perché sospettate di essere ‘chaviste’».

Il rogo del ragazzo sospettato di essere ‘chavista’.
Questa è la democrazia e quel che si dice ‘opposizione democratica’ per l’UE

Posted in Blog, polpettoni, venezuela

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Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

Un sogno per la Borgata Gordiani!

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