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Categoria: #plpl17

La notorietà (del) dissidente

Posted on 2017/12/15 by carmocippinelli

La letteratura è piena di libri di racconti di storia contemporanea, di questa o quella persona residente in un paese che ha vissuto un periodo cruciale che ne ha segnato la storia. È facile imbattersi in  pubblicazioni di narrazioni in prima persona in una fiera del libro come «Più Libri Più Liberi», è facile imbattersi in volumi di racconti di sopravvissuti di quel giovane scappato dal dittatore x/y.

In questi volumi, spesso, il comunismo viene sovrapposto ai regimi nazifascisti e il punto cardine sono, ovviamente, le libertà sociali e individuali: nel nazifascismo sono state negate mentre spesso si sente dire, per un principio di sovrapposizione ma anche di separazione e paragone fra i due (insovrapponibili) sistemi, che nel socialismo si sarebbe dovuta sdoganare qualsiasi libertà, specie quelle individuali (i cosiddetti diritti civili), anziché quelle che riguardano la totalità della popolazione.
Il racconto la fa da padrone, il vissuto personale è il reale vettore di emozioni e sensazioni che deve poter essere trasmesso al lettore il quale, aderendo allo scritto, legge e ritiene reali le peripezie del tale che ha vissuto l’esperienza in questione senza analizzare nulla di quel che è il contorno storico (a esempio) di quel vissuto. 
Parlare negativamente della società socialista, del comunismo in generale, facendo parlare o scrivere quel dissidente o quel libero cittadino a cui niente importava della vita sociale del suo paese fino a quando se n’è andato da esso, è una moda che non è mai tramontata nei paesi occidentali, fin da quando il socialismo ha preso piede nel ‘900. La sostanza del discorso si riduce nella narrazione mitica dell’andare oltre la frontiera: impossibile da varcare nei paesi socialisti. 
Molta filmografia e svariata letteratura, a riguardo, hanno sminuito tale processo mitico di migrazione dal paese socialista, a partire da «GoodBye Lenin!»: Alex, abitante ad Est, varca la frontiera e si trova a vedere, assieme ad altri, un film porno che oggi non oseremmo classificare come tale ma decisamente kitsch e dannatamente ilare (il frame mostrava la classica “oversize” che si imbrattava di panna). Il capannello di tedeschi orientali era, come si percepisce dal video, basito e incuriosito di fronte a siffatta manifestazione pornografica.

Ma torniamo al punto. Far dire alle categorie di cui sopra (dissidente o liberocittadìno) che l’Albania, la DDR, l’Unione Sovietica erano degli inferni in terra porta con sé un mucchio di intenti denigratori e polemici, ancorché vagamente ingigantiti nella loro volontà di mera destrutturazione dell’altro: fanno molta notizia e sta tornando anche molto di moda il filone “dissidenza/contrarietà”, proprio nell’Europa del XXI secolo che sta riscoprendo il fascismo e il nazismo; proprio negli abitanti dei vari paesi che compongono l’UE che si scoprono pro-liberali e apparentemente neutri, in difesa del più bieco status quo, nei confronti del mercato, fino a essere benevoli nei confronti dell’ultraliberismo, perché «tanto questo è quello che ci tocca».

Mostrare una letteratura dissidente rende chiaro alle nuove generazioni improbabili punti di contatto tra il nazifascismo e il comunismo. Chi fa questi paragoni, magari a livello accademico, è ben consapevole del fatto che l’unico fine delle società nazifasciste fosse quello dello sterminio del diverso e delle razze inferiori fino al dominio della pura razza ariana mentre quello del comunismo era tutt’altro (si tralascia qui il dato dei molti prigionieri politici, migranti e non, rifugiatisi proprio in URSS nel periodo post bellico): la dittatura del proletariato, un’espressione terribile ad orecchie nate nel nuovo millennio ma che in realtà si traduce nel «governo della maggioranza», in cui la produzione la decide chi lavora, cioè il ribaltamento del paradigma dell’attuale. 

Sia quel che sia (Sea lo que sea, come direbbero gli spagnoli), la cultura comunista viene demonizzata a prescindere, per il semplice fatto che l’alterità deve essere percepita come positiva o negativa a 360°. Dunque non esiste analisi che tenga, se si prova ad analizzare le positività o le storture del sistema socialista, è sbagliato e stop. Tertium non datur. Per non parlare di chi “argomenta”: «è un’idea vecchia», come se il liberismo fosse “giovane”! 
E sì che la propaganda occidentale anticomunista è stata a volte più violenta del così tanto infernale comunismo, si pensi al maccartismo che ha prodotto centinaia di omicidi e uccisioni sommarie negli Stati Uniti, per non parlare della restrizione delle libertà che ne è conseguita (PC USA e Trade unions fuori legge, alla faccia della società che tutela ogni forma di espressione e di pensiero). 
Ma tant’è. Il resoconto cronachistico del «racconto quel che vedo» specie se condito dai non detti e da pregiudizi di qualsiasi tipo, da particolari macabri o iperbolici sulla terribile realtà del paese da cui il fuggitivo scappa, è decisamente di moda.

