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Categoria: liberalismo

Sono stato centrista prima di te – [Atlante Editoriale]

Posted on 2023/05/25 by carmocippinelli

«Sono iscritto di Italia Viva, sono un dirigente di Italia Viva e sarò iscritto al Terzo Polo quando terminerà il suo processo di costituzione del partito unico, ragionevolmente entro l’anno»1. Era quello che affermava Matteo Renzi il 5 aprile [2023] alle domande poste nel corso della conferenza stampa di passaggio di consegne nella direzione del ‘Riformista’.

Il neo direttore (conferenziere, senatore, già Presidente del consiglio dei ministri, già segretario del Partito Democratico, già sindaco di Firenze) avrebbe aggiunto asserendo che in quel momento non fossero in essere nomi di candidati di Italia Viva ma «solo Calenda». “Cosa ne pensa Calenda del suo approdo al ‘Riformista’?”, interrogavano variamente i giornalisti presenti alla Stampa Estera. Serafico, rispondeva: «Mi è parso entusiasta». Neanche dieci giorni più tardi arriva la rottura e il terzo polo non esiste già più.

Certo è che l’unione tra i due sembrava essere stata frutto più di un atto di opportunismo che altro: Dopo la tornata elettorale capitolina, Calenda tuonava che la politica di Renzi gli faceva orrore e che non avrebbe mai accettato di fare un partito insieme. Lo chiamava pure “quello là”2. Poi la redenzione sulla via della costruzione del Terzo Polo e la successiva rottura.

I gruppi parlamentari si sono divisi, sono iniziate le recriminazioni da entrambe le parti. Azione, in queste settimane, ha iniziato a perdere pezzi: sono comparse lettere aperte sui quotidiani (cartacei e non) di questo o quel gruppo dirigente che avrebbe lasciato per entrare in Italia Viva.

A metà mese in Emilia e nel Lazio si verificano gli smottamenti più significativi. Il 16 maggio la deputata Naike Gruppioni è in conferenza stampa con il Presidente di Italia Viva: «Volevo ringraziare Iv per l’accoglienza calorosa che mi è stata riservata. Sono contenta di essere a casa, perché io a casa sono rimasta. Io, da imprenditrice, ho deciso di sposare il progetto del Terzo polo, quando ad agosto Matteo e Carlo hanno siglato l’alleanza. Ora dicono che mi abbiano scippata, in realtà non mi sono mai mossa. Per costruire un progetto riformista mi devo sentire a casa»3. La polemica di Calenda non è tardata ad arrivare: «Mi permetto solo di notare che, per rispetto alla comunità che l’ha eletta sei mesi fa quasi senza conoscerla, una comunicazione preventiva sarebbe stata più elegante. Ma immagino che l’uscita a sorpresa fosse parte dell’accordo di ingaggio».

Tre giorni dopo la segreteria di Roma lascia il partito: viene diffuso un comunicato stampa che fa il giro della rete: «Abbiamo deciso di lasciare Azione per aderire al progetto di costruzione del Terzo Polo con Italia Viva […] Non si tratta di ‘scippo’ ma della richiesta volontaria di adesione a un partito», così come la pronta e secca smentita di Azione: «Il comunicato è una falsità. I firmatari non sono membri di alcun organo direttivo […] Tra le ragioni, oltre a quelle politiche, proprio la creazione di una “segreteria” che non era né prevista né consentita dalle regole. Insomma non sono dirigenti. Erano membri di una segreteria posticcia e sono stati sfiduciati»4.

Forse era vero quello che affermava Marco Pannella all’epoca della galassia radicale, quando ancora Radicali Italiani e Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito non erano organizzazioni ‘l’una contro l’altra armate’, che i fatti interni ai partiti debbano essere resi pubblici. O, per parafrasare il proverbio: “i litigi si affrontano pubblicamente”.

La situazione è effettivamente grottesca poiché le circostanze pre-elettorali in vista delle europee hanno fatto sì che i fossati diventassero viottoli acciottolati e le strade impervie di montagna agili sentieri battuti. I gruppi alla Camera e al Senato di Azione e Italia Viva si sono riuniti nei giorni scorsi approvando un documento all’unanimità ribadendo l’esigenza di una lista unica alla prossima tornata elettorale. Tanto più, vien da pensare, che il riferimento europeo è comune: Renew Europe.
A tal proposito, proprio Stéphane Séjourné, presidente dell’organizzazione del centro liberale e liberista a Bruxelles, ieri era presente all’assemblea al Teatro Eliseo di Roma. Anche i due rispettivi volti noti di Azione e Italia Viva erano presenti ma il teatro è finzione e dunque s’è tenuto un po’ di giuoco delle parti da entrambi. Qualche mugugno, saluti a mezza bocca («La Repubblica» per la verità dice «nemmeno si sono salutati»5).

