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Autore: carmocippinelli

Tempo di gioire: seconda vittoria consecutiva (1-3) al “Moscarelli” [con pagelle – ma non vi ci abituate troppo, eh]

Posted on 2023/02/12 by carmocippinelli
Quando uno si immagina le “trasferte”, di solito, pensa a posti lontanissimi, difficilmente raggiungibili (specie tra le categorie dilettantistiche), oppure al costo del viaggio perché le distanze da colmare sembrano infinite. 
La trasferta di una mesta domenica elettorale è, però, a Via Selinunte, al Quadraro. Precisamente al campo “Marco Moscarelli”, casa dell’Accademia Real Tuscolano Calcio. Semmai questo articolo dovesse arrivare sotto gli occhi di qualche giocatore/componente/dirigente accompagnatore della squadra locale non me ne voglia: abbrevierò il nome in “Real Tuscolano”. 
Campo in erba naturale, quindi di fango nel reparto difeso da Poma e Mariani, quindi terra ai bordi e nei punti più calpestati. Un campo pienamente “dilettantistico”: pochissima distanza fra terreno di gioco e gradoni, se non fosse per la rete di protezione che divide i due ambienti. Dietro il campo corrono gli sferragliamenti dei convogli regionali appena ripartiti da Capannelle.
Mascioli “cucchiaia”, Cirmizi risponde
La Borgata parte subito forte ma l’occasione che arriva al quinto minuto è quella che di solito si chiama “d’oro” non a caso: Mascioli è solo appena fuori l’area piccola difesa da Mariani, stoppa col petto, si coordina e spedisce fuori di un nonnulla.
Inizia l’assalto all’arma bianca dei nostri: al decimo si reclama un rigore per un fallo di mano, gli undici granata si sbracciano e indicano il gomito all’attento direttore di gara ma non c’è verso di far cambiare opinione a Cielo (alto cielo bluuu / quanto spazio c’è lassùùù).
Il Real Tuscolano prova a farsi vedere un minuto dopo l’episodio citato: al 13′ una punizione al limite dell’area rimediata da Pepperosa potrebbe rivelarsi pericolosa. Lo schema scelto non è tra i più felici e i due tocchi si trasformano in un passaggio per la difesa della borgata che libera l’area immantinente. Tre minuti dopo la partita si sblocca: Di Stefano, in uno dei suoi soliti slalom (quasi a imitare quelli di un giovane Gianfranco Zola), lascia sul posto la difesa avversaria e il portiere Mariani è costretto a buttarlo giù in area. Cielo (che è sempre più blu) non ha dubbi: rigore. 
Cucchiaio di Mascioli e gol dell’uno a zero. 
Attorno alla mezz’ora il gioco inizia a peccare di staticità: la Borgata sembra non voler spingere più di tanto per cercare il raddoppio e il Real ci prova ma senza incidere. Scintille al 40′: un episodio – che nessuno ha ben capito com’è nato – ha portato le due squadre ad interrompere il gioco per regolare verbalmente i conti. Ne nasce una contesa che coinvolge entrambe le squadre. Due minuti dopo il Real pareggia con una bella azione corale conclusa con un tocco morbido di Cirmizi. Primo e unico guizzo della squadra locale. Cirmizi (uno dei migliori in campo della squadra locale in maglia grigia) ci riproverà due minuti dopo ma Poma non concede sconti: hic manebimus optime. 

Real in 10: Borgata avanti su tutti i fronti
Tre minuti dopo il fischio di Cielo (questa stanza non ha più pareeetiiii ma albeeeriii) per l’inizio della ripresa, la Borgata è già in avanti ed ecco il secondo patatrac difensivo della squadra locale: pressing di Di Stefano su Plebani e Rotondo, quest’ultimo rischia il retropassaggio al portiere per far ripartire l’azione. Di Stefano scatta e va ad insidiare l’estremo difensore, sta per togliergli il pallone ma viene messo giù: ancora un fallo del portiere, ancora un cartellino giallo, dunque l’espulsione e – di nuovo – rigore. 
Il solito Mascioli trasforma il tiro dagli undici metri portando nuovamente in vantaggio la Borgata. 

Il Real in 10 sembra voler continuare a dire la sua ma la difesa granata  (ad eccezione di qualche momento di defaillance) tiene bene, sebbene mister Amico abbia scelto di far riposare Pompi e Chieffo (che comunque entrerà al 34’st per sostituire Mascioli iuior). 

Un altro errore difensivo del Real consegna il pallone a Cassatella e il numero 8 granata sa cosa si deve fare in questi casi: segnare e chiudere la partita. Al “Moscarelli” finisce, sostanzialmente, al 38′ della ripresa: la Borgata conquista tre punti preziosissimi e torna in seconda posizione a -3 dal Torrenova Footballclub, uscito con le ossa rotte dalla trasferta al “XXV Aprile” di Pietralata contro la Liberi Nantes che supera l’Alba Roma e balza in avanti provando ad uscire dalla secca della zona retrocessione. 
“Chi viene vale, chi non viene non vale”

Il tabellino della quattordicesima giornata di campionato | Seconda Categoria Laziale | Girone F

ACCADEMIA REAL TUSCOLANO CALCIO – BORGATA GORDIANI 1 – 3


MARCATORI: 
18’pt (rig.) Mascioli M (BG), 42’pt Cirmizi (RT), 9’st (rig.) Mascioli M (BG) 37’st Cassatella (BG)

ACCADEMIA REAL TUSCOLANO CALCIO: Mariani, Plebani (33’st Vitelli), Rotondo, Arrigoni, Mazza, Perrozzi, Pepperosa (6’st * Barbati), Pascucci, Cirmizi (19’st Paolacci s.n.), Trombetta (33’st Marini), Ladogana PANCHINA: Cecilia, Catalano, Grappasonni. ALLENATORE: Fabrizio Saccucci

BORGATA GORDIANI: Poma, Piccardi, Colavecchia, Mascioli F. (34’st Chieffo), Mascelloni (11’st Alfonsini), Chimeri, Di Stefano (38’st Ciamarra), Cassatella, Chiarella (29’st Cicolò), Mascioli M. (49’st Barsotti), Proietti PANCHINA: Capuani, Pompi, Casavecchia, Corciulo. ALLENATORE: Fabrizio Amico

ARBITRO: Mirko Cielo (Roma1)

NOTE: Espulso al 9’st Mariani (RT) per doppia ammonizione. Ammoniti: 17’pt Mariani(RT), 22’pt Trombetta (RT), 27’pt Piccardi (BG), 2’st Mascioli M (BG) per simulazione, 6’st Mariani (RT), 15’st Colavecchia (BG), 44’st Cassatella (BG). Angoli: Accademia Real Tuscolano Calcio 1 – Borgata Gordiani 2. Recupero: 1’pt – 6’st


Piccola avvertenza
* Non è certo che sia entrato il numero 13 Barbati. Chi si immaginava potesse essere il sostituto (cioè il senza numero indicato sulla distinta) è entrato al 19’st sostituendo Cirmizi. Avendo indossato la divisa da portiere dopo essersi tolto la giacca a vento, l’informazione potrebbe essere inesatta, dato che nella lista non era presente il numero 12 (o il 21).

Le pagelle [ma non vi ci abituate, eh]

Poma 8: Sempre attento su ogni pallone: se manca lui, tutta la difesa granata soffre infinitamente (Ciampino docet).
Piccardi 8: Trotta, vola sulla fascia e poi stoppa, crossa macinando chilometri. È l’uomo di cui ha bisogno la difesa e il reparto offensivo: se ce lui in campo, non c’è da temere.
Colavecchia 7: Partita di sacrificio e su un campo non facile con avversari pronti a vender cara la pelle.
Mascioli Francesco 6,5 (dal 34’st Chieffo s.v.): Manca qualche rimpallo ed è sembrato non essere in partita fin dal primo minuto ma, ad ogni modo, porta a termine quel che il mister gli ha chiesto di fare. 
Mascelloni 6+ (dall’11’st Alfonsini s.v.): Non tutte le domeniche sono buone, non tutti i palloni sono “tondi” e gli avvallamenti del campo non hanno giocato a favore del pilastro difensivo granata. Nada te turbe!
Chimeri 7,5: Indossare la maglia numero 6 (di capitan Zannini) è roba che conta, dalle parti della Borgata. Onora maglia e ruolo con tutto se stesso. 
Di Stefano 8,5: Sguiscia come solo lui sa fare, lascia al palo la difesa avversaria; rimedia due calci di rigore per la gioia di Mascioli. Solo che ora deve tornare a segnare, altrimenti Moreno prende il largo e poi chi lo sente più!
Cassatella: 8+: In campo è la certezza della squadra: lui e Pompi insieme sono come Eurialo e Niso. Era da solo, stamattina, ma ha segnato e ha coordinato il centrocampo come solo lui è in grado di fare.
Chiarella 6: Manca il gol dalla partita con la Football United ma tutto il muro granata è con lui. 
Mascioli Moreno 8,5: Due rigori trasformati, tanti cross andati in porto ma a cui è mancato quel quid in fase di realizzazione, +2 nella classifica marcatori: what else?
Proietti 6,5: “Corri, ragazzo, laggiù!”. Più volte ha tentato il colpo di prima à la Football Manager senza riuscirci. 

