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Categoria: masipsp

Bolivia: lo scontro tra Evo Morales e Luis Arce si fa muscolare

Posted on 2024/03/18 by carmocippinelli


Articolo pubblicato su Pressenza: https://www.pressenza.com/it/2024/03/bolivia-lo-scontro-tra-evo-morales-e-luis-arce-si-fa-muscolare/

Pugni tra deputati sugli scranni della Camera e sediate in assemblee e convegni, ma anche convocazioni incrociate di congressi del Mas (Movimento al socialismo). In Bolivia è in atto uno scontro muscolare tra l’ex presidente Evo Morales e gli attuali Presidente e vice Luis (Lucho) Arce e David Choquehuanca, tutti e tre facenti parte dello stesso partito. Uno scontro tra leadership che
si è allargato talmente tanto da invadere ogni aspetto della vita
pubblica boliviana. Lourdes Montero, scienziata della politica, in un
articolo per il quotidiano «La Razon», ha definito la crisi d’identità politica interna al Mas come: «un gruppo di girini che spuntano dalla pioggia e rischiano di trasformarsi in rospi in cerca di voti alle prossime elezioni».

Cosa sta succedendo?

Ad ottobre dello scorso anno [2023], le tensioni interne al Mas esplodono definitivamente ed escono allo scoperto.
Evo Morales dal 3 ottobre [2023] sta tentando il colpo di mano sul partito di cui è stato fondatore, più volte candidato e di cui ricopre la carica giuridicamente più importante (presidente):
ha convocato la fazione del partito a lui fedele in un congresso-farsa
svoltosi nella cittadina di Lauca Ñ (vicino a Cochabamba) e da lì è
cominciata a venir giù la metaforica e proverbiale slavina. La
motivazione di tale gesto? Semplice: ricevere l’investitura formale per le prossime elezioni presidenziali del 2025. La legge non glielo consentirebbe, ma il partito ha appoggiato la campagna “Evo2025“. O meglio: la parte del Mas a lui vicina. Il Tribunale supremo elettorale, però, ha invalidato l’assise evista ma ha dovuto riconoscere Morales come presidente del partito, in quanto lo statuto non è stato modificato.

Ma c’è anche la questione della cosiddetta autoproroga.

Letteralmente: l’autoproroga dei giudici  di quello che è un organismo a metà tra la nostra Corte Costituzionale e il Consiglio superiore della magistratura. La giustizia boliviana avrebbe dovuto rinnovarsi nei suoi direttivi al termine dello scorso anno ma da parte del Mas (la parte governativa, quella vicina a Luis Arce) c’è stata la richiesta di proroga del mandato dei giudici che compongono i vari organismi (tra cui il Tribunale supremo elettorale).
Proroga del mandato si traduce in “strada molto più impervia da percorrere per Evo Morales” in vista delle prossime elezioni. A gennaio e febbraio Evo ha scatenato i suoi e sono partiti i blocchi stradali.
Il paese è stato paralizzato per circa un mese dai sostenitori di Morales (che guida la sua corrente dal fortino
di Cochabamba): strade e autostrade risultavano impercorribili tanto
per automobili private quanto per automezzi commerciali. Secondo Gary Rodriguez, portavoce dell’Ibce (l’Istituto boliviano per il commercio estero), in quei giorni «l’economia boliviana ha perso circa 75 milioni di dollari al giorno».

Il colpo di mano di Evo: dal congresso-farsa all’Ampliado.

Una parte del Mas non ha, ça va sans dire, riconosciuto l’assemblea di Lauca Ñ: è la tendenza arcista,
cioè vicina al Presidente del Paese Luis Arce. La lotta intestina al
Mas non è solo un fattore che andrebbe a determinare poteri interni ed
equilibri del partito ma riflette la spaccatura dell’intero paese. Tanto che il quotidiano boliviano «El Diario», in un articolo redazionale pubblicato il 21 dicembre [2023], ha scritto: «Più della metà della popolazione vede
nell’ala evista l’opposizione principale alla presidenza di Arce, molto
più dei movimenti di Santa Cruz e delle opposizioni [centriste] di
Comunidad ciudadana e Creemos [1] […] Secondo lo studio realizzato da
“Diagnosis”, durante quest’anno [2023], l’idea che l’ala evista venisse
considerata dalla popolazione come la principale opposizione ad Arce si è
rafforzata nel corso del tempo, consolidandosi a seguito del congresso
di Lauca Ñ»
.

