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Autore: carmocippinelli

I “Terrazzi letterari” compiono due anni

Posted on 2023/11/11 by carmocippinelli

Che ci si creda o meno, il fatto è che i Terrazzi letterari compiono due anni. Due anni fa ci siamo ritrovati con Pierina (e suo cugino sacerdote) ad un tavolino del bar di via delle rondini e abbiamo provato a capire come portare avanti un discorso culturale legato al libro, al dialogo, all’incontro e allo scambio stanti le difficoltà legate al distanziamento sociale e alle normative che ancora vigevano. Il Covid aveva travolto ogni spazio di socialità cittadina e Torre Maura risentiva ancor più pesantemente della mancanza di un luogo che non fosse all’interno delle parrocchie o lo spazio esterno di un bar.

Ci voleva un’idea che puntasse in alto e allora abbiamo rivolto lo sguardo verso il cielo: «Facciamo che ogni tot leggiamo un libro e ne discutiamo sui terrazzi del quartiere: alla fine toccheremo tutti i condomini di Torre Maura!». C’erano da considerare tante cose: le restrizioni, le paure delle persone, il distanziamento, le case (perché, in fondo, saremmo entrati nelle case delle persone). 

Al gruppo iniziale, formato da un pugno di persone, di tanto in tanto si aggiungevano amici che passavano da Roma e che volevano condividere questa o quella lettura. E allora tutto diventava molto ricco (e spesso maledettamente freddo, meteorologicamente parlando).

Tutto il vento di quella volta sul balcone della chiesa di via Tobagi, ce l’abbiamo ancora addosso: Domenico e Antonia ne hanno ancora un po’ nelle ossa, sebbene ora siano oltre la Manica.

Oggi abbiamo ripreso la stagione dei Terrazzi e ognuno dei partecipanti ha potuto parlare di una lettura (tra le tante) intrapresa nel corso dell’estate: Accabadora, Quella domenica di luglio, La donna gelata, La sibilla, Un ragionevole dubbio, Fiori italiani sono solo alcuni dei titoli attorno a cui si è ragionato.

Bentornati Terrazzi!

Le foto sono gentilmente offerte dalla FotoStorte Production ©.

C’è poi da dire un’ultima cosa [ma solo per chi è arrivato fin qui].
Nel corso del terzo terrazzo erano arrivate sul tavolo delle paste dal forno di piazza degli alcioni. Niente di strano per un quartiere la cui toponomastica è basata su uccelli e ornitologi, se non fosse che il cartellino – apposto dalla pasticceria stessa, dunque – con cui era chiuso l’involucro recitava la dicitura “piazza degli aRcioni”. Alcioni de borgata, evidentemente. Un po’ come la storia del cavajere nero di Proietti.
Tanto perché la storia si ripete e Torre Maura non si smentisce mai, la torta di oggi recava tale scritta: “2° anno TERAZZE”. Ao, daje.

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Il premierato di Meloni: a gamba tesa sulla Costituzione

Posted on 2023/11/07 by carmocippinelli

Venerdì scorso [3 novembre] il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il disegno di legge di riforma costituzionale su proposta del Primo ministro Giorgia Meloni e della Ministro per le riforme costituzionali e semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati.
Il disegno di legge in questione riguarda l’elezione diretta del presidente del consiglio dei ministri, cioè quello che in altri paesi si chiama premier. Una proposta di riforma della Costituzione, in poche parole.

Una doverosa precisazione semantico-ideologica

La stampa italiana da almeno un decennio si riferisce (ormai diventata consuetudine) al Presidente del consiglio dei ministri con il nome di premier: non se ne conosce la ragione, in ogni caso sono due espressioni che fanno riferimento a forme di governo differenti. Non è un problema (solo) di nomi ma di poteri. Il fatto che il termine premier sia utilizzato con disinvoltura dalla stampa italiana in favore della locuzione “Presidente del consiglio dei ministri” rappresenta di per sé un fatto assai grave, considerando anche il fatto che da parte politica si fa riferimento da sempre più tempo alla dicotomia “governi eletti dal popolo” e “governi non eletti dal popolo”. I governi tecnicamente non sono votati da nessuno in Italia. Nella Costituzione, per fare un esempio, il termine premier non viene riportato da nessuna parte, né è mai stato normato che il candidato del primo partito debba obbligatoriamente essere designato dal Presidente della Repubblica come Presidente del Consiglio dei Ministri (non premier). Benedetto (detto Bettino) Craxi è stato per anni Presidente del Consiglio con il PSI ben lontano dal 15%. Altroché “stabilità il giorno dopo delle elezioni”. 

Il “premierato” di Meloni
Cinque articoli in tutto per il disegno di legge (ddl) del Governo, stando al comunicato pubblicato al termine del consiglio dei ministri. La riforma costituzionale:

«ha l’obiettivo di rafforzare la stabilità dei Governi, consentendo l’attuazione di indirizzi politici di medio-lungo periodo; consolidare il principio democratico, valorizzando il ruolo del corpo elettorale nella determinazione dell’indirizzo politico della Nazione; favorire la coesione degli schieramenti elettorali; evitare il transfughismo e il trasformismo parlamentare».

Cioè?

Vale a dire che il ddl prevederebbe: l’elezione diretta del Presidente del consiglio dei ministri; l’elezione contestuale del presidente e del Parlamento; una nuova legge elettorale – per forza di cose, verrebbe da dire – che assicurerebbe un premio di maggioranza assegnato su base nazionale del 55% dei seggi al partito o alla coalizione di partiti collegati al presidente del consiglio; abolizione, infine, dei senatori a vita. Riappare un premio di maggioranza consistente. Non è specificato, né è stato ribadito in altre sedi, se l’elezione diretta del Presidente del consiglio dei ministri debba avvenire in un turno o se è previsto un ballottaggio. Nel caso in cui l’eventuale ballottaggio venga preso in considerazione dal Governo, si assisterebbe al ritorno della proposta di riforma Renzi che l’allora Presidente del consiglio aveva denominato “sindaco d’Italia”.

Numeri o referendum

Per riformare la Costituzione o approvare una legge costituzionale serve la maggioranza assoluta delle due Camere, comunque è necessaria la procedura prevista dall’articolo 138. L’articolo stabilisce che la riforma può essere sottoposta al referendum popolare, quello in cui incappò Renzi tempo fa. Quando disse che avrebbe lasciato la politica qualora avesse perso la tornata referendaria. Eppure la Presidente del consiglio ha definito il disegno di legge licenziato dal consiglio dei ministri la «madre di tutte le riforme che si possono far e in Italia». Anzi, ha detto di più: «Negli ultimi 20 anni in Italia abbiamo avuto 9 presidenti del consiglio con 12 governi diversi; in Francia 4 presidenti della Repubblica, in Germania 3 cancellieri. Nello stesso periodo di tempo Francia e Germania sono cresciute più del 20%, l’Italia meno del 4%». Il “protocollo è chiaro”. La colpa dell’arretratezza italiana non sta nella mancanza di una classe dirigente (trasversalmente parlando), di partiti ormai diventati comitati elettorali permanenti, di politiche strutturali e di dibattito pubblico su modelli di sviluppo e visione del mondo. La colpa è da rintracciare nella forma di Governo: con il premierato ci aspetterà un futuro roseo. Parola di Meloni.

Articolo pubblicato su Atlante Editoriale

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«Shomér, ma mi-llailah?». Al “Mario Tobia” vince il Trigoria per 1 a 0

Posted on 2023/11/05 by carmocippinelli

Scrive il Profeta Isaia (21, 11) (e poi canterà anche Guccini): «Mi gridano da Seir: / «Sentinella, quanto resta della notte?». / La sentinella risponde: / «Viene il mattino, poi anche la notte […]».
Quanto resta ancora della notte, sentinella? Ovvero in ebraico: «Shomér, ma mi-llaila?».
La notte sta per finire (ma non è finita), il mattino sta per giungere (ma il sole non è ancora sorto): un limbo esistenziale. C’è da chiedersi, allora, quanto alla Borgata rimanga da percorrere della strada buia che ha imboccato da circa un mese. Il Profeta lascia intendere che chiedere è lecito e giusto, chiedere all’infinito (perfino!), ma la risposta non si sa se verrà mai proferita. Il testo biblico infatti continua «se volete domandare,  domandate, / convertitevi, venite!». 