Il gol dell’1-2 di Mascioli

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XLI

Posted on 2023/02/11 by carmocippinelli
Qualunque sarà l’epilogo di questa terribile vicenda, rimarrà indelebile la macchia per cui gran parte della classe dirigente, della politica e dei relativi apparati, dell’opinione pubblica e della stampa tutta (ad eccezione di pochi casi isolati(ssimi) ha colpevolmente accomunato anarchia e mafia. 
“Ideologia”, dicono, “Dio ce ne scampi dall’ideologia che non fa analizzare e leggere i fatti con cognizione di causa e con pregiudizi!”. Eppure chi ha condannato aprioristicamente, chi ha giudicato prima ancora dei giudici, chi ha diffuso notizie che non doveva diffondere, chi ha sovrapposto eversione criminale con idee e metodi che non condivideva è ideologia.
L’ideologia della protervia e della superiorità. L’ideologia dell’egoismo. 
L’ideologia del pensiero unico della “società libera”.

Quello che segue è uno stralcio di un articolo pubblicato su «Il Riformista» che aggiorna delle condizioni di salute del detenuto Alfredo Cospito – 11/02/2023, ore 19:18 – https://www.ilriformista.it/alfredo-cospito-trasferito-in-ospedale-rifiuta-anche-gli-integratori-pesa-71-chili-e-a-rischio-edema-cerebrale-343353/

Alfredo Cospito è stato trasferito dal centro clinico del carcere di Opera al reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano. Da quanto si è appreso da ambienti carcerari e giudiziari milanesi, per l’esponente anarchico, che si trova al 41 bis e che sta portando avanti lo sciopero della fame da quasi 4 mesi, si è reso necessario il ricovero ospedaliero in quanto, oltre al cibo, si rifiuta di assumere anche gli integratori. A stabilire il trasferimento in una delle camere riservate ai detenuti in 41 bis dell’ospedale sono stati i medici dopo averlo visitato. A disporre il suo trasferimento è stato il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Secondo quanto riportato dall’Ansa, Alfredo Cospito pesa 71 chili ed è a rischio di edema cerebrale e aritmie cardiache potenzialmente fatali. E’ quanto ha riferito il medico di parte all’avvocato Flavio Rossi Albertini dopo la visita effettuata in carcere oggi a Opera. L’anarchico, in base a quanto aggiunge il medico, “è determinato ad andare avanti con la protesta. E’ lucido e cammina sulle proprie gambe”. Il consulente ha definito le condizioni “serie”. “I parametri tengono ma basta poco perché la situazione precipiti senza dei segni particolari di allarme” preventivo, ha aggiunto.
“Ho preso visione della cartella clinica, la situazione da un punto di vista fisico è di importante debilitazione ma è presente a se stesso, lucido e determinato”. E’ quanto ha detto ai microfoni della Rai Andrea Crosignani, medico scelto dalla difesa dell’anarchico Alfredo Cospito in sciopero della fame, dopo averlo visitato in carcere a Opera. “La debilitazione unita alla determinazione purtroppo non è un buon segno”, ha aggiunto.
“Alfredo mi sembra determinato ad andare avanti sulla sua protesta. Anche se ho cercato di convincerlo a riprendere il potassio per ridurre il rischio di queste aritmie”. Lo ha detto Andrea Crosignani, medico scelto dalla difesa dell’anarchico Alfredo Cospito in sciopero della fame, dopo averlo visitato in carcere a Opera. Il detenuto è “senz’altro lucido. Dal punto di vista generale l’ho trovato ancora in condizioni accettabili – ha aggiunto -. E’ arrivato da me camminando. Diciamo che è una situazione complessivamente seria, che anche se i parametri vitali tengono ma quando si arriva a questa situazione ci vuole veramente, veramente poco, perché la situazione precipiti. Perché in questi casi la situazione precipita senza che ci siano dei segni particolari di allarme. Ho parlato con la cardiologa che mi ha segnalato un possibile rischio di aritmie fatali”.
Intanto continua la mobilitazione in piazza per Cospito che è “un elemento di grande attenzione” ma non soltanto con riferimento agli episodi delle ultime settimane perché “è un’attenzione continua e abbastanza risalente nel tempo”, ha detto il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al termine del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. “Il fenomeno – ha dichiarato – è oggetto delle nostre attenzioni qui come altrove. Torino non sta vivendo una situazione diversa rispetto ad altre parti del Paese”.
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Le forze politiche alle Camere e le posizioni sul 41bis – Atlante Editoriale

Posted on 2023/02/09 by carmocippinelli
Le opposizioni depositano una mozione contro il sottosegretario Del Mastro Delle Vedove, lui si giustifica asserendo che non ha compiuto nulla di male e che quanto detto da Donzelli in aula non era sottoposto ad alcun segreto. Il Ministro Nordio parlerà il 14 febbraio alle Camere ma nel frattempo le opposizioni hanno trovato una unità – par di capire solamente burocratica e tattica – sulla questione che riguarderebbe i due esponenti di Fratelli d’Italia. Donzelli e Del Mastro Delle Vedove, stando alla cronaca politica di questi giorni, condividerebbero l’appartamento di Roma in cui vivrebbero entrambi, dunque quanto pronunciato in Aula da Donzelli sarebbe stato riferitogli dal collega di partito. Anche il Guardasigilli nell’informativa del 1 febbraio ha minimizzato e stabilito come quelle informazioni non sarebbero segrete né sia stato rivelato nulla di particolarmente scottante dal Vicepresidente del Copasir Donzelli (Fd’I). Riecheggiano le parole di Bruno Tabacci (Centro democratico – Partito democratico – Italia democratica e progressista) della scorsa settimana: 

«La questione che è emersa nella giornata [di martedì 31 gennaio] è quella relativa all’utilizzo improprio di documenti che il ministro Nordio ha definito “sensibili” ma a me non risulta che a un deputato sia consentito di andare dal Capo di Gabinetto e prendere visione di documentazione di una certa natura e che riguardano un dipartimento così delicato». 

Quello che emerge, ha detto poi Tabacci a «Radio Radicale» è sia il Caso Cospito quanto il Caso Donzelli, che ora potremmo definire “Caso Donzelli-Del Mastro Delle Vedove”.
La questione legata al 41bis sembra tutt’altro che sopita, anzi: la Ministro del Turismo Santanché ha dichiarato, riprendendo la linea di Antonio Tajani nella conferenza stampa tenuta assieme a Piantedosi e Nordio nella mattina del 31 gennaio, come lo Stato sia sotto attacco. «C’è un attacco allo Stato e non al Governo e non possiamo cedere perché sarebbe un gravissimo errore per la sicurezza della nostra nazione», ha ribadito la Ministro a cui le ha fatto eco l’anch’egli ministro Salvini: «non si toccano leggi sotto minaccia, si parli di giustizia con una riforma e non con le polemiche», stando a quanto riportato dal quotidiano «Il Riformista» di martedì 7 febbraio.
Nei giorni scorsi Alfredo Cospito, tramite il suo avvocato Rossi Albertini, ha chiarito:«Non c’entro nulla con la mafia, voglio che venga cancellato il 41-bis per tutti perché è uno strumento che toglie le libertà fondamentali: ho visto mafiosi che sono anziani e malati, persone non più pericolose», precisando che l’opinione del suo assistito sono «individualiste, perché non c’è una organizzazione».

Ma quali sono le posizioni sul 41bis delle forze politiche presenti alle Camere?

Il dato che colpisce, quantomeno a parere di chi scrive, è che, stando dati aggiornati ad ottobre 2002, i detenuti al 41bis sono 728. La cifra fa sobbalzare: ci sono più detenuti al 41bis che parlamentari. Come si sono espressi i rappresentanti dei gruppi politici alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica?
La maggioranza lo ha ribadito più volte e i partiti che ne compongono la coalizione hanno affermato la propria contrarietà anche solo per una discussione riguardo l’istituto in oggetto. Tanto Fratelli d’Italia quanto la Lega si sono mostrate chiuse, come già riportato sopra. La presidente del consiglio dei ministri Meloni ha più volte sottolineato come non si debba trattare con mafiosi e violenti. Silvio Berlusconi (Forza Italia) ha chiarito la posizione del partito, comunque già espressa da Tajani: 

«La violenza politica in Italia non è un ricordo così lontano, ha inquinato la vita politica e la democrazia italiana fino a pochi anni fa. Lo Stato non può e non deve cedere ad alcun ricatto. Il 41 bis, che è uno strumento applicato in autonomia dalla magistratura contro criminali pericolosi e pluriomicidi, deve restare così».

Per il Partito Democratico ad esprimersi più duramente, ancorché unicamente, è stato il candidato alle primarie Stefano Bonaccini, nel corso dell’assemblea tenutasi domenica 5 febbraio al Lanificio di Pietralata di Roma: 

«Il 41bis non può essere messo in discussione: guai se dessimo l’idea di metterlo in discussione! Lo dice uno che viene da una regione che sul terrorismo ha pagato un conto salatissimo. La lotta alla mafia e nei confronti di ogni aggressione terroristica sono, per noi, due punti fermi su cui non si arretra neanche di un millimetro. Dopodiché, che tutti i detenuti abbiano diritto alle cure necessarie, è un principio di civiltà che nulla toglie alla lotta contro il crimine organizzato. […] Chi si è macchiato di crimini ne risponda. Ci poteva pensare prima». 

Da parte dell’altra candidata alle primarie del Partito Democratico, Elly Schlein, non risulta sia stato detto alcunché.
Secondo Giuseppe Conte (Movimento 5 stelle): 

«Non permetteremo mai che si tocchi il 41 bis, è uno strumento importante data anche la la caratteristica delle formazioni terroristiche, mafiose. Per quanto riguarda Cospito: si tratta di una valutazione che va rimessa alle autorità competenti, le quali devono tener conto anche della dignità della persona e delle sue condizioni di salute».

