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Categoria: Blog

Calcio e Martello al Sally Brown

Posted on 2017/12/04 by carmocippinelli
Ieri (3/12/17) siamo stati al Sally Brown per presentare Calcio e Martello. Bella Serata e bella gente: partecipazione e attenzione e, soprattutto, si cercava di capire come mai due persone nate a distanza di 10 anni l’una dall’altra (1982 e 1992) si siano messe a scrivere un compendio sul calcio socialista non avendo mai vissuto nel socialismo, né avendo visto all’opera i campioni di cui parlavano. 
Quando si parla di socialismo, inevitabilmente, si fa riferimento ad un sistema economico, sociale e politico completamente diverso da quello in cui viviamo ora, tuttavia lo si fa con una buona dose di pregiudizi e luoghi comuni. Si parla di violenze, di nefandezze e di un sistema imperfetto, come se per un qualche assurdo motivo il socialismo dovesse essere il paradiso in terra contrapposto all’inferno del capitalismo. O meglio che il socialismo debba esserlo (o debba esserlo stato) a prescindere, data la pervicacia dei suoi sostenitori. Ma (come direbbe mia madre) «l’uomo è sempre l’uomo», dunque il sistema politico può aver avuto delle storture, anche giganti, ma ciò non toglie che il socialismo ha rappresentato, realmente, un’alternativa tangibile al capitalismo e ai suoi sfaceli in nome del mercato e del profitto, dello sfruttamento dell’uomo nei confronti di un altro uomo.
Credenze popolari, luoghi comuni e propaganda, insomma, che si sono riversate (e continuano a farlo) nell’ambito calcistico: gli undici della DDR erano considerati seconde linee dell’atletica leggera e, dato che il calcio nel Campo Socialista veniva considerato inferiore alle discipline olimpiche, i calciatori erano automaticamente più scarsi e più che dilettanti. Dilettanti al quadrato, in un sistema che non concepiva i calciatori srapagati e fenomeni mediatici come ora: si poteva «venire applauditi negli stadi per fare quel che si ama», come diceva Yashin. Tutta un’altra storia. 
Quando affrontiamo la tematica del socialismo nell’ambito delle presentazioni del libro, dunque, ci teniamo sempre a sottolineare delle cose che abbiamo a cuore: documentandoci sulle storie, sugli uomini e sulle vicende che hanno segnato (nel bene o nel male) il calcio nell’URSS e nei paesi del Patto di Varsavia, si scopre che la stampa occidentale ha distorto 8 vicende su 10. Tutto questo ha fatto in modo che ne venissero esaltate 2, proprio quelle in cui il calcio socialista non aveva proprio dato il meglio di sé, come accadde a Streltsov. 
Wikipedia, in modo molto british: «Una leggenda metropolitana
italiana che ha avuto molto credito sulla stampa,
riferì come il calciatore nordcoreano fosse un dentista»
Non significa, da parte nostra, non dare credito a quelle due storie, tutt’altro: significa considerare quelle due negative ma anche dare spazio a quelle otto di cui non si ha (mai) notizia. O se ne ha avuto contezza in modo distorto: Pak Doo-Ik non era un dentista, ad esempio, eppure ancora oggi c’è chi crede che l’Italia sia stata eliminata dalla Nord Corea a causa di un dentista. 
Ecco, questo è quello che abbiamo fatto e che siamo stati stra-felici che sia stato apprezzato dai presenti al Sally Brown. 

Posted in 100anni, Blog/Post semiseri, Calcio e martello, polpettoni, socialismo

Dichiarazioni infelici: «una spada!»

Posted on 2017/11/20 by carmocippinelli
Tra le dichiarazioni più infelici del Millennio, c’è quella di Fabio Rampelli (in quota Fratelli d’Italia) a margine del ballottaggio di Ostia. L’uomo dice, in sostanza, che il Movimento 5 Stelle è andato bene: «una spada!», ironizzando sul cognome del clan noto ai più a seguito dei recenti fatti di cronaca, insinuando che il M5S avesse beneficiato dei voti del clan nella giornata di ieri. Vorrei scrivere qualcosa in più a riguardo, considerazioni che ora vagano nel mare del brainstorming, ma per il momento meglio tacere. Forse tra un po’, su Pressenza. 
Che poi, Rampelli e i cugini di Francia, farebbero bene a tacere: Tor Bella Monaca parla da sé, la chiusura della campagna elettorale a via dell’Archeologia, anche. 
Posted in Blog, polpettoni