Quindici minuti
Il fischio d’inizio giunge col vento a favore della Borgata ma purtroppo non è una metafora. Il Trigoria attacca subito al 6′ con un gran colpo di testa di Bellucci, deviato in corner dal pronto Pagano. In due minuti il Trigoria si guadagna tre calci d’angolo e i nostri sembrano aver accusato già il colpo. Un pugno di minuti dopo arriva il primo – e unico – gol della partita: Bellucci crossa da destra per Baldacci. Tiro al volo di prima intenzione: la gran bordata trafigge il pur bravo Pagano. Tre minuti dopo giunge l’occasione del pareggio, servita su un piatto d’argento dal combinato disposto errore arbitrale-dormita difensiva locale: Piccardi svicola tra le maglie gialle del Trigoria ma a tu per tu col portiere la palla schizza in alto sopra la traversa.
Al 26′ l’uno-due Cicolò-Di Stefano riesce a portare il capitano granata al tentativo di tiro, ma è troppo morbido. A questo punto della partita il Trigoria non forza più: non crea occasioni e gestisce il gestibile, aspettando l’occasione buona senza crearne davvero una. È la Borgata che prova a darsi da fare ma Di Stefano è solo e la fisicità non è dalla sua: è fermato costantemente dalla difesa locale.
Un’altra occasione per i gordiani arriva al 32′: Mascioli batte una punizione delle sue, cerca la testa di Colavecchia (unica torre difensiva rimasta dato l’infortunio di Chimeri) e l’incornata andrebbe anche a buon fine ma l’arbitro fischia un fuorigioco.
L’ultima occasione della prima frazione di gioco è ospite: ancora Mascioli su punizione lascia partire un tiro precisissimo ma si spegne sul fondo lambendo il palo sinistro difeso da Califano.
Il Trigoria, in sostanza, ha giocato un quarto d’ora e poi ha controllato il risultato più o meno correttamente: la Borgata ha tentato di rispondere ma ha peccato in fase d’attacco.

Il florilegio dell’errore arbitrale
Questa è l’espressione che si dovrebbe utilizzare se ci si dovesse – come in questo caso – trovare (o provare) a descrivere la ripresa di Trigoria – Borgata Gordiani: un florilegio di errori arbitrali, la quintessenza della mancata assunzione di responsabilità, cartellini estratti in poche circostanze. Giuste, ma poche.
Il Trigoria prova ad affondare subito con Salveta ma Pagano è pronto e respinge l’assalto degli undici in maglia gialla. Il primo angolo della Borgata è al 3′: l’incornata di Mascioli (Francesco) è più che buona ma il portiere locale respinge. Tre minuti dopo l’evidente fallo nell’area difesa da Califano da parte di un difensore locale non viene minimamente notato dall’arbitro che, anzi, fa cenno di proseguire: Di Stefano viene redarguito, di conseguenza, per proteste.

Vorrei ma non riesco
Il gioco della Borgata inizia a risentire di vitalità: la ripresa è la rappresentazione di un gioco brutto da entrambe le parti. Le cose cambiano al 35′ (forse un po’ tardi?) quando vengono inseriti Ciamarra e Capostagno: i due danno profondità e velocità al gioco granata.
Gli ultimi minuti d’assalto non fanno giungere al gol del pareggio cercato, voluto e sperato da tutta la panchina granata. Resta l’amarezza per (almeno) altri due falli di mano non segnalati dal Direttore di gara e per aver ceduto a momenti di sconforto. 

Ma la sentinella è lì, oltre il tunnel: la sentiamo, risponde alla nostra domanda “shomér, ma mi-llailah?“. Ora bisogna interpretare la risposta. E cercare di accendere una luce, foss’anche quella di un fiammifero, per scorgere la via d’uscita.

Il tabellino della sesta giornata di campionato | Prima categoria laziale | Girone G

ASD TRIGORIA – BORGATA GORDIANI 1-0

MARCATORI: 13’pt Baldacci

TRIGORIA: Califano, Lepore, Leoni, Greganti, Bianchi, De Luca (14’st Fassio), Baldacci (37’st Grifoni), Salveta, Bellucci (30’st Salvi), Angeletti (21’st Proietti), Ascolese (28’st Sammiceli). PANCHINA: Calcaro, Pasquali, Terenzi. ALLENATORE: –

BORGATA GORDIANI: Pagano, Proietti, Mascioli F., Seydi, Chieffo (35’st Capostagno), Colavecchia, Di Stefano (35’st Ciamarra), Cassatella, Cicolò (18’st Pompi), Mascioli M., Piccardi, PANCHINA: Caporalini, Ienuso, Capuzzolo, Berardi Cultrera, Chiarella. ALLENATORE: Fabrizio Amico.

ARBITRO: LorenzoD’Urso (Roma1)
NOTE: Ammoniti: 6’st Di Stefano (BG), 9’st Cicolò (BG), 17′ mister Amico per proteste, 20’st Salveta (T), 22’st Bellucci (T), 45’st Proietti (T). Angoli Trigoria 5 – 5 Borgata Gordiani. Recupero: 0’pt – 4’st.

Il parcheggio del “Tobia” fungeva anche da lago artificiale

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Borgata parkour: 2-2 contro la Polisportiva Ciampino [ma finalmente si torna a segnare]

Posted on 2023/11/01 by carmocippinelli

Al triplice fischio dell’arbitra Benedetta Gambucci, le tensioni in campo diventano ruggini al cessare delle ostilità nel rettangolo di gioco: la fase dura poco, per fortuna. Dopo le interviste (ormai) di rito, torno alla macchina e la radio si accende sul suono di un pianoforte: sospiro. Perché sto raccontando tutto questo? Perché almeno una cosa buona c’è stata: alla fine dei novanta minuti, la Borgata ha segnato due gol, dopo tre settimane di castissima e lunghissima astinenza. Dalla beffa al 94′ contro l’Almas, passando per Dinamo e Magnitudo, la Borgata non era più riuscita a segnare. Certo, delle difficoltà sotto porta ci sono ma questo non significa che la squadra non realizzi o non lo abbia mai fatto in assoluto. 


“Aaannamo bene, proprio bene”

Potremmo sintetizzare così il primo tempo contro il Ciampino, con l’espressione della Sora Lella in “Bianco, rosso e Verdone”. Ma  potremmo anche prendere in prestito le parole di Proietti al termine della partita: «I primi tre minuti del primo tempo è stata n po’ ‘na caciarata» (e vagli a dar torto!). Il lettore scelga la citazione che ritiene più vicina a sé. La caciara a cui ha fatto riferimento Proietti era il manifestarsi di una disposizione errata in campo dell’undici granata (oggi in maglia bianca): fortunatamente dopo il gol subìto, le cose sono cambiate nettamente. 

Cercare la rivincita contro il Ciampino era più che doveroso: nello scorso campionato entrambe le squadre erano inserite nel medesimo girone di Seconda Categoria. La gara di andata non andò poi tanto male: vittoria, seppur “risicata” ma tre punti preziosissimi incamerati; la gara di ritorno fu una debacle: 5-0 per i biancorossi. Sia Ciampino che Borgata si ritrovano, di nuovo, a far parte dello stesso girone in Prima Categoria. 

Caciara
Dopo quaranta secondi già scorre il primo brivido lungo la colonna dei granata: Cibuku è lanciato a rete ma viene anticipato da Pagano. Il portiere granata non trattiene benissimo e Muscara tenta il tiro spalle alla porta. Finisce alto, ma non di troppo. 