Le dichiarazioni, riportate da «LaPresse» dell’ex presidente del consiglio dei ministri sono state rese ai giornalisti lunedì 6 febbraio a Monza, nel corso dell’iniziativa del partito per le elezioni regionali in Lombardia.
Il Deputato Riccardo Magi, da parte sua, in quota +Europa/Radicali Italiani, ha dichiarato a «Radio Radicale» [1]: 

«Sono stato l’unico ad aver preso la parola, dopo l’informativa di Nordio alla Camera [1 febbraio], riguardo la incompatibilità del 41bis con la nostra Costituzione per i rilievi che la stessa Corte Costituzionali ha prodotto negli anni» 

così come per quanto prodotto dalle istituzioni europee.
Per quel che riguarda il gruppo composto da Verdi/EuropaVerde e Sinistra Italiana (Alleanza Verdi Sinistra) tutto sembra tacere, fatta eccezione per la senatrice Ilaria Cucchi: 

«[…] Fermiamoci tutti a pensare Alfredo Cospito come essere umano e non come simbolo. Alfredo Cospito non ha compiuto né ispirato, fino a prova contraria, quegli attentati che dimostrano solo di volergli del male. Alfredo Cospito non è un boss mafioso e, volenti o nolenti, non ha ucciso nessuno. Costringerlo all’ergastolo ostativo del regime 41 bis è stata, a mio avviso, una palese forzatura ed un errore colossale. Se così non fosse ora non ne staremmo parlando tanto. Le sentenze vanno rispettate ma sono soggette al diritto di critica. Mentre Alfredo Cospito è diventato oggetto di speculazione politica e tema di scontro di idee diverse sul modo di intendere la Giustizia in questo Paese, ciò che più conta, la sua vita, se ne sta volando via. Il ‘bla bla bla’ è diventato oramai assordante».

La Senatrice sembra essere stata l’unica ad aver spezzato la continuità di dichiarazioni che sovrapponevano anarchici e mafiosi, ponendoli sul medesimo piano e attribuendo agli uni e agli altri le stesse finalità e intenzioni.
A tal proposito, vale la pena segnalare l’opinione del politologo Paolo Pombeni che, in un articolo sul «Messaggero» di sabato 6 febbraio avrebbe paragonato l’anarchico Cospito (e l’anarchismo in generale) alla criminalità organizzata:

«[…] Attualmente la mafia in quanto tale non sembra più interessata alle dimostrazioni esasperate di violenza contro lo Stato come era caratteristica dei corleonesi. Uno “scontro a fuoco” e a tutto campo con lo Stato nuocerebbe ai suoi affari che sembra non essere disposta a mettere a rischio per difendere i vecchi capi in carcere. Bisogna dunque affidarsi a qualcuno che si crede possa “incendiare” l’ordine pubblico facendo leva su quanto rimane in varie frange del paese della stagione di una certa contestazione: quella che vedeva e vede dappertutto violenza di stato, militarizzazione contro le libertà individuali, repressione di chi non accetta le regole “borghesi”. Sono componenti marginali, ma che ancora esistono in una società inquieta, affamata di proteste nichiliste, che vuole solo gesti eclatanti e non accetta un lavoro duro per superare le indubbie difficoltà di questa fase storica».

Una sorta di grimaldello anarchico.
Quantomeno audace.
Pubblicato su Atlante Editoriale
  
https://www.atlanteditoriale.com/it/macrotracce/41-bis-e-le-posizioni-politiche/ 
Note
[1] La dichiarazione resa all’emittente radiofonica radicale è stata a seguito dell’articolo apparso sul «Fatto Quotidiano» sulla visita a Cospito di parlamentari del Partito democratico nel carcere di Sassari.
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Ecologismo e opportunismo: il cocomero è già andato a male

Posted on 2023/02/06 by carmocippinelli

«Con la lista “Verdi e Sinistra” abbiamo fatto una scelta di campo per battere le destre e insistere, anche in regione Lazio, sui temi del lavoro, della tutela dell’ambiente, della difesa dei più deboli», è quanto dichiarato dal consigliere capitolino Alessandro Luparelli (Sinistra civica ecologista) a margine dell’incontro del 6 febbraio [2023] all’Hotel FlyDeco di Ostia. L’evento di presentazione del progetto “Lazio 2023” si è svolto alla presenza dei consiglieri della lista sopracitata (dunque presente anche Michela Cicculli) insieme agli esponenti Ferdinando Bonessio e Guglielmo Calcerano di Europa Verde, rispettivamente consigliere in Assemblea Capitolina e assessore al X municipio.
La lista comunale “Sinistra civica ecologista” si presenterà, dunque, unita al cartello elettorale “Verdi e Sinistra” puntando su Claudio Marotta, candidato di punta ex componente del Centro sociale “La Strada” di Garbatella e già attivista del movimento di lotta per la casa “Action”.

Ma non si tratta della lista “Alleanza Verdi e Sinistra” delle politiche: quella è già acqua passata.

Simbolo delle politiche

La lista che supporterà il candidato del Partito Democratico alle prossime elezioni regionali (12 e 13 febbraio 2023) non sarà quella che pure prevedeva nel nome e nell’accostamento cromatico le parole “Verdi e Sinistra”. Stavolta c’è anche la formazione politica di Pippo Civati (Possibile) in calce al simbolo.
Per utilizzare le parole di
Gabriele Maestri (docente all’università “Roma Tre” e curatore del blog “I simboli della discordia”), il simbolo “Verdi e Sinistra” in supporto alla candidatura di D’Amato: «merita un po’ più di attenzione e un esercizio di memoria». Perché? Detto, fatto: il nome è praticamente identico ad “Alleanza Verdi e Sinistra” «che ha corso alle politiche (e che corre in Lombardia)».

A Roma l’alleanza si è spezzata e ha diviso in due Sinistra Italiana, che già non godeva di buona salute, sostituendo il partito di Fratoianni con quello di Civati: «lo stesso simbolo era inutilizzabile[…] – si legge ancora sul blog di Gabriele Maestri – Europa Verde conquista così più spazio, mentre sotto spunta, in un segmentino color lampone pastello, il riferimento a Possibile. Il riferimento alla sinistra rimanda all’esperienza cittadina di Sinistra civica ecologista, ma anche un po’ a Sinistra ecologia libertà (il carattere non è identico, ma lo ricorda)».

Simbolo alle regionali

La parola “sinistra” in questo caso non sta per “Sinistra Italiana” e i candidati del partito di Fratoianni sono nel contenitore denominato “Polo progressista – Civici per Bianchi presidente” con tanto di marchiatura in calce al logo: “di sinistra & ecologista”.
C’è pure la “e commerciale” (&), come per i barattoli di pelati in offerta al supermercato.

Una storia di odi et amo che sembra non finire mai, quella dell’opportunismo della sinistra socialdemocratica e ambientalista: da quando ci fu il pasticcio del primo simbolo di Sel con le tre “pulci” (i “simbolini”) del Partito socialista italiano (Psi), dei Verdi e del raggruppamento europeo Gue/Ngl. La costruzione del cartello elettorale capitanato da Nichi Vendola si sgretolò in un pugno di ore dopo l’annuncio: il Psi aveva annunciato che avrebbe aderito al Pse; l’allora Federazione dei Verdi dopo la vittoria di Bonelli al congresso riprese il percorso in autonomia e il tutto si frantumò nel giro di poco tempo.
Pezzi del Psi, dei Verdi decisero di rimanere in Sel e diedero vita al progetto che si concluse a seguito delle elezioni del 2013: nonostante l’elezione di un manipolo di deputati e senatori la cosa non andò più avanti. Tanto che la tessera di Sel nel 2010 sarebbe stata anonima come questa.

Simbolo della lista promossa
da Sinistra italiana
(ma non tutta)
in appoggio alla candidata
Bianchi del Movimento 5 Stelle
(già presentatrice televisiva) 


Tutto torna.
Per anni dal campo della sinistra socialdemocratica, ecologista e dei radicali, sono state lanciate accuse rivolte alla sinistra radicale e comunista perché la sola presenza di partiti afferenti ad alternative di sistema (faucille et marteau : jamais!) avrebbe fatto vincere la destra. Si diceva, favorendola di sottobanco.

Eppure c’è sempre chi è più opportunista di qualcun altro e ora le liste che rivendicano il medesimo sottobosco culturale-ideale sono due e (stavolta sì!) vanno a dividere l’elettorato che fino a poco prima aveva premiato “l’alleanza” (Avs) che ha composto gruppi parlamentari comuni e che si presenterà comunque alle elezioni lombarde con il medesimo simbolo di settembre.

Finché c’è opportunismo c’è speranza, per chissà quali – e quanti – altri, esperimenti fallimentari.

L’ironia della sorte (amara beninteso) è quella per cui ad oggi si trova più a destra chi un tempo indossava le magliette dell’Esercito Zapatista (e dava corpo al movimento per la lotta all’abitare) mentre è fuori dall’alleanza col Partito Democratico il soggetto politico che più è incline all’alleanza con esso.

https://www.larinascitadelletorri.it/2023/02/06/ecologismo-e-sinistra-lopportunismo-vola-alto-il-cocomero-e-gia-andato-a-male/

Posted in ambientalismo, ecologismo, europaverde, opportunismo, sinistra, sinistraitaliana, sinistraliberal, socialdemocrazia, verdiTagged ambientalismo, ecologismo, europaverde, opportunismo, sinistra, sinistraitaliana, sinistraliberal, socialdemocrazia, verdi

La chiamavano Trinità: tre gol e tre punti contro il Ciampino

Posted on 2023/02/05 by carmocippinelli

Seconda partita consecutiva contro una squadra di Ciampino: la prima fuori casa, la seconda tra le mura amiche del “Danilo Vittiglio”. Della prima contro il Ciampino City Futsal [che però gioca a calcio a 11] meglio non parlarne, la seconda ha l’importantissima funzione d’aver scacciato la prima.