Sarà forse il nome “terzo polo” ad essere portatore sano di discussioni, litigi e contrapposizioni personali? Con le iniziali minuscole o tutto in minuscolo o quale che sia la resa grafica, pare sia il nome il fattore che non ha mai portato buona fortuna ai proponenti. Senza andare troppo in là con gli anni, l’ultimo tentativo fu quello di Francesco Rutelli, Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini: “Nuovo polo per l’Italia”, altrimenti detto Terzo Polo, a cui poi aderirono anche il Partito Liberale italiano (guidato allora da Stefano de Luca), Verso Nord (allora guidato dall’ex sindaco di Venezia Cacciari), il Movimento per le Autonomie e il Movimento associativo degli italiani all’estero. I gruppi parlamentari si costituirono durante il Berlusconi quater e subito votarono unitariamente la sfiducia all’allora sottosegretario alla giustizia (che per pura assonanza beffarda a questi tempi, sebbene difettivo di una importantissima vocale) era Giacomo Caliendo. Il 15 dicembre 2010 si tenne il primo tavolo dei possibili costituenti del terzo polo: al grande tavolo rettangolare erano seduti Italo Bocchino e Gianfranco Fini (Fli), Linda Lanzillotta e Francesco Rutelli (Api); Pier Ferdinando Casini, Ferdinando Adornato e Lorenzo Cesa (Udc); Giusseppe Reina (Mpa); Daniela Melchiorre (Libdem6) e i due Repubblicani per l’Europa fuoriusciti dal Pri (Giorgio La Malfa e Luciana Sbarbati). Convegni, assemblee, congressi, impegni in prima persona di personaggi illustri dell’imprenditoria nazionale e della politica cittadina si rimboccarono le maniche: «A parlare di Terzo polo arriva anche Luca Cordero di Montezemolo. Accanto a lui […] Gabriele Albertini»7.

Arrivano le amministrative e gli scricchiolii diventano voragini: prima abbandonano Lanzillotta e Vernetti (Api) e si iscrivono al gruppo misto. Poi il caso che vede coinvolti Luigi Lusi e Francesco Rutelli, dunque La Margherita, Api nonché il Partito Democratico. La profondità si trasforma in vento di scirocco che assale: all’indomani delle elezioni del 2013, dopo il governo tecnico di Mario Monti, il Terzo Polo già non esisteva più. «Una stagione chiusa», titolava l’intervista post voto a Pier Ferdinando Casini dell’8 marzo 2013 al «Corriere della Sera». Prima di quella tornata elettorale le tre organizzazioni maggiori costituenti il Terzo polo avevano già deciso che le strade da intraprendere sarebbero state ‘altre’: Futuro e libertà per l’Italia andava incontro alla propria “Caporetto” racimolando lo 0,46% dei voti e l’Udc avrebbe eletto Casini e De Poli al Senato.

Perché se è vera la frase di Pietro Nenni che a forza di rivendicare il purismo finisci per essere epurato, c’è sempre qualcuno che è più centrista, moderato, liberale e liberista di altri.

Anche senza volerlo.

NOTE
1Redazione, Matteo Renzi è il nuovo direttore del Riformista, la presentazione, 5 aprile 2023, «Il Riformista».

2«Non farò politica con Renzi. Il suo modo di fare politica mi fa orrore. Sono stato chiaro? Devo mettere una bandiera? Me lo scrivo sul braccio?», dichiarazione rilasciata nel novembre 2021 in un’intervista a ‘L’aria che tira’, «La7» https://www.youtube.com/watch?v=hcCc-adboFc.

3Redazione, Italia Viva, deputata Gruppioni passa con Renzi da Azione, 16 maggio 2023, «LaPresse».

4Redazione, “La segreteria romana di Calenda passa con Renzi”. Ma Azione smentisce: “Falso”, 19 maggio 2023, «Huffington Post».

5Lorenzo de Cicco, Renzi e Calenda a teatro insieme per Renew Europe. Ma non si salutano. Dalla platea mugugni contro il leader di Azione, 24 maggio 2023, «La Repubblica».

6Oggi formazione politica scomparsa.

7Maurizio Giannattasio, Prove tecniche di Terzo polo. Convegno con Albertini e Montezemolo, 12 novembre 2010, «Corriere della Sera».

