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«Scusi, lei è un professore?»

Posted on 2024/04/03 by carmocippinelli
Foto di Aedrian su Unsplash

Tornare a scuola dopo le vacanze di Pasqua significa che l’anno scolastico è in pieno declivio. Tutti si sono lasciati alle spalle i mesi più duri di gennaio, febbraio e marzo: aprile e maggio indicano che giugno è alle porte. Rien ne va plus.

I più severi diranno che non si tratta di un momento facile: siamo ai proverbiali sgoccioli e gli studenti dovrebbero iniziare a sentire la pressione, il fiato sul collo dei consigli di classe di aprile, dei colloqui pomeridiani con i genitori. Dovrebbero, per l’appunto.
Al tecnico sono perlopiù dediti a indossare magliette a maniche corte dalla discutibile colorazione: è cambiata la stagione e, sebbene abbia ripreso a piovere, non appena la temperatura inizi ad aumentare si diminuiscono gli strati di vestiario e si è pronti per la passerella d’istituto, meglio nota come ricreazione.

Ma in questo periodo c’è anche un altro avvenimento che inizia a palesarsi negli istituti scolastici di ogni ordine e grado: l’avvento dei rappresentanti editoriali.

Sempre più simili ad agenti immobiliari, varcano la porta dell’istituto con una valigia a rotelle come se stessero andando a prendere il treno dalla stazione di Milano Centrale, ma alle loro spalle c’è solo la remota fermata “La Rustica U.I.R.”.
Si dirigono sorridenti al gabbiotto dei bidel…personale Ata chiedendo dove sia ubicata la sala insegnanti: vi si dirigono con passo deciso e prendono possesso dell’unica grande scrivania presente in ogni sala docenti da Luino a Mazara del Vallo (occupata in gran parte da computer fissi, raccoglitori ad anelli con le circolari, fogli con le firme del giorno e stampe di varie comunicazioni sindacali). Posizionano i libri, ancora nel cellofan, come al mercato avrebbero fatto con le cassette dei carciofi: ci sono edizioni più nuove ogni anno che sono migliori di quelle dell’anno scorso e di quelle dell’anno in corso. Gli autori dei libri che propongono sono gli stessi di quelli dell’anno precedente, le parole utilizzate all’interno anche, l’interlinea – perfino – rimane invariata ma «quest’edizione è stata rivisitata e migliorata».
Lo è tutti gli anni e guai a chiedere in cosa lo sia stata: il rappresentante potrebbe prenderti per sfinimento. La loro arma più tremenda è un bloc notes in cui hanno scritto i cognomi degli insegnanti di quella scuola: che siano tre o trecento, loro li conoscono tutti sia di nome sia, talvolta, di persona.

Al cambio dell’ora  si verificano delle scene simili a quelle del Secondo tragico Fantozzi in cui Calboni trascina la signorina Silvani e Fantozzi (per l’appunto) a Courmayeur iniziando a salutare tutti pur non conoscendo nessuno: i rappresentanti delle case editrici più grandi sono l’alias vivente di Calboni.



Tutto questo ad eccezione dei supplenti: i signori nessuno dell’anno scolastico, coloro che anche la burocrazia, spesso, ignora.
Una salvezza, pensi ingenuamente.

Sono le 10:50: è ricreazione. Suona la campanella e tu, mestamente, torni in sala insegnanti, ignaro del fatto che subito dopo la prima ora siano entrati sgattaiolando i rappresentanti e si siano piazzati al centro della scrivania presente nella stanza. Vedi un uomo in giacca e cravatta che sta intrattenendosi con una collega: non hai mai visto quel volto, sarà sicuramente un rappresentante. Vuoi evitarlo per una ragione: vuole convincerti ad adottare nuovi testi per il prossimo anno scolastico. Ma tu l’anno prossimo non ci sarai.
Lui, l’agente immobiliare dell’editoria scolastica, ti incalzerà: «ma lei ha potere decisionale anche sulle adozioni del prossimo anno scolastico, professore! Le consiglio, a tal riguardo…», mentre dice così, di solito, prende dal tavolo un volume dai colori sgargianti e attacca bottone fino a prenderti per lo svenimento, fino a farti strappare un «grazie per questa proposta, ci penserò su».
Fili via dal corridoio in direzione del bar che, finalmente, ha riaperto (una delle gioie dell’anno scolastico).

Prendi tempo con un caffè e chiacchierando del più e del meno con la collega di francese: è ancora lì, lo vedi con la coda dell’occhio, ma per fortuna è sufficientemente distante dalla porta d’ingresso della sala insegnanti.
Decidi di bere l’ultima goccia del caffè ed entrare nella sala insegnanti a testa bassa, brandendo già la chiave dell’armadietto forzato in più parti dal bidel…personale Ata che te lo ha aperto con un arnese metallico l’unico giorno in cui ti sei dimenticato la chiave (generalmente c’è una sola chiave e se un giorno la dimentichi hai la sola chance del piede di porco).
Dai le spalle all’ingresso e guardi la serratura di fronte a te, inserisci la chiave e mentre apri l’armadietto senti dei passi dietro di te, passi di scarpe col tacco, passi di camicia inamidata con le iniziali cucite e cravatte salmonate che manco Gianfranco Fini quando era ministro.
È finita: ti ha trovato.

«Scusi, lei è un professore?»

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Europee, cambiano le regole: partiti nel caos

Posted on 2024/04/02 by carmocippinelli

Foto di Christian Lue su Unsplash

Nasce la lista centrista “Stati Uniti d’Europa” ma si rischia già lo strappo con Volt e una parte di +Europa. Disputa sul simbolo tra la lista “Pace terra dignità” (lista Santoro) e i Verdi/Grüne del SudTirolo.

Mancano poco più di tre mesi alle elezioni europee: si terranno l’8 e il 9 giugno [2024] contemporaneamente in tutti i paesi dell’Unione. In Italia il Governo Meloni ha appena cambiato le regole per la presentazione delle liste: le organizzazioni politiche si stanno adeguando alla normativa, non sensa difficoltà.

Cambiano le regole ma in cosa consistono le modifiche?
Il Governo ha modificato la normativa che regola la partecipazione elettorale dei partiti e delle liste attraverso la conversione in legge del decreto 7/2024. Il Governo era partito in gennaio con la volontà di proporre alle Camere un testo già blindato nei fatti, a cui poi si sono aggiunti degli emendamenti in Aula. Tra le varie modifiche ce ne sono due tra le più rilevanti tra cui: la questione della raccolta firme per la presentazione di una lista e il voto – in via sperimentale – ai fuori sede. Riguardo la questione firme, in questo caso attorno all’esenzione della raccolta, potrà avvenire solo per la lista o il partito «che che abbia ottenuto almeno un seggio al Parlamento europeo – ed in una delle circoscrizioni italiane». Alle scorse europee [2019], mancando la specificazione delle circoscrizioni italiane, riuscirono a presentarsi senza raccogliere le firme anche le liste del Partito Pirata, della lista “La sinistra” (Rifondazione-SinistraEuropea e Sinistra Italiana) e del Popolo della famiglia di Massimo Adinolfi.