Juniores e decani-chioccia

Polisportiva Ciampino, ma non “Polisportiva Città di Ciampino”. Il nome conta, non foss’altro perché sono due squadre diverse. I sodalizi della città castellana-aeroportuale sono – per l’appunto – due e anche il nome, in questo caso, non aiuta. Così come non aiuta neanche il logo che assomiglia tantissimo a quello della fu San Vito Empolitana (poi Audace Empolitana). La squadra è tra le più giovani del campionato: il più “piccolo” è il 2004 Luigi De Blasi, che giocherà buona parte del secondo tempo. Ad ogni modo: 9 su 11 titolari sono nati nel nuovo millennio. Stessa situazione per la panchina. Il decano della squadra è certamente Massimiliano Matrullo (classe ’78) alle cui spalle c’è un passato giovanile da semi professionista, da attaccante (ora in posizione più arrestrata) e  poi composto da tanto dilettantismo (Rocca Priora, Ostiantica, Palestrina, Nuova Virtus, Casilina BCCR – ora Vis Casilina -, Real Tuscolano). A riprova di come la Seconda Categoria sia un campionato vivo e ricco di condivisione di conoscenza calcistica.
Ancora una prestazione maiuscola di Cassatella
(foto di Elisa Vannucchi relativa a Borgata Gordiani – Vis Casilina)

[i l v e n t o c i h a t a g l i a t o l a f a c c i a]

Un gol per parte e si torna negli spogliatoi

La partita si apre benissimo per i granata: fa quasi strano scriverlo ma la Borgata non va sotto, non subisce l’iniziativa avversaria e, anzi, si fa subito avanti. La botta della scorsa settimana si fa ancora sentire nelle orecchie e nel frastuono cerebrale dei granata: all’11’ Proietti nota un poco accorto Marchitti farsi troppo avanti verso il limite dell’area. La pennellata da trenta metri trafigge l’estremo difensore castellano e la Borgata va subito in vantaggio. L’ala granata non si accontenta e ogni volta che prende palla, trapassa la retroguardia ospite, come un coltello nel burro: al 20′ un cross di Proietti pesca deliziosamente Di Stefano al centro dell’area ma Marchitti – stavolta – si tuffa con tutto se stesso e, con l’aiuto di un difensore giunto in scivolata, toglie la palla dai piedi del 7 granata. Al ventottesimo il Ciampino pareggia i conti con un tiro spettacolare di Marchitti (l’altro, eh: non il portiere!). Il pallone gli giunge dal centrocampo, imbeccato da Matrullo: il 7 rossoblu è di spalle alla porta ma riceve il pallone, lo stoppa, effettua la mezza torsione e tira mandando la sfera nello spazio impercettibile tra la traversa e la rete. 
La Borgata inizia a soffrire e a chiudersi: Carletti e Cibuku provano a mettere in crisi la difesa granata ma la retroguardia diretta da capitan Piccardi e dal pilone (per altezza) Chimeri – sia perdonato il paragone rugbystico – regge e non dà segni di cedimento. Nelle teste dei giocatori si riaddensano le nubi della scorsa settimana: pian pianino il baricentro arretra. Al 42′ Poma salva il risultato sul tiro del solito Marchitti. Sebbene negli ultimi minuti gli undici di mister Amico abbiano ritrovato loro stessi, l’arbitro fischia due volte dopo 120 secondi di recupero.

Il reparto merchandising ha compiuto
notevoli passi avanti in 15 giorni

Cassatella apre la porta, Mascioli (junior) la chiude

La Borgata riparte subito con fame e voglia di destarsi dal torpore dopo il gol subìto: per mezz’ora giocano solo i granata. Complice anche il vento a favore a seguito del cambio di campo. 
Al 4′ una punizione di Mascioli pesca la testa di Ciamarra ma la palla termina alta sopra la traversa, due minuti dopo Di Stefano se ne va tra i difensori ospiti in uno slalom che lascia immobili i difensori  rossoblu, ma si allunga troppo il pallone e l’occasione sfuma; al 17′ ancora Di Stefano cerca il tiro angolato e basso, ma termina a lato della porta difesa da Marchitti. Ci prova anche Cassatella  al 27′ e Di Stefano un minuto dopo verrà abbattuto in area senza che l’arbitro indichi il dischetto. 
Ancora niente: l’assedio è totale ma sembra manchi qualcosa al reparto offensivo, che pure ce la mette tutta. 

Finalmente al 35′ la musica cambia: Cassatella porta in vantaggio i locali. Il tiro, che trafigge l’estremo difensore ospite, è giunto al termine di un batti e ribatti in area generato da una punizione di Mascioli. L’8 granata, oltre ad aver disputato una partita maiuscola come suo solito, va ad aggiungere un +1 alla classifica marcatori interna, avvicinandosi a Di Stefano (4).

Il Ciampino prova a farsi vedere e a non dare per vinta una partita che aveva ripreso al ventottesimo della prima frazione di gioco, ma gli affondi non incidono. Il primo tiro ospite (tentato da Barone) della ripresa è al 42′, in quella zona Borgata che fa sempre temere il peggio a tutti, che siano giocatori o tifosi. 

La parola fine all’incontro la pone Mascioli iunior: sull’ormai noto schema dedicato al calcio d’angolo, il 15 insacca e chiude la gara sul 3 a 1. 

Gli altri campi – il punto sul girone

La Borgata torna in seconda posizione, sebbene in condivisione con Lucky Junior e Vis Casilina. La squadra di Cecchina incassa tre gol da parte della Ciampino City Futsal [che però gioca a calcio a 11 e sì: va ripetuto perché la precisazione “Futsal” è del tutto senza senso dato che lo sport praticato è un altro] e i rossoblu di Borgata Finocchio ne rifilano 6 all’Alba Roma, sempre più in caduta libera. Da segnalare che la Vis Casilina è l’unica squadra del girone a non aver ancora mai perso una partita, nonostante siamo agli sgoccioli del girone d’andata. Il Torrenova supera di un gol l’Accademia Real Tuscolano (prossimo avversario della Borgata) mantenendo il primo posto in classifica con le buone o con le cattive. Interessanti, invece, i movimenti nella metà bassa della classifica: la Real 100Celle ferma l’avanzata del Montedoro con un pareggio (2-2) mentre l’Atletico Torres bussa tre volte alla porta della Fidelis, raggiungendo la medesima e provando ad agganciare la Football United vittoriosa per 4 reti a 0 sulla Liberi Nantes. 

Il tabellino della tredicesima giornata di campionato | Seconda Categoria Laziale | Girone F

BORGATA GORDIANI – POLISPORTIVA CIAMPINO 3-1

MARCATORI: 11’pt Proietti (BG), 28’pt Marchitti Alessio (C), 35’st Cassatella (BG), 45’st Mascioli F. (BG).
BORGATA GORDIANI: Poma, Piccardi (20’st Mascioli F.), Colavecchia Pompi, Mascelloni, Chimeri, Di Stefano (41’st Chiarella), Cassatella, Ciamarra (20’st Cicolò), Mascioli M. (41’st Alfonsini), Proietti PANCHINA: Capuani, Zagaria, Brigazzi, Corciulo. ALLENATORE: Fabrizio Amico
POLISPORTIVA CIAMPINO: Marchitti Andrea, Tadrous (18’st Scala), Galassi, Carletti (12’st Di Blasi), Marrocco, Calvi, Marchitti Alessio (37’st Manfré), Ciocci (38’st Barone), De Maio, Matrullo, Cibuku PANCHINA: Antonelli, Postiglione, Vernia ALLENATORE: Alessandro Ceccarelli

ARBITRO: Alexander Andrews (Roma1)
NOTE: Ammoniti: 32’st Fabrizio Amico (BG), 33’st Calvi (C). Recupero: 2’pt – 3’st.

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“Che ha detto professò?”

Posted on 2023/02/02 by carmocippinelli

Ogni tanto quando spiego e la classe è svogliata, tramortita dall’ora precedente, semplicemente apatica, mi sembra di essere come Riccardo Pazzaglia in “Così parlò Bellavista”. È tutto un tentare di prendere appunti, senza davvero mai riuscirci: al tentativo manca l’intenzione. Si susseguono domande di pur volenterose studentesse, armate di matita HB, che tentano di stare al passo di quello che dici e invece finisce che ti interrompono 6-7 volte per la stessa cosa. 

Un po’ come quella scena del “Cavalluccio rosso” del film di De Crescenzo. 
“Dottò, scusate, ma che è successo?”
“Che è successo…? Dunque, io tengo un nipote”. E ricominciava dal principio per una serie infinita di volte e ogni volta aggiungeva particolari sempre più violenti, in un climax di invenzione e teatralità, nonché di recrudescenza, tra il riso dei presenti che lo invitavano a ripetere la storia facendo dire a uno che fingeva di non aver capito la storia dottò, scusate, ma che è successo? Un po’ come quando, alla terza/quarta volta che ripeti una cosa, c’è sempre lo studente che alza la mano e ti dice: “Che ha detto professò?”.
“Non è possibile! Non è possibile più: è una giungla, avete presente il film “Giungla d’asfalto”? È tale e quale! è tale e quale!
Le guardie non ci sono, si vedono solo per fare le multe, poi spariscono; lo Stato è ASSENTE: lo Stato è assente, non è possibile vivere. Una persona per bene quando esce ‘a matina, sapete per avere un poco…un poco…un poco poco di sicurezza per strada che deve fare? Dovrebbe uscire con una pistola qua, come a Tom Mix. Vo’ ricurdate a Tom Mix?”