Prima del colpo di mano di Lauca Ñ, Morales ha pensato bene (settimane prima del congresso-farsa) di accettare la rielezione a presidente della federazione di produttori di coca (i cocaleros), ovvero della Seis federaciones del Tropico de Cochabamba.
Una platea piena di gente con le guance gonfie di foglie di coca da cui,
di tanto in tanto, vengono succhiati i liquidi benefici. Il fortino di
Cochabamba tiene, in sostanza, e Evo è stato confermato in tutte le
realtà di cui era già portavoce. La legittimazione ricevuta dai cocaleros ha aperto la crisi generale.

Il 3 marzo [2024] la frazione
evista del Mas ha convocato un nuovo raduno nazionale per confermare la
Direzione eletta al congresso di Lauca Eñe
e ratificare (ancora una volta) la candidatura di Morales alle presidenziali. In spregio a ogni decisione del Tribunale supremo elettorale e a quanto già accaduto con i sostenitori di Lucho Arce.
Siccome non era possibile convocare un nuovo congresso a distanza
pochissimo tempo, la chiamata avvenuta domenica 3 marzo a Cuatro Cañadas
(dipartimento di Santa Cruz) ha preso il nome di Ampliado. Una sorta di “assemblea allargata” in cui tutti i partecipanti si sono stretti attorno a Morales. Non una voce dissonante: tutti concordi con l’affermazione che “Evo es pueblo” (di una parte, sicuramente) e con la condanna a “Lucho” che “es traidor e golpista”.

L’espulsione di Lucho y David.

L’assemblea a Cuatro Cañadas è terminata con la redazione e pubblicazione di un documento
ufficiale che non dà adito ad interpretazioni in cui è stato stabilito:
la validità del decimo congresso di Lauca Eñe tenuto il 3 e 4 ottobre
[2023]; la candidatura di Evo Morales alle presidenziali del 2025;
l’espulsione di Arce e Choquehuanca dal partito dal momento che essi
«non rappresentano in nessun modo la filosofia del Mas-Ipsp».

Il tentativo di risposta di Arce.

L’11 marzo [2024] le fazioni del Mas nonché di movimenti, sindacati, organizzazioni sociali e associazioni vicine a Lucho y David (Arce e Choquehuanca), hanno dichiarato che: «il X congresso ufficiale del Mas si terrà dal 3 al 5 maggio [2024] nella città di El Alto».
Di per sé non sarebbe un evento straordinario, ma lo diventa nel momento in cui Morales, da presidente del partito, non ha concesso il placet
per poter far svolgere l’assemblea (pare che la richiesta fosse stata
inoltrata già a gennaio) alla parte amica-nemica. Una parte talmente
ostile che, spesso, gli eventi nazionali di confederazioni e
organizzazioni (che di fatto sono una propaggine del Mas) finiscono a sediate, cazzotti,
come è successo ad inizio mese in occasione del Tantachawi [2]. La
“lotta libera” si è verificata anche alla Camera dei Deputati della
Bolivia, provocando lo sdegno di gran parte della stampa boliviana, così come di tutta l’Americalatina.

Ma Evo potrebbe non riuscire a ricandidarsi.

