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Dare un nome alle cose: “Geostoria” e il faraone Mubarak. [Considerazioni tremendamente inattuali]
Le varie leggi di riforma del sistema scolastico che si sono avvicendate nel corso del trentennio appena trascorso, hanno lasciato (e lasceranno) solchi profondi nella strutturazione dell’insegnamento e della percezione delle materie da studiare nei confronti degli studenti.
Affermare quel che ho appena scritto, in effetti, rappresenta la più concreta rappresentazione di una frase fatta.
La geografia inutile
Frase fatta eppure quanto mai vera, mi spiego meglio: la cosiddetta Riforma Gelmini – vale a dire quel complesso di atti e leggi normate e racchiuse nel D.P.R. (89/2010) – ha (tra le altre cose) ridotto il monte ore dell’insegnamento di storia e geografia negli istituti di istruzione superiore (a prescindere dalla differenziazione d’indirizzo o tipologia).
Nelle intenzioni dell’allora Ministra c’era la volontà di eliminare l’insegnamento di geografia tout court, scriveva Maria Novella de Luca su «Repubblica» il 1 febbraio 2010 [1]:
«Erosa come una roccia di tufo, sforbiciata dai programmi ministeriali, spesso ristretta nel solo mondo accademico, la geografia sta per scomparire dalle scuole italiane.Scienza dei luoghi e delle connessioni, sempre più geopolitica, geo-economia, geo-società, con la prossima riforma dei licei e degli istituti superiori decisa dal ministro Gelmini, l’insegnamento della geografia, già decapitato dai governi precedenti, sarà eliminato del tutto, o confinato nell’oblio di poche ore residue».
«Tale disciplina [la geografia] appare superflua nel mondo immaginario indicato dalle famose tre “i” del Cavaliere: inglese, internet, impresa». [2]
Per portare un esempio di come la situazione sia cambiata: dall’anno scolastico 2010/2011 le ore di geografia e storia del biennio del Liceo Classico sarebbero passate da 2 per disciplina a 3 della nuova materia che avrebbe inglobato entrambi gli insegnamenti a partire da quel dì (Geostoria). Stessa situazione per quel che riguardava i primi due anni del Liceo Scientifico per cui, prima della Riforma, la situazione ripartiva l’insegnamento di 3 ore di storia e 2 di geografia al primo anno, per passare a 2 e 2 al secondo anno.
«Questa società: non ha più bisogno di mappe, bussole, atlanti, carte geografiche. Basta il Gps. Ciascuno guidato da un satellitare o dal proprio cellulare. In auto ma anche a piedi, in giro per la città. Una voce metallica, senza accento. “Ora girare leggermente a destra, poi andare dritto per 100 metri”. Ma se finisci contromano, una marea di auto che ti corre (in)contro; oppure davanti a un muro, a un divieto di circolazione, e ti fermi, preoccupato, si altera: “Andare dritto!!”. E quando cambi direzione, per non essere travolto, non si rassegna e ordina: “Ora fare inversione a U”. Anche se hai imboccato una strada a senso unico».
Non a caso l’Alternanza-Scuola-Lavoro viene chiamata Percorso per le competenze trasversali e l’orientamento.
«il funzionamento delle società e sul modo in cui le distanze e la lontananza ne influenzano variamente le attività. Il corpo sociale somiglia a una macchina: perché funzioni bene, le sue parti devono articolarsi tra loro in modo efficiente» [4].
Se si presentasse l’appalto, la delocalizzazione (o per continuare con un termine anglosassone outsourcing) con esempi concreti che facciano percepire la realtà della situazione (come va di moda ora nell’impostazione educativa dei ministri che si sono avvicendati a Viale Trastevere) bisognerebbe far capire che il capo acquistato l’altro ieri dalle grandi catene della moda, presenti in ogni centro commerciale, si sono macchiate di omicidio in più d’un’occasione. [5]
Lo spunto di questa riflessione piuttosto banale riguardo l’insegnamento di Geostoria, è scaturito da un fatto accaduto nel corso di questo anno scolastico (2022/2023). Dopo aver riconsegnato la verifica sugli egizi, fatta svolgere in una prima classe di un liceo scientifico della periferia romana, una ragazza (di origine bengalese) ha scritto: “l’ultimo faraone egiziano è Hosni Mubarak”. L’equivoco di comprensione nasce dal mancato inserimento delle “virgolette”, o di una specificazione così come di una perifrasi, da parte degli autori del manuale: in mancanza di una precisazione, la studentessa ha equivocato la porzione di storia dedicata al Nuovo Regno egizio. Non solo: ha sovrapposto l’insegnamento della storia dal punto di vista diacronico, così come presentato in classe, con l’unità di geografia umana legata agli sviluppi politici della Stato egiziano contemporaneo.