Proprio Rifondazione, sebbene fondatrice del Partito della Sinistra Europea, quest’ultimo rappresentato a Bruxelles/Strasburgo, ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica riguardo, sostengono dal Prc, la palese incostituzionalità del decreto convertito in legge.

Sul voto ai fuori sede la normativa ora stabilisce che gli studenti fuori sede possono votare «nel luogo di domicilio, con esclusivo riferimento alle elezioni europee del 2024» ma è valida solo per «gli elettori che sono temporaneamente domiciliati» da «almeno tre mesi in un comune italiano situato in una regione diversa da quella di residenza». L’aporia della norma sta nel fatto che si voterà sia per il rinnovo del Parlamento europeo, sia per il rinnovo dei consigli in alcune regioni.
Dunque il fuori sede dovrà comunque recarsi là dov’è residente per poter votare anche alle regionali.

E i partiti? L’incontro-scontro al centro
Ventiquattro ore prima delle festività pasquali, è giunto in porto il progetto della lista denominata Stati Uniti d’Europa (SuE). L’area centrista liberal-democratica e radicale ha trovato un accordo attorno al nome della lista, nonché attorno ai maggiori sostenitori e rappresentanti di SuE cioè +Europa (dunque Radicali italiani e Italia in Comune), Italia Viva di Matteo Renzi, Libdem di Andrea Marcucci e il Psi di Enzo Maraio (che non è il nPsi, pur avendo oltre al garofano il medesimo font in comune).
Non ci sarebbero ancora le ufficialità di Volt (il partito politico paneuropeo) e della Nuova Dc siciliana ma il simbolo che è circolato nei giorni di Pasqua vede anche “la pulce” della prima organizzazione citata, che scioglierà la riserva solo il 6 aprile.

L’accordo, quindi, c’è. Cioè: ci sarebbe, pur nell’alveo di una «lista di scopo». Come da migliore tradizione radicale. Ci sarebbe, dicevamo. Il condizionale è d’obbligo e nonostante Emma Bonino in un suo articolo pubblicato su «La Stampa» del 15 dicembre [2023] avesse lanciato – calcisticamente parlando – la palla in tribuna per poter dare il via al percorso di costituzione del progetto, la lista soffrirebbe già di dissidi interni.
Si potrebbe ridurre il tutto ad un equivoco di fondo: +Europa, sebbene abbia trainato la creazione della lista, non è un partito unitario quanto più una sorta di coordinamento liberal-democratico di varie componenti, tra cui quella capitanata da Benedetto della Vedova, quella di Radicali italiani e quella afferente ad Italia in Comune. Federico Pizzarotti fa parte di quest’ultima: da presidente di +Europa ha affidato a X (ex Twitter) la polemica interna, prima riguardo la candidatura di «Marco Zambuto (genero di Totò Cuffaro)» ma anche attorno al simbolo che «non era mai stato condiviso in nessun organo: io non lo avevo mai visto». Chissà che il vento di Calenda, unico escluso dal mal assortito rassemblement centrista, non riesca a soffiare dalle parti di Federico Pizzarotti e spaccare il “fronte” appena nato.

Sinistra: la “lista Santoro” copia i Verdi/Grüne altoatesini?
La lista promossa dal giornalista Michele Santoro, dal professore Raniero La Valle e dall’influencer (ex Fronte della gioventù comunista) Benedetta Sabene, “Pace, terra, dignità”, non dovrà confrontarsi soltanto con la raccolta delle firme, ma anche con la legge. I Verdi del SudTirolo si sono rivolti ad un legale che ha inviato una lettera di diffida a Michele Santoro e a Rifondazione comunista (promotrice della lista), come rivela il docente Gabriele Maestri sul suo blog. Santoro ha, ad ogni modo, ribadito le ragioni della lista affidandosi anch’egli ad un avvocato ed ora è, letteralmente, battaglia sui simboli.

La risacca dei partiti personali
Il dato che emerge fino ad ora è quello dello spazio politico occupato dal “centro” che, a quanto pare, si sta facendo sempre più asfittico. Non più di due lustri fa se la pubblica opinione avesse assistito ad una veemente querelle come quella in essere da mesi (per non dire anni) tra i leader dei vari partiti lib-dem, moderati e radicali ma nell’area politica della sinistra radicale, avrebbe derubricato i dibattiti alla voce “litigiosità” del vocabolario. Proverbiale quella della sinistra, se di mezzo ci sono anche i comunisti o socialisti, poi, non se ne parli neanche. Non prima di aver trattato il tutto con distacco e una punta di disprezzo. Ma ormai l’opinione pubblica è assuefatta ai partiti personali e alle loro dispute, nonché al loro orizzonte elettorale e di brevissimo periodo: la politica, pur lontanissima, è preda di dibattiti su X e a colpi di post. Di sostanza ce n’è poca e c’è da cercarla con la lanterna accesa nel buio.
Come Diogene di Sinope: lui cercava l’uomo, qui cerchiamo la politica.

 

Pubblicato su Atlante Editoriale 

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Pasqua è rivoluzione

Posted on 2024/04/01 by carmocippinelli

Foto di PTRCWRNR su Unsplash.

Nel 2020, in pieno lockdown, Angel (che in realtà sarebbe più corretto scrivere Don Angel) realizzò un video sulla Pasqua e sulla Rivoluzione che c’è dietro la Resurrezione. In quel periodo avevo l’ambizione di contrastare quel che s’era detto e si stava dicendo a partire dai fatti accaduti nel quartiere e avevo pubblicato l’intervento qui in basso sul blog “La Rinascita di Torre Maura”. Quel blog è diventato altro, il video che aveva pubblicato Angel non è più raggiungibile su YouTube, dunque mi sembra significativo pubblicarlo di nuovo, anche se al termine della Pasqua.

Pasqua è Rivoluzione 

Don Angel a Torre Maura lo conosciamo molto bene. Prima di essere ordinato parroco [lo scorso anno] di Tor Vergata, della Parrocchia Universitaria “Santa Margherita Maria Alacoque”, ha abitato nel nostro quartiere animando la comunità Adsis e i giovani della Parrocchia “Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury”. È stato anche insegnante di religione alla scuola media delle Suore Minime di Via dei colombi. È parte integrante di Torre Maura. Insieme alle Comunità Adsis, che nascono a Bilbao nel 1964, contribuisce quotidianamente alla presenza cristiana tra i giovani e i poveri alla quale aderiscono uomini e donne. Dal ’99, dicevamo, anche a Torre Maura le Comunità Adsis si sono fatte presenti in questi anni nei tanti ambienti di povertà ed emarginazione e hanno sviluppato molteplici servizi di solidarietà, cooperazione internazionale e lotta per la giustizia.