Christian De Sica Eccallà GIFfrom Christian De Sica GIFs
 

Eccallà, uno inizia subito a pensare al peggio. Tre minuti dopo è Imperiali a impegnare Pagano: tiro potente ma poco preciso. A parte i primi guizzi iniziali, la Borgata proverà a farsi vedere senza  minacciare troppo la difesa avversaria fino al 20′ quando Di Stefano, per la seconda volta, tenta di far breccia tra le maglie difensive avversarie e arrivare al gol. Due minuti dopo (al 22′) si segnala il cross di Piccardi con acrobatica sforbiciata di Cicolò, sporcata un po’ dall’intervento del difensore. Al 28′ succede il patatrac: Imperiali segna, quasi senza neanche averlo troppo voluto, su calcio di punizione. La disposizione in area trae in inganno Pagano che vede il pallone giungere troppo tardi all’interno del suo campo visivo. Placidamente, la sfera sorvola la barriera e va a gonfiare la rete. Gli animi cominciano a surriscaldarsi: Muscara commette un fallo da dietro – intenzionale – su Di Stefano e l’arbitra lo redarguisce col semplice giallo. In due minuti è un florilegio di falli tattici e non. Al 45′, ultimo guizzo del primo tempo, è opportuno segnalare la bordata di Proietti che impegna il bravissimo portiere avversario, Raparelli. 

Secondo tempo: altra partita

But here and now it’s a different storyline
Like the straw he is clutching
Why has the sky turned grey
Hard to my face and cold on my shoulder

Il cielo era grigio fin dall’inizio della partita ma, ringraziando Giove Pluvio, la pioggia è cessata fin dai primi minuti. Cielo grigio come nella canzone Falling down dei Duran Duran. “Cielo torvo” sulle facce dei granata che hanno davanti a sé lo spettro della terza sconfitta di fila contro un Ciampino che ancora deve vincere un confronto in campionato.
La ripresa è tutta un’altra storia: la Borgata gioca come sa fare e come ha dimostrato di saper fare. Al 4′ l’arbitra ravvede un fallo su sviluppo di un calcio d’angolo in favore della borgata: sarebbe stato il gol del pareggio ma l’urlo di gioia è strozzato in gola. Cinque minuti dopo Raparelli compie una prodezza sul colpo di testa insidiosissimo di Mascioli; due minuti dopo, la percussione di Proietti culmina con un passaggio rasoterra al centro dell’area piccola per Di Stefano il quale manca di pochissimo la palla. Giornata stortissima per l’ala granata: dà tutto e riceve solo tante occasioni non culminate col gol. Finalmente arriva il pareggio. Siamo al 13′ su sviluppo di punizione: Mascioli ne batte una delle sue, Raparelli respinge male e Chieffo non perdona. La Borgata non si ferma e, anzi, accelera: la trazione è integrale. Tre minuti dopo, così come al 28′, Di Stefano mancherà di nuovo il gol per pochissimo prima su servizio di Proietti, poi di Mascioli. Al 29′ l’unico errore del portiere avversario è sfruttato benissimo da Di Stefano: ruba la sfera all’estremo difensore, si dirige verso la bandierina del calcio d’angolo e serve Mascioli con un cross delizioso. La testa del 10 arpiona benissimo il pallone: Raparelli ci mette una pezza ma non ha fatto i conti con Cicolò. 2-1 e la speranza divampa.
Così come tutti i salmi finiscono con il Gloria, la beffa c’è pure stavolta: al 35′ arriva il pareggio del Ciampino con un gol fotocopia del primo. A nulla vale l’assalto all’arma bianca dei nostri per i successivi quindici minuti, in cui si segnala il palo colpito da Proietti al 42′.

È vero: c’è rammarico. Gli atleti a fine partita avevano il volto spento, il mister si consola con la presenza di tutti al bar del Pro Roma, sorseggiando una birra al termine della partita. La sensazione è quella di aver perso una vittoria e non quella di aver pareggiato dopo tre settimane d’inferno. In certe occasioni, però, va guardato quel che di positivo c’è stato: la Borgata è tornata a segnare e ha dimostrato di essere viva.
Passo dopo passo, costruirà anche i confronti a venire contro il Trigoria (domenica 5) e contro l’O.I.R. (domenica 12).

Il tabellino della quinta giornata di campionato | Prima categoria laziale | Girone G

BORGATA GORDIANI – POLISPORTIVA CIAMPINO  2-2

MARCATORI: 29’pt Imperiali (PC), 13’st Chieffo (BG), 30’st Cicolò (BG), 36’st Scala (PC).

BORGATA GORDIANI: Pagano, Proietti, Chieffo (36’st Casavecchia), Seydi, Mascioli F. (22’st Colavecchia), Caporalini, Di Stefano (38’st Cultrera), Pompi, Cicolò (31’st Cassatella), Mascioli M., Piccardi. PANCHINA: Ienuso, Capuzzolo, Neri, Ciamarra, Chiarella.
ALLENATORE: Fabrizio Amico

POLISPORTIVA CIAMPINO: Raparelli, Balducci (16’st Di Coste), Calenne (30’st Scala), Manfré (30’st Maialetti), Tadrous, Casale, Muscara, Imperiali (15’st Rosadini), Cibuku, Borrelli, Di Blasi.
PANCHINA: Marino, Boeretto, Fiorentino.
ALLENATORE: Giovanni Calvaresi [in luogo dello squalificato Ceccarelli come da comunicato ufficiale del 31/10/2023]

ARBITRA: Benedetta Gambucci (Roma1)

NOTE: Ammoniti: 22’pt Muscara (PC), 40’pt Seydi (BG), 6’st Proietti (BG), 33’st Di Stefano (BG), 37’st Di Coste (PC), 46’st Di Blasi (PC). Angoli: Borgata Gordiani 6 – 1 Polisportiva Ciampino. Recupero: 2’pt – 6’st

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I bergamaschi in Bolivia. Una chiesa con il popolo [«L’Eco di Bergamo» del 31/10/23]

Posted on 2023/10/31 by carmocippinelli

La seguente intervista è stata pubblicata sull’edizione cartacea de «L’Eco di Bergamo» del 31/10/2023. Felice e onorato di essere stato inserito nella pagina prima del Concilio, ho realizzato quest’intervista a Riccardo (pardon, Don Riccardo) quando io e Maria eravamo da lui in Bolivia.

Da Telgate a La Paz. Un viaggio, quello di Riccardo Giavarini (da poco don), che dura da 47 anni: «Sono qui da così tanto tempo che ormai mi sono innervato nella cultura di qui: non riuscirei a pensare di tornare in Italia”. Questo è quello che si sente di dire quando qualcuno gli chiede se si senta ancora un missionario (nel senso stretto del termine).

Eppure il legame che c’è tra Bergamo (e la sua provincia), La Paz, El Alto e altre località boliviane (Cochabamba, Santa Cruz e via dicendo) è più che evidente: basta andare alla parrocchia di Munaypata. Lì si viene accolti da un altro sacerdote bergamasco (Don Giovanni) e gli occhi occidentali arrivati in terra sudamericana non possono fare a meno di notare il grande murale che campeggia all’ingresso dell’edificio: “60 anni. Chiesa di Bergamo – Iglesia de Munaypata”. Un legame talmente solido che nel 2022 ha compiuto, per l’appunto, il ragguardevole traguardo di sei decenni di cooperazione e collaborazione.

 

«Prima di essere sacerdote sono stato quaranta anni insieme a mia moglie, Berta, morta di Covid due anni e mezzo fa» – ha raccontato Giavarini – «mi sento molto accompagnato da lei, anzi, non posso fare, organizzare e pensare progetti senza pensarla: sento forte la sua presenza e la relazione strettissima con lei». 

La vita di Don Riccardo, basti notare il predicato anteposto, è cambiata dal giorno in cui ha deciso di riprendere in mano la vecchia idea del sacerdozio: «Ora ho una parrocchia alla periferia di El Alto, mi sto integrando al clero locale e nel frattempo mantengo gli impegni che già prima caratterizzavano l’agire quotidiano: il carcere minorile “Qalauma”, dunque il tema della giustizia riparativa (insieme all’impegno analogo di Mario Mazzoleni a Santa Cruz); gli impegni legati alla Fundacion “Munacim Kullakita” [di cui ricopre la carica di direttore generale]; l’azione riguardante l’immigrazione di transito in Bolivia (di chi viene dal Venezuela, dalla Colombia, da Haiti per poter raggiungere il Cile o l’Argentina). Così come l’Italia.»

 

L’unione che c’è tra Bergamo e La Paz è piuttosto sui generis e ha inizio nel 1962. Tu che ci vivi da quarantasette anni, potresti spiegarci com’è avvenuto questo sodalizio?