Mi è sembrato di sostanziale attualità.
Fuorigioco batte individualismo 2 a 1
Decido di collegarmi per vedere il resto del gioco: l’assurdità del parziale lo impone (così come assurdi i tredici [!!!] minuti di recupero concessi)
Uno che sa come, a volte, le cose semplici e il gioco costruito con poche indicazioni, seppur elementari, fa la differenza: come per la trappola del fuorigioco.
Commentatori e penne illustri del giornalismo sportivo (Nanni Moretti, ora pro nobis) hanno iniziato a scrivere come l’Argentina sia crollata di fronte ad una squadra di sconosciuti con un gioco discutibile e quasi da terza categoria.
La prima sorpresa dei Mondiali in Qatar è la vittoria dell’Arabia Saudita sull’Argentina. Messi trasforma il rigore del momentaneo vantaggio e scompare dal campo. Gli ruba la scena il numero 10 avversario, lo sconosciuto Al Dawsri, che segna il gol-capolavoro del 2 a 1 finale pic.twitter.com/DYPIeLneFf
— Tg3 (@Tg3web) November 22, 2022
Per chi volesse rivedere la partita, qui c’è il link della Rai. Però poi basta Mondiali.
Turbolenze in vista tra candidati alle primarie e vecchi-nuovi partiti di (centro)destra – Atlante Editoriale
Se la confusione e l’irrigidimento di posizioni sembrano essere diventate la costante cui la politica europea ci ha abituato in questa circostanza tutt’altro che passeggera di “crisi migratoria”, come viene chiamata dalla stampa, la politica e i partiti non se la passano meglio.
Lo “spirito del congresso” del Partito democratico aleggia come quello della filosofia di Hegel.
Il primo, però, è alimentato da comunicati e da dichiarazioni che non tendono a mostrare un quadro chiaro della situazione, anzi.
Stando alla ricostruzione del “Corriere della Sera”, i candidati al momento più quotati sono: Stefano Bonaccini (presidente della Regione Emilia-Romagna), Paola De Micheli (deputata), Dario Nardella (primo cittadino di Firenze), Matteo Ricci (primo cittadino di Pesaro) ed Elly Schlein (deputata). Ci sarebbero, tuttavia, anche gli esponenti di Articolo1 e Demos che reclamano un posto per la corsa alla contesa che si dovrà tenere nei primi mesi del 2023.
Demos e Articolo1 in corsa
C’è dell’altro, tuttavia: nei mesi scorsi Roberto Speranza, già ministro della sanità e figura di riferimento di Articolo1-Mdp, aveva parlato della necessità di poter partecipare ad una nuova fase di organizzazione del centro-sinistra italiano. Dunque Articolo1 tornerà a far parte non già della coalizione ma proprio del Pd, qualora dovesse superare se stesso. Proprio in area ex-bersaniana, Francesco Miragliuolo (Articolo1) dichiarò una manciata di giorni fa come: «Articolo Uno può rilanciare la collocazione del Pd nell’alveo della socialismo democratico ed europeo».
Anche Demos conferma la volontà di permanere nella medesima collocazione di centro-sinistra e i dem, stando al retroscena di Monica Guerzoni sul “Corsera” [oggi 15/11/2022], sarebbero pronti a cambiare lo statuto pur di poter far partecipare anche le forze citate.
Uno statuto a corrente alternata, pronto ad accogliere Demos e Articolo1 ma che anni fa respingeva i radicali e la candidatura di Marco Pannella a più riprese proprio per evitare modifiche alle regole interne, ma tant’è.
Il caso della Regione Lazio
Saltato l’accordo Pd-5Stelle, data la questione inceneritore e il veto di Giuseppe Conte, i pentastellati potrebbero puntare a nomi che andrebbero a deviare il sentiero entro cui si muove il Partito democratico. Il nome di Massimiliano Smeriglio serpeggia in ambiente grillino e, senza dubbio, un nome simile potrebbe sconvolgere l’assetto quadripolare. Quantomeno nel Lazio, dato che il nome del candidato (ormai dato per certo) è di Alessio D’Amato (assessore alla sanità). Gradito a Calenda/Renzi, ma non troppo ad una parte dell’alleanza.