“Dottò, scusate, ma che è successo?”

“Che è successo? E che è successo…dunque io tengo un nipote che si chiama Geppino, figlio di mia sorella separata, che è stata sfortunata con il marito… Stamattina è la nascita sua, ho detto: Geppì, bello dello zio, vuoi un regalo per questa nascita? Lui ha detto: voglio un cavalluccio… Dice, però ha precisato: lo voglio rosso! Io quasi come se avessi avuto un presentimento, ho detto: Geppì, bello dd’o zio, ma per forza rosso deve essere il cavalluccio? Per forza rosso! Mi dovete credere ho girato tutto il mercato, tutto il Rione Mercato, non si trova un cavalluccio rosso”
“Nientemeno?”
“Nun si trova! Tant’è vero che quando io l’ho visto… guardate l’ho visto …questo è l’ultimo cavalluccio che si fa a Napoli, nun se fà cchiù, … dopo devono venire dal Giappone… talmente dall’emozione, che io ho pigliato, ho fermato la macchina e… non capivo più niente… e l’ho lasciata aperta… Questo, debbo riconoscere…”
“E vuje lasciate a machina aperta c’ tutti sti ladri ca stann’ n gir?”
“Nooo, ma io…, ma io… l’ho lasciata aperta per un minuto, perché tenevo un occhio al cavalluccio e un occhio alla macchina. Infatti ho visto questo giovane criminale che entrava dentro alla macchina… allora ho capito il pericolo, no? Ho scostato la signora, è vero?”

“EHEE HO SCOSTATO! VOI M’ AVETE BUTTATO PER ARIA!! SE NON ERA PER STU GIOVANOTTO CCA MI MANTENEVA, M’AVEVEVATE’ BUTTATO LUNGA LUNGA A TERRA!”

“È stato proprio così, è stato! Se non ci stavo io la signora andava certamente per terra” 
“Vabbè, insomma, allontanavo la signora e sono corso verso la macchina mi sono tuffato dentro alla macchina e l’ho acchiappato per le cosce a questo giovane criminale ed io tiravo e lui tirava avete presente il capitone? Faceva come il capitone. A un certo momento, mi è sfuggito dalle mani e forse non è stato è stata la Madonna del Carmine, perché, guardate, se io lo acchiappavo, con queste stesse mani, guardate, io oggi l’avrei ucciso!
“NOOOO! NOOOOOO E che vi inguaiavate?!”
“No, io oggi l’avrei ucciso…l’avrei ucciso!”

“Scusate, ma che è successo?”

“Che è successo? Dunque, io tengo un nipote, che oggi è la nascita sua, è il figlio di mia sorella separata dal marito è stata sfortunata, no?! Allora stamattina io ho detto Geppì, bello dello zio, che cosa vuoi per questa tua nascita? Dice, voglio un cavalluccio! Tanto che io quando ho sentito questa cosa del cavalluccio mi sono commosso. Perché in questo mondo crudele, in questo mondo infame per cui, in cui, perfino le creature,no? Vogliono chisti giochi, comm’ si chiamano, i giochi nevrotici,’e giochi si chiaman’ giochi di guerra, war games [prounciato var games] Perfino.. quello cosa voleva quest’anima di cosa. M’ha cercato: ‘un cavalluccio’ Mi sono commosso, mi dovete credere; mi sono commosso! Cinque volte mi hanno rubato la radio, non ci crederete. Sopra all’assicurazione mi schifano Ha capito che mi hanno detto al commissariato? Ma voi perché ci tenete tanto a sentire la radio? Ecco lo Stato: assente!… perché chill’ pigliano ’e mannan nientedimeno a fare gli arresti domiciliari nelle loro ville di chi sta a Sorrento. Ma a Sorrento ci vaco pur’io! Se facessero come l’Ayatollah… ZAC, la vera democrazia! Questa è la vera democrazia!”

“Scusate, ma che è successo?”

“Che è successo? Dunque, oggi è la nascita di mio nipote Geppino. È il figlio della mia sorella separata. A un certo momento ho detto: Geppì, che vuoi per il tuo genetliaco? Dice un cavalluccio? Un cavalluccio rosso. Mò cavallucci rossi non se ne trovano a Napoli, per cui quando, dopo aver girato per tutto il mercato, ho visto il cavalluccio rosso e purtroppo ho lasciato la macchina aperta”
“E vuje lasciate a machina aperta e vi lamentate di tutti sti mariuoli che ci stanno in giro?” 
“Noo, ma io stev con un occhio al cavalluccio e un occhio alla macchina. Tant’è vero che ho visto questo giovane delinquente che entrava dentro e mi sono buttato per cercare. Ho pigliato la signora, l’ho scostata, è vero signora?”
“Scostato? Vuj m’aveete buttato per aria! Si nun foss stat per stu giovanott tanto carino e gentile m’avess mantenuto, io avess carut n terr lunga lunga” 
“È proprio così: una questione di centimetri: l’ho presa al volo la signora” 
“Vabbè… al volo, al volo.. insomma io sono entrato nella macchina e l’ho acchiappato per la coscia a questo delinquente, no? E non lo mollavo, e lui tirava dall’altra parte ed io lo tiravo di qua ad un certo momento… Sapete il capitone? Mi è sfuggito di mano proprio: forse è stata la Madonna del Carmine, perché se io lo trovavo, lo pigliavo sotto le mie mani, ve lo giuro proprio su mio nipote Geppino, guardate io sono una persona perbene, eppure con queste mani l’avrei ucciso!
“EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEH”
“L’avrei ucciso: sì, sì!”
Poi la scena virava in una critica, dunque l’intera scenetta aveva un doppio intento dolce-amaro:
“Dottò nell’incidente di prima, nella vostra macchina, il ragazzo ha perso la collanina d’oro. Un ricordo di sua madre: se col vostro permesso se la può andà a piglià. Vai ciccì… Ca ta pigl la collanin, ca o ddottor è cosa nostra!”
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Due giorni “anarchici” per il Governo. Donzelli esplode in aula ma il dibattito sul 41bis resta al palo – Atlante Editoriale

Posted on 2023/02/02 by carmocippinelli
Sul «Corriere della Sera» si parla di “autogol”, di imbarazzo e nervosismo. Proprio ora che Meloni e porzioni del governo (solite malelingue?) avevano ricucito il rapporto che alla stampa viene comunicato a giorni alterni come “saldo” e “in bilico” tra Nordio e Presidenza del consglio dei ministri. Come dar torto, d’altronde, a Francesco Verderami? D’altra parte neanche il condannato si sarebbe aspettato così tanto in termini di esposizione mediatica e politica.
Ma facciamo un passo indietro.
Si sta parlando del caso di Alfredo Cospito, detenuto al 41bis, in sciopero della fame da più di 100 giorni per cui proprio nella giornata di martedì ha sospeso l’assunzione degli integratori, traslato – per il motivo appena citato – dal carcere dalla struttura penitenziaria del nord della Sardegna al carcere “Milano Opera” in Lombardia.
Martedì è stata una giornata infuocata per il governo.
Il ministro dell’interno Ministro Antonio Tajani, nella conferenza stampa mattutina (alle ore 11:00) convocata insieme ai ministri Nordio e Piantedosi, ha dichiarato, rispondendo alle domande dei giornalisti riguardo gli episodi che hanno visto coinvolti gli anarchici mossi in solidarietà di Alfredo Cospito: 

«L’attacco contro l’Italia e contro le istituzioni italiane viene effettuato in tutto il mondo. Diciamo: alziamo il livello di sicurezza in tutte le ambasciate e in tutti i consolati. Esiste un’internazionale anarchica mobilitata contro lo Stato italiano». 

E ancora: 

«Lo Stato italiano è sotto attacco di un’internazionale anarchica». 

Secondo Carlo Nordio al termine di una lunga introduzione giurisprudenziale sulla natura delle misure restrittive afferenti al 41bis: 

«Questa ondata di violenze, atti vandalici e intimidatori da un lato costituiscono la prova che questo legame tra il detenuto e i suoi compagni esterni rimane, quindi tenderebbe a giustificare il mantenimento del 41bis; dall’altro che lo Stato non può venire a patti, essere intimidito, o anche mostrare un segnale [di cedimento a causa di] attività violente o minacciose».

Più o meno alla stessa ora, alla Camera dei Deputati, prende la parola il vice presidente del Copasir, deputato Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia): 

«[…] Cospito è un terrorista e lo rivendicava con orgoglio dal carcere. È uno strumento della mafia, non solo perché lo dice Cospito. Dai documenti che si trovano al Ministero della Giustizia, Francesco Di Maio del clan dei casalesi diceva, incontrando Cospito: ‘Pezzetto dopo pezzetto si arriverà al risultato’, che sarebbe l’abolizione del 41 bis. Cospito rispondeva: ‘Dev’essere una lotta contro il 41 bis, per me siamo tutti uguali’. Ma lo stesso giorno, il 12 gennaio 2023, mentre parlava con i mafiosi, Cospito incontrava anche i parlamentari Serracchiani, Verini, Lai e Orlando, che andavano a incoraggiarlo nella battaglia. Allora io voglio sapere se la sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi».