«Succede che durante i lavori del Concilio Vaticano II dei vescovi boliviani si sono recati da Papa Giovanni XXIII e gli hanno rivolto una richiesta esplicita di aiuto a causa dello scarso numero di preti presenti nel paese. Il Papa accoglie questa istanza e coinvolge immediatamente il vescovo di Bergamo, gli gira la richiesta dei vescovi boliviani e da lì è cominciato tutto. Tra i due pionieri bergamaschi c’era Don Berto Nicoli e da allora sono giunti qui più di trecento persone dalla bergamasca tra preti, suore e laici». 

Quali sono stati gli interventi maggiori nella società boliviana in questi decenni?


«Si sono costruiti ospedali, scuole, parrocchie, centri d’accoglienza e centri per l’infanzia per bambini orfani con problemi familiari. Quest’ultima realtà, la “Ciudad del nino” prima era attiva a La Paz e ora s’è spostata nel sud-est del paese, a Cochabamba».

Spesso le missioni – o i progetti conseguenti – vanno sfaldandosi se non c’è ricambio generazionale, in questo caso l’intervento bergamasco è andato sviluppandosi sempre più, come in un costante crescendo, o sbaglio?


«È proprio così: c’è stata fin da subito una sorta di alleanza tra Bergamo e il clero di qui. Le città coinvolte non sono state solamente El Alto e La Paz ma anche Cochabamba e Santa Cruz. Molti preti si sono recati anche in zone rurali e montane fronteggiando molteplici difficoltà ma, da bravi bergamaschi, hanno affrontato le asperità con coraggio e cuore».



Un sodalizio così forte che ha fatto nascere il ‘Gruppo Bergamo’ fin dai primi giorni di presenza nella capitale boliviana, quest’anno sono “sessantuno candeline”.


«Ogni anno, a Pasqua e dopo il 2 novembre, ci incontriamo per un momento di ritiro, di studio della realtà nazionale e non solo. Stiamo parlando di un gruppo di residenti in Bolivia (attualmente circa 40) la cui porzione più folta tempo addietro era quella dei sacerdoti, ora la percentuale di laici è maggiore. Alcuni preti del gruppo sono stati anche eletti vescovi: Angelo Gelmi, Eugenio Scarpellini, Sergio Gualberti (arcivescovo di Santa Cruz), Eugenio Coter e sicuramente ne dimentico molti altri, ma il punto è che queste figure che ho citato hanno contribuito enormemente al rafforzamento dei rapporti tra la diocesi di Bergamo e la chiesa locale. L’altr’anno in occasione dei sessanta anni della presenza bergamasca a La Paz è venuto anche il vescovo Beschi proprio per celebrare questo anniversario».

E tu come ci sei finito qui?


«Sono arrivato qui da laico in alternativa al servizio militare ma comunque legato al “Gruppo Bergamo”, che già esisteva da qualche anno: era il 1976».



Come si è svolta la tua attività in quest’altra parte di mondo?


«Dapprima sono stato a La Paz, poi a Cochabamba, sempre con l’idea di continuare gli studi di teologia, dato che in Italia avevo conseguito la maturità classica in seminario. Dopodiché nella pastorale giovanile ho conosciuto quella che poi sarebbe diventata mia moglie: Berta. Da quel momento è cambiato l’orientamento vocazionale».

Certo è che negli anni ’70 e ’80 in Bolivia la situazione socio-politica non era molto stabile…

«Era il periodo delle dittature. C’era molta instabilità sociale, politica ed economica e durante l’ultimo colpo di stato sono riuscito a fuggire alla vigilia del golpe e non sono più potuto rientrare in Bolivia – insieme ad altri – per un periodo di tempo: ero schedato ed eravamo minacciati. Facevamo resistenza al regime dei militari: accoglievamo dirigenti dissidenti e li nascondevamo; facevamo formazione politica ai ragazzi; resistevamo partecipando anche ai movimenti sociali. Personalmente ho anche partecipato a uno sciopero della fame condotto dalle dirigenti minatrici che protestavano contro il generale Banzer Suarez (il cui golpe fu nel 1971) e in poco tempo questo movimento si è esteso in tutto il Paese».


Tu dove ti trovavi in quel periodo?


«Ero a Cochabamba ma subito mi sono attivato per prendere parte a questo movimento sociale molto vasto e diffuso in tutto il paese. E con lo sciopero della fame chiedevamo elezioni libere, il rientro di minatori esiliati, lo ‘stop’ alla repressione per i movimenti sociali, la libertà di associazione e via dicendo».

Il “Gruppo Bergamo” ha preso parte alla vita sociale e politica boliviana a tutti i livelli, non solamente nell’ambito religioso, dunque?


«Assolutamente. C’erano anche preti piuttosto impegnati politicamente in quanto formavano quadri dirigenti dell’Ipsp (‘Instrumento politico por la soberania de los pueblos’) cioè il movimento che ha dato vita al Mas (‘Movimiento al socialismo’), attuale partito di governo. Si impegnavano a proteggere le persone più esposte come alcuni dirigenti sindacali e li nascondevano nelle parrocchie o li facevano scappare in Perù. In quel periodo, poi, andavamo nelle carceri di massima sicurezza a incontrare e parlare con i prigionieri politici e le loro famiglie. Avevamo sviluppato un vero e proprio movimento di resistenza: il Monsignor Manrique (allora arcivescovo di La Paz) si era posto addirittura davanti ai carri armati dei militari per frenare con il suo corpo la violenza e la prepotenza dei militari».

Una chiesa che prende parte, una chiesa totalmente differente dal ruolo che spesso ha interpretato in America Latina nei confronti delle dittature cilene, ad esempio.


«Era una chiesa molto più coraggiosa, oserei dire. Una chiesa che ha pagato di persona, basti ricordare il martirio di Luiz Espinal, così come Alfonso Romero in altri contesti. Ma Espinal, gesuita e giornalista, aveva fondato un giornale che si chiamava ‘Aquì’ in cui denunciava forme di violenza, torture, casi di desaparecidos, chiusura dei mezzi di comunicazione e via dicendo. Durante l’ultimo colpo di stato, ad opera di Garcia Mesa, è stato torturato e brutalmente ucciso. Come lui, altre figure sono state capitali nella resistenza ai militari: i minatori, ad esempio, sono stati la colonna portante delle proteste e hanno rappresentato la punta più avanzata della coscienza civile e di classe sociale contro i vari golpe. Molti sono stati cacciati dalla Bolivia e non hanno più potuto far ritorno nel proprio paese. C’è poi da considerare che l’ex presidente Evo Morales si è formato anche grazie ad occasioni e momenti di formazione promossi dalla chiesa cattolica. Allo stesso modo molti dirigenti del Mas erano catechisti: alcuni hanno fatto bene, altri non troppo, ma “l’uomo è sempre l’uomo”».

Cos’ha lasciato (e cosa sta continuando a costruire) la presenza bergamasca in Bolivia?

«Penso che abbiamo lasciato (e continuiamo a farlo) un’impronta molto importante qui non tanto per le costruzioni o gli edifici eretti, quanto piuttosto riguardo la qualità dell’intervento effettuato. La gente di Bergamo è riuscita ad “inculturarsi” molto nella realtà locale: le parrocchie che venivano gestite da preti bergamaschi non erano solo luoghi di culto in cui si diceva messa e si professava una fede chiusa: erano luoghi aperti. Siamo intervenuti – e interveniamo – nell’ambito sanitario, scolastico e penitenziario, così come la formazione politica delle persone e riguardo l’emancipazione femminile».

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Un rigore al 90′ condanna la Borgata alla sconfitta

Posted on 2023/10/15 by carmocippinelli

Al campo di Via Demetriade arriva, infine, la prima sconfitta dopo due vittorie consecutive per i granata; allo stesso modo l’Almas doveva rifarsi di due pareggi contro Casal Bernocchi e G. Castello. 