Le lacrime di coccodrillo dell'Italia

Posted on 2017/11/14 by carmocippinelli
C’è chi si lamenta, anche molto, per l’uscita dell’Italia dai Mondiali. Dicono che avrebbero meritato, che la nazionale aveva dato tutto in questa partita, che avevano voglia di vincere. 
Una sola cosa è sufficiente a far luce, oggettivamente, su tutte e tre le giuste motivazioni che portano costoro. È vero: l’Italia ha dato tutto, ha giocato da sola nella metà campo svedese. Ma, c’è un ma. 
Il ‘compagno idiota’
Chi non sta più al liceo si ricorderà le interrogazioni di latino e greco. Si ricorderà, sono sicuro, dei compagni costantemente impreparati nel corso dell’anno che tentavano disperatamente di dare il massimo all’ultima interrogazione in pieno giugno: mentre tutti preparavano i gavettoni, c’era lui, il tizio che prendeva sempre 3, che stava sui libri. 

Lui, che aveva fatto i gavettoni tutto l’anno, era costretto ad apprendere l’intero programma in manco 48 ore. Il discorso che faceva, più o meno, era:  «Vabbè, io a chimica faccio schifo, e vabbè me pijo er debito; matematica manco la tocco, e vabbè me pijo er debito; greco e latino insieme non le posso tené sinò me bocciano. A una de ste due devo pijà 6». 

Come se in una stagione di 3, il 6 a fine anno rappresenti il momento del riscatto, la fase finale a cui cui la prof, meravigliata, gli dice: «Bravo, grande, ottimo: pijate sti tre debiti e levate da davanti che non te posso vedè». Salvo poi che quella prof non venga mandata via: quel tizio ce l’avrà almeno per un altro anno (se sta al ginnasio), altrimenti altri due. 
Ovviamente il tizio, nella stragrande maggioranza dei casi, veniva bocciato.
Poteva anche succedere che venisse rimandato a settembre con chimica, matematica e greco ma poi a settembre non aveva scampo.
«O mùthos delòi»
L’Italia, dopo un anno di nulla, cerca di riscattarsi all’ultima partita. Non succede nulla (o meglio, succede tutto!), viene eliminata: piange e si dispera. Lacrime di coccodrillo e niente più. 
Pianti e disperazioni come quel compagno idiota del liceo che per tutto l’anno scolastico ti implorava perché doveva copiare le tue frasi e le tue versioni, dato che la sera prima non aveva fatto nulla. Pianti e disperazioni di uno che vuole riscattarsi e dare il tutto per tutto in una sola giornata, in una sola partita. Ma è evidentemente impossibile che accada.
È impossibile che il compagno di liceo riesca a memorizzare tutto il programma in poco tempo, così come è stato impossibile vincere contro la Svezia basando il proprio gioco con i cross spioventi dalle fasce. Roba che il più basso degli svedesi è alto 170 cm.
«Dai, prof, se me fa passà, non me vede più e nun dice che so na disgrazia, dai».
Posted in Blog, calcio, italia, italiasvezia, mondiali, polpettoni

Qualcuno ha davvero chiesto a Pochesci cosa pensasse riguardo la Nazionale?

Posted on 2017/11/13 by carmocippinelli
In rete è diventato virale un video del Pocheschi-Nazionale in cui, con fare da übermensch, si diletta in argomentazioni che vanno rubricate nella massima in voga nelle banlieu romane di chi mena pe primo mena du vorte. Dice: «nun semo più boni a menà», «semo diventati parolini», «ce menano e piagnemo», «ne’e primavere ci sSanno tutti sSra(g)nieri (*)» e affermazioni d’un’arditissima audacia quali: «na vorta eravamo boni a menà». Le argomentazioni sono tipiche di quelle di un fascista che vuole far leva sul sentimento nazionale per dare una patina di legittimità al suo discorso arrogante («si usciamo perdemo noi, perdete voi cciornalisSi, perde l’Italia»). Il sentimento “patriottico” è, in tal caso, spesso connesso alle vicende calcistiche degli undici in maglia azzurra che riaffiora a fasi alterne, anche se per la stampa nazionale, come il CorSera, è solo indice di uno che, allenando a TBM, ha «le spalle robuste». (!) Come dire: «dai, è ovvio che me freghi il portafoglio, sei di Scampia», frenologia portami via (come sempre, i Simpson sono un riferimento a riguardo). 
Indubbiamente baciato dalla sorte e da una fortunata serie di eventi, ha avuto un’improvvisa ascesa dalla Serie D alla Serie B grazie all’operazione Unicusano/Ternana.
Mi sfugge, tuttavia, un piccolo particolare: qualcuno ha chiesto davvero un’opinione a Pochesci riguardo la Nazionale? Si sentiva il bisogno del suo sfogo?
[La domanda è retorica, obviously. La risposta sarebbe un secco no].
(*) Pochesci sa bene, in ogni caso, il sistema di reclutamento di giocatori stranieri, la speculazione e tutto ciò che gira intorno a tale mercato, specie nelle giovanili di Roma e Lazio. Il caso Minala della Vigor Perconti accenderà una lampadina sopra la testa dei più. E, come disse Peppino in Totò, Peppino e la mala femmina, «ho detto tutto».
P.s. Il Pochesci, rischia il deferimento. 
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Dissidenza