Come ricordato, il Tribunale supremo elettorale (Tse) ha invalidato l’assemblea congressuale degli evisti ma ha dovuto comunque riconoscere la continuità giuridica del mandato di Morales alla guida del Mas (come s’è detto prima).
Questo complica le cose. I deputati evisti alla Camera rispondono a braccia conserte e deridendo la convocazione arcista che si terrà a El Alto: «Il
congresso non avrà la legalità né il riconoscimento da parte delle
organizzazioni che fanno parte del Mas ma solo dalla “truppa” di Luis
Arce»
, ha tuonato un deputato evista che (tanto per complicare le cose) si chiama Hector Arce.
Il disappunto degli arcistas però cresce: «Abbiamo provato a chiedere la convocazione al Presidente del partito, lo abbiamo supplicato, perfino. Non c’è stato verso», ha dichiarato al quotidiano «Los tiempos» Lucio Quispe, segretario esecutivo della Cstcb, la Confederazione Sindacale dei lavoratori contadini della Bolivia (Confederación sindical de trabajadores campesinos de Bolivia). 
«Non vogliamo perdere lo strumento politico [il Mas-Ipsp] che
ci è costato lotta, sangue e lutti: Morales si sta  comportando in modo
molto capriccioso e la convocazione del Congresso a El Alto è
perfettamente legale»
.
Non si è fatta attendere la contro-risposta: Gerardo Garcia, vicepresidente del Mas-evista ha dichiarato che «l’unica figura che può convocare i congressi del partito è Evo Morales» e che la convocazione di El Alto «està “trucha”». Cioè fasulla.
Wilma Alanoca, consigliera della città di El Alto, ha rincarato la dose: «quello degli arcisti sarà un congresso pieno di amici della burocrazia statale». Città, non c’è quasi bisogno di ribadirlo, governata dal Mas.

«Ci stanno boicottando».

Il Presidente Arce, da parte sua, ha più volte ribadito come gli evisti sono da considerarsi dei boicottatori del Mas e del Paese.
«Ci
sono senatori e deputati che difendono gli interessi del popolo
boliviano e si oppongono ai gruppi di opposizione centristi [Comunidad
ciudadana su tutti] e della parte evista.  Costoro non vogliono che
miglioriamo le condizioni per il popolo: non ci fanno lavorare e ci
boicottano»
, ha tuonato Arce due giorni fa alla cerimonia d’inizio dei lavori per la costruzione di un ospedale pubblico a Santa Cruz.
«Verrà il momento in cui [costoro] verranno a chiedere i voti», ha sentenziato Arce e riferendosi chiaramente ad Evo Morales e ai suoi,
«quando si arriverà a quella fase, saprete distinguere chi ha lavorato e
lavorerà per la Bolivia da chi vi chiede solo il voto e l’appoggio per i
propri candidati»
.

Con tutta evidenza, Morales si sta giocando il tutto per tutto, ed è certamente l’ombra di quel che era al momento della sua prima elezione a Presidente del Paese.

NOTE:
[1] I movimenti d Santa Cruz storicamente sono ostili al governo di La Paz, specie se espressione del Mas.
[2] Si tratta di una confederazione assembleare che rappresenta più di
sedici popolazioni indigene boliviane di lingua aymara e uru che abitano
i dipartimenti di La Paz, Oruro, Potosí, Cochabamba, Chuquisaca e
Tarija.

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Sedie, cazzotti e congressi farsa. Evo Morales si gioca il tutto per tutto.

Posted on 2024/03/07 by carmocippinelli

Volano cazzotti e sedie. Il raduno annuale del Conamaq (il consiglio
nazionale delle popolazioni indigene del Qullasuyo)1,
ovvero il Jach’a Tantachawi (letteralmente grande incontro), che si è tenuto il 2 marzo [2024] nella città di Oruro è finito in
mega rissa con lanci di sedie e violenza generalizzata tra i
presenti.
Un clima tutt’altro che cordiale, sebbene fosse
stato auspicato all’inizio della manifestazione dal vice presidente
boliviano David Choquehuanca. Luis Arce, il presidente, si trovava
fuori dalla Bolivia per incontri internazionali e quel che poi è
diventato un compito piuttosto gravoso è toccato al suo vice, nonché
compagno di partito. Nel discorso di apertura, Choquehuanca ha fatto riferimento alla preziosità dello stato plurinazionale, rappresentato dalle sedici popolazioni presenti al Tantachawi: «un valore inestimabile», diceva asupicandosi concordia di svolgimento dell’incontro che avrebbe dovuto rinnovare gli organismi direttivi.