La Borgata fin dal principio della partita sembra aver necessità di prendere le misure con il campo, certamente più ampio del ‘Vittiglio’, dal manto naturale anziché sintetico: l’assetto dei granata cambia due volte nei primi 45 minuti di gioco. L’Almas prova subito a spingere forte al 10′ con una manovra offensiva del duo Gavini-Iaccarini: Capostagno è vigile e manda in angolo. I biancoverdi vogliono realizzare subito il gol che sblocchi la partita: ci provano al 13′ e Chimeri è costretto a fermare di netto la cavalcata dell’ala locale rimediandosi un’ammonizione. Entrambe le squadre, fino alla mezz’ora, producono essenzialmente le medesime iniziative e manovre di gioco, annullandosi a vicenda. Attorno al 35′ la Borgata inizia a farsi vedere dalle parti di Mastrangeli con punizioni e azioni d’attacco, sebbene nessuna di esse vada in porto a causa del raddoppio su Cicolò: il capitano è, di fatto, limitato nell’azione e spesso l’arbitraggio condanna i movimenti del 9 granata ritenendoli fallosi. Al 43′ il rinvio di Capostagno coglie un Proietti lanciatissimo verso la porta: il nostro scarta il difensore, colpevole anche di un errore difensivo, ma a tu per tu col portiere in uscita tocca troppo morbidamente il pallone. Due minuti dopo è il colpo di testa di Chimeri su calcio d’angolo a far sospirare la panchina e gli spalti: l’incornata manda il pallone poco sopra l’incrocio dei pali.

La prima frazione di gioco si chiude, così, col risultato inchiodato sullo 0 a 0. 

Entrambe le squadre riprendono a giocare i secondi quarantacinque minuti di gioco con buona lena e caparbietà: nei primi undici minuti sia i granata che i biancoverdi tentano affondi reciproci, in ogni caso nessuno arriva mai a fondo. Al 16′ minuto la Borgata si scopre eccessivamente e Cimaglia lascia partire un tiro al fulmicotone che si stampa sulla traversa difesa da Capostagno. Al 21′ Mascioli illude tutti su punizione, una delle sue: il pallone finisce poco alto sopra la traversa. Da qui in poi si verificano costantemente i medesimi affondi da entrambe le parti: l’Almas tenta di sfondare le linee della Borgata e i granata tengono resistono sulla linea Gustav; allo stesso modo succede dalle parti della difesa locale. Il fattaccio arriva al 44′: rigore, netto, per l’Almas. Sambruni insacca e nonostante l’assalto all’arma bianca degli ultimi sei minuti di recupero, il risultato è 1-0 per i locali. 

Il tabellino della terza giornata di campionato | Prima categoria laziale | Girone G

ALMAS ROMA – BORGATA GORDIANI 1-0

MARCATORI: Rig 44’st Sambruni

ALMAS ROMA: Mastrangeli, Onofri (1’st Cesari), Puddu (33’pt Luongo), Bedotti (1’st Lorusso), Colonna, Sambruni (47’st Nardini), Iaccarini, Gavini, Corrado, Ciotti, Bizzoni. PANCHINA: Russo, Angiporti, Cimaglia, Passeri, Pedicino. ALLENATORE: [Nome non indicato sulla distinta].

BORGATA GORDIANI: 
Capostagno, Proietti (17’st Seydi), Colavecchia, Pompi (17’st Capuzzolo), Mascelloni, Chimeri (24’st Cassatella), Di Stefano, Mascioli F., Cicolò (31’st Chiarella), Mascioli M., Piccardi. PANCHINA: Pagano, Caporalini, Chieffo, Ciamarra, Cultrera. ALLENATORE:  Fabrizio Amico.

ARBITRO: Nicolò Mastrogiacomo (Frosinone).
NOTE: Ammoniti: 13’pt Chimeri (BG), 11’st Sambruni (A), 13’st Mascioli M. (BG), 25’st Gavini (A), 29’st Mascioli F., 36’st Cesari (A). Angoli: Almas Roma 4 – 5 Borgata Gordiani. Recupero: 2’pt – 6’st.

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L’annus horribilis della democrazia israeliana

Posted on 2023/10/12 by carmocippinelli

Benjamin Netanyahu, Primo Ministro di Israele dal 2009 quasi
ininterrottamente, a seguito dell’attacco palestinese ha dichiarato lo
stato di guerra e che l’esercito del paese (Tsahal) agirà con tutto il
potere necessario per far fronte alla situazione che si è venuta a
creare.
La realpolitik in questo caso è spietata: il
Primo Ministro tenterà – è facile supporlo – di recuperare terreno
nell’opinione pubblica e nella società israeliana dato che dalla
rielezione dello scorso anno, dopo la nascita di quello che la stampa
internazionale ha definito essere il governo più a destra della storia
di Israele, ha subito varie e imponenti contestazioni. Il
consenso è sceso a livelli piuttosto bassi e la società tutta si è
mobilitata contro di lui a partire dall’inizio dell’anno, quando il
contestato progetto di riforma del sistema giudiziario ha iniziato ad
essere discusso in Parlamento
(Knesset).

È bene riavvolgere il nastro e tornare al mese di febbraio, quando la
protesta approda anche nelle istituzioni: il Parlamento era chiamato a
dibattere attorno al pacchetto di leggi sulla giustizia. La revisione
del sistema giudiziario, che ha mobilitato le proteste per 29 sabati
consecutivi e portato 70mila persone in piazza pacificamente a Tel Aviv,
che ha fatto incrociare le braccia a gran parte dei settori produttivi
della società israeliana, era un punto centrale dell’iniziativa politica
del Primo Ministro. Se in Italia Giuliano Ferrara su «Il Foglio»
scriveva come non fosse tutto illogico nella riforma di Netanyahu,
dall’altra parte della Manica il «Guardian» avvertiva che le proposte di
legge approvate nella commissione parlamentare per la Costituzione la
legge e la giustizia avrebbero avuto due risvolti: la prima
quella del maggiore controllo da parte politica sulla nomina dei giudici
della Corte suprema. L’altra avrebbe consentito a una maggioranza
semplice della Knesset di annullare quasi tutte le sentenze della Corte
stessa.

È bene ricordare che lo Stato di Israele non possiede una Costituzione
scritta ma solo un insieme di Leggi fondamentali. Le problematiche
conseguenti sono facilmente intuibili dal lettore.

Se la piazza ribolliva, il parlamento non era da meno: l’opposizione
arabo-israeliana della sinistra comunista riunita nel gruppo
Hadash-Ta’al denunciava quello che sarebbe stato lo stato di Israele con
l’approvazione della Legge
. In una seduta del 5 febbraio 2023
al deputato Ofer Cassif è stato impedito non solo di continuare a
parlare dalla vicepresidente della Camera Nissim Vattori (Likud) ma è
stato anche allontanato con la forza. Le opinioni contrarie non erano
ben accette, con tutta evidenza. Così come non lo erano nemmeno
all’interno della maggioranza. Fiamma Nirenstein sul «Giornale» in
quella fase ha dato conto della cacciata del ministro della Difesa
Gallant che si era espresso pubblicamente contro quell’insieme di leggi.
Gallant lo sosteneva da destra, eppure a Netanyahu non è bastato il
rapporto personale che aveva con l’ex ministro per poter interrompere
quello politico.

La legge fondamentale voluta da Netanyahu è stata in parte
rimodulata e in parte ritirata ma la prima sezione è stata approvata in
luglio e l’estate appena trascorsa è diventata decisamente rovente.

La ‘clausola di ragionevolezza’ della Legge riguardo i provvedimenti
dei governi che favorirebbero comportamenti distorti (corruzione),
nepotismo e scelta di persone con gravi precedenti penali per l’incarico
di ministro è all’esame della Corte Suprema, così come gli svariati
ricorsi giunti sul tavolo dei giudici. Lo scontro tra poteri non è fatto secondario: in discussione è il fondamento della democrazia liberale in sé.
Potere esecutivo contro potere giudiziario, nonché la primazia di uno
sull’altro. Non un affare da poco, per quella che in occidente è
“l’unica democrazia della regione mediorientale”.

Articolo pubblicato su Atlante Editoriale: https://www.atlanteditoriale.com/lannus-horribilis-della-democrazia-israeliana/

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Ch(i)effollia, Borgata! Ne basta uno per stendere l’Atletico Diritti

Posted on 2023/10/09 by carmocippinelli

Nelle giornate classificabili come “ottobrate romane”, la Borgata riesce a vincere ancora nella seconda di campionato (ma prima in casa).
C’è da dire che sono arrivato con qualche minuto di ritardo e mi sono perso la punizione di Mascioli (Moreno) su cui voci incontrollate riferivano di un evidente errore arbitrale o di una svista. Ma se “occhio non vede, cuore non duole”, figuriamoci se l’occhio miope manco c’era: puro non-essere.