Pubblicato su Atlante Editoriale

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Ingloriose parabole: ‘il Riformista’ cede la direzione a Matteo Renzi (che non è neanche giornalista)

Posted on 2023/04/05 by carmocippinelli
Nella giornata del 5 aprile [2023] è stato annunciato il passaggio di consegne riguardo la direzione del quotidiano ‘il Riformista’. 
Il direttore Piero Sansonetti cede il passo (e il posto) a Matteo Renzi, senatore della Repubblica del gruppo Azione-ItaliaViva-RenewEurope, segretario di Italia Viva, conferenziere, già segretario del partito democratico. Direttore sebbene non sia giornalista, requisito fondamentale per essere a capo di una testata, logicamente e normativamente parlando. Rispondendo alle domande della conferenza stampa (in particolare a quella postagli da Daniela Preziosi del ‘Domani’), Renzi ha precisato [1] come non abbia firmato alcun contratto. Il passaggio sembra essere dovuto in quanto Sansonetti sarà alla guida de ‘l’Unità’, acquisita dal medesimo gruppo editoriale che cura la pubblicazione del ‘Riformista’ (Romeo Edizioni) e di prossima pubblicazione. 
Ma andiamo con ordine.

Ottobre 2002. Il governo Berlusconi II è in carica da poco più di un anno e vi rimarrà fino al 2005, quando – rassegnate le dimissioni a causa della sconfitta alle regionali cui seguirono gli “addii” di Alleanza nazionale, Udc e Nuovo Psi – l’ex Cavaliere del lavoro riceverà l’incarico dal Presidente della Repubblica per la formazione del Berlusconi III.

Al Governo c’è Gianfranco Fini in qualità di vice di Berlusconi; ci sono Umberto Bossi e Roberto Calderoli come ministri alle “Riforme istituzionali e alla devoluzione” (quando la Lega era ancora nord); all’istruzione c’è la Moratti, al lavoro Roberto Maroni e alle Politiche agricole e forestali c’è un rampante Gianni Alemanno.
Rifondazione comunista conta 11 deputati e 4 senatori, i Comunisti italiani (Pdci) ne contano 10 a Palazzo Chigi e 2 a Palazzo Madama; la Federazione dei Verdi 8 e 10 [2]. Si parlava di primarie del centrosinistra tra Democratici di Sinistra, Democrazia è Libertà (meglio noto come “La margherita”) e altri soggetti dell’area.

Come nacque
La notte tra il 22 e il 23 ottobre di quell’anno sarebbe andata in stampa la prima copia del quotidiano ‘Il Riformista’ diretto da Antonio Polito, ora editorialista del ‘Corriere della Sera’.

Il 6 ottobre 2022 ‘la Repubblica’ raccontava di una serata mondana nell’isola di Capri in cui si facevano proselitismi e pubbliche relazioni per il futuro quotidiano:

«Claudio Velardi, consigliere di Massimo D’ Alema quando il presidente dei Ds era premier, caprese d’ adozione, passeggiava ieri mattina tra gli industriali nei giardini del Grande Albergo Quisisana. Mentre tutti indossavano l’ abito grigio, Velardi vestiva «casual», con uno zucchetto azzurro sulla testa. “Sono qui – ha spiegato – per fare un po’ di pubblicità al Riformista”, ovvero il quotidiano (uscirà a fine ottobre, direttore Antonio Polito) voluto da Velardi che ha messo insieme un gruppo di imprenditori finanziatori» [3].

Il quotidiano traeva ispirazione dal ‘Foglio’ diretto da Giuliano Ferrara, per ammissione dei suoi stessi fondatori [4]: l’impostazione culturale era intelligibile già dalla denominazione della pubblicazione, cioè a metà tra un riformismo liberale e un liberalismo in senso stretto. La pubblicazione formalmente era legata al mensile ‘Le ragioni del socialismo’ di Emanuele Macaluso fino al 2006 (ma questo lo vedremo più avanti).

Neanche un mese e ‘il Riformista’ è già in festa: 

«Gran festa, ieri sera, a Palazzo Ferraioli (giusto di fronte Palazzo Chigi) con i proprietari e i redattori del quotidiano ‘il Riformista’, nato appena due mesi fa e diretto da Antonio Polito, che hanno voluto porgere gli auguri di Natale a politici e imprenditori, a personaggi del mondo dell’informazione e dello spettacolo. Le signore in bito lungo e un’orchestrina di strada in frac, mentre Gianfranco Vissani, cuoco preferito dall’ex premier Massimo D’Alema (atteso con ansia), annunciando squisite paste e fagioli, ordinava che fossero affettate mortadelle e porchette. Quando sono arrivati i colleghi del ‘Foglio’, il giornale che ha ispirato la fondazione del ‘Riformista’ [5], abbracci e brindisi»[6].