Lo stesso Angelo Bonelli (Europa Verde-Alleanza Verdi Sinistra) nella mattinata di oggi [15/11/2022] ha dichiarato: «Non è un problema di nome, conosco D’Amato da quando avevamo i calzoni corti e va benissimo. Ma la candidatura doveva essere annunciata tutti insieme, procedere in questo modo è stato un grande errore. Vogliamo capire se la linea programmatica la dà Calenda o il candidato del centrosinistra. Il leader del Terzo Polo non può dire ‘queste sono le linee della Regione e Bonelli e Fratoianni devono accettarle o stanno fuori’», come riporta l’agenzia “9Colonne”.
L’equilibrio di chi non lo ha
Stando al deputato ecologista, è il «Pd a dover cercare un equilibrio» ma, parafrasando il Manzoni, se uno l’equilibrio non ce l’ha non se lo può certo dare.
Proprio per questo il dibattito attorno alla natura del partito di centrosinistra si fonda sulla legittimità e l’esistenza dell’organizzazione stessa. Per Paolo Cacciari il ritorno al dualismo di soggetti alleati, ma formalmente distinti, non sarebbe nefasto: «Tornare a uno schema Margherita-Ds non sarebbe neppure il male peggiore. Almeno si riconoscerebbe onestamente il proprio fallimento e da questa onesta constatazione si potrebbe più seriamente ripartire», ha dichiarato il filosofo ai microfoni di “Italia Oggi”.
Un dualismo che ammetterebbe il fallimento della ‘vocazione maggioritaria’ evocata da Walter Veltroni all’inizio del percorso del Partito democratico, dato che con tutta evidenza: «non può essere la sola Schlein a risolvere le questioni del partito», come ha scritto Mario Giro sull’editoriale apparso sul quotidiano “Domani” di lunedì 13 [novembre 2022].
Certo è che di fronte ad un’organizzazione politica che ha condannato qualsiasi tipo di ideologia socialdemocratica (compresa quella liberal-socialista) per abbracciare il liberalismo più radicale, per cui si fa sempre più fatica a rintracciare un’alternativa nei programmi e nella sostanza dei fatti dal resto delle coalizioni di centrodestra (così come anche con i centristi di Azione/Italia Viva), rimane da chiedersi se ha ancora senso definire il Pd come “soggetto politico alternativo alla destra”. Posto che lo sia mai stato davvero. Le recenti dimostrazioni di apertura, nonché della riabilitazione pubblica di Letizia Moratti, segnano il passo.
Nel frattempo, alla destra-centro…
Rinasce, anche se in realtà non era mai scomparsa, Alternativa popolare, l’organizzazione politica che era sorta dalle ceneri del Nuovo Centrodestra fondato da Angelino Alfano e durato il tempo di una legislatura per poi dissolversi come neve al sole. Alternativa popolare torna a far parlare di sé perché Stefano Bandecchi (presidente della Ternana e dell’Università Niccolò Cusano) è stato nominato coordinatore nazionale del partito dell’ex forzista Paolo Alli e, non solo: annuncia la propria candidatura a sindaco di Terni alle prossime amministrative.
Sarà una candidatura di centro, sebbene Bandecchi non si candidi con il centro, saltato l’accordo con Calenda, dato che il progetto politico di Ap si colloca naturalmente nel Partito popolare europeo, secondo le intenzioni di Bandecchi. Eppure, rivendicando la sua appartenenza e il suo «orgoglio di aver servito lo Stato e la bandiera come militare nella Folgore» respinge le accuse di fascismo, sebbene sia solito indossare magliette (tanto da riprendersi per dirette su Instagram) con il motto del reggimento e slogan ripresi dal neofascismo militante. Bandecchi nega tutto, le immagini e le intenzioni rimangono. Il nuovo, già “avanza”.
Difendere, conservare, pregare: l’ascesi di Giovanni Lindo Ferretti – Atlante editoriale
Pensieri, ricordi, parole e preghiere del Giovanni Lindo Ferretti che fu, era ed è: una lettura pesante come un macigno per chi ha conosciuto – e seguito pedissequamente – l’evoluzione del percorso musicale, culturale e politico del cantante dei Cccp, Csi, Pgr; spirituale e autobiografica per chi si accosta solo ora ai suoi scritti.