Questo il messaggio di Pasqua di Don Angel, per una Pasqua rivoluzionaria:
«La Resurrezione di Gesù rappresenta una rivoluzione anticonformista e radicale che ha respinto la morte e ogni sua causa; che ha messo i poveri in primo piano; che ha fatto comunità e si è impegnata per un mondo fraterno e solidale; che ci ha fatto notare la bellezza dei gigli dei campi. Una Rivoluzione che ha capovolto la storia e che ancora oggi la capovolge.
Cristo è risorto veramente!»

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Bolivia: lo scontro tra Evo Morales e Luis Arce si fa muscolare

Posted on 2024/03/18 by carmocippinelli


Articolo pubblicato su Pressenza: https://www.pressenza.com/it/2024/03/bolivia-lo-scontro-tra-evo-morales-e-luis-arce-si-fa-muscolare/

Pugni tra deputati sugli scranni della Camera e sediate in assemblee e convegni, ma anche convocazioni incrociate di congressi del Mas (Movimento al socialismo). In Bolivia è in atto uno scontro muscolare tra l’ex presidente Evo Morales e gli attuali Presidente e vice Luis (Lucho) Arce e David Choquehuanca, tutti e tre facenti parte dello stesso partito. Uno scontro tra leadership che
si è allargato talmente tanto da invadere ogni aspetto della vita
pubblica boliviana. Lourdes Montero, scienziata della politica, in un
articolo per il quotidiano «La Razon», ha definito la crisi d’identità politica interna al Mas come: «un gruppo di girini che spuntano dalla pioggia e rischiano di trasformarsi in rospi in cerca di voti alle prossime elezioni».

Cosa sta succedendo?

Ad ottobre dello scorso anno [2023], le tensioni interne al Mas esplodono definitivamente ed escono allo scoperto.
Evo Morales dal 3 ottobre [2023] sta tentando il colpo di mano sul partito di cui è stato fondatore, più volte candidato e di cui ricopre la carica giuridicamente più importante (presidente):
ha convocato la fazione del partito a lui fedele in un congresso-farsa
svoltosi nella cittadina di Lauca Ñ (vicino a Cochabamba) e da lì è
cominciata a venir giù la metaforica e proverbiale slavina. La
motivazione di tale gesto? Semplice: ricevere l’investitura formale per le prossime elezioni presidenziali del 2025. La legge non glielo consentirebbe, ma il partito ha appoggiato la campagna “Evo2025“. O meglio: la parte del Mas a lui vicina. Il Tribunale supremo elettorale, però, ha invalidato l’assise evista ma ha dovuto riconoscere Morales come presidente del partito, in quanto lo statuto non è stato modificato.

Ma c’è anche la questione della cosiddetta autoproroga.

Letteralmente: l’autoproroga dei giudici  di quello che è un organismo a metà tra la nostra Corte Costituzionale e il Consiglio superiore della magistratura. La giustizia boliviana avrebbe dovuto rinnovarsi nei suoi direttivi al termine dello scorso anno ma da parte del Mas (la parte governativa, quella vicina a Luis Arce) c’è stata la richiesta di proroga del mandato dei giudici che compongono i vari organismi (tra cui il Tribunale supremo elettorale).
Proroga del mandato si traduce in “strada molto più impervia da percorrere per Evo Morales” in vista delle prossime elezioni. A gennaio e febbraio Evo ha scatenato i suoi e sono partiti i blocchi stradali.
Il paese è stato paralizzato per circa un mese dai sostenitori di Morales (che guida la sua corrente dal fortino
di Cochabamba): strade e autostrade risultavano impercorribili tanto
per automobili private quanto per automezzi commerciali. Secondo Gary Rodriguez, portavoce dell’Ibce (l’Istituto boliviano per il commercio estero), in quei giorni «l’economia boliviana ha perso circa 75 milioni di dollari al giorno».

Il colpo di mano di Evo: dal congresso-farsa all’Ampliado.

Una parte del Mas non ha, ça va sans dire, riconosciuto l’assemblea di Lauca Ñ: è la tendenza arcista,
cioè vicina al Presidente del Paese Luis Arce. La lotta intestina al
Mas non è solo un fattore che andrebbe a determinare poteri interni ed
equilibri del partito ma riflette la spaccatura dell’intero paese. Tanto che il quotidiano boliviano «El Diario», in un articolo redazionale pubblicato il 21 dicembre [2023], ha scritto: «Più della metà della popolazione vede
nell’ala evista l’opposizione principale alla presidenza di Arce, molto
più dei movimenti di Santa Cruz e delle opposizioni [centriste] di
Comunidad ciudadana e Creemos [1] […] Secondo lo studio realizzato da
“Diagnosis”, durante quest’anno [2023], l’idea che l’ala evista venisse
considerata dalla popolazione come la principale opposizione ad Arce si è
rafforzata nel corso del tempo, consolidandosi a seguito del congresso
di Lauca Ñ»
.

Prima del colpo di mano di Lauca Ñ, Morales ha pensato bene (settimane prima del congresso-farsa) di accettare la rielezione a presidente della federazione di produttori di coca (i cocaleros), ovvero della Seis federaciones del Tropico de Cochabamba.
Una platea piena di gente con le guance gonfie di foglie di coca da cui,
di tanto in tanto, vengono succhiati i liquidi benefici. Il fortino di
Cochabamba tiene, in sostanza, e Evo è stato confermato in tutte le
realtà di cui era già portavoce. La legittimazione ricevuta dai cocaleros ha aperto la crisi generale.

Il 3 marzo [2024] la frazione
evista del Mas ha convocato un nuovo raduno nazionale per confermare la
Direzione eletta al congresso di Lauca Eñe
e ratificare (ancora una volta) la candidatura di Morales alle presidenziali. In spregio a ogni decisione del Tribunale supremo elettorale e a quanto già accaduto con i sostenitori di Lucho Arce.
Siccome non era possibile convocare un nuovo congresso a distanza
pochissimo tempo, la chiamata avvenuta domenica 3 marzo a Cuatro Cañadas
(dipartimento di Santa Cruz) ha preso il nome di Ampliado. Una sorta di “assemblea allargata” in cui tutti i partecipanti si sono stretti attorno a Morales. Non una voce dissonante: tutti concordi con l’affermazione che “Evo es pueblo” (di una parte, sicuramente) e con la condanna a “Lucho” che “es traidor e golpista”.

L’espulsione di Lucho y David.

L’assemblea a Cuatro Cañadas è terminata con la redazione e pubblicazione di un documento
ufficiale che non dà adito ad interpretazioni in cui è stato stabilito:
la validità del decimo congresso di Lauca Eñe tenuto il 3 e 4 ottobre
[2023]; la candidatura di Evo Morales alle presidenziali del 2025;
l’espulsione di Arce e Choquehuanca dal partito dal momento che essi
«non rappresentano in nessun modo la filosofia del Mas-Ipsp».