Le repliche parlamentari si limitano alla richiesta di scuse, Bonelli dei Verdi ne chiede le dimissioni e interroga la presidenza riguardo le modalità per cui il deputato sia riuscito ad entrare in possesso di determinata documentazione.
Il giorno dopo lo stesso deputato Donzelli dirà al «Corriere della Sera»: 

«Non ho divulgato intercettazioni ma ho parlato di quanto riportato in una relazione al ministero di Giustizia di cui, in quanto parlamentare, potevo conoscere il contenuto. Non ho violato segreti […] Non mi hanno dato nessun documento riservato. Volendo approfondire la vicenda Cospito, ho chiesto notizie dettagliate al sottosegretario Andrea Delmastro». 

Il Deputato ha poi proseguito riguardo le richieste di chiarimento che intende muovere nei confronti dei deputati sopracitati per la visita ad Alfredo Cospito in carcere.
Potrebbe profilarsi la figura del giurì d’onore nei suoi confronti.
Cioè? In teoria un organo giudiziario previsto dal sistema penitenziario italiano che giudichi nel caso in cui una persona sia accusata d’aver commesso reati di diffamazione e non può discolparsi dal fatto attribuitogli.
Nel Parlamento, si tratta nient’altro che di una commissione di indagine che potrebbe essere convocata dai presidenti delle due Camere su richiesta di un Parlamentare che si senta leso nella propria onorabilità nell’ambito del dibattito d’Aula, da parte di un altro membro del Parlamento. Al termine del lavoro, il giurì relaziona all’Aula.
Il giorno successivo, cioè ieri mercoledì 1 febbraio [2023] al termine dell’informativa del Guardasigilli, Bruno Tabacci (Centro Democratico) ai microfoni di Radio Radicale, ha sancito come il ministro abbia reso un’informativa dettagliata riguardo il caso Cospito ma non riguardo l’altro, ovvero: «il “caso Donzelli”». Di uno i Parlamentari sono stati informati, dell’altro no, stando a quanto riportato al microfono di Lanfranco Palazzolo. Cioè:

«La questione che è emersa nella giornata di ieri [martedì] è quella relativa all’utilizzo improprio di documenti che il ministro Nordio ha definito “sensibili” ma a me non risulta che a un deputato sia consentito di andare dal Capo di Gabinetto e prendere visione di documentazione di una certa natura e che riguardano un dipartimento così delicato». 

Ancora tutto tace, ma è un silenzio che – forse – durerà poco.
Tuttavia il punto rimane. Quale? Quello per cui, ancora una volta, in Italia si avvia un dibattito riguardo una questione piuttosto delicata come quella in oggetto, arrivandoci non per tempo ma per emergenza. E nell’emergenza ogni discussione risente di troppa vicinanza o troppa lontananza all’argomento: c’è chi agita lo scalpo dell’ideologia e chi quello della propaganda ma la questione di fondo rimane il dibattito ancorato ad una circostanza specifica senza un’analisi complessiva. Necessaria più che mai.
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Alfredo di Lelio: Roma, le fettuccine, l’occupazione nazifascista, gli Usa

Posted on 2023/02/01 by carmocippinelli

Lo spunto da cui sono partito per la scrittura di questo articolo è stata la diffusione dell’ormai tradizionale festa annuale al ristorante “Il vero Alfredo” di Piazza Augusto Imperatore. Il 7 febbraio negli Usa è il “National Fettuccine Alfredo day“, cercare per credere, e i discendenti di Alfredo di Lelio celebrano ogni anno la fama internazionale delle ormai celeberrime fettuccine. Abbiamo toccato il 114° anniversario.

Alzi la mano chi non ne ha mai sentito parlare. Per un motivo o per un altro, ma praticamente grazie al vettore internet che lo ha reso noto al mondo, buona parte degli abitanti dello Stivale è venuta a conoscenza  che negli Stati uniti d’America uno dei piatti maggiormente considerati italiani sono le “fettuccine Alfredo”. Panna, formaggio, burro: stop. Questi gli ingredienti. Gli Usa, da parte loro, hanno condito – metaforicamente e non – il piatto con verdure e carni d’ogni tipo ma comunque considerando sempre che l’origine del piatto fosse tipicamente italiana. 

Una vulgata diffusa grazie alla rete ha fatto sì che venisse dichiarato quel piatto del tutto americano, completamente statunitense, frutto di travisamenti della cucina italiana. 

Non è così. La realtà è stata presto ristabilita e articoli, post, pubblicazioni d’ogni genere hanno riportato la bollicina della livella “in paro”. Squilibri evitati: le fettuccine Alfredo erano e sono tipicamente italiane. Anzi, romane: nate dall’intuizione del ristoratore Alfredo di Lelio nel 1908. Al 104 Via della scrofa il nostro aveva aperto una piccolissima trattoria. Mantecate a dovere, le fettuccine divennero il piatto forte del locale. Prima di essere servite, così vuole la – ormai – leggenda, di Lelio le propose (non prima di rivolgere una preghiera a Sant’Anna, protettrice delle partorienti) alla moglie che soffriva d’inappetenza a seguito della nascita del figlio (Armando, ma per tutti Alfredo II). Ines, moglie del ristoratore, ne rimase estasiata e suggerì al baffuto marito di inserirle nel menù.

Nel 1937 anche il quotidiano di Milano per eccellenza, il «Corriere della sera» [1], dava conto ai suoi lettori della riapertura al pubblico del locale:

«Il re delle fettuccine, Alfredo alla Scrofa, Roma, annunzia alla sua eletta clientela milanese che oggi 5 sett. [1937] riapre il suo ristorante con le sempre maestose fettuccine al doppio burro e i suoi insuperabili filetti di tacchino all’Alfredo».

In ventinove anni la fama della trattoria al 104 di Via della Scrofa era già andata ben oltre la Capitale, pare evidente di capire. 

La chiusura durante l’occupazione nazista
La Prima era stata superata, la Seconda, invece, entra nel vivo del Paese: l’Italia è in guerra da quattro anni e sebbene Roma sia stata dichiarata “città aperta” i nazisti la utilizzano e ne sfruttano le sue consolari come se nessun accordo fosse mai stato siglato. La guerra a Roma era già ben presente e dopo l’8 settembre viene resa più che manifesta: i combattimenti alla Piramide Cestia fanno emergere che si poteva stare dall’una o dall’altra parte. Non esistevano le zone d’ombra o “di mezzo”. Nel ’44, insomma, Roma era una città incandescente: quella che doveva essere la Capitale delle retrovie in cui mandare l’esercito occupante a riposo (i fronti erano quelli di Cassino e Anzio) era costantemente in ebollizione. Roma era la città in cui il 24 marzo del ’44 un pugno di soldati dei Gap attaccheranno il battaglione dell’esercito nazista “Bozen” a Via Rasella, da cui poi scaturirà la rappresaglia dei “10 italiani per un tedesco”, cioè le Fosse Ardeatine.

Sì, okay, ma le fettuccine?
Tra le pagine di “Morte a Roma” di Robert Katz viene riportato che i componenti del Gap, il giorno precedente l’attacco di Via Rasella, erano andati a rifocillarsi alla trattoria Dreher in Piazza Santi Apostoli. C’era il razionamento ma quel giorno [23 febbraio] si era sparsa la voce che sul menù era presente la carne:

«Poteva essere di cavallo o di cane; ma era carne, e nessuno si poneva questo problema. La razione normale era poco più dii un boccone al mese. C’era, però, anche il mercato nero, dove si trovava la carne a mille lire al kg.; prezzo che soltanto i “pariolini” potevano permettersi. I ristoranti […] talvolta violavano le norme del razionamento […] Quando venivano sorpresi andavano incontro a delle sanzioni. Quel giorno la polizia di Caruso [il questore fascista di Roma] aveva chiuso parecchie trattorie per infrazioni al razionamento; fra questi, Alfredo alla Scrofa».

La fonte di Katz è il fascista «Giornale d’Italia»: 

«È stata disposta la chiusura per mesi tre dei sottonotati esercizi di trattoria, sorpresi a somministrare pietanze prelibate, in contrasto con le vigenti norme di disciplina annonaria. Ristorante Alfredo, in Via della Scrofa, gestito da Mozzetti Giuseppe». 

L’articolo è del 25 marzo 1944 e l’elenco prosegue coi nomi dei vari ristoratori sanzionati con la chiusura. Nessuna menzione, ovviamente, sul giornale fascista dell’attacco a Via Rasella. Sarà poi «Il Messaggero» a dare la notizia dell’eccidio conseguente la cui chiusura del comunicato trasmesso è diventata tristemente nota: «L’ordine è già stato eseguito».
Più recentemente
Un articolo di Filippo Ceccarelli, pubblicato il 4 febbraio del 2019 da «Repubblica» rintraccia una citazione del piatto nel “Ghiottone errante” (Paolo Monelli) datato 1935: 

«”Compare il trattore, baffi e pancetta da domatore, impugnando posate d’oro; e si avvicina al piatto delle fettuccine.
La musica tace, dopo un rullio ammonitore che ha fatto ammutolire anche i clienti in giro. Il trattore sente intorno a sé un’aureola di sguardi. Alza la forchetta e cucchiaio in cielo, come per propiziarselo; poi li tuffa nelle paste, le sommuove con un moto rapido, matematico, il capo inclinato, il respiro trattenuto, il mignolo sospeso. Due camerieri, impalati, assistono al soglio. Pesa intorno il silenzio. Finché la musica scoppia in allegro brio, il trattore ripartisce le porzioni, poi va a riporre le posate d’oro e scompare”. Riaccese le luci, Alfredo ricompariva tra gli applausi. Gli americani letteralmente impazzivano».