«Quando prego poi sto bene, comunque meglio. Se non prego è comunque peggio, ma ve l’ho già detto: sono stupido, debole, non aspettatevi granché ne rimarrete delusi».
La soggettività, ad ogni modo, percorre le pagine e le considerazioni conseguenti nella lettura del libro: arrivati all’ultima pagina non ci saranno analisi simili tra i lettori di “Óra” ma solo opinioni contrastanti. Molti, tra coloro che hanno seguito i Cccp fin dall’inizio, reputano terrificante (senza mezzi termini) la svolta ultra cattolica e reazionaria di Ferretti. Non c’è motivo di dar loro torto: il frontman dell’unico gruppo italiano realmente punk, svolta dalla critica al capitale (produci, consuma, crepa) ad un triumvirato di sensazioni che niente hanno a che fare con la contestazione.
È mutata la Regola, come per gli ordini ecclesiastici. Similitudine non peregrina.
«Il pontificato di Benedetto XVI è stato, nella mia vita, un momento di grazia quotidiana. Per una volta, adulto, mi sono sentito in perfetta sintonia. Ogni sua parola, ogni suo gesto, un nutrimento per la mia anima nei miei giorni di uomo. Avrei obbedito ad ogni suo cenno. La sua rinuncia al soglio pontificio è stata un dolore fisico, mi ha annebbiato la mente. Mi ha prostrato. Me ne sono fatto ragione senza comprensione. Una premonizione: l’Europa finisce con il suo ultimo Pontefice. Uno stallo, emerito, sospende il verdetto. Poi? La pena è certa.».
Sostiene Ferretti che aveva abbracciato il suo tempo con ingenuità ripetendo slogan e che ora s’è dato al clericalismo puro e intransigente:
«Continua l’altro compito stabilito: l’ascolto di 40 anni di dischi, ho ripreso CO.DEX il disco che marca il confine della mia vita adulta. Registrato a Berlino tra MCMXCIX e MM. Nuovo secolo nuovo millennio nuovo me. C’è stata la Mongolia / meraviglia d’un mondo d’età ruvida acerba. C’è stata la Jugoslavia / la guerra che compare materiale all’orizzonte. È in atto il mio ritorno a casa / la civiltà Città m’allergica.».
Il libro in sé non fornisce nulla di nuovo nell’elemento d’analisi e di conoscenza della conversione di Ferretti: una pubblicazione impreziosita dalle perle dei racconti personali dell’autore, tuttavia il lettore si trova a ripercorrere anni di vita, di carriera, per mezzo delle preghiere e di momenti salienti della vita del cantante. Un’operazione editoriale, in fondo.
Man mano che si procede nel contatto con il nuovo corso del cantante dei Cccp/Csi/Pgr, si ha la sensazione dell’esatto contrario: la burocrazia sovietica e l’apparato erano i fattori che più avevano suscitato il fascino di Ferretti. Non già l’afflato dell’ideale o la sensazione della realtà che l’Urss stesse, in un modo o nell’altro, geopoliticamente interpretando: l’altro mondo possibile, agli occhi di Ferretti, era rappresentato dall’autorità e non dalla costruzione della società socialista.
Il lettore accórto se ne avvede subito quando l’autore parla di Benedetto XVI, così come pure egli ha fatto in passato più volte: la sensazione è che a Ferretti manchi l’autorità cui soggiacere.
Dopo avere attraversato varie fasi della propria vita, si è ritrovato nella ciclicità e nella periodicità del rito, con il mondo rurale che aveva abbandonato fin dall’infanzia e dalla pre-adolescenza, tornando ad avvicinarsi a quel vissuto che aveva scansato troppo rapidamente. Sebbene, anche in questo caso, riferimenti cristiani, religiosi e mariani non sono mai mancati nel corso della produzione dei Cccp: il ritornello/litanìa di “Aghia Sophia”, “Madre”, inserita in “Palestina” ne è un chiaro esempio.
«La preghiera apre uno spiraglio che concede al finito di percepire, accedere all’infinito. […] Da che ho ripreso a pregare, non tanto quanto dovrei non meno di quanto riesco – non fatevi illusioni: sono e resto un peccatore, miserevole e anche stupido – mi affido alle preghiere della mia infanzia, pregate da sempre».
Ferretti è, dunque, spirituale, ma anche «cattolico, reazionario e stronzo», come ebbe a dire in un’intervista del 2013 a margine della presentazione di “Fedele alla linea”, proiettato in anteprima alla Cineteca di Bologna .