Tra le firme che popolavano l’iniziale avventura di quel quotidiano, oltre a Stefano Cappellini e Roberto Mania, figurava Lucia Annunziata. Col passare degli anni, vicedirettore fu anche Oscar Giannino e tra gli editorialisti comparirà “un certo” Pierre Moscovici [7].

La prima pagina del
primo numero del quotidiano.
Il link da cui è stata tratta è
di un utente che ha messo in
vendita la copia su eBay.

Giornale di nicchia, fu certamente di parte (come già detto) ma di una parte molto trasversale e difficilmente “incasellabile” nei settori del centrodestra berlusconiano o del centrosinistra ulivista. Pendeva, come il treno Roma-Ancona, una volta da un lato, una volta dall’altro, così tanto che Pasquale Laurito, direttore dell’agenzia ‘Velina rossa’, un giorno di novembre di quello stesso anno se la prese con il direttore Polito per delle accuse che il quotidiano da egli diretto aveva rivolto nei confronti di D’Alema [8] per mancato dialogo con la maggioranza di Governo riguardo la giustizia. «Qualche volta può essere anche antiberlusconiano» [9], scriveva Laurito a mo’ di invito nei confronti della direzione del quotidiano.

Polito rimane in carica fino al 2006, quando Giampaolo Angelucci acquista tutte le quote del fondatore Velardi (51% Velardi e 49% gruppo Tosinvest) rilevandone la proprietà. Poi un avvicendarsi di questioni che portano la testata ad essere diretta da Macaluso e a renderla organica all’associazione sopra citata. Nel 2008 Polito torna a dirigere il quotidiano, ma vi rimane poco in carica, giusto il tempo di coinvolgere Diego Bianchi (Zoro) per una rubrica: “La posta di Zoro”. Allora Bianchi era un blogger e cosmonauta di Youtube (memorabili alcune puntate di “Tolleranza Zoro”):

«Con la posta di Zoro, comincia da oggi [20 giugno 2008] la sua collaborazione con ‘il Riformista’ Diego Bianchi, uno dei più seguiti blogger italiani. Come è finito a scrivere sul ‘Riformista’, lo racconta nel suo primo articolo, oggi in prima pagina. “Una sera mi sono ritrovato in uno studio tv con Polito. Gli ho detto che, secondo me, la gente non capisce cosa significhi la parola ‘riformista’ e che forse anche per questo ‘Il Riformista’ vende poche copie. Dopo la trasmissione mi hanno offerto una rubrica”» [10]. 

È il 2011: il quotidiano vende sempre meno. L’anno successivo interrompe le pubblicazioni.

L’era Sansonetti

«Il presidente della Finanziaria Tosinvest, Giampaolo Angelucci, ha reso noto in un comunicato “l’avvenuta cessione della testata Il Riformista da parte della TMS edizioni S.r.l. (società controllata da Tosinvest). La famiglia Angelucci, nella proprietà della testata dal 2003, augura ai nuovi editori i migliori successi”. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera la testata, ideata nel 2002 da Claudio Velardi e chiusa nel 2012, è stata acquistata dall’imprenditore Alfredo Romeo, a dirigerla andrà Piero Sansonetti, il 20 luglio sarà online e da settembre in edicola» [11].

L’era Sansonetti del quotidiano, che fu diretto da Polito, può (ri)partire. Archiviata la stagione di ‘Liberazione’ (il fu organo di stampa di Rifondazione comunista) e le esperienze di: ‘L’altro’, ‘Gli altri’, ‘il Dubbio’, ‘l’Ora della Calabria’ e ‘Cronache del Garantista’, il nuovo direttore esordisce con una conferenza stampa in cui annuncia la presenza di grandi nomi che lo avrebbero coadiuvato nella vita della testata: Fausto Bertinotti e Roberto Brunetta. Nessuna meraviglia per l’accostamento che un tempo avrebbe potuto essere ossimorico: l’ex segretario di Rifondazione ora è di casa al Meeting di Rimini.

«Il Riformista guarda a un’area di centrosinistra e riformista, appunto, che non vuole essere dominata dalla paura, dall’astio verso gli altri, dalla vergogna della ricchezza» [12], sanciva Sansonetti nel corso della conferenza stampa di presentazione del quotidiano.