Da perdere così tanto la testa che ogni 7 febbraio celebrano il “National Fettuccine Alfredo day“, cercare per credere.

A proposito di Stati uniti: «Allora non eravamo a conoscenza del colesterolo»
Nel 1981 il «New York Times» [4] pubblica un delizioso articolo a riguardo: 

«Gli stranieri che visitano Roma continuano a chiedere le “fettuccine Alfredo” e alcuni ristoranti molto frequentati dai turisti continuano a indicare il piatto in questo modo, ma la gente del posto preferisce chiamarlo con il vecchio nome di “fettuccine alla romana”. È una delle specialità di pasta più allettanti e allo stesso tempo più semplici.

Ciò che Alfredo ha fatto alle tagliatelle all’uovo è stato renderle più ricche, ricoprendole con una salsa a base di panna e burro [5]. Negli anni di magra subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando Alfredo era all’apice della sua fama, una tale profusione di calorie sembrava sensazionale, quasi peccaminosa.

Ricordo di aver portato un amico britannico da “Alfredo” a metà degli anni ’40, quando a Londra il cibo era ancora scarso e scialbo e tutti in Europa sembravano piuttosto magri. [Egli] Si tuffò con stupore nelle fettuccine e dopo le prime cucchiaiate mi chiese con un’espressione sconcertata: “Senti, vecchio mio, chi ha davvero vinto la guerra?”. Le tagliatelle gialle grondanti di burro erano diventate un simbolo invidiato del “miracolo italiano” della rapida ripresa postbellica. Allora non eravamo a conoscenza del colesterolo».

L’articolo prosegue: 

«Le fettuccine cremose ci erano state servite con un tocco di classe da Alfredo di Lelio in persona [6], il geniale proprietario della “Trattoria Alfredo” al 104 di Via della Scrofa, vicino al fiume Tevere. I rigogliosi baffi rossicci di Alfredo erano da tempo un piccolo punto di riferimento romano. Presto sarebbe andato in pensione, ma non per molto. L’Anno Santo del 1950 si avvicinava e il giubileo della Chiesa cattolica romana prometteva di portare nella Città Eterna pellegrini e turisti desiderosi non solo di elevazione spirituale ma anche di cibo, possibilmente fettuccine.

I promotori convinsero il signor Di Lelio a tornare dalla pensione e a contribuire con il suo nome, le sue ricette e la sua presenza ispiratrice a un ristorante. Dopo aver venduto il vecchio locale di Via della Scrofa, con tanto di foto di ospiti famosi appese alle pareti, fu aperto un nuovo “Alfredo” in un edificio moderno e mussoliniano al numero 30 di Piazza Augusto Imperatore, di fronte alle rovine del mausoleo dell’imperatore Augusto.

Il locale divenne subito un successo per l’Anno Santo. Alfredo, ormai settantenne, si comportava da “imperatore delle tagliatelle”, si rivolgeva agli ospiti americani con una delle poche frasi in inglese che conosceva: “verrry good!”. – e riempiva i loro piatti di fettuccine. Usava un cucchiaio e una forchetta placcati d’oro che, a suo dire, gli erano stati regalati da Douglas Fairbanks e Mary Pickford negli anni Trenta. Un cucchiaio e una forchetta d’oro c’erano – e ci sono ancora – anche nel suo vecchio locale in Via della Scrofa. Entrambi i ristoranti rivendicano le posate originali Fairbanks-Pickford.

Alfredo morì nel 1959 e suo figlio, Armando di Lelio, ormai in là con gli anni, è ancora responsabile del ristorante di Piazza Augusto Imperatore come Alfredo II. I suoi ospiti sono prevalentemente stranieri. Anche la trattoria di via della Scrofa è ancora fiorente. A complicare la confusione, ci sono almeno altri due Alfredo a Roma.

Le buone fettuccine Alfredo, o fettuccine alla romana, che ormai sono più o meno la stessa cosa, si possono mangiare ogni giorno in almeno 50 ristoranti della città».

Lo scritto di Hoffmann prosegue con un riferimento alla tipologia di fettuccine e alla larghezza delle stesse, così come passa in rassegna tutte le avversità che prova(va)no i romani verso la pasta non “fatta in casa”. I tempi cambiano rapidamente. 
Cosa c’entra però la duchessa nel titolo dell’articolo?
La risposta ce la dà Hofmann stesso: 

«Secondo una storia, il piatto fu servito per la prima volta nel palazzo ducale di Ferrara nel 1501 quando Lucrezia Borgia, la bellissima figlia di Papa Alessandro VI, fece il suo ingresso come sposa di Alfonso d’Este. Il colore dorato delle tagliatelle all’uovo voleva essere un omaggio ai suoi capelli biondi.

L’omaggio culinario, tra l’altro, fu di buon auspicio. Dopo gli anni burrascosi trascorsi a Roma e i due precedenti matrimoni, Lucrezia divenne un’apprezzata duchessa di Ferrara, presiedendo una brillante corte rinascimentale con Ludovico Ariosto come laureato poeta. Come l'”Orlando Furioso” di Ariosto, anche le fettuccine conquistarono tutta l’Italia e continuano a essere particolarmente apprezzate a Roma».

E siccome, per parafrasare il giornalista americano, a complicare le cose gli italiani sono bravissimi, a Roma da decenni esistono ben due “Alfredo”: uno al 30 di Augusto Imperatore, l’altro al 104 di Via della Scrofa.
Entrambi, ovviamente, rivendicano la paternità del piatto: chi per lignaggio e fama, chi per conoscenza culinaria. 

La foto a corredo dell’articolo, a grandezza naturale e senza ritagli, è stata condivisa dalla pagina Facebook del Ristorante “Il vero Alfredo”. Alfredo I, qui, con Gina Lollobrigida.

Non è riportata con certezza la data,
tuttavia la scritta in basso a destra riporta: “Alfredo all’Augusto”, dunque sicuramente sarà da intendersi nel primo decennio degli anni ’50 del ‘900.

Note

[1] s.n.; Echi di cronaca, 5 settembre 1937, «Corriere della Sera».
[2] Robert Katz, Morte a Roma, p.52, Editori Riuniti, 1996 [V edizione], Roma.
[3] s.n., Chiusura di trattorie per infrazioni annonarie, 25 marzo 1944, «Giornale d’Italia».
[4]Paul Hofmann, Fettuccine – a dish fit for a duchess, 1 novembre 1981, «New York Times».
[5] L’articolo ci suggerisce come già negli anni ’80 la ricetta possa aver subito mutamenti. Che siano cambiamenti adoperati dallo stesso ristoratore italiano o dagli statunitensi, o da parte della comunità italo-americana, non lo sappiamo.
[6] Alfredo morirà nel 1959. Si segnala il necrologio del «Corriere della Sera»: 

«È morto stamane all’età di 76 anni il “re delle fettuccine” Alfredo di Lelio. Figlio di un trattore trasteverino, aveva aperto nel 1907 quel ristorante in Via della Scrofa che doveva farlo divenire celebre nel periodo tra le due guerre. Espertissimo nel preparare le specialità della cucina romanesca, impose all’attenzione dei più illustri ospiti stranieri le sue fettuccine, preparate con un procedimento personale. Uomini politici, ambasciatori, artisti, attori del teatro e del cinema frequentarono il suo locale. Moltissime celebrità gli lasciarono una fotografia con dedica in segno di simpatia. Furono Mary Pickford e Douglas Fairbanks a donargli nel 1927 quelle posate d’oro con le quali serviva personalmente le fettuccine ai clienti di maggior riguardo. Durante l’ultima guerra, cedette ad altri il suo locale portando con sé solo le posate d’oro, il suo “scettro” come amava chiamarle., ma nel 1947 aprì un nuovo ristorante nei pressi dell’Augusteo».

Redazione, Si è spento a Roma “Alfredo” il “re delle fettuccine”, 31 marzo 1959, «Corriere della Sera».
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Lacrime di Borgata: la trasferta di Santa Maria delle Mole finisce 2-1

Posted on 2023/01/28 by carmocippinelli

Se è vero che non c’è partita, sconfitta o diffida che ci possa tenere lontani dalla Borgata, questa è una di quelle giornate in cui esserci è servito: al di là del risultato, come sempre, come al solito. 
Tutto quello che poteva andare storto, proverbialmente parlando e non, è andato storto, parafrasando la Legge di Murphy. 

Al quarto minuto è la Borgata che si fa avanti con Proietti e Di Stefano: l’evidente fuorigioco in cui è incappata l’ala granata fa tirare un sospiro di sollievo a Ciliento (CCF). Dieci minuti dopo ci prova Bianconi (CCF) su punizione a far vedere che la squadra locale c’è: l’intervento di Cassatella manda in calcio d’angolo. 

Galeotto fu il calcio d’angolo. 

Franco esce, cade sull’anca destra e non si rialza più. A fine partita sarà portato in ambulanza all’ospedale di Frascati. La Borgata, già senza il febbricitante Poma, rimane senza portieri: entra Vitullo che si improvvisa estremo difensore pur non essendolo. Con tutta evidenza.
Un paio di uscite piuttosto barzotte suggeriscono al Ciampino la tattica da utilizzare: tirare per sorprendere il portiere. Al 37′ Macri insacca e porta in vantaggio i locali. Il primo tempo si chiude senza emozioni e con una Borgata che prova a farsi avanti senza successo: il Ciampino, una volta segnato il gol del momentaneo vantaggio, si chiude a riccio. 