Ferretti anche contestatore, ma del sé stesso pubblico che non è caduto nell’oblio come avrebbe voluto.
Pubblicato su Atlante editoriale: https://www.atlanteditoriale.com/it/letteratura/giovanni-lindo-ferretti-ora/
La stampa gossippara, la destra che ci sguazza, l’opposizione socia della maggioranza
«il diretto interessato dia una risposta in fretta. Tutti i candidati presidente hanno depositato il proprio cv e adempiuto agli obblighi previsti dalla legge. Se non si chiarirà la situazione dovremo capire come agire perché il curriculum costituisce, oltre che un atto di trasparenza, anche una forma di orientamento al voto per i cittadini».
Tonante anche il Movimento 5 Stelle: «va fatta chiarezza appurando quale sia la verità».
«[…] La direttiva del Sindaco Gualtieri è un vero e proprio inno all’illegalità, perché favorisce l’occupazione illegittima degli alloggi d’edilizia residenziale pubblica. Tutti sanno, ma nessuno dice, che a Roma la criminalità gestisce buona parte della compravendita di appartamenti popolari. Soltanto nel territorio del Municipio VI delle Torri insistono quattordici clan mafiosi, che guardano con molto interesse alla direttiva del Sindaco. […] Non tollero essere spettatore impotente del colpo mortale alla legalità che il Sindaco Gualtieri sta infliggendo senza pietà. Con oggi, la direzione del Municipio VI delle Torri nei confronti del Campidoglio su questa tematica è una sola: ostinata e contraria» e ancora «sto preparando una lettera da inviare al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, e al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, affinché si pronuncino e blocchino la direttiva del Campidoglio, per salvaguardare la sicurezza e il rispetto della legalità».
Sembra quasi che si legga tra le righe che: ogni richiesta di residenza dovrà essere vagliata una per una, così come, c’è caso che venga bloccata per motivi politici. E ci immaginiamo quanta ulteriore burocrazia dovrà essere prodotta per poter chiedere la richiesta sopra citata, stante il cortocircuito politico-normativo.
Su questo, ovviamente, le opposizioni non hanno dichiarato nulla perché, c’è poco da dire: gli schieramenti ad oggi presenti nel consiglio municipale, così come in Assemblea Capitolina, sono il frutto di un mesto gioco delle parti per cui, in fondo, c’è accordo su gran parte delle questioni. Lo stesso decreto che è oggetto delle contestazioni di questa fase, porta il nome di due componenti del Governo di allora: Renzi, già segretario del Pd; Lupi, ora “Noi di Centro”, comunque in quota centrodestra. D’altra parte la dirigenza del Pd romano è in perfetta linea con Nicola Franco:
«[…] Oltre all’accordo con la Prefettura, in questi mesi abbiamo creato una task force della polizia locale per intensificare gli accertamenti e gli sgomberi. Inoltre, per proteggere la case vuote dalle nuove occupazioni ci siamo rivolti alla stessa ditta che installa i dispositivi di allarme nelle case dell’Ater», ha dichiarato l’Assessore al patrimonio Tobia Zevi (Pd) al ‘Corriere della Sera’ il 12 agosto [2022].
L’articolo è stato pubblicato su ‘La Rinascita delle Torri‘: https://www.larinascitadelletorri.it/2022/11/10/macerie-dellinformazione-informazione-tra-le-macerie/
Supplenze: esistono
Supplenze: esistono.
Che bello sapere che quando tu hai il posto fisso c’è qualcun altro che ti sostituisce per il periodo in cui tu non puoi recarti a lavoro.
Quando tu hai il posto fisso e hai subito un piccolo intervento, ad esempio, c’è il supplente che, al posto tuo, viene assunto per un periodo di tempo limitato e fa lezione.
E così via: maternità, aspettative e via dicendo.
Il sistema funziona.
Ci sono tantissimi modi per lavorare e dare il tuo contributo nella scuola.
Ci sono le supplenze temporanee per malattia, le cosiddette brevi, per cui ti chiama direttamente la scuola da graduatoria d’istituto.
Ci sono le supplenze che hanno scadenza più lunga, però anche quelle sono considerate brevi.