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Le «vere “fake news”», quelle che generano guerra

Posted on 2017/12/13 by carmocippinelli
Hugo Chavez nel celebre «Discurso en la lluvia»
Articolo pubblicato su Pressenza.

Più di 100.000 presenze, questi i numeri da capogiro diramati dall’AIE in un comunicato a conclusione di «Più Libri Più Liberi», la fiera della piccola e media editoria che si è svolta a Roma dal 6 al 10 dicembre. Tantissimi gli incontri i dibattiti e gli stands a disposizione di chi ha deciso di arrivare alla nuova sede della rassegna, ovvero, il “Convention Center La Nuvola”.
Tra i molti dibattiti, uno in particolare ha attirato l’attenzione di «Pressenza»: «Propaganda di guerra, informazione di pace», promosso dalla Editrice Sankara e a cui hanno partecipato Marinella Correggia, Luciano del Castillo e Giulietto Chiesa.
«Pressenza», dunque, ha intervistato la Correggia a margine della presentazione del suo libro «El Presidente de la Paz» dedicato alla figura di Hugo Chavez e al suo ruolo antimperialista, internazionalista, ecosocialista, pacifista. Il volume, tuttavia, non si soffermava “solamente” sulla figura di Hugo Chavez ma analizzava il fenomeno delle «vere “fake news”», quelle che generano guerra (da qui il titolo del dibattito) come, ad esempio, la provetta sventolata da Colin Powell all’ONU che scatenò la guerra contro Saddam Hussein.
Venezuela e “fake news”, in questi ultimi tempi, potrebbe essere il titolo di un dibattito, di un saggio e anche di una conferenza, per quanto s’è scritto e per quanto è stato pubblicato dalla stampa italiana. A proposito di “fake news” sul Venezuela, il governo di Maduro come sta contrastando questo fenomeno?
«Il Venezuela sta cercando in tutti i modi, attraverso “Mision Verdad”, di sbugiardare ogni fake news sul conto del paese bolivariano: proprio in questi giorni hanno cercato di risalire alle fonti della disinformazione sul Venezuela. Fonti, manco a dirlo, statunitensi. La cosa buffa è che in Italia un politico molto in vista, di cui non faccio il nome data la campagna elettorale imminente, ha detto che “Ultimamente il Venezuela sta finanziando dei siti che alimentano fake news”, in realtà è esattamente il contrario, è per questo che ha istituito la “Mision Verdad” ed è folle questa confusione creata ad hoc».

Che idea ti sei fatta del servizio delle «Iene» sul Venezuela?
«Beh, una modella tira molto, televisivamente parlando. C’è però da dire una cosa. Conosco molte persone residenti in Venezuela, anche italiani: loro in primis non nascondono la crisi economica, né alcuni errori economici commessi dal Governo, però sono ferocemente contro questo tipo di opposizione. Non per nulla anche i Venezuelani, ultimamente, alle elezioni Regionali, non danno retta alla Mud perché sanno in che mani si metterebbero. Sanno, infatti, che tornerebbero indietro all’epoca dei «cazerolazos» cileni. Per fortuna «Le iene» non possono influenzare l’elettorato venezuelano».

Per approfondire: «L’opposizione brucia le persone in piazza, l’Unione Europea la premia» 


Anche perché, involontariamente, «Le iene»  hanno mostrato come siano i quartieri alti ad aver protestato in questi anni, facendo vedere persone contrarie per i costi troppo alti dei Big Mac mentre giravano su un Suv costosissimo…
«Sì anche in quest’ultimo anno è stato così, ovvero sono stati i quartieri alti a “ribellarsi”: non per niente quando l’opposizione bruciava vive le persone, le immagini le abbiamo viste tutti, i soccorsi non arrivavano perché questa o quella municipalità era in mano alla Mud, dunque non facevano arrivare soccorsi neanche ai feriti. Per tornare al discorso delle “mancanze”…»

…Medicine, supermercati, s’è visto di tutto, in questi anni.
«Anche la carta igienica! C’è del vero, certo, ma a monte di tutto questo c’è una forte guerra economica ed essa agisce su molti livelli»

La distribuzione delle materie prime, dei generi alimentari e dei beni da trovare in un supermercato, ad esempio, è affidata ad aziende private, corretto?
«Esatto! Purtroppo, anche se l’idea di Chavez era quella di nazionalizzare e creare le comunas delegando a livello locale la produzione, tutt’ora l’economia in gran parte è in mano privata. Ed è questa, forse, la più grande debolezza e critica che si può fare al Venezuela. Ci sono stati degli esempi di espropri, positivi, tuttavia sono solo episodi che non rappresentano la totalità della questione venezuelana. L’approvvigionamento può essere “tagliato” in qualsiasi modo: ci sono accaparramenti, immagazzinamenti clandestini: un meccanismo di destabilizzazione che parte dai settori privati e questo contribuisce a creare le condizioni favorevoli all’opposizione».