Posted on 2017/11/07 by carmocippinelli
La foto me l’ha scattata un’attivista di borgata finocchio, dell’associazione Collina della Pace. Ha detto  che l’avrebbe chiamata Dissidenza, così per scherzo. Ma in realtà neanche più di tanto: portare una bandiera della pace a fianco ad un monumento dei caduti militari è certo dissidenza. 
Sono stato molto felice d’aver partecipato alla contromanifestazione del 4 novembre a Finocchio: i ragazzi erano attenti e chiedevano, interagivano, ponevano domande. Sperando non si guastino nel corso degli anni: le scuole medie sono un momento complicatissimo, di crescita impetuosa e di inconsapevolezza di se stessi e del mondo.

Poche righe, più avanti scriverò qualcosa in più sul contro 4 novembre.

Posted in Blog, polpettoni

Venezuela: l'opposizione brucia le persone in piazza, l'UE la premia

Posted on 2017/10/27 by carmocippinelli
Ieri ho appreso che l’opposizione venezuelana verrà insignita del premio Sakharov «per i diritti umani» ( su cui già ci sarebbe da dire ampiamente sulla sua assegnazione e sul ‘premio farsa’ che è) il 13 dicembre presso la sede di Strasburgo dell’Europarlamento.
Non ci ho pensato su, e ci ho scritto due righe per Pressenza: questo il link https://www.pressenza.com/it/2017/10/lipocrisia-dellue-e-la-retorica-anti-venezuelana-il-13-dicembre-premio-allopposizione-democratica/
A tal proposito, l’intervento dell’Eurodeputato di Izquierda Unida Javier Couso in poco più di due minuti, destruttura ogni singola menzogna sul Venezuela. Il video è in spagnolo ma l’ho tradotto (non è così incomprensibile quel che dice).
«Curiosa dittatura, quella del Venezuela, in cui si può entrare ed uscire liberamente dal Paese per criticare il Governo. Mi ricordo del franchismo, sono nato ai tempi della dittatura fascista spagnola e gli oppositori quando uscivano dal Paese venivano carcerati, fucilati e torturati. A migliaia.
Curiosa dittatura, quella del Venezuela, in cui si sono tenute 20 elezioni nel corso di 18 anni (2 perse dal Governo).
Curiosa dittatura, quella del Venezuela, in cui ci sono partiti legali.
Curiosa dittatura, quella del Venezuela, in cui ci sono mezzi di comunicazione (privati ndt) che criticano il Governo.
Curiosa dittatura, quella del Venezuela, in cui in un potere nazionale come il CNE (Consiglio Nazionale elettorale ndt) l’opposizione celebra le sue primarie (prima di quelle farsa svoltesi in strada in cui c’è stata prova del voto drogato ndt).
Penso che quello che si verifica dal 2002 è un tentativo di destituire il Governo con la forza.È un atto gravissimo, dato che si invoca la delegittimazione e il rovesciamento del governo e si incita alla violenza i sostenitori di tale sovversione. 

Sono proprio rammaricato che questo signore (parlamentare europeo indicato da Couso probabilmente e verosimilmente di schieramento avverso al GUE ndt) non condanni la distruzione dei trasporti pubblici, l’utilizzo di minori nelle strade, la devastazione dei camion che portavano il cibo oil rogo pubblico di persone perché sospettate di essere ‘chaviste’».