Il tentativo di risposta di Arce.

L’11 marzo [2024] le fazioni del Mas nonché di movimenti, sindacati, organizzazioni sociali e associazioni vicine a Lucho y David (Arce e Choquehuanca), hanno dichiarato che: «il X congresso ufficiale del Mas si terrà dal 3 al 5 maggio [2024] nella città di El Alto».
Di per sé non sarebbe un evento straordinario, ma lo diventa nel momento in cui Morales, da presidente del partito, non ha concesso il placet
per poter far svolgere l’assemblea (pare che la richiesta fosse stata
inoltrata già a gennaio) alla parte amica-nemica. Una parte talmente
ostile che, spesso, gli eventi nazionali di confederazioni e
organizzazioni (che di fatto sono una propaggine del Mas) finiscono a sediate, cazzotti,
come è successo ad inizio mese in occasione del Tantachawi [2]. La
“lotta libera” si è verificata anche alla Camera dei Deputati della
Bolivia, provocando lo sdegno di gran parte della stampa boliviana, così come di tutta l’Americalatina.

Ma Evo potrebbe non riuscire a ricandidarsi.

Come ricordato, il Tribunale supremo elettorale (Tse) ha invalidato l’assemblea congressuale degli evisti ma ha dovuto comunque riconoscere la continuità giuridica del mandato di Morales alla guida del Mas (come s’è detto prima).
Questo complica le cose. I deputati evisti alla Camera rispondono a braccia conserte e deridendo la convocazione arcista che si terrà a El Alto: «Il
congresso non avrà la legalità né il riconoscimento da parte delle
organizzazioni che fanno parte del Mas ma solo dalla “truppa” di Luis
Arce»
, ha tuonato un deputato evista che (tanto per complicare le cose) si chiama Hector Arce.
Il disappunto degli arcistas però cresce: «Abbiamo provato a chiedere la convocazione al Presidente del partito, lo abbiamo supplicato, perfino. Non c’è stato verso», ha dichiarato al quotidiano «Los tiempos» Lucio Quispe, segretario esecutivo della Cstcb, la Confederazione Sindacale dei lavoratori contadini della Bolivia (Confederación sindical de trabajadores campesinos de Bolivia). 
«Non vogliamo perdere lo strumento politico [il Mas-Ipsp] che
ci è costato lotta, sangue e lutti: Morales si sta  comportando in modo
molto capriccioso e la convocazione del Congresso a El Alto è
perfettamente legale»
.
Non si è fatta attendere la contro-risposta: Gerardo Garcia, vicepresidente del Mas-evista ha dichiarato che «l’unica figura che può convocare i congressi del partito è Evo Morales» e che la convocazione di El Alto «està “trucha”». Cioè fasulla.
Wilma Alanoca, consigliera della città di El Alto, ha rincarato la dose: «quello degli arcisti sarà un congresso pieno di amici della burocrazia statale». Città, non c’è quasi bisogno di ribadirlo, governata dal Mas.

«Ci stanno boicottando».

Il Presidente Arce, da parte sua, ha più volte ribadito come gli evisti sono da considerarsi dei boicottatori del Mas e del Paese.
«Ci
sono senatori e deputati che difendono gli interessi del popolo
boliviano e si oppongono ai gruppi di opposizione centristi [Comunidad
ciudadana su tutti] e della parte evista.  Costoro non vogliono che
miglioriamo le condizioni per il popolo: non ci fanno lavorare e ci
boicottano»
, ha tuonato Arce due giorni fa alla cerimonia d’inizio dei lavori per la costruzione di un ospedale pubblico a Santa Cruz.
«Verrà il momento in cui [costoro] verranno a chiedere i voti», ha sentenziato Arce e riferendosi chiaramente ad Evo Morales e ai suoi,
«quando si arriverà a quella fase, saprete distinguere chi ha lavorato e
lavorerà per la Bolivia da chi vi chiede solo il voto e l’appoggio per i
propri candidati»
.

Con tutta evidenza, Morales si sta giocando il tutto per tutto, ed è certamente l’ombra di quel che era al momento della sua prima elezione a Presidente del Paese.

NOTE:
[1] I movimenti d Santa Cruz storicamente sono ostili al governo di La Paz, specie se espressione del Mas.
[2] Si tratta di una confederazione assembleare che rappresenta più di
sedici popolazioni indigene boliviane di lingua aymara e uru che abitano
i dipartimenti di La Paz, Oruro, Potosí, Cochabamba, Chuquisaca e
Tarija.

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«Ultimo tacco a Lunghezza»: ci pensa Cicolò a regalare la vittoria alla Borgata

Posted on 2024/03/17 by carmocippinelli

Solitamente la domenica sera pubblico l’articolo dedicato alla giornata calcistica della Borgata Gordiani. È così anche oggi, 17 marzo 2024.
La partita in questione è lo scontro salvezza per eccellenza: Nuova Lunghezza – Borgata Gordiani.
È così anche oggi, dicevo, ma siccome solitamente scrivo sempre dei polpettoni illeggibili, stavolta non credo sia necessario dilungarmi troppo.

E non lo è per una motivazione semplicissima: ha segnato Cicolò al 39′ del secondo tempo.

Tutto quello che è successo prima e dopo è nettamente e decisamente superfluo.

Ve la ricordate la partita d’andata?
La Borgata la perse 2-3 in casa a causa di un vortice infaustissimo di sfortuna e ingenuità che, mescolate insieme, avevano fatto vincere una squadra tutt’altro che forte.
Era il momento più nero della stagione. 
Eppure anche oggi s’è temuta la beffa più volte ma, per fortuna, Capostagno ha preso tutto. Perfino un tiro a distanza ravvicinatissima su sviluppo di calcio d’angolo dei locali, su cui l’estremo difensore granata ci è arrivato come un portiere di pallamano: aprendo braccia, gambe e respingendo d’imperio. 

Ho preso appunti durante la partita, come al solito, per scrivere l’articolo. Ma stavolta penso sia superfluo scrivere altro: ha segnato Cicolò, ha segnato al 39′, ha segnato di tacco e ha beffato il Nuova Lunghezza. 

[E prima della partita, imbeccato da Zannini, aveva detto: “mi piacerebbe tanto segnare: lo spero”. Speralo sempre: facci sempre questi regali!]

