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Categoria: europa

Ma quale "altra Europa", «rinegoziare i trattati non è possibile». [E non sono io, un signor qualunque, a dirlo]

Posted on 2018/03/06 by carmocippinelli

«[…] Ovviamente le elezioni italiane rappresentano un ostacolo [come] il segnale del nazionalismo che avanza anche nei paesi che dovrebbero essere il cuore della costruzione comunitaria. Ciò detto, il pericolo per l’Italia, soprattutto nel momento in cui si apre una fase di incertezza e di instabilità che rischia di essere particolarmente lunga, è di essere messa ai margini dal dibattito sul futuro dell’Europa che riguarda la ristrutturazione della zona euro, il bilancio pluriennale dell’Ue: questioni decisive che riguardano anche il futuro del nostro Paese. 

C’è poi la possibilità che al Governo arrivi una forza come quella della Lega, Matteo Salvini ha confermato ieri come l’Euro sia destinato a finire o come il Movimento 5 Stelle, che ha attitudini molto ambigue rispetto alla moneta unica: ancora oggi si dice [dalle parti del Movimento n.d.r.] di voler ridiscutere i trattati. L’esperienza della Brexit e della [mancata? n.d.r.] Grexit insegna una cosa: l’UE è pronta a discutere con qualsiasi governo e pronta a discutere qualsiasi scenario, lasciando libertà ai suoi stati membri, però nel rispetto delle regole e di tutti. Il che significa che rinegoziare i trattati non è possibile, fondamentalmente». 

Il virgolettato, sbobinato da me medesimo, appartiene a David Carretta, corrispondente a Bruxelles di «Radio Radicale» ed è tratto dal collegamento di stamattina nell’abito del notiziario mattutino dell’emittente (lo trovate qui dal primo minuto fino a 6:45: https://www.radioradicale.it/scheda/535130/notiziario-del-mattino).
L’europeismo “di parte” di Carretta lo lascio stare per un attimo e prendo in considerazione quel che dice classificandolo come il commento di un cronista preparato in questioni europee, quale è Carretta: è evidente che quello che ha detto lo ha pronunciato conscio di quello che stava proferendo. «Ridiscutere i trattati», secondo l’UE, «è impossibile». Si può prevedere l’uscita di un Paese, come accaduto al Regno Unito, ma la ridiscussione è del tutto improbabile, anzi.
Né è ammessa dalla struttura politico-finanziaria dell’UE.

La questione, checché ne dicano gli ingenui pro-UE o i fanatici di una cosiddetta “altra Europa”, è spiegata con logica cristallina dal giornalista di «Radio Radicale» e forse il commento di Carretta è più diretto a costoro (i sostenitori di una Europa “diversa”) che ad altri: la riformabilità  dell’UE dall’interno è un’ipotesi inesistente e rappresenta uno scenario non contemplato dall’UE stessa. La stessa mossa dei paesi fondatori di far nascere prima l’Unione economico-monetaria e in un secondo momento organizzare la cosiddetta “Europa politica” non è un errore, come viene definito da taluni. È una scelta politica chiarissima: il sistema economico capitalista, declinato come neoliberismo, è il guscio di una struttura ademocratica, cioè priva di democrazia, e antidemocratica, estremamente contraria alle logiche di democrazia parlamentare e rappresentativa così come conosciuta per tutti gli anni ’90 del Novecento; al dissenso (quale che sia) e alle politiche sociali.
È sempre più necessario agire, anche nel proprio quotidiano, da anticapitalisti non solo da antiliberisti: dichiararsi antiliberisti presuppone accettare un capitalismo moderato in cui il welfare state può ritrovarsi e riadattarsi. Quel periodo storico, tuttavia, non si ripresenterà più e i mercati fagociteranno qualsiasi iniziativa pro-stato sociale, in ogni luogo del Pianeta. Emblematiche furono le dichiarazioni della Ministra della Sanità della Lituania nel 2014: «la sanità non è per tutti ma per chi se la può permettere». Allo stesso modo gli altri servizi. È il capitalismo, bellezza.

Posted in Blog, europa, polpettoni, radio radicale, trattati europei.

Emma Bonino, [il greco] e il latino.