Dal ‘Corriere della Sera’ dell’ottobre 2019: 

«Martedì 29 ottobre torna in edicola (e online) il quotidiano il Riformista che negli anni ha fatto parlare di sé sotto le direzioni autorevoli di Antonio Polito, Paolo Franchi, Stefano Cingolani, Stefano Cappellini ed Emanuele Macaluso e che rinasce per iniziativa dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo» [13]. 

Rimane, ad ogni modo, il disegno dell’uomo col cannocchiale nella testata, simbolo del quotidiano.
L’attuale testata del quotidiano

«Indicativa la lista delle firme coinvolte: Tiziana Maiolo, Fabrizio Cicchitto, Stefano Ceccanti, Maria Elena Boschi, Luigi Marattin» [14], condirettrice Deborah Bergamini, parlamentare in quota Forza Italia.

Cose in grande
Un anno dopo il ritorno in edicola del foglio bicolore arancio-nero, viene realizzata un’edizione del lunedì totalmente dedicata all’economia il cui direttore è Renato Brunetta e nella direzione scientifica popolano nomi come Sabino Cassese, Pier Carlo Padoan, Giovanni Tria e Marco Bentivogli [15].

«Il primo numero avrà 12 pagine e affronterà il tema delle riforme. Di quelle che non vengono fatte e di quelle che vanno fatte. Del prezzo che hanno le mancate riforme. Delle condizioni politiche che servono per realizzarle. Ci saranno articoli di intellettuali, giuristi, politici, economisti di diverse opinioni politiche […] diretto da Renato Brunetta nel primo numero scrive una lettera aperta al premier Giuseppe Conte, al quale offre collaborazione e suggerisce di non “ballare da solo”» [16].

Presentazione del ‘Riformista’ del lunedì dedicato all’economia

Passa solo un mese e Brunetta lascia.

«Quando quattro mesi fa l’editore Romeo, che ringrazio, e i direttori Sansonetti e Bergamini mi hanno chiamato per propormi questa sfida, ho detto subito di sì. Ci abbiamo lavorato tutti insieme e abbiamo messo in piedi un piccolo gioiello. Finora sono usciti quattro numeri, che sono costati tanta fatica, e tanta intelligenza. Ho scoperto, però, che questo tipo di attività, già dal mese di giugno per preparare i numeri zero, ha assorbito tutto il mio tempo disponibile, togliendomene anche all’attività politico-parlamentare. Questo non è giusto. Io ho un impegno con i miei elettori, che devo rappresentare al meglio, con tutte le mie energie, fino alla fine del mandato. Pensavo che le due attività fossero compatibili e complementari, mi sono reso conto che questo non è possibile» [17].

Due anni dopo andrà via anche da Forza Italia dopo esserne stato figura di spicco e dirigente del partito, nonché più volte ministro.

Matteo Renzi direttore (anche se non è giornalista)
Nella giornata del 5 aprile viene ufficializzato il passaggio nella direzione del ‘Riformista’ in una conferenza stampa alla presenza dell’attuale direttore Piero Sansonetti, di quello futuro (nonché senatore della Repubblica e conferenziere in giro per il mondo) Matteo Renzi, dell’editore Alfredo Romeo [18].
Secondo Sansonetti: «Romeo ha deciso di diventare l’editore dei giornali di sinistra e del centrosinistra con ‘L’Unità’ e ‘Il Riformista’. L’idea di Renzi è stata geniale» [19], ha dichiarato nel corso della conferenza stampa tenutasi presso la Sala Stampa Estera.
Chi pensava a un imminente addio alla politica, come aveva affermato Renzi stesso all’indomani dalla sconfitta del referendum quando era Primo Ministro, ha evidentemente frainteso il messaggio.

Mikebongiornianamente Renzi non lascia: raddoppia e assume una carica che, vien da pensare, sarà ritagliata precisamente per lui, non essendo iscritto all’Ordine dei giornalisti ma essendo stato appena designato come tale.

Apprezzamenti giungono anche dal fondatore del “primo” ‘Riformista’ Claudio Velardi:

«Geniale l’idea di fare Matteo Renzi direttore de Il Riformista, quotidiano che fondai nel 2002. Il politico più intelligente e dinamico d’Italia, al momento senza un ruolo, avrà una tribuna quotidiana per dire la sua e incidere nel dibattito pubblico. Ci sarà da divertirsi!» [20].

Si parlerà di tutto perché sarà un “quotidiano riformista nel vero senso della parola” ma non dei processi del futuro direttore:

«Saremo più moderati, non faremo ‘titoli sobri’ come Sansonetti… L’attenzione che il ‘Riformista’ darà al mio processo, Open, sarà molto scarsa. Non so se saremo all’altezza del ‘Riformista’ di Sansonetti nell’affermazione della cultura garantista».