Il tabellino della venticinquesima giornata di campionato | Prima Categoria Laziale | Girone G

NUOVA LUNGHEZZA – BORGATA GORDIANI 0-1

MARCATORI: 39’st Cicolò

NUOVA LUNGHEZZA: Vitali, Scacchetti (14’st De Luca), Boccuzzi (41’st Loi), Mollicone, Tassi, Fiorentini, Daraban (41’st Di Cosimo), Ciancola (29’st Delle Fratte), Centanni Daniele, Centanni Diego, Carinci (43’st Bongio). PANCHINA: Delfini, De Angelis, Lucci, Ottaviani. ALLENATORE: Alessandro Di Cosimo

BORGATA GORDIANI
: Capostagno, Caporalini, Piccardi, Mascioli M, Chimeri, Colavecchia, Di Stefano (29’st Ciamarra), Mascioli F, Cicolò, Pompi, Proietti (29’st Marku). PANCHINA: Barsotti, Soru, Cultrera, Chiarella.
ALLENATORE: Fabrizio Amico.

ARBITRO: Gioele Cascone (Roma2)

NOTE: AMMONITI: 27’pt Carinci (NL), 14’st Boccuzzi per tocco di mano (NL), 42’st Fiorentini (NL). ANGOLI: Nuova Lunghezza 4 – 3 Borgata Gordiani. RECUPERO: 1’pt – 3’st.

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Due congressi sono meglio di uno. Continua lo scontro interno al Mas tra Arce e Morales

Posted on 2024/03/17 by carmocippinelli

Foto di Snowscat su Unsplash

«Abbiamo provato a chiedere la convocazione al Presidente del partito, lo abbiamo supplicato, perfino. Non c’è stato verso». A parlare è Lucio Quispe, segretario esecutivo della Cstcb, la Confederazione Sindacale dei lavoratori contadini della Bolivia (Confederación sindical de trabajadores campesinos de Bolivia). Il presidente di cui parla il leader sindacale è Evo Morales e il partito è, chiaramente, il Mas, di cui Quispe è dirigente ma della parte fedele a Luis (Lucho) Arce e a David Choquehuanca, ovvero le due figure più importanti del paese (presidente e vice).
La parte arcista convocherà il decimo congresso mentre a ottobre gli evisti hanno convocato… il decimo congresso!

Cosa sta succedendo?

Ad ottobre dello scorso anno [2023], Evo Morales ha tentato il colpo di mano sul Mas, di cui è stato fondatore, più volte candidato e di cui ora ricopre la carica giuridicamente più importante: ha convocato la parte del partito a lui fedele in un congresso-farsa nel dipartimento di Cochabamba, nella cittadina di Lauca Ñ e da lì è cominciata a venir giù la metaforica e proverbiale slavina. La motivazione di tale gesto? Semplice: ricevere l’investitura per le prossime elezioni presidenziali del 2025.
La legge non glielo consentirebbe, ma il partito ha appoggiato la campagna “Evo2025“.
O meglio: la parte del Mas a lui vicina.
Prima del colpo di mano di Lauca Ñ, Morales ha pensato bene di accettare la rielezione a presidente della federazione di produttori di coca, la Seis federaciones del Tropico de Cochabamba. Forte del supporto ricevuto, Evo ha cominciato la sua battaglia fuori e dentro il Mas, spaccando partito e paese.

La convocazione degli arcistas
L’11 marzo le fazioni del Mas nonché di movimenti, sindacati, organizzazioni sociali e associazioni vicine a Lucho y David (Arce e Choquehuanca), hanno convocato «il X congresso ufficiale del Mas che si terrà dal 3 al 5 maggio nella città di El Alto».
Di per sé non sarebbe un evento straordinario, ma lo diventa nel momento in cui Morales, da presidente del partito, non ha concesso il placet per poter far svolgere l’assemblea alla parte amica-nemica, dello stesso partito ma ostile. Pare che la richiesta fosse stata inoltrata già a gennaio. Una parte talmente ostile che, spesso, gli eventi nazionali di confederazioni e organizzazioni (che di fatto sono una propaggine del Mas) finiscono a sediate, cazzotti e con interventi della forza pubblica per sedare le due parti in lotta (fisica). La “lotta libera” si è verificata anche alla Camera dei Deputati della Bolivia, provocando lo sdegno di gran parte della stampa boliviana, così come di tutta l’Americalatina.

Ma Evo non potrebbe candidarsi
C’è da dire che Tribunale supremo elettorale ha invalidato l’assemblea congressuale degli evisti a Lauca Ñ (ottobre 2023) ma ha dovuto comunque riconoscere la continuità giuridica del mandato di Morales alla guida del Mas: non essendo stato cambiato lo statuto, l’ex presidente è ancora rappresentante del partito.

Questo complica le cose. I deputati evisti alla Camera rispondono a braccia conserte e deridendo la convocazione arcista che si terrà a El Alto: «Il congresso non avrà la legalità né il riconoscimento da parte delle organizzazioni che fanno parte del Mas ma solo dalla “truppa” di Luis Arce», ha tuonato un deputato evista che (tanto per complicare le cose) si chiama Hector Arce. 
«Non vogliamo perdere lo strumento politico» – ha dichiarato Lucio Quispe  a «Los Tiempos» – «strumento che ci è costato lotta, sangue e lutti: Morales si sta  comportando in modo molto capriccioso e la convocazione del Congresso a El Alto è perfettamente legale».

Cosa dice la legge?
La normativa boliviana stabilisce che le organizzazioni politiche debbano rinnovare le loro cariche direttive entro il 7 maggio. Se dei cambiamenti dovessero intercorrere successivamente, il Tse potrebbe non ammettere quella forza politica alle elezioni. 

«Ci stanno boicottando»
Il Presidente Arce, da parte sua, ha più volte ribadito come gli evisti sono da considerarsi dei boicottatori. Per tutta risposta Morales ha convocato nuovamente i suoi a Cuatro Cañadas e ha espulso, con un documento ufficiale, Lucho y David.
«Ci sono senatori e deputati che difendono gli interessi del popolo boliviano e si oppongono ai gruppi di opposizione centristi [Comunidad ciudadana su tutti] e della parte evista.  Costoro non vogliono che miglioriamo le condizioni per il popolo: non ci fanno lavorare e ci boicottano», ha tuonato Arce alla cerimonia d’inizio dei lavori per la costruzione di un ospedale pubblico a Santa Cruz.
«Verrà il momento in cui verranno a chiedere i voti», ha sentenziato Arce e riferendosi chiaramente ad Evo Morales e ai suoi, «quando si arriverà a quella fase, saprete distinguere chi ha lavorato e lavorerà per la Bolivia con chi vi chiede solo il voto e l’appoggio per i propri candidati».

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Sedie, cazzotti e congressi farsa. Evo Morales si gioca il tutto per tutto.