Quali sono le risposte della popolazione a tutto questo?
«Ci sono delle esperienze simili ai nostri “acquisti solidali” o GAS: dei gruppi di distribuzione centralizzata a domicilio, i CLAP (Los Comités Locales de Abastecimiento y Producción). I CLAP sono nati per fare in modo che le persone vadano nei supermercati e non trovino nulla: viene consegnato alle persone, dunque, un cesto di base di alimenti e di beni di prima necessità. Ci sono, poi, dei tentativi di produzioni locali che cercano di uscire dalla “monocoltura del Petrolio”, che è un grosso problema. Chavez lo diceva sempre nei suoi discorsi e nei suoi interventi alla Nazione».

Lo scrivi anche nel libro: il petrolio va bene «por ahora», ma poi?
«Esattamente. Già molti anni fa, infatti, il Governo bolivariano aveva distribuito lampadine per il risparmio energetico, veniva fornito un finanziamento per l’installazione di pannelli solari, dunque i tentativi ci sono stati e ci sono. Certo, la guerra economica non aiuta…»

In conclusione, un’ultima battuta sul ruolo della «informazione di pace».
«In un certo senso sento di dover fare il possibile per smentire quello che di negativo viene detto sul Venezuela, perché la politica internazionale di quel Paese è sempre stata rivolta alla pace. Hanno tentato di tutto in ambito internazionale: nel 2011 erano stati gli unici ad opporsi alla guerra in Libia (insieme a Cuba); in sede Onu si sono sempre opposti a qualsiasi intervento militare solamente Cuba, Venezuela e Nicaragua. È normale che un politico cerchi di fare il possibile in patria, cercando di dare da mangiare alla gente sperando di essere rieletto, ma quando questo impegno tracima e sfocia nell’internazionalismo credo che sia decisamente nobile: gli altri popoli non potranno mai eleggerti!».

Il Venezuela, come Cuba, non ha mai inviato contingenti militari ad invadere altri paesi…
«Mai. Anzi, hanno inviato “contingenti di medici”. Trovo che la politica estera di pace sia un qualcosa di nobile che ci deve far rendere grazie, come pacifisti, a questi popoli. Dobbiamo tanto di cappello a questo “asse della pace”, dato che purtroppo facciamo parte dell’“asse della guerra”».

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Posted in #plpl17, Blog, chavez, polpettoni, venezuela

La nostra ricorrenza annuale: «Più libri più liberi»

Posted on 2017/12/09 by carmocippinelli
Stanotte, inspiegabilmente, di dormire non se ne parla e dire che non è stata propriamente una giornata riposante. «Più libri più liberi», la fiera della piccola e media editoria che si svolge a Roma, è il nostro personale anniversario (mio e della @Serena1090) e di cui non abbiamo intenzione di perdere neanche una giornata: ogni minuto trascorso a perdersi tra centinaia di volumi è un minuto investito, per dirla con termini borsistici.
Ci districhiamo fra presentazioni, dibattiti, conversazioni, trasmissioni radiofoniche in diretta e stand di case editrici. Insomma, siamo nel nostro paradiso terrestre, o habitat naturale, a seconda della Weltanschauung che ognuno ha. Quest’anno stiamo andando alla Fiera per conto di «Pressenza» e, praticamente subito, abbiamo preso contatti con la Sankara edizioni che ci ha donato due libri importantissimi e di cui scriveremo nei prossimi giorni: «El presidente de la Paz» e «Le parole di un vero rivoluzionario». Il primo dedicato ad Hugo Chavez e al Venezuela bolivariano, il secondo a Thomas Sankara. A tal proposito, domenica saremo sicuramente all’iniziativa organizzata, per l’appunto, da Sankara Edizioni alla Nuvola, intitolato: «Propaganda di guerra, informazione di pace». E chissà che non ci scappi anche qualche ripresa..
Pass stampa e socialismo

Pannello con opera originale, verosimilmente creata nella giornata di ieri,
piazzato dietro l’area di «Robisnon» di «Repubblica»

Operatività alle stelle
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Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

Un sogno per la Borgata Gordiani!

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