Cominciamo, dunque, col dire che i granata sembrano iniziare ad acclimatarsi al salto di categoria: il gioco c’è, non si perde mai la calma, se non per qualche momento in cui ci si distrae nelle retrovie. Oltre al gioco espresso, c’è anche e soprattutto da segnalare che al 38′ della prima frazione di gioco la Borgata avrebbe potuto tranquillamente essere in vantaggio: bordata di Cicolò dalla distanza, Ciliento (ex Ciampino City Futsal) non trattiene e manda in angolo. Sullo sviluppo di quel corner, battuto da Mascioli (Moreno), arriva l’altro Mascioli (Francesco) ad incornare il pallone e a trafiggere il portiere biancorosso. La palla è dentro, l’Atletico Diritti si dispera e nel momento di spannung l’arbitro alza il braccio: che fosse stato fallo o fuorigioco, non c’è dato saperlo. Gol annullato. Due minuti dopo è ancora Mascioli M. a provare la bordata dalla distanza ma il pallone s’impenna e finisce ben oltre la traversa.

Il secondo tempo è tutto della Borgata: la squadra di mister Amico ingrana la quarta e su ogni pallone si combatte e viene caparbiamente cercata l’azione che sblocchi la partita. Al 16′ è Cassatella che ha modo di controllare il pallone e coordinarsi per un tiro dalla distanza, Ciliento stavolta blocca sicuro. Un minuto più tardi Chieffo su rimessa laterale imbecca una rovesciata di Cicolò che avrebbe meritato miglior sorte, ma il tiro era troppo debole e  il portiere raccoglie agilmente. Al 25′ si teme il copione del primo gol subito contro il Casal Bernocchi: Konan Kwame percorre tre quarti del campo senza che la sua corsa venga interrotta, arriva alla fine del rettangolo di gioco, serve il centravanti Puddu. Il gol era già scritto se  non fosse stato per l’intervento di Pagano: se non ci arrivano le mani, ci pensa la coscia dell’estremo difensore granata. Il grido del gol è strozzato nelle gole dei biancorossi. Mister Amico, per un attimo diventa la rappresentazione vivente dell’Urlo del pittore Edward Munch:

Sventato il pericolo, finalmente arriva il gol del vantaggio, ma solo dopo sei minuti. Capostagno, entrato da neanche una manciata di minuti in sostituzione di Caporalini, riesce a tirare una bordata fortissima dalla distanza. Il pallone si stampa sulla traversa, rimbalza a terra: Ciliento è steso sul rettangolo di gioco e sul pallone ci arriva, corsaro, Chieffo che insacca dolcemente. Un fallo di mano in area di rigore per parte, in differenti momenti della ripresa, fa accalorare entrambe le panchine ma l’arbitro lascia sempre correre non ravvedendo gli estremi (spesso lampanti) per il tiro dagli undici metri.

Dieci minuti dopo Fraternali rischia l’autogol: retropassaggio di testa – troppo morbido – al portiere, Grimaldi non esce benissimo e Cicolò è ad un passo. L’estremo difensore riesce a salvare il salvabile e viene scongiurato il secondo centro.

Piccola nota finale: Ciliento, il portiere biancorosso, al 37′ si accascia e si contorce dal dolore dopo un’uscita in scivolata per difendere i pali a  seguito di un’azione d’attacco dei nostri. Sugli spalti si pensava che la staffilata di Cicolò, giunta nel basso ventre, provocasse giustamente dolore all’estremo difensore. C’era dell’altro:  Il pallone di Cicolò gli era arrivato – si pensava sugli spalti – nel basso ventre ma in realtà la situazione era ben più grave. Viene soccorso e si allontana dal campo zoppicando, non riuscendo ad appoggiare il pallone: il dolore era causato dal ginocchio. Gli facciamo auguri di pronta guarigione, anche se le facce dei sostenitori dell’Atletico Diritti, al termine della partita, dopo l’arrivo dell’ambulanza, non erano propriamente rosee.

 
 

Il tabellino della seconda giornata | Prima categoria laziale | Girone G


BORGATA GORDIANI – ATLETICO DIRITTI 1-0 

MARCATORI: 31’st Chieffo

BORGATA GORDIANI: Pagano, Proietti, Chieffo, Pompi, Mascioli F., Caporalini (28’st Capostagno), Di Stefano (24’st Seydou), Cassatella, Cicolò, Mascioli M. (39’st Cultrera), Piccardi (41’st Soru). PANCHINA: Casavecchia, Ienuso, Neri, Marku. ALLENATORE: Fabrizio Amico.

ATLETICO DIRITTI: Ciliento (37’st Grimaldi), Fraternali, Sawadogo, Savina (32’st Giarratana), Folcarelli (1’st Bentrovato), Gori, Konan Kwame (1’st Storgato), Nobili (22’st Falciatori), Puddu, Falciatori, Hossain. PANCHINA: Storgato, Deraco, Catalano, Puddu. ALLENATORE: Federico Stefanutti.

ARBITRO: Valerio Parenti (Aprilia)

NOTE: ESPULSO al 47’st Gianluca Falciatori (AD). A seguito dell’avvenimento, anche l’allenatore della squadra ospite viene allontanato dal rettangolo di gioco.
AMMONITI
: Nobili (AD), 6’st Proietti (BG), 12’st Bentrovato  (AD), 30’st Sawadogo (AD), 41’st Seydou (BG)
RECUPERO: 3’pt – 7’st 

Il video del gol del vantaggio

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Sanità pubblica e privata in Bolivia. Cercando l’assistenza capillare, trovando disordine generale

Posted on 2023/10/06 by carmocippinelli

La
raffinatezza architettonica non è quel che si direbbe un tratto
distintivo delle città boliviane: le abitazioni sono
spesso
incomplete e la gran parte (se non la totalità) d
ei
palazzi
,
delle
case,

dei
condomini e
degli
isolati sono lasciati a mattoni vivi. Ne deriva un colpo d’occhio
completamente uniforme,
che
ci si trovi nella città di La Paz, El Alto, Viacha e via dicendo.
Poche
tipologie di edifici sfuggono all’uniformità del
la

‘
dittatura
del
foratino’:
ospedali (dunque
ambulatori/centri
di salute, unità di pronto soccorso locale), scuole e palazzi
governativi.

Scuole
e ospedali sono tra gli edifici più curati non solo nelle grandi
città ma soprattutto nelle
piccole
cittadine e nelle lontane
comunità
montane,
anche
tra le
più
distanti dalla capitale: sono gli unici stabili ad essere stati
progettati diversamente dal resto delle urbanizzazioni circostanti,
nonché ad essere stati curati anche nei dettagli. Facezie a cui
spesso il costruttore boliviano non bada.

A
El Alto, nella zona di urbanizzazione chiamata “Villa Adela”,
persistono (o sarebbe meglio utilizzare il termine “resistono”)
due strutture sanitarie statali: il laboratorio di analisi (con anche
un piccolo centro di salute) e il policlinico. Entrambi prendono il
nome dalla zon
a
in cui sono collocati. Villa Adela è quel che si potrebbe definire
“quartiere”, se si dovesse comparare El Alto alle città italiane
od europee, tuttavia il paragone risulterebbe maledettamente forzato,
oltreché improprio. Nella diseguaglianza generale, a metà tra
edifici mezzo costruiti e mezzo abitati, tra strade asfaltate che
cedono immediatamente il passo a vie completamente sterrate, alle
spalle della centrale “Plaza de la Cruz”, sorge un piccolo
“centro di salute” privato chiamato “Jesus obrero” (Gesù
operaio).

[“Feliz
sani
dad”]
Centro di salute e livelli di assistenza
.