La parabola del ‘Riformista’ parrebbe rientrare pienamente in una di quelle che si studiavano sui banchi di scuola: discendenti. In questo caso anche piuttosto ingloriose. Così come quella di un quotidiano diretto da un non-direttore. Perfetto per una non-informazione. 

 

Note:

1 Redazione, Matteo Renzi è il nuovo direttore del Riformista, la presentazione, 5 aprile 2023, «il Riformista».
2 Verdi e Pdci si presentarono nelle liste dell’Ulivo in tutti i collegi del Senato della Repubblica. Alla Camera, invece, il Pdci si sfilò dalla lista comune Verdi e Socialisti democratici italiani “Il Girasole” e corse in alleanza del centrosinistra ma fuori dalla “bicicletta” tra ‘sole-che-ride’ e Sdi.
3 Ottavio Ragione, E Velardi fa pubbliche relazioni, 6 ottobre 2002, «la Repubblica».
4 Macaluso fu poi articolista di spicco del quotidiano diretto da Ferrara.
5 Curiosità: sul sito web, archiviato dal repository “Web archive”, la testata è denominata “Il nuovo Riformista”, sebbene venga citato – ed è stato registrato – con il nome “Il Riformista”.
6 Redazione, Il Riformista in festa, brindisi con i «rivali» del Foglio, 19 dicembre 2002, «Corriere della Sera».
7 Ministro dell’economia e delle finanze in Francia dal 2012 al 2014, responsabile della campagna elettorale di François Hollande (Parti Socialiste). Nel 2014 viene indicato come Commissario europeo per gli affari economici e monetari della Commissione Europea retta da Jean-Claude Juncker.
8 Interessante, a tal proposito, il retroscena di Maria Teresa Meli del 27 aprile 2008. Recita lo strillo in prima pagina: «Walter, il Riformista e le manovre nel Pd»: «Smussare gli angoli, minimizzare, addirittura far finta di niente. Finora di fronte a una critica rivoltagli tra le pareti domestiche del centrosinistra, Walter Veltroni ha sempre seguito questa linea di condotta. Ma ieri sull’Unità ha attaccato il Riformista, quotidiano in odor di dalemismo».
9 Redazione, Velina rossa e il Riformista «duello» su D’Alema, 22 novembre 2002, «Corriere della Sera».
10 Il blog di Zoro diegobianchi.com purtroppo non è più visibile, tuttavia sul repository “Web archive” sono contenuti vari fotogrammi e articoli (tra cui molti della rubrica sul Riformista) da egli scritti.
11 Redazione, Tosinvest cede il Riformista, 9 luglio 2019, «Prima Comunicazione online».
12 Redazione, Torna “Il Riformista”. Lo dirigerà Piero Sansonetti, 5 luglio 2019, «Huffington Post».
13 Dino Martirano, Torna in edicola Il Riformista, Bertinotti e Boschi tra le firme, 24 ottobre 2019, «Corriere della Sera».
14 Dino Martirano, Torna in edicola Il Riformista, Bertinotti e Boschi tra le firme, 24 ottobre 2019, «Corriere della Sera».
15 Riccardo Amati, Dal 21 settembre in edicola ogni lunedì Il Riformista Economia, 10settembre 2020, «il Riformista».
16 Redazione, Arriva Il Riformista Economia, da oggi in edicola, 19 settembre 2020, «il Riformista».
17 Renato Brunetta, Perché lascio la direzione del Riformista Economia, 13 ottobre 2020, «il Riformista».
18 «Il Riformista invece tornerà alla sua vocazione originale liberal-democratica, garantista e pluralista», ha dichiarato Alfredo Romeo nel corso della conferenza stampa di presentazione del nuovo direttore Matteo Renzi il 5 aprile 2023.
19 Redazione, Matteo Renzi è il nuovo direttore del Riformista, la presentazione, 5 aprile 2023, «il Riformista».
20 Redazione, Matteo Renzi è il nuovo direttore del Riformista, la presentazione, 5 aprile 2023, «il Riformista».

Tutte le foto inserite nello scritto sono di proprietà del sito del quotidiano ‘il Riformista’ e da lì sono state tratte (a cui si viene rimandati se vi si clicca).