Il bar del campo che fa molto
“peggiori bar del Missouri” 
La ripresa è tutta granata ma l’iniziativa si infrange un passo prima del gol. L’ingresso di Piccardi e Brigazzi dà nuova linfa alla squadra e le occasioni – in un modo o nell’altro – iniziano ad impensierire la pur solida e ben posizionata difesa locale. Non far arrivare il reparto offensivo nella metà campo gordiana è l’intento che persegue l’undici di Mister Amico. 
Al quarto minuto Pompi, a tu per tu col portiere avversario non riesce ad insaccare: grande intervento di Ciliento (CCF) che si butta sul pallone e nega quello che avrebbe potuto essere il gol del pareggio. 

Comincia la girandola dei crampi al settimo (!!) della ripresa, per cui si consiglia – in questa sede – una visita ortopedica specifica per tutto il settore offensivo castellano. 

Al quarto d’ora Mascioli, con una punizione delle sue, impegna Ciliento ma riesce a rimediare solo un angolo. Il fortino della Futsal tiene e la Borgata, nonostante l’assedio, sembra non essere in grado di buttarla dentro. Al 23′ Bianconi raddoppia e le speranze si affievoliscono. 
Due minuti dopo, però, Proietti viene atterrato nell’area locale: l’arbitro indica il dischetto senza indugi. Mascioli trasforma il tiro e accorcia le distanze. I gordiani tentano il tutto per tutto ma  il gol non arriva: la difesa locale si chiude bene e lotta con caparbietà su ogni contrasto. 

Dopo 100 minuti (recuperi compresi), di cui una buona sessantina di valle-di-lacrime, termina una partita che lascia l’amaro in bocca per i punti persi per strada e per aver perso con una squadra che si chiama Futsal. E che, però, gioca a calcio a 11.

Paesaggi bucolici tra campo e ferrovia. 

“Ce sta un buco nella rete dietro la porta, ce potete andà a prende il pallone?”
Dietro la porta: le praterie

Il tabellino della dodicesima giornata di campionato | Seconda Categoria Laziale | Girone F 


CIAMPINO CITY FUTSAL – BORGATA GORDIANI 2-1


MARCATORI: 37’pt Macri (CCF), 23’st Bianconi (CCF), Rig. 25’st Mascioli M. (BG)

CIAMPINO CITY FUTSAL: Ciliento, Baldascino, Ferraioli, Davenia, Cortese, Bianconi, Macri, Nobili, De Paolis, Simonetti (19’st Biasetti Di Luzio), Battista (37’st Biasini). PANCHINA: Marini, Capraro, Pietrantoni, Corcione, Carleo, Bocci, Dell’Armi. ALLENATORE: Amedeo Sanvitale. 
BORGATA GORDIANI: Franco (16’pt Vitullo), Chieffo (1’st Piccardi), Segatori (1’st Brigazzi), Pompi, Mascioli F., Chimeri, Di Stefano, Cassatella, Belardi (15’st Ciamarra), Mascioli M., Proietti (32’st Chiarella). PANCHINA: Colavecchia, Barsotti, Casavecchia, Piccardi, Corciulo. ALLENATORE: Fabrizio Amico

ARBITRO: Paul Lucian Stefan (Tivoli)

NOTE: Ammoniti: 32’pt Chimeri (BG), 26’st Brigazzi (BG), 47’st Mascioli (BG). Recupero: 5’pt – 5’st
Menzione speciale per il messaggio d’amore rivolto alla cittadina di Cecchina

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Giustizia e intercettazioni: no a violazioni della privacy. Ma il dibattito fa piombare il paese nel 1994 – Atlante Editoriale

Posted on 2023/01/26 by carmocippinelli
Le promesse elettorali, i programmi roboanti, spesso, finiscono con l’infrangersi attorno a due o tre tematiche che tengono il banco del dibattito politico, a prescindere dal colore del governo. Sembra essere una coazione a ripetere: ogni governo deve affrontare le medesime questioni che quello precedente non ha risolto in materia elettorale e di amministrazione della giustizia.
E sì che dal 1992 sono passati 31 anni, da quando le forze del nuovo centrodestra a trazione berlusconiana avrebbero chiesto un cambio di passo netto sul sistema elettorale e sulla giustizia.
Il dibattito, dunque, che è presente nell’interlocuzione tra i partiti di maggioranza, nonché sui quotidiani nazionali tutti (giornali a carattere locale compresi), è riguardo le intercettazioni telefoniche.
L’arresto di Matteo Messina Denaro (e ora anche del suo alias Andrea Bonafede) hanno fatto sì che il fuoco del dibattito – mai spento del tutto – riprendesse vigore: 

«Quando le intercettazioni vengono pubblicate sui giornali, la colpa non è di chi le pubblica e che fa il suo mestiere, la colpa è di chi non tutela il segreto istruttorio, che dovrebbe impedirne la diffusione […] Poiché molte volte queste intercettazioni escono, nonostante il divieto di diffusione, questo significa che non si vigila abbastanza». 

Il ministro della giustizia Carlo Nordio lo ha affermato in varie occasioni, anche nelle trasmissioni di prima serata (in questo caso specifico prendendo parte a “Quarta Repubblica” nella giornata di lunedì 23).
Nordio ha poi aggiunto che la «riforma è una priorità del governo», esattamente come per i governi Berlusconi, Prodi, Monti, Draghi, Letta, Gentiloni.

Aumentare l’elenco con esecutivi tecnici e “balneari” quanto basta. 
Maurizio Lupi, da parte sua, prima alfiere berlusconiano ed ora esponente centrista e rappresentante del movimento degli italiani all’estero, ribadisce il proprio sostegno a Nordio e al governo [1]: 

«Nessun passo indietro di “Noi moderati”: siamo a fianco del ministro della giustizia e con questa maggioranza. Le intercettazioni sono uno strumento importante ma gli abusi vanno contrastati e combattuti: forse è giunto finalmente il momento, in questa legislatura, di fare una riforma della giustizia a favore del cittadino». 

Sulle polemiche che hanno investito il ministro è intervenuto anche Ciro Maschio, Fratelli d’Italia e presidente della commissione giustizia della Camera dei Deputati, in un’intervista al «Corriere della Sera» di martedì 24 [gennaio 2023]: 

«Si è cercato di forzare la passione con cui [Nordio] ha parlato, però ha detto che non verrà colpito l’uso delle intercettazioni ma le sue distorsioni, le violazioni della privacy e della presunzione di innocenza. E quando si analizzeranno le proposte concrete si vedrà che si è creato un caso oltre la realtà».[2] 

Gongola anche Berlusconi: 

«Noi di Forza Italia sosterremo l’azione del ministro Nordio con assoluta convinzione. Il nostro obiettivo non è certo un conflitto tra politica e magistratura: le nostre riforme non sono contro i magistrati ma per il cittadino. Certo, incontrano l’ostilità di alcuni settori politicizzati della magistratura, alcuni di questi magistrati sono passati direttamente dai loro uffici giudiziari alle aule del Parlamento nelle fila dei 5 stelle. E questo dimostra quanto poco quei magistrati potessero essere imparziali; altri colleghi sono rimasti nelle fila della magistratura di sinistra. Ma la gran parte della magistratura svolge il compito con imparzialità e senso dello Stato». 

Dalle toghe rosse alle toghe cinquestelle il passo sembra essere breve.
Nonostante la legge Orlando-Bonafede – che infiniti addusse lutti agli Achei – sia in vigore da qualche anno.
Sul tema tuona «Il riformista» di Piero Sansonetti: 

«Per i Pm anche l’insulto è un indizio. Negli atti di un’inchiesta che riguarda Carlo Fidanza e altri Fdi la procura di Milano include parolacce intercettate e rivolte anche a persone non indagate come Daniela Santanché. E tutto finisce sui giornali. Rilievo per le indagini? Zero. Ma per i magistrati vale zero pure la legge». 

Titolo e sottotitolo di un pezzo riguardo la reale influenza della legge Orlando-Bonafede sulle intercettazioni.

E sì che proprio “il cittadino”, evocato a più riprese, aveva bocciato la consultazione referendaria dei “cinque referendum per la giustizia giusta” promossi dal Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito, dalla Lega, da Matteo Salvini [3], per cui la galassia liberal aveva comunque dato indicazioni di voto.

Forse siamo di fronte ad un nuovo capitolo della lotta fra poteri tra politica e magistratura? Oppure “il cittadino” da proteggere è più l’idea che alcuni rappresentanti del Parlamento e del Governo hanno di se stessi, anziché della maggioranza della popolazione? 
Note 
[1] Lanfranco Palazzolo, Dichiarazioni di Maurizio Lupi sulla questione delle intercettazioni, «Radio Radicale», 23 gennaio 2023, https://www.radioradicale.it/scheda/688453/dichiarazioni-di-maurizio-lupi-sulla-questione-dellintercettazioni. 
[2] Virginia Piccolillo, «Clima infiammato, confrontiamoci con l’Anm», «Corriere della sera», 24 gennaio 2023. 
[3] Sul sito del comitato promotore, ancora attivo, si distinguono i tre soggetti: Prntt, Lega e Matteo Salvini.

Pubblicato su «Atlante Editoriale» e visibile qui: https://www.atlanteditoriale.com/it/macrotracce/it-giustizia-e-intercettazioni-no-a-violazioni-della-privacy-ma-il-dibattito-fa-piombare-il-paese-nel-1994/

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«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

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