Il rogo del ragazzo sospettato di essere ‘chavista’.
Questa è la democrazia e quel che si dice ‘opposizione democratica’ per l’UE

Posted in Blog, polpettoni, venezuela

Perché la DDR cadde "per la cioccolata e per i jeans" | Revisionismo for dummies

Posted on 2017/10/25 by carmocippinelli
Quando con Fabio abbiamo scritto Calcio e Martello, in uno dei nostri scambi (poi tramutato in un Discorso da Bar) c siamo ritrovati sulla stessa posizione, come spesso accade, riguardo la DDR e l’URSS. O meglio, su come la propaganda occidentale abbia mitizzato nel ridicolo la caduta dei due paesi socialisti. Se si andassero a riprendere i giornali (anti-comunisti e non, progressisti o democristiani) dei paesi del Patto Atlantico, la DDR era considerata un irremovibile moloch che aveva una mancanza strategica e evidente nella sua economia: la cioccolata (!). 
A questa retorica, ovviamente, seguitano anche le posizioni di accademici che tengono corsi (magari di Storia contemporanea o Geografia) nelle varie università italiane i quali, con evidente nonchalance affermano tutt’ora che l’URSS era «evidentemente in crisi negli ultimi anni della sua vita: pensate che nei negozi alimentari mancava il salame, mi ricordo si facevano lunghe file nei pochi ‘alimentari’ disponibili per comprare il salame, in quei pochi esercizi commerciali che ancora ce l’avevano».
Evidentemente (sono sarcastico, eh) dei beni di prima necessità, insomma. 
La cioccolata, il salame e magari un paio di jeans all’americana, o all’occidentale come si diceva nei paesi socialisti. 
Come se, davvero, dei paesi cadono per la cioccolata e il salame, un paio di jeans, e non a causa delle ingerenze esterne (si vedano i fiumi di dollari dati all’Ungheria negli corso degli che deprimevano e alteravano l’economia socialista – un po’ come quello che sta succedendo col ‘dolarparallelo’ in Venezuela), il revisionismo, la guerra economica etc etc. 
Per alcuni contano, purtroppo, salame e cioccolata e vengono presi in considerazione come dei dati storici quasi incontrovertibili in un dialogo con un interlocutore B, ad esempio. 
Un po’ come quella puntata di Futurama in cui c’è Fry che vuole andare sulla luna (dato che la Planet Express aveva una consegna da ultimare proprio sul pianeta) perché da piccolo aveva mitizzato l’arrivo dell’uomo su di essa. Arriva lì, e, deciso ad intraprendere il percorso guidato alla scoperta della colonizzazione lunare, si rende conto che la guida turistica si basa su fatti storicamente errati fatti passare per reali (leggasi: revisionismo for dummies): dai crateri lunari spuntano una sorta di eschimesi (!) che canticchiano Peschiamo dall’igloo, balene o su per giù non c’è neanche una sogliola e i pinguini fan cucù. 
Lela, la mutante/umana che accompagna Fry, canticchia l’assurda canzone e ammonisce l’umano degli anni ’90 che dice come non sia andata così la Storia. Tutti non la pensano come lui, evidentemente. 
Il fat(t)o però vuole che in questi giorni mi trovi all’archivio del Manifesto per il lavoro di ricerca in vista della tesi di magistrale. Apro un falcone che contiene i giornali del 1995. Mi capita l’occhio su questo trafiletto intitolato «Per trovare lavoro nella ex-Rdt (Repubblica Democratica Tedesca)»
Questo, il testo. 
«Berlino – I risultati di una inchiesta nel Brandeburgo, la più grande delle regioni della ex-Rdt, sul forte aumento di donne che decidono di sterilizzarsi (da 800 nel ’91 a 6.000 nel ’93) indica tra le cause più frequenti i timori legati al posto di lavoro. Fonti ufficiali calcolano che nella ex-Rdt la disoccupazione reale (15% della forza lavoro) e quella camuffata da interventi sociali di sostegno, colpiscano in totale 2,2 milioni di persone. E fra le motivazioni che hanno spinto alla sterilizzazione le quasi 300 donne interpellate nell’ambito della ricerca, il timore di perdere o di non riuscire a trovare un posto di lavoro a causa di gravidanze ha sempre “giocato un ruolo” precisa la ricerca. “Nessuna di loro, però, ha detto di essere stata spinta a farlo da datori di lavoro”».
Ecco. La RDT sarà anche caduta per la cioccolata o per un paio di jeans, ma almeno non ci si sterilizzava per paura d’essere licenziate. Ma tant’è.
Posted in Blog, DDR, polpettoni, rdt

Il 'Rosatellum'

Posted on 2017/10/22 by carmocippinelli
Qualche settimana fa scrivevo uno di quei miei pipponi su Pressenza. Scrivevo a proposito del cosiddetto Rosatellum, del perché non è una legge democratica e che non garantisce rappresentanza e rappresentatività. Una legge come molte altre negli ultimi decenni: a-democratica.