Posted on 2018/03/02 by carmocippinelli
Negli ultimi giorni di campagna elettorale Emma Bonino, capo politico della lista radicale/democristiana (*) «+Europa», diceva così, invitata ad un convegno, riguardo il sistema scolastico italiano e l’insegnamento del latino: «La scuola deve preparare più e meglio al lavoro: va bene il boom del liceo classico, ma nei Paesi vicini alla piena occupazione come la Germania cercano più ingegneri e operai specializzati che non dei latinisti».
Come a dire, va bene che vi mettete a studiare lingue morte, però capite bene che un latinista, un grecista o studiosi di queste altre materie umanistiche un po’ inutili saranno disoccupati a vita: si deve preparare al lavoro mica alle filosofie. L’esempio che porta è quello della Germania, in cui si «cercano più ingegneri e operai specializzati più che latinisti». Anche se, a dire il vero, i più grandi grecisti (una lingua ancora più morta del latino, se vogliamo ragionare in termini boniniani) sono proprio tedeschi. Ma, vabbè, lasciamo perdere.
L’affermazione è infelice, senza dubbio, ma è sfortunatamente reale nel sentire comune: a fine marzo mi laureerò in Bibliografia (corso di laurea magistrale in Scienze della Storia e del Documento); mi sto preparando per gli esami integrativi dei 24 cfu per l’insegnamento (anche del latino) nei licei e negli istituti superiori e la maggior parte delle di chi mi sta attorno mi ha silenziosamente suggerito che con quel pezzo di carta non ci faccio assolutamente nulla. Insomma, tante incertezze e poca vita.
Latino e Greco
Ho frequentato i (due) licei classici di Centocelle, il Kant e il Benedetto da Norcia. Tra 13 e 15 anni non è che si abbia molta voglia di pensare e riflettere, si agisce d’impulso e d’istinto e 10 volte su 10 si sbaglia. Esattamente come ho fatto io, non azzeccandone mai una, pensando sempre d’aver ragione e avendo, ovviamente, sempre torto. Ho fatto due volte la quinta ginnasio e alla luce di un avvio nient’affatto birllante posso dire con fermezza che il latino mi ha insegnato non una ma diverse cose, così come allo stesso modo il greco.
Greco e latino mi hanno insegnato a studiare, come diceva Gramsci.
Mi hanno insegnato la necessità del mettersi in discussione e di evitare di pensare che un pur rampante adolescente abbia sempre ragione: il greco e il latino mostrano un proprio punto di vista che non è il tuo. Devi accettarlo e comprenderlo fino in fondo, altrimenti finisce che ti seccano e rifai la quinta ginnasio. 
Mi hanno insegnato a pensare in una lingua e in una mentalità diversa dalla mia.
Mi hanno insegnato, poi, l’esistenza di regole – linguistiche e non – che vanno rispettate, così come il rispetto nei confronti dell’altro. Mi hanno insegnato a mantenere la concentrazione e la calma. Latino e greco mi hanno fatto amare le nicchie, i piccoli particolari, le cose che ad occhio nudo non si notano. Mi hanno fatto sognare ad occhi aperti l’Anabasi di Senofonte e aiutato a capire chi fossi veramente.
Cose stupide nell’Italia del 2018 che sta sempre più acclimatandosi all’individualismo legato ad un sistema economico capitalista e malato che premia chi più sfrutta e chi più affossa il vicino in qualsiasi modo.
Uno qualunque e l’insegnamento del latino
Antonio Gramsci, in diversi passi dei Quaderni del Carcere scriveva a proposito dell’insegnamento delle lingue cosiddette “morte” come il latino e il greco.
«Non si impara il latino e il greco per parlare queste lingue, per fare i camerieri o gli interpreti o che so io. Si imparano per conoscere la civiltà dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale.
[…] Il latino non si studia per imparare il latino, si studia per abituare i ragazzi a studiare, ad analizzare un corpo storico che si può trattare come un cadavere ma che continuamente si ricompone in vita.
[…] Nella scuola moderna mi pare stia avvenendo un processo di progressiva degenerazione: la scuola di tipo professionale, cioè preoccupata di un immediato interesse pratico, prende il sopravvento sulla scuola “formativa” immediatamente disinteressata. La cosa più paradossale è che questo tipo di scuola appare e viene predicata come “democratica”, mentre invece essa è proprio destinata a perpetuare le differenze sociali. Il carattere sociale della scuola è dato dal fatto che ogni strato sociale ha un proprio tipo di scuola destinato a perpetuare in quello strato una determinata funzione tradizionale».
(*) La lista è riuscita a presentarsi in tutti i collegi d’Italia grazie all’aiuto del fu partito Centro Democratico, il cui segretario/portavoce è/era Tabacci, eletto nel 2013 perché in alleanza col Partito Democratico.
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Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

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