Posted on 2024/03/07 by carmocippinelli

Volano cazzotti e sedie. Il raduno annuale del Conamaq (il consiglio
nazionale delle popolazioni indigene del Qullasuyo)1,
ovvero il Jach’a Tantachawi (letteralmente grande incontro), che si è tenuto il 2 marzo [2024] nella città di Oruro è finito in
mega rissa con lanci di sedie e violenza generalizzata tra i
presenti.
Un clima tutt’altro che cordiale, sebbene fosse
stato auspicato all’inizio della manifestazione dal vice presidente
boliviano David Choquehuanca. Luis Arce, il presidente, si trovava
fuori dalla Bolivia per incontri internazionali e quel che poi è
diventato un compito piuttosto gravoso è toccato al suo vice, nonché
compagno di partito. Nel discorso di apertura, Choquehuanca ha fatto riferimento alla preziosità dello stato plurinazionale, rappresentato dalle sedici popolazioni presenti al Tantachawi: «un valore inestimabile», diceva asupicandosi concordia di svolgimento dell’incontro che avrebbe dovuto rinnovare gli organismi direttivi.

Alla fine dell’assemblea, però, succede il fattaccio: il convegno doveva scegliere tra due candidati (Lucio Quispe e Ponciano Santos) entrambi rappresentanti del Mas-Ipsp (il partito di Arce, Morales e Choquehuanca). Quispe risulterà essere il più votato ma Santos si prenderà il merito dell’elezione del primo. Non ci sarebbe niente di strano se non che il primo (Quispe) è arcista, il secondo è evista. L’incontro finisce a sediate: (il video è tratto dal quotidiano boliviano «La Razon»):

Il confronto tra Luis Arce e Evo Morales si fa ancora più “muscolare”. Dal congresso di ottobre tenuto a Lauca Eñe le cose sono andate sempre peggiorando: le accuse di tradimento nei confronti di Arce e la dichiarazione di espulsione formale (sebbene entrambi siano parte del Mas-Ipsp) stanno portando la Bolivia al caos. 

Dalla “autoproroga” alla candidatura.
Già, ma come è iniziato tutto?
Tra la fine del 2023 e i primi giorni del 2024 in Bolivia si sono succedute proteste vibranti condotte dalla corrente evista del Mas per la questione dell’autoproroga dei giudici. A seguito del congresso-farsa di Lauca Eñe, in cui  Evo Morales è stato riconfermato presidente del partito (ma a cui era presente solo la parte a lui fedele) e da cui ha preso il via la campagna per la sua ricandidatura alle elezioni presidenziali del 2025, la burocrazia boliviana ha iniziato a muoversi in antitesi all’assemblea. La giustizia avrebbe dovuto rinnovarsi nei suoi direttivi al termine dello scorso anno ma da parte del Mas (la parte governativa, quella vicina a Luis Arce) c’è stata la richiesta di proroga del mandato dei giudici che compongono i vari organismi (tra cui il Tribunale supremo elettorale). Proroga del mandato si traduce in “strada molto più impervia da percorrere per Evo Morales” in vista delle prossime elezioni.
Il fortino di Cochabamba 3 è ben saldo e Evo è stato rieletto in tutte le realtà di cui era portavoce, come la federazione dei coltivatori di coca. Una platea piena di gente con le guance gonfie di foglie di coca da cui, di tanto in tanto, vengono succhiati i liquidi benefici.
La legittimazione ricevuta dai cocaleros ha aperto la crisi generale.

Bloqueo!
Dal 22 gennaio a metà febbraio i sostenitori di Morales (che guida la sua corrente dal fortino di Cochabamba) avevano paralizzato le principali strade e autostrade del paese attuando blocchi stradali, interrompendo commerci, trasporti pubblici e privati. Secondo Gary Rodriguez, portavoce dell’Ibce (l’Istituto boliviano per il commercio estero), in quei giorni «l’economia boliviana ha perso circa 75 milioni di dollari al giorno».

Un blocco stradale a Cochabamba | Fonte foto © La Opinion Bolivia

La situazione dei blocchi stradali è rientrata attorno al 20 di febbraio, sebbene in qualche remota località cochabambina c’è ancora chi resiste. La questione non era più la “autoproroga” dei giudici (Morales è stato riconosciuto dalla giustizia come presidente ufficiale del Mas ma non candidato) quanto, piuttosto, il partito (il Mas) e la campagna pre le presidenziali “Evo2025”.

La battaglia dei congressi (farsa)
Evo Morales sa bene che riprendere in mano il partito dopo i fatti del 2019 non è facile.
La strategia di lavorare ai fianchi del Mas pare stia funzionando, almeno per ora: le organizzazioni sindacali, contadine, operaie ma anche le associazioni culturali, nonché quelle elettive che rappresentano le varie etnie boliviane, si sono tutte spaccate sullo scontro Morales-Arce. Tutte le organizzazioni sociali e sindacali vicine, o dirette da dirigenti del Mas, sono divise letteralmente a metà tra i due ex Presidente e Ministro dell’economia: le frange eviste convocano congressi per controllare ed egemonizzare federazioni e associazioni. D’altra parte la fazione arcista, che fino ad ora è stata più o meno silente, sta iniziando a giocare al medesimo gioco di Evo, chiamando a radunarsi, attorno al Presidente, l’altra metà di sindacati e organizzazioni. 

Per comprendere meglio quello che si sta dicendo, è utile riprendere un sondaggio pubblicato il 21 dicembre [2023] dal quotidiano boliviano «El Diario» (vicino al governo): i risultati dell’indagine mostravano come le persone stessero percependo che l’opposizione al governo di Arce non stava giungendo dalle organizzazioni centriste o di destra ma dallo stesso Mas 2.
Luis Arce, soprannominato Lucho da quando era il braccio destro di Evo, ormai è chiamato traditore dagli evisti e ne è stata chiesta l’espulsione a più riprese. La trasmissione Evo es Pueblo su Radio Kawsachun Coca ha lanciato gli hashtag “#Luchotraidor e “Leali sempre, traditori mai” (#lealessiempretraidoresnunca): ogni giorno dai microfoni della sua radio, Morales dà dei colpevoli dell’attuale situazione a “Lucho y David”.

Il nuovo congresso
Quattro giorni fa la frazione evista del Mas ha convocato un nuovo raduno nazionale per confermare la Direzione eletta al congresso di Lauca Eñe e ratificare la candidatura di Morales alle presidenziali. Siccome non era possibile convocare un nuovo congresso a distanza di un mese, la convocazione avvenuta domenica 3 marzo [2024] a Cuatro Cañadas (dipartimento di Santa Cruz) ha preso il nome di Ampliado. Una sorta di “assemblea allargata” in cui tutti i partecipanti si sono stretti attorno a Morales. Non una voce dissonante: tutti concordi con l’affermazione che “Evo es pueblo” (di una parte, sicuramente) e con la condanna a “Lucho” che “es traidor e golpista”.