Alla fine dell’assemblea, però, succede il fattaccio: il convegno doveva scegliere tra due candidati (Lucio Quispe e Ponciano Santos) entrambi rappresentanti del Mas-Ipsp (il partito di Arce, Morales e Choquehuanca). Quispe risulterà essere il più votato ma Santos si prenderà il merito dell’elezione del primo. Non ci sarebbe niente di strano se non che il primo (Quispe) è arcista, il secondo è evista. L’incontro finisce a sediate: (il video è tratto dal quotidiano boliviano «La Razon»):

Il confronto tra Luis Arce e Evo Morales si fa ancora più “muscolare”. Dal congresso di ottobre tenuto a Lauca Eñe le cose sono andate sempre peggiorando: le accuse di tradimento nei confronti di Arce e la dichiarazione di espulsione formale (sebbene entrambi siano parte del Mas-Ipsp) stanno portando la Bolivia al caos. 

Dalla “autoproroga” alla candidatura.
Già, ma come è iniziato tutto?
Tra la fine del 2023 e i primi giorni del 2024 in Bolivia si sono succedute proteste vibranti condotte dalla corrente evista del Mas per la questione dell’autoproroga dei giudici. A seguito del congresso-farsa di Lauca Eñe, in cui  Evo Morales è stato riconfermato presidente del partito (ma a cui era presente solo la parte a lui fedele) e da cui ha preso il via la campagna per la sua ricandidatura alle elezioni presidenziali del 2025, la burocrazia boliviana ha iniziato a muoversi in antitesi all’assemblea. La giustizia avrebbe dovuto rinnovarsi nei suoi direttivi al termine dello scorso anno ma da parte del Mas (la parte governativa, quella vicina a Luis Arce) c’è stata la richiesta di proroga del mandato dei giudici che compongono i vari organismi (tra cui il Tribunale supremo elettorale). Proroga del mandato si traduce in “strada molto più impervia da percorrere per Evo Morales” in vista delle prossime elezioni.
Il fortino di Cochabamba 3 è ben saldo e Evo è stato rieletto in tutte le realtà di cui era portavoce, come la federazione dei coltivatori di coca. Una platea piena di gente con le guance gonfie di foglie di coca da cui, di tanto in tanto, vengono succhiati i liquidi benefici.
La legittimazione ricevuta dai cocaleros ha aperto la crisi generale.

Bloqueo!
Dal 22 gennaio a metà febbraio i sostenitori di Morales (che guida la sua corrente dal fortino di Cochabamba) avevano paralizzato le principali strade e autostrade del paese attuando blocchi stradali, interrompendo commerci, trasporti pubblici e privati. Secondo Gary Rodriguez, portavoce dell’Ibce (l’Istituto boliviano per il commercio estero), in quei giorni «l’economia boliviana ha perso circa 75 milioni di dollari al giorno».

Un blocco stradale a Cochabamba | Fonte foto © La Opinion Bolivia

La situazione dei blocchi stradali è rientrata attorno al 20 di febbraio, sebbene in qualche remota località cochabambina c’è ancora chi resiste. La questione non era più la “autoproroga” dei giudici (Morales è stato riconosciuto dalla giustizia come presidente ufficiale del Mas ma non candidato) quanto, piuttosto, il partito (il Mas) e la campagna pre le presidenziali “Evo2025”.