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Orban, quel «liberale, europeista, anticomunista» che piaceva a liberali e radicali italiani

Posted on 2018/08/29 by carmocippinelli
Victor Orban
L’ascolto di Radio radicale fornisce (almeno a chi scrive) numerosissimi stimoli per dibattiti e riflessioni riguardo quello che pensa un’area politica e culturale sideralmente distante dalla propria. È un modo per corroborare le proprie credenze a partire da alcune che si ritengono lontane, distanti, fallaci.
Ho iniziato ad ascoltarla una mattina di dicembre del 2011, cominciando con “Stampa e Regime” di Massimo Bordin, finendo per sciropparmi le interminabili conversazioni di Marco Pannella la domenica pomeriggio.
Seguivo la trasmissione la domenica pomeriggio (o in replica il giorno dopo) più per gli scleri che potevano intercorrere tra Pannella e Bordin che per le tematiche in sé (qui, a partire 1:27:00, il fenomenale litigio fra il povero Bordin e Pannella che sancì formalmente il divorzio politico tra lui e la Bonino, da sentire in loop anche per l’ilarità delle espressioni basite e ignare di Bordin nel corso del diverbio). 
Piccola (noiosa) premessa da fare a monte
Da qualche tempo l’area radicale è divisa in vari tronconi: se volessi descriverli con categorie politiche direi “da una parte i radicali italiani, dall’altra i trasnazionali”, in realtà da una parte c’è l’area della Bonino (Radicali Italiani/+Europa) e dall’altra quella ex-pannelliana (PRNTT). Tra PRNTT e Radicali Italiani i rapporti iniziano ad incrinarsi inizialmente quando cessa la struttura della “galassia radicale” che teneva insieme vari soggetti (Radicali Italiani, Ass. Luca Coscioni, Non c’è pace senza giustizia, Nessuno Tocchi Caino etc etc). La situazione precipita a partire dal 2015, fino ad arrivare agli inizi di settembre 2016 quando i transnazionali organizzano un congresso straordinario a Rebibbia (1-3 settembre 2016): il gruppo Turco-Bernardini (la destra del partito?) propone una mozione che risulta vincitrice al termine dell’assemblea mentre il gruppo Staderini-Cappato-Magi (la sinistra del partito?) viene sconfitto, pur per pochi voti. (In realtà, trattasi di due destre di partito ad eccezion fatta per qualche posizione di Staderini, quando era segretario di Radicali Italiani insieme a De Lucia, tesoriere: la sua segreteria fu di sinistra liberale, come ripeteva spesso nel corso degli interventi). 
A seguito della vittoria di Turco-Bernardini si è aperta una fase di transizione che deve portare l’organizzazione al raggiungimento di 6.000 iscritti in due anni, 3.000 più 1 (simbolicamente) all’anno, pena lo scioglimento del Partito. Radio Radicale, supportando tale iniziativa, ospita la trasmissione denominata “Quota 3.001” da quasi 24 mesi. La puntata di ieri aveva come ospite Maurizio Turco, Coordinatore della Presidenza del PRNTT e l’argomento principale era la conferenza stampa che si sarebbe tenuta di lì a poco tra il Ministro dell’interno Matteo Salvini e il Primo Ministro Ungherese Victor Orban. 
Orban, il giovane liberale, democratico e anticomunista
Un passaggio di quanto dice Maurizio Turco nell’ambito della trasmissione “Quota 3.001” è centrale (da 3:40): «Orban lo conosciamo molto bene perché in Ungheria, a cavallo della caduta del Muro di Berlino, producemmo un grande investimento [come Partito] nei paesi dell’est: lì [in Ungheria ndr] c’era Massimo Lensi che governava la situazione. Uno degli interlocutori della futura Ungheria europea, democratica, liberale, era proprio Victor Orban perché era il leader dei giovani liberali ungheresi anticomunisti [la federazione giovanile del vecchio Partito Liberale, il cui nome è una specie di scioglilingua SZDSZ ndr]. […] Fu uno dei punti centrali dell’iniziativa del PRNTT nei confronti dei paesi dell’Est dove investimmo, ci furono persone – coordinate da Olivier Dupuis, il quale era il segretario del Partito – che partirono da Roma per aprire delle sedi, per cercare di dare una mano per la costruzione di un futuro diverso da quello che, era inevitabile, avrebbero costruito sulla base dei loro partiti di riferimento: non dobbiamo dimenticare che la Lega fa parte di un gruppo parlamentare europeo euroscettico mentre il partito di Orban del PPE (Partito Popolare Europeo).
È l’espressione più vera di quell’europeismo che ha tradito l’opera dei “padri fondatori”: sono dei popolari europei abusivi [il riferimento è al PPE ndr], dei liberali europei non ne parliamo proprio [il riferimento è all’ALDE ndr]».