 
 
Tra i due sembra non valere il detto che recita: “il gioco è bello quando dura poco”. La convocazione incrociata di congressi è appena cominciata. La fazione vicina al presidente ha chiamato i suoi per un congresso del partito a El Alto ma, immediatamente, è arrivata la risposta degli evisti: Gerardo Garcia, vicepresidente del Mas-evista 4 ha dichiarato che «l’unica figura che può convocare i congressi del partito è Evo Morales» e che la convocazione di El Alto «està “trucha”». Cioè fasulla. Wilma Alanoca, consigliera della città di El Alto, ha rincarato la dose: «quello degli arcisti sarà un congresso pieno di amici della burocrazia statale». Città governata dal Mas, non c’è neanche bisogno di dirlo.
Lucho Arce non sembra avere tutti i mezzi a disposizione per fronteggiare la situazione di impasse,
dal momento che il Tribunale supremo elettorale, pur invalidando il
congresso di ottobre degli evisti, ha dovuto prendere atto della
riconferna di Morales a presidente del partito, nonché della formazione
della nuova direzione eletta a Lauca Eñe.
Anche perché Morales era presidente del partito anche prima di tutto il caos che è scoppiato a fine 2023. Una leggerezza che Arce sta pagando a caro prezzo.

Arce e Choquehuanca sono stati espulsi
C’è, poi, da riportare che al congresso di Cuatro Cañadas, gli evisti hanno ratificato un documento che non dà adito ad interpretazioni in cui è stato stabilità: la validità del decimo congresso di Lauca  Eñe tenuto il 3 e 4 ottobre [2023]; la candidatura di Evo Morales alle presidenziali del 2025; l’espulsione di Arce e Choquehuanca dal partito dal momento che essi «non rappresentano in nessun modo la filosofia del Mas-Ipsp».

Parlamento boliviano: notte fonda.
Non è solo uno scontro personale tra due ex-amici, non è solo un partito paralizzato tra individualismi, non è neanche la questione dei blocchi stradali e dei congressi incrociati. La questione in ballo è altra, lo ha affermato anche la giornalista e scienziata della politica Lourdes Montero, in un articolo pubblicato da «La Razon». «Le scene imbarazzanti viste alla Camera dei Deputati nei giorni scorsi [3 marzo] mettono in luce un Parlamento che, più che uno spazio per dibattere, si è trasformato in un ring di wrestling». Montero si riferisce a quanto successo in Parlamento nei primi giorni del mese in cui i banchi del governo sono stati occupati dalla frangia evista del Mas: si è arrivati alle mani e alle parole grosse tra arcisti ed evisti che si accusavano reciprocamente di essere traditori della patria e golpisti. Tutto si è risolto con l’intervento del personale d’aula (ma anche di unità della forza pubblica) ma lo spettacolo è stato indecoroso. Secondo Montero è la Bolivia a perdere, non il Mas, né Evo, né Arce. Il paese è di fronte ad una lotta individuale, interna ad un partito, che farebbe perdere tutti, anche chi non è del Mas. La posta in gioco è altissima: «c’è un intero esercito di leadership piatte e poco brillanti [nella politica boliviana]: un gruppo di girini che spuntano dalla pioggia e rischiano di trasformarsi in rospi in cerca di voti alle prossime elezioni».

Rospo o meno, Morales si sta giocando il tutto per tutto, ed è certamente l’ombra di quel che era al momento della sua prima elezione a Presidente del Paese.

Al
termine del congresso a Cuatro Cañadas cominciano i balli. Si
festeggia. Com’è usanza, si posano petali di fiori sulla testa di
Morales e dei dirigenti del Mas. Comincia la festa: voci gridano “li
abbiamo espulsi!”, “sono traditori”. Morales i
gnora volutamente – o sembra dimenticarsene a fini personali e politici della fase in atto – le condizioni degli strati popolari boliviani (specie nelle città), costretti a lavorare alla giornata o ad accettare salari sempre più bassi a fronte di un aumento di ore della giornata lavorativa. Per non parlare dei minatori: lasciati all’individualismo e al cercare lo stagno in solitaria, contando solo su loro stessi, senza una società statale che li tuteli nel cuore delle montagne. Aspettando, cercando e pregando di trovare la vena grande che sistemi tutto, anche se lo stagno è scambiato, ormai, per pochi dollari.
Ma per non sentire la fatica, la fame e la stanchezza si può continuare a masticare coca fino a dimenticarsi di dormire. Fino a morire. 

1Si
tratta di una confederazione assembleare che rappresenta più di
sedici popolazioni indigene boliviane di lingua aym
ara e uru che
abitano i dipartimenti di La Paz, Oruro, Potosí, Cochabamba,
Chuquisaca e Tarija.

2 «Il partito di governo è anche principale strumento dell’opposizione. La frangia evista è considerata dalla popolazione presa in esame dallo studio come elemento d’opposizione al governo, prima ancora delle altre organizzazioni politiche centriste, di destra e anti-Mas: «Più della metà della popolazionevede nell’ala evista l’opposizione principale alla presidenza di Arce, molto più dei movimenti di Santa Cruz e delle opposizioni Comunidad ciudadana e Creemos».Santa Cruz è considerata, storicamente, la città capofila dell’opposizione a Evo Morales sin dalla sua prima presidenza.

3 Cochabamba è la città (nonché “capoluogo di regione”) in cui Morales si sente più al sicuro, essendo presidente della Seis federaciones del Tropico de Cochabamba: l’organizzazione che racchiude produttori e coltivatori di coca.

4 Vicepresidente de iure ma anche de facto, data la decisione del tribunale.

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La saliva

Posted on 2024/03/06 by carmocippinelli

Foto di Fatih Yürür su Unsplash

 

La pigrizia, come la saliva, è una cosa importante.

O meglio: la saliva non è una cosa ma un «liquido incolore un po’ filante secreto da particolari ghiandole annesse al cavo orale», stando al vocabolario digitale della Treccani. La definizione è confermata dal vocabolario scolastico Zingarelli minore in cui si legge che la saliva è un «liquido incolore, filante».

È un liquido talmente importante per l’uomo! Esserne sprovvisti inficerebbe mansioni vitali come «la masticazione, la formazione del bolo alimentare, la deglutizione, la fonazione e la lubrificazione dell’esofago».

Saliva e pigrizia sono imprescindibili per la vita di tutti i giorni.

Se torni a casa dopo una mattinata scolastica in cui il meno ostile dei tuoi alunni ti ha detto che «tutto sommato ‘e cose j’o dette», volteggiando la mano destra a mo’ di piuma, mentre tu stai cercando invano  di far comprendere al fanciullo che Tiberio Gracco non era un console, il cognome è Gracco e non Cracco come lo chef Carlo e che, no, Quinto Fabio Massimo non può chiamarlo “l’imperatore Fabio” perché non è imperatore e non è un suo amico, abbandonare «il corpo lasso» sul letto al fine di riprodurre fedelmente la rappresentazione del “quattro di bastoni” (secondo le carte piacentine), rappresenta un valore importantissimo per la psiche e per il corpo.