Ci sono le supplenze per cui tu arrivi a scuola e non sai bene quello che devi fare perché neanche la scuola aveva capito che quella cattedra era scoperta: quindi c’è caso che ti convochino pure ma con lo spazio orario della convocazione senza indicazione. Poi quando stai là vedi un po’. Possono essere 18 o 12 ore, tempo pieno o tempo parziale: come la mano di Mario Brega che po’ esse piuma o fer(r)o a seconda delle circostanze.
Ci sono le supplenze fino ad avente diritto (le cosiddette Fad, perché nella scuola c’è tutta sta cosa che bisogna usare gli acronimi e quindi anche la lingua parlata diventa tutta parte di un grande acrostico tra dsa, bes, pdp, glo, gli, uda etc), cioè quelle per cui tu sei assunto ma non appena arrivano le Gps e viene nominato il supplente fino a fine anno, tu sloggi.
Già, le Gps: esistono pure quelle. Cioè quelle che ti danno la certezza del contratto fino al termine delle lezioni, ovvero fino all’8 giugno. Rarissimi i casi in cui venga stipulato il contratto al 31 agosto.
Dunque, dicevamo: le Fad.
Le Fad sono quelle per cui vieni convocato da Gi (Graduatorie d’istituto, quelle per cui ti chiama direttamente la scuola, di cui abbiamo parlato sopra) e ci rimani fino a che l’Usr (Ufficio scolastico regionale) non pubblica tramite Atp (Ambito territoriale provincia di Roma Ufficio VI dell’Usr) il bollettino con le nomine. Se c’è l’avente diritto, figura hegeliana, sloggi.
Però le Fad sono di due tipi: le scuole possono chiamare con la dicitura “Fino al 30/6/22 con clausola Fad” oppure, nella mail di convocazione collettiva, recare semplicemente la dicitura “Fino ad avente diritto”.
La prima è buona, più o meno, la seconda no.
Se tu, poniamo il caso, hai una supplenza che termina a metà ottobre e vuoi andare in un’altra scuola per cui risulti convocato con clausola Fad fino al 30/6, va bene: il termine è indicato, anche se poi l’Usr, tramite Atp, pubblicherà il bollettino e tu te ne andrai.
Se tu, però, hai una supplenza che termina a metà ottobre e vuoi andare in un’altra scuola per cui risulti convocato con la dicitura “fino ad avente diritto” senza la data non è che puoi lasciarla. Anche perché se non c’è la data di termine la scuola ti deve fare i contratti di settimana in settimana. Cioè: inizi lunedì e finisci venerdì. Sabato e domenica niente stipendio, hai lavorato? No. E allora che vuoi. Si ricomincia lunedì fino a venerdì.
E comunque non puoi prenderla: stai lì dove stai fino alla fine della tua supplenza e poi ti poni in attesa.
In attesa dell’altro bollettino?
Sì.
Cioè, no.
L’Atp ha appena pubblicato il bollettino in cui tu non ci sei, scavalcandoti nell’assegnazione delle nomine quindi vai a cercare la proverbiale “Maria per Roma”.
Che poi com’è che vengono assegnati gli incarichi annuali?
C’è questo algoritmo strafico che assegna candidato e scuola che funziona benissimo: se tu quest’estate hai inserito, tra le 150 scuole che dovevi inserire come preferenza, una scuola che nessuno ha posto in elenco, e magari le hai dato pure una posizione primaria nella tua personalissima lista, non importa che tu sia basso nella graduatoria: quella scuola sarà tua, scavalcando ogni altra persona che, magari, ha più punteggio di te.
Funziona benissimo: sta andando tutto a meraviglia.
Le cattedre non sono scoperte.
Il sistema funziona.
I docenti sono strapagati e vengono pagati tre mesi per non fare niente.
È che i giovani non hanno voglia di lavorare, ecco qual è il problema. Anche se poi i giovani iniziano ad avere 30, 40, 45 anni.
Se non vi rimboccate le maniche nessuno ve lo da’ sto posto di lavoro.
Colpa vostra.
Va tutto bene.
Óra.
Però trovargli un fratello, Óra, è «cosa buona e giusta».
E hanno ragione: lo è.
È terrificante sapere che la critica del “produci consuma crepa” sia diventata, sommando i decenni, “difendi conserva prega”.
Pensieri, ricordi, parole e preghiere del Giovanni Lindo Ferretti che fu, era ed è.
E anche questo lo sappiamo benissimo.
Il libro in sé non è nient’altro che un’operazione editoriale: inutile classificarlo con altre parole.