La
traduzione dell’espressione castigliana “centro de salud”
letteralmente e teoricamente sarebbe “centro di salute” e vale
tanto per le strutture private quanto per quelle statali.
Stiamo
parlando di
quel
che in Italia potrebbe essere

un centro di prima assistenza
(un
centro ambulatoriale, sia perdonata l’espressione impropria)

per
i

pazienti che vi si recano ma il “Jesus obrero” in particolare
possiede anche piccoli ambulatori interni per il ricovero di un
numero pur limitato di
persone,
un pronto soccorso e un centro di cure palliative.

Cercare
di comprendere una realtà così distante come quella boliviana
impone un distacco piuttosto imponente da parte del lettore riguardo
la situazione della sanità italiana.

La
presidenz
a
di Evo Morales (la prima
nello
specifico
)
ha tentato di portare la sanità boliviana ad un livello che fosse il
più vicino al bisogno della popolazione cittadina, specie in
situazione di rapido ed esteso sviluppo delle realtà urbane attorno
a La Paz.
Ad
esempio
El
Alto ha superato la popolazione della prima capitale boliviana
in
neanche trenta anni di vita

andando oltre il
mezzo
milione

e
provocando conseguentemente un graduale spopolamento di La Paz.

Ma
potenza e atto divergono terribilmente,
tanto
in ambito filosofico quanto legislativo-politico,
e
nonostante lo sforzo governativo negli anni la questione dell’accesso
alle cure rimane una tra le grandi diseguaglianze della Bolivia.

Livelli
di assistenza e di intervento
«Il
sistema della sanità boliviana è articolato su livelli, dunque
esiste un primo, un secondo e un terzo livello»

per quel che riguarda la struttura sanitaria nonché l’intervento
nell’ambito del contesto sociale in cui è inserita. A parlare è
il Dottor Javier Muñoz,
nato
a Bilbao
,
responsabile del centro di cure palliative del centro “Jesus
obrero”, componente della Fundación Adsis e da tredici anni in
missione in Bolivia
1.
Tutto il sistema sanitario boliviano si aggrega attorno all’acronimo
Sus (sanità universale e sicura).

«Il
primo livello

– descrive Muñoz –

è quello che potremmo considerare di base: in questi centri,
solitamente non molto grandi di dimensione, è possibile trovare un
medico pediatra e uno di medicina generale»
,
nonché a personale preposto all’assistenza dei bambini.

Man
mano che si sale nella gradazione dell’intervento sanitario
boliviano si possono trovare: ambulatori specifici d’intervento per
i pazienti, sale d’attesa, piccole sale preposte per i degenti che
necessitano di un’operazione chirurgica non troppo invasiva.
Dopodiché si hanno veri e propri policlinici e cliniche
specializzate, nonché centri
ad
hoc

– come ad esempio
quelli
oncologici – che possono essere considerati di quarto livello. 

«Sembra
tutto molto ordinato e razionale

– dice Muñoz –
ma
in realtà non lo è»

e il medico non sembra dirlo dal suo punto di vista peculiare di
specialista nel centro di cure palliative in un centro di secondo
livello privato (che ormai si autogestisce, che è propaggine della
chiesa cattolica, dipendente solo dalla parrocchia omonima e dalla
Fundaciòn Sembrando
Esperanza
), il punto è che i vari
gradini
della scala

rispondono ad autorità diverse. Un esempio?
«Il
primo e il terzo livello dipendono dal Ministero della salute dello
Stato plurinazionale di Bolivia mentre il secondo dipende
dall’autorità locale
2.
Questo significa

– afferma Muñoz –
che
se al governo c’è un partito politico e al governo locale un
altro, la situazione
che
ne deriva è

decisamente caotica»
.
Rapportare quanto detto alla situazione politica che sta vivendo la
Bolivia, dal
fraude
electoral

in poi, fa ben capire cosa intende il dottor Muñoz per “situazione
di caos”.

Privato,
certo, ma con de
lle
condizioni
:
«Il
centro “Jesus obrero”, così come molte realtà analoghe, fa
parte di una rete chiamata “Rete pubblica di assistenza”:
forniamo assistenza gratuita per quel che riguarda i vaccini contro
il Covid-19, la tubercolosi e quelli relativi all’antirabbica dei
cani
3»,
dichiara Muñoz.

Già,
il Covid-19. Al lettore occidentale torneranno in mente i centri di
vaccinazione, la voce nasale del Primo Ministro Conte che annunciava
la chiusura totale di scuole e attività produttive e l’esecutivo
che lavorava alla luce del sole e non

«col favore delle tenebre»
.
In Bolivia solo dal 1 agosto 2023 le autorità di governo hanno
interrotto l’utilizzo obbligatorio della mascherina decretando la
fine dello stato di emergenza.

«L’intervento
nei confronti della cittadinanza
nella
città di

El Alto, dal punto di vista del centro di cure palliative, è quello
di fornire un accompagnamento dignitoso del passaggio dalla vita alla
morte di malati terminali: moltissimi contraggono il cancro qui»
.
Contrariamente a quanto ipotizzato, forse troppo sbrigativamente da
parte di chi scrive, dopo aver visto l’enorme inquinamento sia
alteño
che
paceño,
la maggiore incidenza di tumori nella popolazione non è all’apparato
respiratorio o cardiaco. Muñoz:
«nella
popolazione femminile riscontriamo un’altissima incidenza di tumori
al collo dell’utero e alla cervice uterina, in quella maschile allo
stomaco e a tutto l’apparato digerente in generale»
.

Gli
ambulatori pubblici delle comunità montane
Cairoma,
2.494 anime, poco distante da Viloco,
è un centro abitato situato a poco più di 4600 metri d’altitudine.
Seppur distante svariate ore (sei, tre di autostrada e tre su uno
sterrato con continui strapiombi) di automobile dalla Capitale, è
parte di quello che in Italia tempo fa avremmo chiamato “provincia”
di La Paz, ma la legge locale preferisce il termine “municipio”.
Così, Cairoma fa parte di uno degli 87 municipi del territorio di La
Paz. La regione di Loyaza (di cui è parte anche Cairoma) è montana
e piuttosto estesa (3.360 chilometri quadri): la popolazione locale è
aymara così come lo è la prima lingua, solo in secondo luogo viene
parlato il castigliano; le strade sono tutte sterrate e non sono
agevoli per scambi e spostamenti frequenti da un centro abitato
all’altro.


Si
fa presto a dire “La Paz!”. Chi abita i luoghi di questi
territori ha poche scelte: andare a lavorare in miniera a Viloco,
lavorare i campi oppure andare via e dirigersi verso La Paz. Cairoma,
ai piedi dell’Illimani e della cordigliera, rappresenta una
piccola-grande attrazione per i centri limitrofi di Acha Pampa,
Huerta Grande, Machacamarca, Tucurpaya, Colpani, Torre Pampa, Yunga
Yunga.
Tuttavia in ogni comunità, in ogni centro abitato
piccolo o grande che sia, ci sono tre cose fondamentali per far sì
che la popolazione non scappi troppo in fretta: una “unidad
educativa”, ovvero l’equivalente di un Istituto Comprensivo; un
“centro de salud”, cioè un piccolo ambulatorio che può anche –
ma non sempre – avere piccole stanze per ricoveri; un campo di
calcio che spesso è utilizzato anche da campo di futsal e
pallacanestro, essendo state costruite anche le porte più piccole
con sopra il cesto da basket. Il tutto è decisamente versatile e
adattabile alla circostanza.

Al
“Centro de salud” di Cairoma veniamo accolti dalla directora
Patricia Guarachi Flores
e dall’operatrice
ausiliaria
con più anzianità
di servizio Rosa Patricia Quispe Chambi.

La
direttrice è nata a Cairoma ma la vita l’ha portata a trasferirsi
in un’altra comunità:
«Vengo
da Yunga Yunga4
e risiedo qui al centro per ventidue giorni al mese, con otto giorni
di riposo dal lavoro»
.
Per la verità le due comunità distano solamente cinque chilometri
ma, a causa delle strade, c’è da mettere in conto un viaggio da
compiersi rigorosamente con mezzo privato (macchina) e che può
durare anche un’ora (sola andata).