Intendiamoci: in quel momento la saliva torna a fluire, le funzioni vitali dell’organismo riprendono a scorrere serenamente, il respiro migliora, gli affanni che fino a un minuto prima sembravano insormontabili, d’improvviso sembrano essere andati via in chissà quale regione remota dell’anima. 

Ecco, dunque che saliva e pigrizia sono un tutt’uno. 

Forse deve aver pensato a questo, in un lampo di genio, il collega che stava mettendo un braccio fuori dalla porta d’uscita di scuola non già per controllare se avesse smesso di piovere, quanto – piuttosto – per prendere delle gocce e farsele cadere sulla mano sinistra, mentre con la destra teneva in mano delle buste timbrate dalla scuola (che probabilmente sarebbero state utilizzate per contenere dei documenti ufficiali).

È stato un momento, un lampo.
Rimetto a posto lo zaino sulle spalle, esco dalla porta e mi rendo conto che sta iniziando a grandinare. Salutandolo, mi rivolgo a lui in tono assertivo-interrogativo: «Certo che piove forte, eh», dato che la sua posizione stava palesemente rievocando la celebre statua del discobolo e non riuscivo a capire perché lo stesse facendo, perché stesse bagnandosi l’avambraccio volontariamente.
«Eeeh sì, sì, ma a me serve solo un po’ d’acqua», mi dice sorridente e con accento che – ad occhio – era più vicino a quello di Lamezia Terme che a quello di Grumello al Monte: «non mi va di usà la saliva per chiudere le buste».

Se fosse stata una scena di un film, il sapiente regista avrebbe colto quel momento di silenzio prima del congedo tra i due e avrebbe fatto partire la celeberrima canzone di Enzo del Re: Tengo na voglia ‘e fa niente che, infatti, diceva:

Si a fatica era ‘bbona,
‘a cunsigliava o’ dottore

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Il Sahara Occidentale esiste (*)

Posted on 2024/02/29 by carmocippinelli

* di Andrea Guerrizio (pubblicato da Comune.info)

“Il popolo saharawi è bloccato nei campi rifugiati nel bel mezzo del deserto e sta aspettando un referendum che non è ancora stato indetto. Io e Benjamin siamo stati lì in passato e abbiamo constatato la mancanza di acqua, la scarsità di cibo e le lesioni causate dalle mine sulle persone – Sanna Ghotbi – Abbiamo parlato con famiglie in pena costante per i loro parenti incarcerati ingiustamente nelle prigioni marocchine nel Sahara Occidentale, sono preoccupati perché sanno che vengono torturati e, a volte, spariscono nel nulla. C’è un blocco mediatico quasi impenetrabile ed è per questo che sono davvero poche le persone a conoscenza della questione saharawi”. Un incontro “scioccante”, il desiderio di saperne di più che si fa necessità di conoscere direttamente e raccontare sono all’origine del viaggio in bicicletta che Sanna Ghotbi e Benjamin Ladraa, due attivisti per i diritti umani di nazionalità svedese hanno intrapreso dal 15 maggio 2022 per arrivare, attraverso 40 diversi paesi e oltre 30.000 chilometri di pedalate, in Sahara Occidentale nel 2025 per far conoscere il dramma del popolo Sahrawi appunto nel Sahara Occidentale, un territorio in larga parte sotto la dura occupazione marocchina, delimitato da un muro lungo 2.720 chilometri – quanto la distanza in linea d’aria tra Roma e El Aaiún, la sua capitale – circondato da circa dieci milioni di mine, che divide il popolo saharawi tra quelli che vivono nelle aree controllate dal Fronte Polisario e quelli che vivono sotto occupazione marocchina”.

In questi venti mesi Sanna e Benjamin hanno incontrato politici e dialogato con la società civile al summit G7a Hiroshima, al Consiglio per i Diritti Umani del governo tedesco e con vari membri governativi svedesi, tedeschi, giapponesi e indonesiani e, infine, con trenta università in giro per l’Asia e l’Europa; hanno incontrato molte persone, alla cui curiosità per queste due biciclette cariche di bagagli e una strana bandiera ha fatto seguito spesso solidarietà e incontro: nei quattro mesi trascorsi in Giappone – raccontano – hanno dormito una sola notte in albergo, per il resto sono stati ospiti di chi ha aperto loro la propria casa.

In questi giorni sono in Italia: il 16 febbraio li abbiamo incontrati e ascoltati raccontare la loro avventura e la drammatica situazione del popolo Sahrawi presso i locali diZTL-bicidi Roma e nelle prossime settimane raggiungeranno in sella alle loro biciclette, 70 chilometri al giorno di media, Pisa, Firenze, Bologna, Milano e Torino, prima di ripartire alla volta di Svizzera, Francia, Andorre, Spagna, Portogallo, Algeria e quindi finalmente, nel 2025, Sahara Occidentale.

Il territorio del Sahara Occidentale è occupato illegalmente dal Marocco dal 1975 e i nativi saharawi stanno tutt’ora aspettando un referendum che darebbe loro l’indipendenza dal Marocco. Il quesito referendario è stato loro promesso dall’Onu e dal Marocco nel lontano 1991, ma ancora non si è svolto. Le condizioni di vita del popolo sahrawi sono drammatiche: tra i 200.000 che vivono nei campi profughi in Algeria. “Il Programma mondiale alimentare dell’Onu – evidenziano – stima che metà dei bambini al di sotto dei cinque anni soffra di anemia e un terzo soffre di malnutrizione. La restante parte della popolazione saharawi vive nei territori occupati dove la detenzione, la tortura e le sparizioni sono all’ordine del giorno”.

Secondo l’Onu il Sahara Occidentale è la più grande colonia del mondo rimanente e, tuttavia “non arriva alle dita di una mano il conto delle persone che alla domanda «Avete mai sentito parlare prima di stasera della situazione del Sahara Occidentale» in questi mesi abbiano risposto «Sì!…».

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La cattiveria

Posted on 2024/02/27 by carmocippinelli

Da ieri sera, attorno alle 20:00, gli uffici scolastici regionali di tutto il Paese stanno procedendo alla pubblicazione dei calendari di convocazione degli aspiranti docenti per il concorso cosiddetto «straordinario ter». Al di là di giudizi di merito attorno alla prova concorsuale, gli aspiranti insegnanti sono stati smistati là dove la burocrazia scolastica ha previsto lo svolgimento della detta prova scritta.

La palma d’oro alla cattiveria 2024 va all’USR della Toscana che ha convocato una parte degli aspiranti insegnanti all’Istituto superiore «Cerboni» di Portoferraio (Isola d’Elba).
Una prova concorsuale all’Elba durante il mese di marzo significa una sola cosa: abbiamo già il vincitore di diritto della “Palma d’oro per la cattiveria” di quest’anno (nonostante sia solo febbraio).

Per dirla à la livornese: oioi…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

N.B. il premio non esiste, non ci sono palme in palio ed è tutto frutto della mente di chi cura questo blog.

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«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo».

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