La battaglia dei congressi (farsa)
Evo Morales sa bene che riprendere in mano il partito dopo i fatti del 2019 non è facile.
La strategia di lavorare ai fianchi del Mas pare stia funzionando, almeno per ora: le organizzazioni sindacali, contadine, operaie ma anche le associazioni culturali, nonché quelle elettive che rappresentano le varie etnie boliviane, si sono tutte spaccate sullo scontro Morales-Arce. Tutte le organizzazioni sociali e sindacali vicine, o dirette da dirigenti del Mas, sono divise letteralmente a metà tra i due ex Presidente e Ministro dell’economia: le frange eviste convocano congressi per controllare ed egemonizzare federazioni e associazioni. D’altra parte la fazione arcista, che fino ad ora è stata più o meno silente, sta iniziando a giocare al medesimo gioco di Evo, chiamando a radunarsi, attorno al Presidente, l’altra metà di sindacati e organizzazioni. 

Per comprendere meglio quello che si sta dicendo, è utile riprendere un sondaggio pubblicato il 21 dicembre [2023] dal quotidiano boliviano «El Diario» (vicino al governo): i risultati dell’indagine mostravano come le persone stessero percependo che l’opposizione al governo di Arce non stava giungendo dalle organizzazioni centriste o di destra ma dallo stesso Mas 2.
Luis Arce, soprannominato Lucho da quando era il braccio destro di Evo, ormai è chiamato traditore dagli evisti e ne è stata chiesta l’espulsione a più riprese. La trasmissione Evo es Pueblo su Radio Kawsachun Coca ha lanciato gli hashtag “#Luchotraidor e “Leali sempre, traditori mai” (#lealessiempretraidoresnunca): ogni giorno dai microfoni della sua radio, Morales dà dei colpevoli dell’attuale situazione a “Lucho y David”.

Il nuovo congresso
Quattro giorni fa la frazione evista del Mas ha convocato un nuovo raduno nazionale per confermare la Direzione eletta al congresso di Lauca Eñe e ratificare la candidatura di Morales alle presidenziali. Siccome non era possibile convocare un nuovo congresso a distanza di un mese, la convocazione avvenuta domenica 3 marzo [2024] a Cuatro Cañadas (dipartimento di Santa Cruz) ha preso il nome di Ampliado. Una sorta di “assemblea allargata” in cui tutti i partecipanti si sono stretti attorno a Morales. Non una voce dissonante: tutti concordi con l’affermazione che “Evo es pueblo” (di una parte, sicuramente) e con la condanna a “Lucho” che “es traidor e golpista”.

 
 
Tra i due sembra non valere il detto che recita: “il gioco è bello quando dura poco”. La convocazione incrociata di congressi è appena cominciata. La fazione vicina al presidente ha chiamato i suoi per un congresso del partito a El Alto ma, immediatamente, è arrivata la risposta degli evisti: Gerardo Garcia, vicepresidente del Mas-evista 4 ha dichiarato che «l’unica figura che può convocare i congressi del partito è Evo Morales» e che la convocazione di El Alto «està “trucha”». Cioè fasulla. Wilma Alanoca, consigliera della città di El Alto, ha rincarato la dose: «quello degli arcisti sarà un congresso pieno di amici della burocrazia statale». Città governata dal Mas, non c’è neanche bisogno di dirlo.
Lucho Arce non sembra avere tutti i mezzi a disposizione per fronteggiare la situazione di impasse,
dal momento che il Tribunale supremo elettorale, pur invalidando il
congresso di ottobre degli evisti, ha dovuto prendere atto della
riconferna di Morales a presidente del partito, nonché della formazione
della nuova direzione eletta a Lauca Eñe.
Anche perché Morales era presidente del partito anche prima di tutto il caos che è scoppiato a fine 2023. Una leggerezza che Arce sta pagando a caro prezzo.

Arce e Choquehuanca sono stati espulsi
C’è, poi, da riportare che al congresso di Cuatro Cañadas, gli evisti hanno ratificato un documento che non dà adito ad interpretazioni in cui è stato stabilità: la validità del decimo congresso di Lauca  Eñe tenuto il 3 e 4 ottobre [2023]; la candidatura di Evo Morales alle presidenziali del 2025; l’espulsione di Arce e Choquehuanca dal partito dal momento che essi «non rappresentano in nessun modo la filosofia del Mas-Ipsp».