Ha delle perle perché sono i suoi ricordi che impreziosiscono il vissuto, ma si tratta di un ripercorrere anni di carriera per mezzo delle preghiere, in sostanza. Non risparmiando critiche al clero a sua detta troppo civilizzato a cui manca spiritualismo e, quasi, dottrina nella prassi.
Ortoprassi prima di ortodossia, in fondo lo ha scritto anche l’autore di e in queste pagine.
E questo libro non si discosta affatto dall’ondivago:
«Quando prego poi sto bene, comunque meglio. Se non prego è comunque peggio, ma ve l’ho già detto: sono stupido, debole, non aspettatevi granché ne rimarrete delusi»,
Spirituale sì, ma non con quella spiritualità che aveva nei CSI o al concerto di Montesole dei PGR.
Contestatore, anche, ma del sé stesso pubblico che non è caduto nell’oblio come avrebbe voluto.
E non è finita.È tutto quello che io ho e non è ancorafinita
Tra 26 e 65 anni se po’ pure morì (di lavoro e di burocrazia, s’intende)
Il lungo serpente che si mostra ai miei occhi è lunghissimo: le persone in coda arrivano fin quasi all’ingresso del parcheggio multipiano (i romani hanno colto il riferimento). Ci sono, tuttavia, due persone che, in piedi, assistono le anime perse in cerca di risposte. Stanno tutti col foglio del bonus governativo in mano.
Per capirci: il bonus eroga fino a un massimo di 60€, l’abbonamento annuale costa 250€.
Dico: «Scusi, avrei bisogno di sapere se posso rientrare nel regime agevolato per gli abbonamenti»
Dice: «Ce l’hai l’Isee?»
*mostro il documento*
Dice: «Quant’anni c’hai?»
Dico: «Trenta»
Dice: «Eeeeh allora niente.»
Dico: «In che senso?»
Dice: «L’aggggevolazione se po’ fa solo se sei sSudente fino ai 26 anni, co quella cifra de Isee.»
Dico: «Ma io ce n’ho 30»
Dice: «Eeeeh non se po’ fa. Però ce sSanno altre aggggevolazioni»
Dico: «Tipo?»
Dice: «Over 65»
Dico: «Eh ma io c’ho trent’anni»
Dice: «Ma perché lo stai a fa co Atac?»
Dico: «Abito a Roma: ho bisogno dell’abbonamento dei mezzi di Roma. Perché?»
Dice: «Perché si tu o fai su r sito d’a regione Lazio poi chiede l’aggggevolazione »
Dico: «Quindi non devo chiedere ad Atac un agevolazione per gli abbonamenti di Atac ma devo inoltrarte la domanda alla Regione?»
Dice: «Seh.»
Dico: «E invece per il bonus governativo?»
Dice: «Quello è pe’ quello [l’abbonamento] mensile»
Dico: «Ma non è da 60€?»
Dice: «Eh»
Dico: «E l’abbonamento mensile ne costa meno»
Dice: «Eh boh»
Dico: «Eh *annuisco in segno di “okay, vabbè, e mo che devo fa? come pago? ndo vado? me devo fa davero tutta sta fila?“
Dice: «Eh?»
Dico: «No, dicevo: poi il pagamento come avviene? Devo tornare qui? Posso utilizzare lo Spid o mandare una posta certificata, mi dica lei
Dice: «Eh prima te loggi co er Spid sur sito d’a Regione, poi devi annà ar municipio a fatta convalidà er vàusce che te manda»
Dico: «Ma se me loggo co lo Spid c’ha poco senso che vada de persona ar municipio
Dice: «Eeeeh»
La fiducia nel sistema
Le motivazioni possono variare ma, a spanne, gravitano tutte più o meno attorno a quanto scritto sopra. C’è da chiarirsi su una questione, certamente ridondante alla ripetizione, ma che venne ribadita nel 2014 in un’intervista da Fulco Lanchester, ordinario di Diritto Costituzionale preso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma:
«I sistemi elettorali aiutano la stabilizzazione. Essi non possono, però, produrre stabilizzazioni assolute: chi ci racconta che con un sistema elettorale di un certo tipo si perviene immediatamente alla stabilità, è paragonabile al venditore di lozioni per la crescita dei capelli. E le parla un calvo».