Mi era venuto in mente di riportare integralmente l’articolo, ma siccome è un po’ lungo e la gente oltre le quattro righe non legge più, mi limito a mettere il link qui sotto.

«Non è antidemocrazia, è solo il Rosatellum, bellezza» – https://www.pressenza.com/it/2017/10/non-anti-democrazia-solo-rosatellum-bellezza/

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«Un buffo del varietà nella parte di un sergente»

Posted on 2017/10/17 by carmocippinelli
Elsa Morante
Ogni tanto, per ridere un po’ della loro imbecillità, vado a spizzàrmi (*) le pagine dei vari gruppetti neofascisti di Roma Est. Uno di questi, di Torre Angela, posta continuamente locandine che in altri tempi sarebbero stati dei manifesti. Una di esse recitava, più o meno: «Lepanto: li abbiamo vinti allora, li vinceremo oggi», alludendo alla Battaglia di Lepanto in cui la cristianità sconfisse il moro. 
Mi è sembrata una locandina talmente ridicola da essere calzante con la descrizione del loro capo, mirabilmente descritto dalla Morante in La storia, volume che sto leggendo adesso in colpevole ritardo. 

«[…] Nell’aula dove essa insegnava, proprio al di sopra della sua cattedra in centro alla parete, stavano appese, vicino al Crocifisso, le fotografie ingrandite e incorniciate del Fondatore dell’Impero e del Re Imperatore. Il primo portava in testa un fez dalla ricca frangia ricadente, con in fronte lo stemma dell’aquila. E sotto un tale copricapo, la sua faccia, in una esibizione perfino ingenua tanto era procace, voleva ricalcare la maschera classica del Condottiero. Ma in realtà, con l’esagerata protrusione del mento, la tensione forzosa delle mandibole, e il meccanismo dilatatorio delle orbite e delle pupille, essa imitava piuttosto un buffo del varietà nella parte di un sergente o un caporale che mette paura alle reclute […]».

(*) spiz-zà-re: v.tr. nell’uso corrente, voce verbale che si usa nell’ambito di un determinato uso dei social network. Tale uso sta ad indicare l’azione dello spiare profili o pagine per i più disparati fini 

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Plaza de Cibeles. Futuro prossimo. *

Posted on 2017/10/05 by carmocippinelli
di Marco Magnante

La piazza si è riempita già dalla sera precedente.

Nessuno vuole perdersi lo spettacolo.
È una giornata d’inverno, ma anche il sole vuole partecipare e scalda la folla con la luce del mattino.
Arriva la carretta.
Un brusio che diventa boato.
Si è lui, è proprio lui. Il cittadino Filippo, quello conosciuto come Filippo VI tiranno di Spagna, prima che il popolo liberasse la Zarzuela.
Trema Filippo, dentro la sua camicia bianca aperta fino al petto.
Trema nel vedere i sei scalini che portano alla ghigliottina.
Ma trema soprattutto nel vedere lui.
«Ma io ti conosco!»
Gli occhi del boia si riempiono d’orgoglio.
«Sei Sanson. Ma come è possibile? Hai tagliato la testa al re Luigi, non dovresti essere qui, non dovresti essere vivo.»
«Ma il mio lavoro non è finito, cittadino Filippo. Finche ci sarà un re, ci sarà bisogno di me» è la risposta colma di ardore di Sanson.
La piazza ammutolisce, Filippo anche. Si sente solo il rumore degli scarponi del boia.
Fra poco non solo non sarà più Re ma sarà solo un ricordo.
Viene strattonato e la sua testa è infilata li dove deve stare.
La vecchia ghigliottina è arrugginita ma fa ancora il suo lavoro.
E’ un attimo.
La testa rotola.
La piazza urla di gioia in un tripudio di bandiere catalane, basche, galiziane e di di tricolori repubblicani rosso-giallo-viola.
Sanson se ne va, non è il suo momento di gloria.

Con un ghigno felice torna a casa aspettando di essere chiamato per un altro lavoro.
Qui ha finito.



La Spagna è libera.
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«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

Un sogno per la Borgata Gordiani!

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