Parlamento boliviano: notte fonda.
Non è solo uno scontro personale tra due ex-amici, non è solo un partito paralizzato tra individualismi, non è neanche la questione dei blocchi stradali e dei congressi incrociati. La questione in ballo è altra, lo ha affermato anche la giornalista e scienziata della politica Lourdes Montero, in un articolo pubblicato da «La Razon». «Le scene imbarazzanti viste alla Camera dei Deputati nei giorni scorsi [3 marzo] mettono in luce un Parlamento che, più che uno spazio per dibattere, si è trasformato in un ring di wrestling». Montero si riferisce a quanto successo in Parlamento nei primi giorni del mese in cui i banchi del governo sono stati occupati dalla frangia evista del Mas: si è arrivati alle mani e alle parole grosse tra arcisti ed evisti che si accusavano reciprocamente di essere traditori della patria e golpisti. Tutto si è risolto con l’intervento del personale d’aula (ma anche di unità della forza pubblica) ma lo spettacolo è stato indecoroso. Secondo Montero è la Bolivia a perdere, non il Mas, né Evo, né Arce. Il paese è di fronte ad una lotta individuale, interna ad un partito, che farebbe perdere tutti, anche chi non è del Mas. La posta in gioco è altissima: «c’è un intero esercito di leadership piatte e poco brillanti [nella politica boliviana]: un gruppo di girini che spuntano dalla pioggia e rischiano di trasformarsi in rospi in cerca di voti alle prossime elezioni».

Rospo o meno, Morales si sta giocando il tutto per tutto, ed è certamente l’ombra di quel che era al momento della sua prima elezione a Presidente del Paese.

Al
termine del congresso a Cuatro Cañadas cominciano i balli. Si
festeggia. Com’è usanza, si posano petali di fiori sulla testa di
Morales e dei dirigenti del Mas. Comincia la festa: voci gridano “li
abbiamo espulsi!”, “sono traditori”. Morales i
gnora volutamente – o sembra dimenticarsene a fini personali e politici della fase in atto – le condizioni degli strati popolari boliviani (specie nelle città), costretti a lavorare alla giornata o ad accettare salari sempre più bassi a fronte di un aumento di ore della giornata lavorativa. Per non parlare dei minatori: lasciati all’individualismo e al cercare lo stagno in solitaria, contando solo su loro stessi, senza una società statale che li tuteli nel cuore delle montagne. Aspettando, cercando e pregando di trovare la vena grande che sistemi tutto, anche se lo stagno è scambiato, ormai, per pochi dollari.
Ma per non sentire la fatica, la fame e la stanchezza si può continuare a masticare coca fino a dimenticarsi di dormire. Fino a morire. 

1Si
tratta di una confederazione assembleare che rappresenta più di
sedici popolazioni indigene boliviane di lingua aym
ara e uru che
abitano i dipartimenti di La Paz, Oruro, Potosí, Cochabamba,
Chuquisaca e Tarija.

2 «Il partito di governo è anche principale strumento dell’opposizione. La frangia evista è considerata dalla popolazione presa in esame dallo studio come elemento d’opposizione al governo, prima ancora delle altre organizzazioni politiche centriste, di destra e anti-Mas: «Più della metà della popolazionevede nell’ala evista l’opposizione principale alla presidenza di Arce, molto più dei movimenti di Santa Cruz e delle opposizioni Comunidad ciudadana e Creemos».Santa Cruz è considerata, storicamente, la città capofila dell’opposizione a Evo Morales sin dalla sua prima presidenza.

3 Cochabamba è la città (nonché “capoluogo di regione”) in cui Morales si sente più al sicuro, essendo presidente della Seis federaciones del Tropico de Cochabamba: l’organizzazione che racchiude produttori e coltivatori di coca.

4 Vicepresidente de iure ma anche de facto, data la decisione del tribunale.

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Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

Un sogno per la Borgata Gordiani!

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