L’espressione padri fondatori si riferisce a Spinelli e Rossi, citati successivamente dallo stesso Turco, solo che – e non stancherò mai di dirlo – questi tempi disgraziati fanno sì che del «Manifesto di Ventotene» venga sistematicamente scartato l’ultimo capitolo “Politica federalista e politica marxista”. Non è il mio testo di riferimento, ovviamente, ma se lo si leggesse integralmente, forse, si capirebbe che le menate  dei liberali, liberisti, europeisti (etc) hanno davvero una scarsissima base d’appoggio sul testo spinelliano.
Anche Guy Verhofstadt, comunque, in uno dei tanti interventi al Parlamento Europeo diretti al Primo Ministro ungherese, pare rimanerci molto male riguardo al voltafaccia di Orban in seno all’area liberale, come dire: d’accordo che sei il primo ministro, ma non t’azzardà a prenderti l’establishment, quella è rob(b)a nostra. Anticipando, tra l’altro, una citazione che seguirà qui.

Ma torniamo a noi: l’investimento.
Un investimento che, pare di capire, è stato tanto economico («aprimmo delle sedi») quanto umano («ci furono persone che partirono per andare in Ungheria»): col senno di poi sarebbe da dire ‘bell’affare che avete fatto: complimentoni’, salvo poi lo stesso scagliarsi contro Orban in una sterile polemica nell’alveo liberal-europeista. Alla faccia di chi dice che i litigiosi sono solo quelli della sinistra marxista o socialdemocratica irridendone le posizioni per la loro antistoricità non si sa bene su quale base. La polemica di Turco è esacerbata dalle sue stesse prese di posizione: «noi vogliamo gli Stati uniti d’Europa [come sancito dalla mozione di Rebibbia], l’UE sta cercando di tenere insieme qualcosa che non si tiene più».

Sarebbe interessante sapere, capire, conoscere, giornalisticamente e politicamente parlando, avvalendosi proprio del diritto umano alla conoscenza, cioè di quello che sta iniziando a codificare il PRNTT stesso dagli ultimi mesi di vita di Pannella, seguendo l’esempio della Commissione Chilcot per quel che riguarda la guerra in Iraq.
Sarebbe interessante sapere come venne finanziata l’attività del PRNTT e la conseguente apertura delle sedi: «aprimmo delle sedi nel Paese, insieme ad Olivier Dupuis che andò lì a fare attività politica».

Forse il «New York Times» fornisce una parziale risposta agli interrogativi che sorgono a seguito dell’ascolto di Turco. In un articolo del 6 aprile 2018, infatti, Patrick Kingsley scrive: «Durante gli ultimi giorni del comunismo in Ungheria, un giovane dissidente liberale scrisse a una fondazione gestita dal filantropo ungherese-americano George Soros, chiedendo una sovvenzione per finanziare la sua ricerca sulla democrazia di base. L’Ungheria avrebbe attraversato presto una “transizione dalla dittatura alla democrazia”, ha scritto lo studente nel 1988. “Uno degli elementi principali di questa transizione può essere la rinascita della società civile”. Lo studente era Victor Orban». Lo stesso Kingsley, in ogni caso, arriva alle stesse conclusioni di Turco, affermando come il Primo Ministro ungherese sia diventato «il flagello della società civile occidentale (e di Mr. Soros) (!!)». Vabbè.

Il capitale, ad ogni modo, agisce sempre e comunque con lucida razionalità e spietatezza: in questa fase vasti settori del capitalismo nazionale e delle élites transnazionali vedono di buon occhio il cosiddetto “sovranismo nazionalista”, lasciando orfane di appoggio intere schiere di lib-dem europei che si ritrovano senza gli appigli precedenti. La destabilizzazione che potrebbero portare costoro non infierirebbe sui mercati, di cui tanto (straparlano) i quotidiani italiani ed europei: alcune Costituzioni post-belliche sono troppo socialiste, come scrisse l’agenzia di rating JP Morgan, dunque ecco che alcuni settori del capitale transnazionale (Domenico Moro docet) si muovono per far fronte in tal senso e destrutturare pian piano quelle impalcature, direttamente o indirettamente. È significativo, poi, continuare a  constatare (anche col senno di poi) che le forze liberal democratiche condannino ancora oggi metodi stalinistisovieticirepressividittatoriali operando con azioni del tutto poco chiare e decisamente torbide per rovesciare un sistema, quale che sia, provocando danni irreparabili non meno imponenti di quelli che loro stessi condannavano.

Ecco spiegato il risentimento dei gruppi liberali nei confronti del fascista Orban, ma resta il fatto, del tutto interessantissimo, dell’appoggio radicale e dell’investimento in Ungheria.

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Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

Un sogno per la Borgata Gordiani!

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