«In
teoria potremmo tornare a casa dopo le otto ore lavorative ma
praticamente dormiamo tutte e tutti qui», dice Guarachi Flores
«la
famiglia è praticamente abbandonata» dice sconsolata mentre culla
suo figlio in carrozzina. Poi fa spallucce: «asì es el trabajo5»
,
così è il lavoro,

«il salario è solo per le ore lavorate perché il contratto
prevederebbe il ritorno a casa, ma – come detto – la strada è
piuttosto lunga e allora rimaniamo qui. Certo: se ci dovessero essere
emergenze notturne, in quel caso prendiamo di più».

Ad
ogni modo, va considerata molta frammentazione contrattuale del
personale presente nei vari centri, come già accennava Muñoz del
centro “Jesus Obrero”: gli autisti dei mezzi (ambulanze e mezzi
di trasporto per campagne di prevenzione e vaccinali) vengono
contrattualizzati dal governo municipale autonomo locale, il
personale medico è diviso a metà tra chi è nominato
dall’alcaldìa
e da altre istituzioni, allo stesso modo vale per gli infermieri.

Lo stipendio base per un’infermiera si aggira attorno ai 2.800
bolivianos
mensili,
ovvero poco più di 380€. Potrebbe sembrare una buona retribuzione
per gli standard a cui è abituata la Bolivia, ma la direttrice ci
informa che
le
infermiere e gli infermieri non hanno diritto a rimborsi per la
distanza o a sgravi fiscali come accade per il personale medico.
«Medici,
dottori e chirurghi partono da una base di 6.000 bolivianos»
,
poco più di 800€
.

Ambulatori,
interventi, parti in casa
L’organizzazione
del lavoro è piuttosto complessa per delle unità di intervento come
quella in oggetto: all’interno del municipio di La Paz si distingue
la rete di intervento urbano6
e la rete di intervento rurale. Il centro di salute di Cairoma fa
parte della rete rurale di ambulatori e ha:
«quattro
aree territoriali limitrofe d’intervento per emergenze,
vaccinazioni, parti e interventi di primo soccorso. Così come c’è
qui a Cairoma è presente a Viloco»
,
afferma la direttrice.
«Se
c’è un’emergenza, a seconda della vicinanza con il centro più
vicino, interveniamo e forniamo assistenza gratuita a quel paziente,
qualora – ovviamente – sia iscritto al registro pubblico di
cittadinanza»
.
Avere una residenza equivale a poter usufruire alla sanità pubblica.
«Ci
sono persone, però, che non risultano nel registro»

e preferiscono l’assistenza privata, «anche se dobbiamo comunque
fornire un’assistenza minima anche per loro»: le persone che
«
pagano
un’assicurazione sanitaria o che sono iscritte ad una cassa
professionale hanno diritto ad altro tipo di intervento»
.
La realtà di La Paz, in cui è possibile venire curati da una
struttura privata, non è replicabile ai piedi della cordigliera: la
sola struttura che recepisce l’iniziativa privata in ambito
sanitario di tutta la provincia di Loyaza è a Viloco. C’è poi
anche chi non ha un documento:

«i bambini fino a un anno non hanno carta d’identità o non sono
registrati con un certificato di nascita, spesso a causa della
famiglia».

Nascere
a 4500 metri d’altezza

Sebbene
i centri abitati del territorio di Loyaza abbiano numeri piuttosto
contenuti, i bambini rappresentano una fetta molto grande della
popolazione locale.
«Fino
ad oggi, al mese di agosto, ci sono stati nove parti dall’inizio
dell’anno nella cittadina di Cairoma: quattro nel centro di salute
e cinque a domicilio»
,
ha dichiarato la direttrice. All’anno, in media, ci sono venti o
trenta parti l’anno.

L’intervento
sanitario, ad ogni modo, deve tener conto del retroterra culturale
della popolazione aymara: le vaccinazioni non sempre sono accettate
dalle popolazione (specie se si tratta di quelle legate al Covid-19),
i rimedi sono naturali e in generale c’è diffidenza verso
ospedalizzazioni e medicazioni. Se si tratta di parti e di nascite
che coinvolgono ragazze minori o da poco maggiorenni, la questione è
ancora più accentuata.
«Molte
famiglie preferiscono non rivelare che la loro figlia è in stato
interessante: a volte siamo chiamati a intervenire per far partorire
la puerpera che non ha effettuato neanche un controllo preliminare»
.
Lo stigma sociale è piuttosto forte. «Si partorisce in casa in
molti casi» ha dichiarato l’ausiliare infermiera Rosa Patricia
Quispe Chambi:
«non
è un male la nascita in casa, ma a Cairoma non ci sono ostetriche e
personale specializzato. D’altra parte, la donna che rimane incinta
non sempre ha interesse nel seguire un percorso di monitoraggio
della
gravidanza:
il nostro intervento, spesso, è solo nella fase finale della
gravidanza nonché della nascita»
.
«Dobbiamo essere sempre pronte all’emergenza: se dovessero
presentarsi complicazioni, dobbiamo andare in città, a La Paz»
,
dicono sorridenti Flores e Chambi ma la domanda sorge spontanea:
“sono cinque ore di macchina, come riuscite a gestire un’emergenza
con distanze così ampie e una strada così impervia?”.
Sorridono:
«corremos
como locos!»
,
corriamo come pazzi. 

Note

1
https://www.fundacionadsis.org/es/quienes-somos

2
Il termine che ha utilizzato Muñoz è stato “alcaldia”.
Letteralmente l’alcalde è una figura a metà tra il sindaco e il
presidente di regione. Esiste anche una “sub alcaldia”: anche in
questo caso, se rapportato all’Italia, potrebbe essere considerato
tra un vicario e un sottoposto dell’alcalde
.

3
Sebbene possa sembrare un tema secondario, in realtà non lo è
affatto. A La Paz e soprattutto a El Alto è facilissimo trovare
gruppi di cani randagi inseguire macchine, moto, terrorizzare ignari
passanti, cercare cibo nei cumuli di immondizia ai lati della
strada, bere acqua dai canali di scolo delle fognature (specialmente
a El Alto). Molti hanno un padrone ma è proprio quest’ultimo a
disinteressarsi dell’animale. Sovente accade che un cane si trovi
nel bel mezzo delle trafficatissime strade della città rischiando
la vita. Non è affatto raro trovare carcasse di cani ai lati delle
autostrade (non illuminate) che portano a Copacabana o a Patacamaya.
Vien da sé che il tema dell’antirabbica non è secondario sia a
La Paz, sia a El Alto.

4
Letteralmente yunga significa
“foresta”. In aymara quando una parola si ripete sta a
significare un rafforzativo o una demarcazione in senso più forte
di quella parola. In questo caso possiamo presupporre che il
riferimento sia al fatto che la foresta sia più fitta del normale.

5
“Così è il lavoro”.

6
In tutto sono quindici reti rurali, Cairoma fa parte della
quattordicesima e comprende le aree di Cairoma, per l’appunto,
Malla, Luribai e Yaco. La rete urbana, d’altra parte, non
comprende altre città al di fuori di El Alto e La Paz.

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Fraternità cairomense

Posted on 2023/10/05 by carmocippinelli

Ad agosto, mentre a Roma si boccheggiava per il caldo, in Bolivia faceva un freddo cane. A Cairoma, poco più di duemila anime a ridosso dell’Illimani e a 4.600 metri di altezza circa, ancora di più. Certo è che se il cielo era terso e non c’erano nuvole, il sole bruciava la faccia: allora sì, il caldo si sentiva.
Scoprirsi amici a quell’altitudine, cercare reciprocità per cose quotidiane, stare vicini quando c’era da stare juntos, fa un certo effetto: si è solidali in tutto e anche la convivenza e la condivisione di spazi diventano fattori unificanti e occasione per essere un tutt’uno. Scherzando, con Letizia e Francesca, abbiamo detto che a Cairoma è nata la fraternità composta da tre bergamasche e un romano. 

Specie a partire da questa foto: Maria ha allontanato il braccio per prenderci tutti, ha premuto il pulsante sullo schermo per scattare. Sentivamo di essere troppo distanti, ci siamo rimproverati bonariamente tra tutti: ho allargato le braccia cingendo dalla spalla sinistra di Maria alla destra di Francesca.
La prima foto è da “perfetti sconosciuti”, la seconda da “famiglia felice”.

Viva la famiglia felice di Cairoma!

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Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

Un sogno per la Borgata Gordiani!

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