Allo stesso modo anche quando si insediò il Governo Renzi nel 2013 la situazione venne descritta magistralmente da Massimo Bordin:
«Ad oggi [marzo 2013] questa è la situazione attuale: la legge che c’era, che faceva schifo a tutti, non c’è più perché una sentenza della Corte Costituzionale afferma come, in alcune parti, quella legge non è Costituzionale. Quindi, se adesso dovessimo andare a votare, voteremmo con una cosa che non si sa bene quale sia, perché è un qualcosa di ritagliato sulla sentenza della Corte. Allora “dobbiamo fare assolutamente la nuova legge elettorale” , e questo porta a dire che “la faremo entro un mese” anzi addirittura, mi pare, che oggi si sia detto si sarebbe realizzata entro la fine della settimana. Quindi siamo decisamente a posto! Se, malauguratamente, Renzi non dovesse riuscirci, il governo va minoranza su una questione non propriamente marginale; quindi si crea un clima da elezioni anticipate e, quindi, per fare in fretta una legge elettorale, che ci serve assolutamente, noi andiamo a votare senza la legge elettorale che ci serviva tanto».
Uninominale, la battaglia del mondo liberale-radical
Stiamo parlando di organizzazioni che compongono, ad oggi, la totalità del Parlamento italiano, nonché un buon 70% delle formazioni politiche che partecipano regolarmente alle elezioni di ogni ordine e grado.
«[…]che nei sondaggi d’opinione è il più popolare [2014] e che i Radicali propongono da sempre: maggioritario secco ad un turno con collegi uninominali, sistema federalista e presidenzialista».
‘First past the post’
Breve excursus anglosassone
Tale meccanismo impone che il partito vincente debba ottenere 326 seggi per raggiungere la maggioranza in Parlamento e le circoscrizioni elettorali sono così divise: 523 in Inghilterra, 59 in Scozia, 40 in Galles, 18 in Irlanda del Nord; non esistono soglie di sbarramento, in ogni collegio i partiti presentano un solo candidato e viene eletto solo colui/colei che ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti.
Uninominale all’italiana
Tutti candidati
- Giorgia Meloni risulta eletta in cinque collegi diversi (Sicilia 1, Sicilia 2, Lombardia 1, Puglia e Lazio 1);
- Giuseppe Conte in Lombardia 1 in entrambi i plurinominali P01 e P02, Sicilia 1, Puglia, Campania 1;
- Enrico Letta in Lombardia 1 e Veneto 2;
- Antonio Tajani in Campania 1 in entrambi i plurinominali e in Campania 2.
Al Senato della Repubblica la questione non cambia:
- Silvio Berlusconi è eletto nel plurinominale di Campania (P01), del Lazio (P02), del Piemonte (P02), della Lombardia (P02);
- Carlo Calenda in Veneto (P02), Sicilia (P01), Lazio (P01);
- Matteo Renzi in Lombardia (P02), Campania (P01), Toscana (P01).
- il presidente della Lazio Lotito è stato eletto in Molise, sebbene egli sia laziale non solo di fede calcistica ma di appartenenza territoriale;
- Cesa, segretario dell’UDC anch’egli eletto alla Camera nel collegio uninominale del Molise, sebbene sia nato ad Arcinazzo Romano;
- Angelo Bonelli (Alleanza Verdi-Sinistra), nato a Roma vissuto tra Ostia e Casal Bernocchi (prima del recentissimo matrimonio che lo ha visto trasferirsi in Trentino), è stato eletto a Imola;
- Marta Fascina, la compagna (o non-sposa a seguito del non-matrimonio) di Berlusconi, eletta in Sicilia e nel 2018 in Campania, sebbene sia nata a Melito Porto Salvo (Reggio Calabria);
- Riccardo Magi, Radicali italiani/+Europa, romano di nascita e in cui ha svolto la maggior parte della sua attività politica, è stato eletto a Torino;
- Sumahoro (Alleanza Verdi-Sinistra) è stato nel plurinominale della Lombardia a seguito dello scatto del seggio, sebbene fosse stato candidato all’uninominale di Modena, quando la sua attività sindacale è da sempre rivolta al bracciantato del Mezzogiorno d’Italia, con particolare riguardo alla campagna pugliese.
Che l’unico interesse della borghesia italiana è la sua palingenesi, costi quel che costi, ma senza catarsi quanto, piuttosto, con evidente manifestazione della propria protervia.
Che alla prossima tornata elettorale ci sarà un meno-peggio nella lotta per l’elezione diretta del Presidente del consiglio dei ministri.










